Categoria: Media e Social

– Mezzi di comunicazione di massa;
– Social media.
[NOTA: per “Internet” in generale c’è altra categoria]

La Rai ritorna al futuro?

Il_gattopardo_ballo01Dal 17 maggio scorso, sul sito http://www.cambierai.gov.it/, è stata aperta una consultazione pubblica sul Servizio Pubblico radiofonico, televisivo e multimediale”, insomma sulla Rai del futuro. Questa consultazione, che sarà aperta fino al 30 giugno (quindi non moltissimo), ha lo scopo di raccogliere le opinioni dei cittadini/utenti su quale dovrebbero essere il ruolo e le priorità della Rai, visto che quest’anno scade la Convenzione tra lo Stato e appunto la Rai. In vista del rinnovo della Convenzione, che dovrà definire le nuove linee guida e gli obiettivi del servizio pubblico radiotelevisivo, cosa possiamo chiedere alla Rai del futuro?

La stampa in Italia non è in pericolo, è solo mediocre

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Esce l’ennesimo indice globale in cui l’Italia ha punteggi vergognosi: è la volta della libertà di stampa in cui, secondo i promotori dell’indagine (Reporters Without Borders), siamo ben al 77° posto “dopo Burkina Faso e Botswana” (La Stampa) o dopo la Moldavia (la Repubblica) o il Nicaragua (il Fatto Quotidiano) a seconda di quale paese abbia colpito più la fantasia dei titolisti. Ogni volta che esce un rapporto di questo genere la stampa si scatena, con maggiore o minore veemenza, e io scrivo un post controcorrente per dire, sostanzialmente, che questi rapporti, coi loro indici, utilizzano di regola metodi discutibili

L’incauto uso del sarcasmo retorico nel web 2.0

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Non molto tempo fa abbiamo pubblicato un articolo dal titolo Soluzioni praticabili al problema dell’immigrazione attirando alcune critiche. Poche, per la verità, ma non sempre i critici hanno voglia di esprimersi con una protesta esplicita e quindi potremmo avere urtato la suscettibilità di più persone. L’oggetto del contendere – per chi non avesse letto il testo – è che le “soluzioni” da me proposte appaiono eccessive e ciniche: o un lassismo cieco che consenta agli emigrati una miserabile vita di carità pubblica o un’azione muscolare con ferreo presidio delle coste, respingimenti in mare e, qualora servisse, l’uso delle armi.

Il Trono di Spade fra Brooklyn e Garbatella

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L’inverno sta arrivando.

Sì, guardo il Trono di Spade e mi piace. No, non vi saprei fare un riassunto perché con una stagione l’anno e una proliferazione di casate e personaggi e sotto-trame di questa mole ho perso il filo. Comunque è facile: c’è un trono conteso, diversi personaggi cattivi e perfidi in competizione, consiglieri infidi che tradiscono, assassinii (14 in media nella seconda serie – fonte – ma hanno migliorato nel tempo), parricidi, stupri, incesti e poi, vediamo… religioni stravaganti, zombi gelati che arrivano da un misterioso Nord (Salvini questa volta non c’entra) e donne accaldate e perciò discinte, tutte giovani e graziose e dai comportamenti decisamente licenziosi. Ah! Ci sono anche tre draghi!

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La finta realtà televisiva costruisce vere opinioni negli spettatori

 

Mi faccio vanto di non guardare mai certe reti televisive e in particolare certi programmi. Lo so, è un atteggiamento snob indegno di un sociologo, commentatore e blogger, ma la mia ostilità è troppo forte e trovo modo di spiegarvela a partire dal recente caso di Striscia la notizia che ha licenziato in diretta due inviati, Fabio e Mingo, dopo avere appurato che la loro inchiesta su un finto avvocato barese era una bufala inventata di sana pianta, come altri servizi precedenti. La faccenda è venuta alla luce solo perché si è mossa la Procura che ha deciso di perseguire il presunto reo chiedendo atti e carte inesistenti. Se Fabio e Mingo si fossero limitati a costruire finti servizi su casi meno “sensibili” per un procuratore probabilmente sarebbero ancora al loro posto a scandalizzare bravi cittadini con finti preti, finti cartomanti, finti pescivendoli e altre finzioni che da decenni (questo è il punto) la televisione spazzatura propina per lo scandalo dei benpensanti, la rabbia degli indignati, l’incredulità dei creduli.

Sai che risate ad Agrigento (le classifiche sulla qualità della vita danneggiano anche te; di’ loro di smettere!)

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È uscita lunedì scorso la 25^ classifica sulla qualità della vita nelle province italiane che il Sole 24 Ore si ostina a propinarci ogni anno (QUI la mappa interattiva). Un esercizio ridicolo, metodologicamente discutibile e anche eticamente non privo di rischi. Poiché mi scaglio contro queste classifiche dal lontanissimo 1988 (quando recensii alcuni dei primi volumi con queste classifiche) e non ho mutato parere da allora, vi chiarisco i come e i perché tecnici di questo esercizio e del perché sia di norma una stupidaggine. Naturalmente, come feci anche trattando l’argomento dei sondaggi politici, per certi versi analogo, tratterò abbastanza divulgativamente il tema rinviando i lettori interessati agli indicatori sociali (di questo si tratta) alla pubblicistica specializzata.

L’Ebola da metafora a isteria di massa

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Quando un paio di mesi fa ho scritto su queste pagine dell’Ebola come metafora, ho trascurato alcune considerazioni alle quali pongo rimedio qui: la stupidità umana e la propensione all’isteria. Per il resto sottoscrivo ancora quell’articolo: l’Ebola non è il virus più pericoloso col quale conviviamo, le possibilità di una pandemia apocalittica in Occidente sono rare (perlomeno: se il virus non muterà; se non continueremo come occidentali a fare sciocchezze; se all’isteria si sostituirà una normale consapevolezza; se…) e sì, continuo a pensare che rappresenti una tremenda metafora dell’assedio che l’Occidentale percepisce al proprio edonismo, al proprio benessere, alla propria tranquillità da parte di una malattia schifosa, violenta, pericolosa che si propone come nemesi di quel popolo vinto e infelice che sopravvive in Africa.