In questi sei mesi, su Hic Rhodus abbiamo toccato molti temi, spesso complessi, e non abbiamo certo la pretesa di averli esauriti nei nostri post. Chi ci segue sa che citiamo molte fonti e siti esterni di approfondimento, e in alcuni casi abbiamo cercato di tenervi aggiornati con le nostre note intitolate “Ne avevamo parlato”; tuttavia, in questa occasione abbiamo pensato di elencare alcuni temi di cui ci siamo occupati e su cui esistono valide risorse in Rete.

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I nostri ragazzi non capiscono nulla di economia. È solo colpa loro?

[I dati qui presentati sono stati aggiornati con un post del 21 Marzo 2018]

Qualche giorno fa, sono stati resi noti i risultati di un’indagine condotta in 18 paesi nell’ambito del PISA (il programma OCSE per la valutazione degli studenti) sulle competenze di base in ambito economico-finanziario degli studenti quindicenni.

I risultati, come non di rado accade, sono particolarmente poco lusinghieri per i ragazzi italiani (che sono risultati complessivamente al 17° posto seguiti solo dai coetanei colombiani), e vale la pena di analizzarli più da vicino, chiedendoci anche se in questo caso quella emersa sia una lacuna imputabile principalmente ai ragazzi stessi, alla qualità dell’istruzione che ricevono, o ad altre ragioni.

Viva la pornografia

Guai postare un seno su Facebook, neppure di un’opera d’arte o il nudo artistico di una maternità. Adesso anche Google decide di applicare filtri pudibondi e la logica censoria sui social network è in preda a una discreta anarchia (bigottismo feroce su Facebook e libertà assoluta su Tumblr, che dispone di filtri applicabili a discrezione dell’utente); va bene. Ma possiamo parlarne? Possiamo parlarne nello stile HicRhodusiano?

Non vaccinare tuo figlio se non vuoi che diventi gay

È stata recentemente depositata dal M5S la proposta di legge 2077 del 12 febbraio per consentire al

dipendente pubblico militare o civile, ad eccezione del personale medico o paramedico e del personale addetto alla cucina o alla mensa, [il] diritto di opporre rifiuto alla richiesta di vaccinazione motivandolo in forma scritta (Art. 2).

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Essere buoni. Un dovere, una necessità o una scelta?

Mi interrogo periodicamente sul perché mai occorra essere buoni. In realtà ne ho parlato già qui su Hic Rhodus, sia nell’articolo intitolato Il bene come astrazione, dove relativizzo e cerco di smontare il valore assoluto solitamente associato a questo concetto, sia nel più recente Dei diritti e dei doveri dove in realtà il tema è solo sfiorato. Ora accade che leggo l’amico Comandante Nebbia che nel suo MenteCritica scrive un post dal titolo Migranti: Non agire ci rende assassini, che argomenta sulla necessità di smettere di assistere in mare i migranti e di intervenire militarmente sui luoghi di imbarco per distruggere i barconi, non essendo questi Paesi in grado di far rispettare la legge. Vi rimando al testo originale per un’argomentazione più precisa ricordando che in molti post il Comandante Nebbia ha assunto posizioni analoghe che potremmo sintetizzare così: l’azione umana deve seguire un percorso razionale, anche se giudicato “cattivo” secondo una certa morale, e non uno “buono” (sempre secondo una certa morale) ma irrazionale o chiaramente dannoso.

L’Italia sta perdendo l’autobus dell’Agenda Digitale

Da tempo, mentre si continua a discutere su come “incentivare la ripresa” in Italia, si sa benissimo che c’è un singolo fattore di sviluppo che può fare la differenza, e che da solo è in grado di farci raggiungere tutti gli obiettivi di crescita che l’Italia si pone: rendere reale ed efficace la digitalizzazione dell’economia e della Pubblica Amministrazione.

Questo obiettivo, tradotto a livello europeo, è al centro della cosiddetta Agenda Digitale Europea, che pone al 2020 la data in cui l’UE dovrebbe conseguire una serie di risultati in grado, complessivamente, di garantire appieno a tutti i cittadini europei i benefici della digitalizzazione di processi e servizi, e alle imprese la possibilità di sfruttare al massimo le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. Come si colloca l’Italia rispetto a questo scenario?

Terribilmente indietro, purtroppo.

Come smascherare i mistificatori su Internet

“E’ confuso quello che dici.”

“Perché è vero”

(Daniel Pennac, Ecco la storia)

Sulla questione della verità e dintorni sono intervenuto più volte qui su Hic Rhodus, ma la lettera di un utente mi sollecita a mettere un po’ d’ordine su questioni davvero complicate.

Prima di tutto devo riportarvi la lettera, che fa riferimento a un mio post sul complottismo.

Posto che la realtà è complessa e consente la coesistenza di diverse “province di significato”, sta di fatto che talora il confine tra complottismo e “informazione libera da condizionamenti” mi appare di difficile discernimento. A tal proposito le allego le affermazioni di un amico per le quali non riesco a capire dove finisce uno degli aspetti sopra citati e comincia l’altro. Parliamo di un marxista antiamericano. Le chiederei un commento sull’insieme e, se le va, anche su singoli punti. La ringrazio in ogni caso e cortesi saluti.

La riforma della Pubblica Amministrazione: giusta, punitiva o insufficiente?

Pochi giorni fa, esattamente il 24 giugno, è diventato effettivo il Decreto Legge con il quale il Governo si è occupato (o ha iniziato a farlo) di una delle aree più controverse del suo programma: la riforma della Pubblica Amministrazione. Il Decreto in realtà affronta diversi temi anche piuttosto eterogenei, e di notevole importanza, come la composizione delle Authority, il contrasto della corruzione, l’informatizzazione dei processi civili. Di questi argomenti non mi occuperò qui, proprio perché ciascuno meriterebbe un approfondimento a parte, così come lo richiederebbe la spinosissima questione delle società partecipate, che rappresentano una delle principali falle del bilancio pubblico, oltretutto sostanzialmente fuori controllo, come ha segnalato la Corte dei Conti, che ha stimato in 26 miliardi di Euro l’onere che esse rappresentano per le casse dello Stato.

In questo post ci concentreremo sui contenuti del Decreto relativi all’organizzazione della PA e alle politiche del personale, per capire se e come rispecchino una visione finalmente innovativa dell’amministrazione dello Stato.

La politica come gioco di ruolo

Guardate che non lo dico come paradosso: la politica è interpretabile in maniera migliore se la leggete come un gioco di ruolo. Non solo la politica, secondo me, ma anche il lavoro, anche l’amore, insomma grandi pezzi della vita; ma qui mi occuperò solo di politica. Per capire l’analogia dovete ovviamente conoscere l’abc dei giochi di ruolo. Sulla Wikipedia trovate le spiegazioni di base che riassumo a beneficio dei pigri:

E se smettessimo di seguire il calcio?

Mi sono deciso di rovinare la reputazione di Hic Rhodus perdendo in un colpo solo la metà dei lettori scrivendo un post contro il calcio. Che in Italia è un po’ come parlare male della mamma, sputare su un impiego alla Regione, far stracuocere gli spaghetti… Ho aspettato l’occasione buona e mi pare questa: buttati fuori con disonore dai Mondiali, privati dei vertici tecnici e federali, il popolo calcistico italiano appare inebetito e privo di capacità reattiva; per poco, lo so, ma intanto è possibile farla franca e allora ci provo. Il calcio è un brutto gioco; non è più uno sport ma al massimo uno spettacolo artefatto, un po’ come il wrestling; costa milioni alla collettività (non solo ai tifosi); provoca danni; è politicamente scorretto e immorale; è diseducativo. Credo di non avere dimenticato nulla, quindi corro ad argomentare.

Patrimoniale? No grazie. Anzi, c’è già!

Ormai da tempo, ogni volta che nel dibattito politico si discute su come reperire risorse (e talvolta anche quando si parla d’altro), riaffiora l’ipotesi di imporre agli italiani una tassa patrimoniale. Anche adesso, dopo che la Commissione Europea ha pubblicato le sue “raccomandazioni” all’Italia sulla base del programma economico e di riforme presentato dal Governo Renzi, si comincia a discutere su cosa significherà per l’Italia ottemperare alla richiesta di “rafforzare le misure di bilancio per il 2014 alla luce dell’emergere di uno scarto rispetto ai requisiti del patto di stabilità e crescita”. In sostanza, in autunno potremo trovarci di fronte all’ennesima “manovra” finanziaria. Dove trovare i soldi? Saranno come al solito aumentate le tasse? Per molti, la migliore risposta a questa domanda sarebbe istituire appunto una Patrimoniale, che peraltro da alcuni sarebbe vista anche come strumento per una maggiore equità. Vediamo quindi di analizzare meglio la faccenda.

L’immunità parlamentare e la riforma del Senato

Si è infiammato il dibattito sull’introduzione dell’immunità parlamentare nella proposta di riforma del Senato. La indignants-united ha riaperto bottega in un batter d’occhio per denunciare, dissacrare e (ah! se solo si potesse non solo metaforicamente!) linciare i bastardi della casta che ci provano sempre, a fregarci. Mi permetto di dissentire fortemente e di denunciare a mia volta la piccolezza d’analisi, la pura umoralità che sempre e sempre e sempre guida le denunce degli italiani, che si tratti di stabilire se Anna Maria Franzoni è vittima o assassina, se la Nazionale ai Mondiali sia eccezionale o brocca, se l’amatriciana si debba fare col guanciale o con la pancetta e se l’immunità parlamentare sia roba da schifosi profittatori della politica o no. Tanto l’argomento non è mai veramente importante, ciò che conta è denunciare, allarmare, inquietare, additare al pubblico ludibrio, graffiare il dibattito per dimostrare di esserci, come il vecchio Qfwfq nel racconto di Calvino Un segno nello spazio.

No alla violenza contro le donne

36 No alla violenza contro le donne

[I dati qui presentati sono stati aggiornati con un post del 27 Gennaio 2016 e con uno successivo del 21 Marzo 2018]

Troppo di frequente piangiamo donne uccise da mariti gelosi, fidanzati abbandonati, padri-padroni che non accettano l’indipendenza della figlia, e chiamiamo questo “femminicidio”, come nel recente caso di Motta Visconti, ultimo di una serie destinata a durare. Il problema è emerso a livello di coscienza collettiva da pochi anni, tanto che il legislatore è dovuto intervenire col decreto legge 14 Agosto 2013, n° 93 convertito con modifiche dalla Legge 15 Ottobre 2013, n° 119; la legge interviene sostanzialmente sul Codice penale con ampliamento dell’intervento dell’autorità, della casistica oggetto di tutela e inasprimento delle pene; nell’incipit del DL si può leggere:

Dei diritti e dei doveri

Dichiaro subito che la mia massima aspirazione è fare assolutamente tutto ciò che mi pare. Credo che questo sia il migliore incipit al presente articolo perché sono certo di essere in buona compagnia, e in questo modo spero di avere catturato la vostra attenzione e benevolenza perché purtroppo, a partire da tale aspirazione, dovrò condividere con tutti voi l’impossibilità di realizzarla completamente. Poiché siete amici vi risparmio tutta la pletora di teorie socio-antropologiche su come siamo finiti, nei millenni, a costruirci una gabbia sempre più fitta di regole (che hanno molto a che fare coi doveri e un po’ coi diritti); sapete, io non uccido voi e voi non uccidete me, io non vengo a rubare la tua mucca e tu non provi a stuprare mia sorella… dopodiché se qualcosa va storto (succede spesso) c’è un giudice che chiarisce le colpe e le pene conseguenti… Poiché Hic Rhodus è un blog sostanzialmente politico salto anche tutta la parte giuridica, o meglio: di filosofia del diritto, e arrivo al nocciolo della questione che esprimerò in questo modo: perché così pochi diritti?