Author: ottonieri

Middle-manager prematuramente sottratto agli studi scientifici, sono strenuo paladino della lingua italiana più ortodossa, implacabile dispensatore del pessimismo della ragione e spassionatamente appassionato di dati e numeri.
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La Buona Scuola di Renzi merita un cinque in pagella

Come è stato ampiamente riportato dalla stampa, il nostro Governo ha annunciato un’importante riforma del sistema scolastico, uno dei provvedimenti più vistosi e discussi della quale è l’assunzione di 150.000 “precari” entro settembre 2015. Ora, la scuola e la formazione in generale sono un tema fondamentale per l’Italia, di cui ci siamo più volte occupati, e vederlo al centro dell’azione di governo è certamente importante. Abbiamo quindi letto con attenzione il lungo documento intitolato la buona scuola, che è giusto commentare con un certo approfondimento.

Purtroppo, però, il nostro giudizio è complessivamente negativo, e nel seguito cercheremo di spiegare perché.

Mentre la disoccupazione cresce, cosa fa il governo per i giovani?

L’Istat ha appena diffuso dei nuovi dati che indicano un ulteriore aumento del tasso di disoccupazione (che arriva al 12,6%), e non c’è dubbio che questo sia forse l’indicatore che per tutti noi rappresenta la maggior preoccupazione relativamente alla condizione dell’economia italiana.

Se da un lato questo può costituire un motivo per Renzi per dare priorità al cosiddetto Jobs Act, dall’altro noi anziché parlare di proposte e annunci vorremmo andare a guardare cosa sta accadendo nella realtà a proposito di un’iniziativa già concretamente avviata nel maggio scorso (in realtà si tratta di un programma dell’Unione Europea, deliberato per i suoi aspetti operativi dal Governo Letta) per contrastare la disoccupazione giovanile, e cioè il programma Garanzia Giovani.

Internet “non neutrale”: vedremo solo chi paga di più?

Circa sette mesi fa, avevamo pubblicato un post che paventava la fine di Internet come lo conosciamo, ossia come uno spazio almeno apparentemente democratico (ossia nel quale quello che pubblica Hic Rhodus e quello che pubblica Corriere.it è ugualmente accessibile a tutti) e libero (ossia nel quale ciascuno può scegliere se leggere Hic Rhodus o Corriere.it senza costrizioni, in base solo alle sue preferenze). L’argomento era la possibile fine della Network Neutrality, una questione piuttosto poco conosciuta ma che ha implicazioni potenzialmente enormi.

In questi sette mesi, in USA e in Europa sono accadute molte cose, su cui abbiamo cercato in parte di tenere aggiornati i nostri lettori, e adesso pensiamo che ci sia sufficiente materiale per un altro post sull’argomento. Seguiteci, e cercheremo di raccontare quello che sta succedendo, e cosa può significare per tutti noi; ma per arrivare in fondo dovrete digerire uno dei post più lunghi e noiosi che Hic Rhodus abbia mai pubblicato.

Il calcio italiano, dai ricchi scemi agli utili idioti?

Borgorosso

Si è appena conclusa la tragicomica vicenda dell’elezione del nuovo Presidente della FIGC, la Federazione Calcio italiana, con la nomina di Carlo Tavecchio, già presidente della Lega Dilettanti. Come si sa, Tavecchio, un settantunenne apparentemente destinato a essere un candidato “istituzionale” e piuttosto grigio, è diventato improvvisamente noto per una sua improvvida dichiarazione di sfondo razzista. Se questo incidente non è bastato a impedirgli di essere eletto a rappresentare il nostro calcio, è forse però una buona ragione per dedicare una breve riflessione alla degenerazione del mondo del calcio in Italia, osservando il fenomeno senza posizioni di parte da difendere.

La spesa pubblica alla riscossa: si salvi chi può!

scared woman

Nelle ultime settimane, l’attenzione dei commentatori politici è stata catturata dalle sciabolate che sono volate in Parlamento nella discussione sulla riforma del Senato. Molta meno attenzione hanno riscosso le esternazioni del Commissario alla spending review Cottarelli che, sul suo blog, ha garbatamente criticato la prassi che il Governo ha più d’una volta applicato di usare riduzioni di spesa (future) per finanziare nuove spese. Dato che Hic Rhodus considera la spesa pubblica un argomento centrale, è il caso di fare il punto su come stiano davvero le cose qualche mese dopo i nostri post sull’argomento.

Il libro ha un magnifico passato davanti a sé

Qualche sera fa, sono andato a passare un paio d’ore a una manifestazione estiva il cui nucleo è costituito da un mercatino di libri. La manifestazione è ormai un “classico” e si ripete da decenni, ma la qualità delle proposte nel corso degli anni è purtroppo calata, e da luogo dove si trovavano interessanti pubblicazioni di editori minori si è arrivati a una prevalenza indiscussa dei remainders e dei libri a bassissimo costo. Addirittura c’erano cestoni di libri a 99 cent con la scritta “costo meno di un e-book”. Come spesso mi capita in questi casi, mi è venuto da pormi la classica domanda da nostalgico del secolo scorso: forse davvero il destino del libro è segnato?

Cosa ci regalerà la scienza entro il 2025?

In questo periodo non siamo certo sommersi da ragioni per essere ottimisti, e Hic Rhodus riflette a suo modo questa situazione. Tuttavia, questa volta voglio sganciarmi dalla rappresentazione della realtà che ci circonda e lasciarmi trascinare in uno scenario futuribile, quello descritto nello studio The World in 2025, pubblicato dallo ScienceWatch dalla Thomson Reuters, una grande multinazionale che, tra le altre cose, è uno dei leader nell’analisi finanziaria e nella tutela di brevetti e proprietà intellettuale. È proprio basandosi sull’analisi proiettiva dei dati relativi a brevetti e pubblicazioni scientifiche che lo ScienceWatch ha tentato di individuare le dieci grandi innovazioni che la scienza ci offrirà entro il 2025.

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I nostri ragazzi non capiscono nulla di economia. È solo colpa loro?

[I dati qui presentati sono stati aggiornati con un post del 21 Marzo 2018]

Qualche giorno fa, sono stati resi noti i risultati di un’indagine condotta in 18 paesi nell’ambito del PISA (il programma OCSE per la valutazione degli studenti) sulle competenze di base in ambito economico-finanziario degli studenti quindicenni.

I risultati, come non di rado accade, sono particolarmente poco lusinghieri per i ragazzi italiani (che sono risultati complessivamente al 17° posto seguiti solo dai coetanei colombiani), e vale la pena di analizzarli più da vicino, chiedendoci anche se in questo caso quella emersa sia una lacuna imputabile principalmente ai ragazzi stessi, alla qualità dell’istruzione che ricevono, o ad altre ragioni.

L’Italia sta perdendo l’autobus dell’Agenda Digitale

Da tempo, mentre si continua a discutere su come “incentivare la ripresa” in Italia, si sa benissimo che c’è un singolo fattore di sviluppo che può fare la differenza, e che da solo è in grado di farci raggiungere tutti gli obiettivi di crescita che l’Italia si pone: rendere reale ed efficace la digitalizzazione dell’economia e della Pubblica Amministrazione.

Questo obiettivo, tradotto a livello europeo, è al centro della cosiddetta Agenda Digitale Europea, che pone al 2020 la data in cui l’UE dovrebbe conseguire una serie di risultati in grado, complessivamente, di garantire appieno a tutti i cittadini europei i benefici della digitalizzazione di processi e servizi, e alle imprese la possibilità di sfruttare al massimo le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. Come si colloca l’Italia rispetto a questo scenario?

Terribilmente indietro, purtroppo.

La riforma della Pubblica Amministrazione: giusta, punitiva o insufficiente?

Pochi giorni fa, esattamente il 24 giugno, è diventato effettivo il Decreto Legge con il quale il Governo si è occupato (o ha iniziato a farlo) di una delle aree più controverse del suo programma: la riforma della Pubblica Amministrazione. Il Decreto in realtà affronta diversi temi anche piuttosto eterogenei, e di notevole importanza, come la composizione delle Authority, il contrasto della corruzione, l’informatizzazione dei processi civili. Di questi argomenti non mi occuperò qui, proprio perché ciascuno meriterebbe un approfondimento a parte, così come lo richiederebbe la spinosissima questione delle società partecipate, che rappresentano una delle principali falle del bilancio pubblico, oltretutto sostanzialmente fuori controllo, come ha segnalato la Corte dei Conti, che ha stimato in 26 miliardi di Euro l’onere che esse rappresentano per le casse dello Stato.

In questo post ci concentreremo sui contenuti del Decreto relativi all’organizzazione della PA e alle politiche del personale, per capire se e come rispecchino una visione finalmente innovativa dell’amministrazione dello Stato.

Patrimoniale? No grazie. Anzi, c’è già!

Ormai da tempo, ogni volta che nel dibattito politico si discute su come reperire risorse (e talvolta anche quando si parla d’altro), riaffiora l’ipotesi di imporre agli italiani una tassa patrimoniale. Anche adesso, dopo che la Commissione Europea ha pubblicato le sue “raccomandazioni” all’Italia sulla base del programma economico e di riforme presentato dal Governo Renzi, si comincia a discutere su cosa significherà per l’Italia ottemperare alla richiesta di “rafforzare le misure di bilancio per il 2014 alla luce dell’emergere di uno scarto rispetto ai requisiti del patto di stabilità e crescita”. In sostanza, in autunno potremo trovarci di fronte all’ennesima “manovra” finanziaria. Dove trovare i soldi? Saranno come al solito aumentate le tasse? Per molti, la migliore risposta a questa domanda sarebbe istituire appunto una Patrimoniale, che peraltro da alcuni sarebbe vista anche come strumento per una maggiore equità. Vediamo quindi di analizzare meglio la faccenda.

L’Alitalia cambia finalmente rotta?

Alcuni giorni fa, è cominciata la trattativa relativa al piano di riduzione del personale annunciato come parte necessaria della proposta avanzata da Etihad per il “salvataggio” dell’Alitalia. Il piano prevede 2.251 esuberi, e certamente si tratta di un boccone piuttosto indigesto per i dipendenti e i sindacati. Questi ultimi, fedeli al copione che si impone in queste situazioni, hanno dichiarato «Siamo ancora in una fase in cui cerchiamo di capire come nascono questi esuberi. Pretendiamo una trattativa seria con l’obiettivo di tutelare tutti, il nostro obiettivo è disoccupazione zero» e «Gli strumenti per gli ammortizzatori sociali non mancano ma non siamo ancora arrivati a quello».

Che non manchino, almeno per l’Alitalia (perché anche da questo punto di vista non tutte le aziende sono uguali), è poco ma sicuro; e i costi che la collettività sostiene da anni per i cosiddetti “salvataggi” dell’Alitalia stanno lì a testimoniarlo.

Viva la RAI? No, non è la BBC

monoscopio

In questo post, vorrei dedicare qualche riflessione a una vicenda emblematica: la controversia sul taglio di 150 milioni di Euro “imposto” dal Presidente del Consiglio Renzi alla Rai. Si sono infatti visti all’opera tutti insieme fenomeni di cui abbiamo parlato in diverse occasioni: l’inclinazione del Governo ad annunciare tagli di spesa “virtuali”, il coalizzarsi delle diverse forze che contrastano qualsiasi richiesta di maggiore efficienza della cosa pubblica, la consolidata abitudine dei sindacati di schierarsi dalla parte di una categoria e non della collettività, il tutto praticamente senza mai entrare nel merito. Vediamo quindi se davvero Renzi stia chiedendo alla Rai un sacrificio sproporzionato, magari per arrivare a “svendere” RaiWay come sostiene Roberto Fico, presidente della commissione di Vigilanza della Rai.

Un futuro senza antibiotici?

empty blisterLasciando (almeno apparentemente) i temi di politica ed economia, oggi ci occupiamo di un argomento di importanza, letteralmente, vitale: il progressivo ridursi dell’efficacia delle cure “standard” contro le infezioni microbiche, e in particolare degli antibiotici. L’occasione è data da un recente rapporto dell’OMS, che presenta una rassegna della situazione a livello mondiale, evidenziando fin dalla prefazione che l’aprirsi di “un’epoca post-antibiotici, nella quale anche comuni infezioni e piccole ferite possano uccidere, lungi dall’essere una fantasia apocalittica, è invece una possibilità molto concreta per il 21° secolo”. Questo scenario, che dovrebbe coinvolgerci tutti molto più di certe questioni di bottega politica, richiede azioni immediate da parte di tutti, sia a livello globale che individuale.