Categoria: Europa

Brexit, la Gran Bretagna se ne va. E l’Europa?

Nigel FarageDunque, la lunga attesa è terminata e, contro gli auspici di quasi tutti i più autorevoli commentatori, da Obama alla Santa Sede, gli elettori del Regno Unito hanno deciso di abbandonare l’Unione Europea.

Mentre scrivo, tutte le piazze finanziarie sono pesantemente colpite da drammatici ribassi, colte di sorpresa dopo le brillanti performance di tutte le Borse europee nelle ultime sedute, e l’unico leader che ha tenuto un (mediocre) discorso è David Cameron, il premier britannico che passerà alla storia per essersi “sparato in un piede” (tanto per usare un’espressione inglese) indicendo un referendum dal quale aveva moltissimo da perdere, insieme a centinaia di milioni di persone, e ben poco da guadagnare.

Ma a parte la preannunciata catastrofe economico-finanziaria, cos’altro possiamo comprendere da questo voto in parte inatteso?

Diventare euroscettici in tre mosse: ein, zwei, drei

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Il tedesco è sicuro di sé nel peggiore dei modi, nel modo più disgustoso e inesorabile, perché è ciecamente convinto di sapere la verità: una scienza, cioè, da lui stesso elaborata. (Lev Nikolaevic Tolstoj, Guerra e pace)

Anche gli europeisti più convinti stanno iniziando a sentirsi a disagio di fronte a mesi (anni) di interventi europei poco comprensibili decisi in tavoli ristretti dove l’Italia non siede; di fronte a palmari cecità riguardo a fenomeni rilevanti che non si riescono ad affrontare efficacemente e con unitarietà d’intenti.

Migranti, traumi e assistenza (non?) professionale

immagine titoloDal 4 al 6 dicembre scorsi, ho assistito ai lavori del convegno “Analysis and Activism: Social and Political Contributions of Jungian Psychology”, svoltosi a Roma e organizzato dalla IAAP (International Association for Analytical Psychology). Tra le altre cose, mi ha attirato l’insolito accostamento tra la scuola analitica che si richiama all’esempio di Carl Gustav Jung, una personalità di sconfinata cultura e grande profondità di pensiero, e l’attivismo sociale, un’attività pragmatica quant’altre mai. Il programma (di cui ho potuto ovviamente seguire solo una piccola parte) era effettivamente estremamente variegato, e qui vorrei parlare di uno solo tra i molti, interessanti argomenti toccati: l’assistenza psicologica ai migranti e ai profughi.

Mentre a Roma si discute di presepi e sondaggi, a Londra…

bennCari lettori di Hic Rhodus, ovviamente stiamo seguendo con molta attenzione le vicende legate all’offensiva terroristica dell’Isis, al comporsi di alleanze più o meno “naturali” per combatterla, e alle tensioni che si accompagnano alle azioni militari russe, francesi, e ora britanniche. In questi giorni ha avuto una notevole risonanza il discorso tenuto al Parlamento inglese da Hilary Benn, “ministro-ombra” degli Esteri nell’opposizione laburista, che prima di votare a favore dell’intervento militare britannico in Siria ha spiegato il motivo per cui lui (insieme a diversi altri parlamentari laburisti) ha deciso di votare in contrasto con il suo leader di partito Jeremy Corbyn. Noi di Hic Rhodus pensiamo che, indipendentemente dall’opinione di ciascuno, un discorso come questo dimostri un livello di dibattito pubblico che purtroppo non trova riscontro nel nostro Paese, molto concentrato su temi che definiremmo di piccolo cabotaggio. Abbiamo quindi pensato di offrire ai nostri lettori la possibilità di leggerlo, in una versione leggermente abbreviata per ragioni di spazio e tradotta da noi.

L’eterogenesi dei fini che affossa l’Europa

Mentre leggo gli infiniti commenti al referendum greco sbircio distrattamente le bacheche Facebook di amici intelligenti che inneggiano al coraggioso popolo greco che si è battuto contro lo strapotere di un’Europa arida e cinica. Idem la time line di Twitter, parimenti molti commenti sui quotidiani on line. Una narrazione – che non so se prevalente o solo maggiormente vociante – rappresenta il disastro greco come il piccolo ribelle coraggioso che ha sfidato il Moloch alieno.

Tsipras e il referendum, una Grexit senza paracadute

WileE

Beh, ieri è stato il gran giorno: si è svolto il tanto atteso Greferendum sull’accettazione delle misure proposte alla Grecia dai creditori, e in particolare dall’UE, per l’estensione del programma di sostegno finanziario allo Stato ellenico.

Questo post, scritto in gran parte prima dell’annuncio dei risultati, non è dedicato a un commento del voto, che ha segnato il successo del No e della linea di Tsipras; piuttosto, analizza alcune implicazioni del possibile percorso di uscita dall’Eurozona della Grecia che molti osservatori considerano inevitabilmente collegato a questo referendum, e che, come vedremo, potrebbe essere in qualche modo condizionato più dalla stessa decisione di indire il referendum che dall’effettivo esito di quest’ultimo.