Categoria: Politica

– Commenti a eventi politici, generalmente di attualità;
– I programmi politici dei partiti;
[NOTA: per “Democrazia” c’è una categoria specifica]

Siete sicuri di riuscire a dire qualcosa di sinistra?

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Ricordate Nanni Moretti in Aprile, quando supplica D’Alema di dire qualcosa di sinistra? La scena, che ripropongo qui sotto, vede un Berlusconi arrembante nel 1996, a Porta a Porta, attaccare un silente D’Alema sul tema della giustizia. D’Alema non replica, Moretti si dispera (nella realtà storica la sinistra vinse con l’Ulivo di Prodi per lasciare l’Italia intera ad assistere con sgomento al suo suicidio). Dire qualcosa di sinistra; pensarla, argomentarla, sostenerla… siete sicuri di poterci riuscire? Io credo di no. E lo stesso vale anche per la destra, sia chiaro, ma per ragioni che ora sorvolo mi sembra più interessante, come esercizio, utilizzare la sinistra.

I problemi di Renzi dopo le elezioni regionali

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Come sempre le elezioni amministrative assumono un forte valore politico. Queste regionali non fanno eccezione e sono state segnate da due elementi esterni che solo in piccola parte hanno avuto a che fare coi temi locali ma che sono entrati a piedi uniti nel dibattito e quindi nella scelta degli elettori: i temi lepenisti cavalcati da Salvini, e in particolare la questione degli immigrati e dei Rom, e gli impresentabili che con l’inclusione di De Luca hanno dato una spallata notevole al segretario PD, forse la più forte, forse la più autentica spallata da quando Renzi regna.

Abbattere i campi Rom. E dopo?

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I tre giovanissimi Rom assassini di Roma hanno fornito l’ennesimo assist a Salvini che domenica prossima passerà all’incasso. E solo per questo meritano un raddoppio della pena che auspico comunque venga loro severamente inflitta. Perché negare che ci sia un problema specifico, esasperato da una pessima gestione da parte italiana, è più che sciocco: è colpevole. Ma in Italia funziona così (e non ne posso personalmente più): c’è un evento tragico, una parte fa lo sciacallo e l’altra parte lo struzzo.

Italicum. Quali sono le ragioni vere di tutto ‘sto bordello?

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La bagarre. Termine giornalistico come ‘vacanzieri’, ‘torrida estate’ e altri cliché linguistici che entrano nell’uso comune; in questo caso un simpatico francesismo per dire rissa parlamentare, tafferuglio politico, lancio di crisantemi (contro Renzi), ingollamento di mortadella (contro Prodi), esposizione di volantini, manifesti, corde da impiccato… Perché nel Parlamento le chiacchiere a un certo punto finiscono e c’è bisogno di mostrare, esibire l’indignazione suprema, lo scandalo indicibile a cui si assiste, la mostruosità inenarrabile degli avversari. E giù un bel cazzotto se l’avversario è a tiro. E sia bagarre, quella vista alla Camera dopo l’annuncio della fiducia all’Italicum.

Successo politico e carisma del leader. Il caso di Salvini

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Le pagine dei giornali sono ormai quotidianamente occupate dalle contestazioni che Salvini riceve nei suoi improbabili tour fuori dai confini nazionali padani o nelle province remote e poco controllate della Padania (scusate, le Marche sono ancora Padania? Boh…). Anche un bambino capisce che la rissa è esattamente ciò che Salvini vuole, specie se provocata da negri, comunisti, zingaracci e terroni. Perché fare comizi e dichiarazioni quando tutto il lavoro propagandistico glie lo fanno gli altri? Evidentemente questa strategia comunicativa – perché di questo solo si tratta – è discretamente efficace visti i sondaggi

Solo chiacchiere e distintivo. I politici che urlano di più sono spesso i peggiori

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Le cronache politiche italiane sono pervase dalle proteste di minoranze più o meno arrembanti: quella del PD tiene banco sostanzialmente ogni giorno con una copertura mediatica che dovrebbe corrispondere, per numerosità di protagonisti, a quella dell’Armata Rossa. In Forza Italia Fitto si agita non poco, e probabilmente ha meno visibilità fuori dagli ambienti politici di destra solo perché un po’ tutto il suo partito è stato avanzato di dissoluzione. Salvini invece, che è minoranza solo nel senso di essere all’opposizione, perché il suo partito l’ha saldamente in mano, ha una vocazione tutta leghista all’insulto e alla corbelleria che vengono puntualmente riprese sulla stampa e sui social network. Queste figure politiche si stagliano sopra tutte le altre travolgendole, oscurandole, cannibalizzandole. Per esempio della Meloni si sente parlare poco: non ha le physique du rôle come Salvini che spara sciocchezze sesquipedali col ghigno e una sicumera che ti fanno veramente venire il dubbio che l’Italia sia ormai sopraffatta da negri stupratori e malati d’Ebola, salvo poi distrarsi un attimo e vederlo seminudo per un servizio gossip. Diamine! Questo sì è uno che ha capito tutto!

Muoia Berluscone con tutti i filistei

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E spesso, per farci del male, gli strumenti dell’oscurità ci dicono delle verità, guadagnano la nostra fiducia su delle questioni marginali per tradirci in faccende dalle conseguenze molto più profonde (Shakespeare, Macbeth, I, 3).

Ho sempre trovato morbosamente interessante la solitaria fine di certi dittatori potentissimi nei tempi di gloria che, rapidamente rovesciati da forze oppositrici, non trovano la lucidità per comprendere realmente il volgere negativo degli eventi, non colgono l’occasione per salvare il salvabile (innanzitutto loro stessi) quando ancora ne hanno l’opportunità e, in sostanza, finiscono catturati, umiliati, ammazzati ed esposti col loro corpo martoriato al pubblico disprezzo. I casi più recenti sono stati Saddam Hussein in Irak e Gheddafi in Libia, ma risalendo la storia, pur con diversità ovvie, anche Mussolini, Nicola II, Luigi XVI e un certo numero di imperatori romani.

L’Italia è bipartitica da settant’anni. E sempre moderata

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Guardate che non è mica vero che l’Italia sia un disastro pluripartitico, e non è vero neppure che ci sia alternanza, com’è vero che il pericolo dei comunisti è sempre stata solo una fortunata gag di Berlusconi. Se guardate il quadro da un pochino più di distanza, diciamo da un paio di passi indietro, vedete che le cose appaiono caotiche solo nominalmente, che i colpi di scena, le crisi di governo, i rimpasti e i tradimenti sono sempre e solo stati un gioco complicato, a volte perverso, giocato per ragioni diversissime da quelle della normale lotta politica di ideali, forze sociali contrapposte, obiettivi alternativi sostenuti da forze diverse. Al massimo si è trattato di compravendite, vendette, avvisi mafiosi, ambizioni personali, ripicche e altre tipiche sciocchezze condominiali. Provo a convincervi.

Un uomo “ad personam”

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Un uomo, divenuto politico non per vocazione ma per mero opportunismo, ha monopolizzato le vicende istituzionali di un Paese per oltre 20 anni e alle soglie degli 80 anagrafici è convinto di poterlo fare ancora ad vitam. Ha potuto farlo grazie a doti soggettive innate come la capacità comunicativa e l’abilità dialettica (sia pur qualitativamente scadente) di incallito imbonitore. Insomma uno che riesce indifferentemente a vendere 10 paia di scarpe a Pistorius o la promessa di 1 milione di nuovi posti di lavoro ad una decina di milioni di boccaloni, in buona parte altrettanto opportunisticamente dedicati solo al proprio interesse. Ma l’imbonitore politico ha avuto successo grazie alla possibilità, solo a lui concessa, di utilizzare una enorme potenza finanziaria e mediatica. Per mantenere e incrementare tale potenza, inizialmente minacciata dalla perdita dell’appoggio di un protettore come Bettino Craxi, ha coinvolto nell’impresa politica direttamente o indirettamente tutto il suo entourage, sia di alto che di infimo rango concedendo seggi elettorali italiani ed europei a cani e porci (al maschile e al femminile) che ancora abbaiano e grufolano specie in TV. Tra gli amministratori locali disonesti (i peggiori nemici di questo povero Paese) sono una moltitudine quelli espressi proprio dal suo partito e con la sua pubblica benedizione.

Un anno di Renzi e di bicchieri mezzo pieni

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Sono passati dodici mesi da quando Matteo Renzi è diventato il nostro Presidente del Consiglio, e sono stati mesi piuttosto lunghi sia per i suoi fan che per i suoi detrattori. Pochi giorni fa, Bezzicante ha analizzato questo periodo dal punto di vista della strategia politica; io vorrei assumermi invece il compito di delineare una sintesi più legata alle cose fatte e avviate, un terreno certamente più ingrato per i nostri politici, ma altrettanto certamente decisivo per noi cittadini. Riprenderemo temi in larga parte già toccati nei molti post che abbiamo dedicato all’azione di governo, e cercheremo di capire a che punto siamo, e perché anziché un solo bicchiere mezzo pieno stavolta ce n’è un’intera serie, assieme a qualcuno ricolmo e qualcuno desolantemente vuoto.

Nel Paese dove dimora Renzi non vivono Landini e Fassina

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Un anno di governo Renzi (dal 22 Febbraio 2014) e un bilancio che appare nefasto a molte componenti politiche, ottimo ad altre e con chiaro-scuri ai commentatori più moderati. Io non tenterò alcun bilancio politico in senso tradizionale; voi lettori avete le vostre idee e non sarò io a farvele cambiare, e potete trovare sui giornali on line ottime riflessioni, alcune delle quali segnalate in fondo a questo articolo. Il bilancio che voglio fare non riguarda le riforme fatte o non fatte, quelle fatte a metà, quelle accusate di essere nocive in quanto “non di sinistra”… I lettori potranno trovare su questo blog molteplici articoli di Ottonieri che hanno fatto le bucce a queste riforme cogliendone elementi positivi e spesso negativi. Quello che io vorrei mettere al centro della mia breve riflessione è sostanzialmente culturale, e riguarda l’enorme strappo dato da Renzi alla politica tradizionale cercando nel contempo di vederne alcune conseguenze di prospettiva.

Lunga vita al nuovo Presidente e onore al regista della sua elezione

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Abbiamo un nuovo presidente nella figura onorevole e di spessore di Sergio Mattarella. Non parlerò di lui. Devo confessare che di fronte a certi nomi che sono circolati ho stappato una bottiglia di spumante ma poi, pensando a quali altre opportunità c’erano, ne ho bevuto solo un sorso. Mi conforta l’idea che per vari motivi, alcuni dei quali accennati di recente qui su HR, Mattarella si inserisce istituzionalmente nel solco degli ultimi suoi predecessori e saprà fare bene il suo mestiere, il che non significa che sarà sempre giusto, che piacerà a tutti e che Grillo non troverà mille ragioni per gridare al colpo di Stato e chiedere prima o poi il suo impeachment. Comunque adesso ce l’abbiamo e ce lo teniamo per sette anni, solo un cretino può sperare che sia un pessimo Presidente per poter poi dire “Lo sapevo che era l’ennesimo imbroglio della casta”.