Mentre in Italia e altrove il dibattito sul 5G assume toni grotteschi e ideologici, la realtà corre sotto il nostro naso imponendo scenari ai quali non potremo sottrarci.
Mentre in Italia e altrove il dibattito sul 5G assume toni grotteschi e ideologici, la realtà corre sotto il nostro naso imponendo scenari ai quali non potremo sottrarci.
La splendida terra pro-mes, emersa nel dibattito di queste ore è lì a indicare che Conte o non Conte il futuro dell’Italia non può prescindere dall’Europa. E qualora il governo non dovesse tenere, qualora l’economia dovesse ancora di più sprofondare, qualora la gestione della riapertura dovesse essere più drammatica del previsto non c’è geometria futura che possa prescindere da un concetto semplice: un paese molto inguaiato, molto indebitato, molto debilitato, molto sfiduciato per non finire ancora di più nei guai e per tentare di ritrovare nuova fiducia avrà bisogno sempre più di farsi guidare dall’Europa. E lo spettacolo della terra pro-mes ci aiuterà a capire presto se i protagonisti dello show saranno o no gli stessi di oggi oppure no. (Claudio Cerasa, Il Foglio, 16 apr 2020).
Le procure si preparano, gli scienziati protestano, Conte sotto attacco e, per il resto, niente di nuovo: la solita mediocrità ovunque.
E’ scoppiata la grana di Telegram che avrebbe consentito la diffusione gratuita (e illegale) dei quotidiani. Male chi l’ha fatto, ovviamente, perché ha violato la proprietà intellettuale, ma bisognerà pure che il sistema nazionale dell’editoria dei quotidiani faccia una riflessione idonea al Terzo Millennio. Chi mai si può permettere di pagare l’abbonamento a tre, quattro, cinque testate? Perché ormai è chiaro che possiamo, sì, avere uno o un paio di giornali preferiti, ma una buona lettura, oggi, induce a sfogliare fonti differenti: la cronaca della Stampa, certi editoriali del Corriere, la critica del Manifesto, il blog del Fatto, il fondo del Foglio… Eppure basterebbe poco, copiando sistemi già utilizzati per la musica, o per i libri, da grandi piattaforme Web. Basterebbe consorziarsi e proporre ai lettori un unico abbonamento globale per – poniamo – i dieci principali quotidiani italiani. I proventi (che immagino potrebbero essere assai più alti della somma degli attuali) sarebbero poi divisi, per quote (in base ai click) fra le diverse testate. Un servizio migliore ai lettori, introiti certi per i giornali. Invece niente: ognuno nel suo piccolo ortino a pretendere il proprio abbonamento…
Ecco i risultati della nostra mini indagine su noi stessi e i nostri lettori.
Conoscete il Blog Hic Rhodus? Lo leggete ogni tanto, spesso…? Perché?
Veniteci a dare i voti nel nostro sondaggio, e lasciate un commento che ci aiuti a riflettere e migliorare.
Prime chiare conseguenze sociologiche della crisi del virus: stanno scomparendo i personaggi di mezza tacca e i palloni gonfiati. L’Europa dipende dalle religioni? Una cronaca a puntate del mondo ai tempi del virus.
Dovremmo fare un ragionamento razionale: l'UE ci sta dando un aiuto fondamentale con l’acquisto di titoli del debito pubblico, che ci consente di pagare le pensioni, i medici e fare i nostri piani per rimettere a posto l’economia. Ma allo stesso tempo non sta facendo un pezzo del lavoro necessario, cioè un grande piano di rilancio gestito dalla Commissione Europea finanziato dagli eurobond. (Carlo Calenda)
Il telelavoro all’epoca del coronavirus e la consapevolezza che non è affatto male! E se alla fine dovessimo riconoscere che il governo, col pasticciamento tipico italiano, alla fine non si è poi comportato così male?
L’analisi del decreto Cura Italia mostre ombre e luci. Se per l’immediata emergenza può essere considerato un provvedimento necessario, è comunque prioritario un ragionamento in senso universalista del sostegno al reddito assieme a una seria riforma delle politiche attive del lavoro.
La nostra collaboratrice si è trovata la figlia diciassettenne in Irlanda allo scoppio della crisi per il virus. Riportarla a casa è stata un’impresa epica.
Orbán passa indubbiamente il limite costituendo la prima enclave massimalista e autoritaria dell’Unione. Ma non c’è nulla da fare, e gramo sembra essere il destino delle democrazie occidentali. Che fare?
La pretesa dell’ideologia sovranista di affrontare il fenomeno globale della pandemia in ordine sparso, Paese per Paese, ognuno per sé , è il virus culturale di complemento al coronavirus. (Annamaria Furlan)
I regimi sono davvero più efficienti delle democrazie? Se anche fosse, come la mettiamo se i sudditi non sono più soddisfatti del regime?
Un tal Mattia Mat con la faccia di Anonymous ha lanciato una petizione su change.org per “Cancellare i programmi di Barbara D’Urso”, in conseguenza alla famosa preghiera con Salvini di qualche giorno fa, brontolando – nel testo della petizione – riguardo alla laicità dello Stato, la propaganda a favore di Salvini etc. Al momento in cui scrivo ha già raccolto 385.000 firme, in continua crescita. Brevemente (la questione non merita neppure un vero post): i) la D’Urso lavora su Mediaset, che è un’azienda privata e fa come le pare, e nessuna petizione può avere alcun effetto; ii) un sacco di gente la guarda, ovviamente (e quindi la D’Urso porta audience ed eventualmente introiti, perché Mediaset dovrebbe cacciarla in risposta alla petizione?) iii) change.org si ingrassa con queste petizioni (cercate su HR, da qualche parte vi abbiamo spiegato come e perché); iv) ma, soprattutto questa cosa continua a rimbalzare sui social e sui quotidiani replicando 100, 1.000, 10.000 volte la porcatina combinata con la preghierina. La regola elementare della comunicazione indica chiaramente (ma ci può arrivare anche chi non ha studiato comunicazione) che più ne parli – sia pur denigrando – e più fai un favore al tuo bersaglio (ne ho parlato QUI), in questo caso una conduttrice televisiva più cinica che scema e un politico in apnea che cerca a qualunque costo un rilancio.