Uscire dall’Euro è facile se sai come farlo

L’idea di questo post nasce dalle vicende intorno alla candidatura di Paolo Savona al ministero dell’Economia nel Governo Conte. È terminato il braccio di ferro tra Mattarella e Conte (o chi per lui) sulla possibilità di affidare a Paolo Savona il MEF. Un braccio di ferro tra chi vuole garantire la collocazione europeista dell’Italia e chi vuole porre il problema della rinegoziazione dei trattati se non quello dell’uscita dall’Euro.

Sono preoccupato, come molti cittadini italiani, e pure un po’ stupito. Avevo perso di vista Paolo Savona, pensavo fosse uno pienamente inserito nel circuito dei poteri “forti” italiani, si veda in proposito l’articolo di Marco Lillo su Il Fatto, e invece me lo ritrovo tratteggiato come un anti-establishment.

Ho cercato di capire. Di che stiamo a parlare? Di rinegoziare i trattati europei? Di uscita dall’Euro?

Perché va detto che i primi passi del governo giallo-nero si sono mostrati in linea con i nostri tempi post-moderni: il significante è di gran lunga preponderante sul significato. Questo clima da “spezzeremo le reni alla Germania” mi sembra più il frutto di una non meglio precisata voce grossa che non di una chiara strategia politica.

Paolo Savona spiegava in un recente saggio: “Non ho mai chiesto di uscire dall’Euro, ma di essere preparati a farlo se, per una qualsiasi ragione, fossimo costretti volenti o nolenti”. Sembra che nel saggio l’economista propone un piano B: un piano di fine dell’Euro o di uscita dalla moneta unica, nella convinzione che gli accordi costruiti male non hanno vita lunga e che battere i pugni sul tavolo non serve a niente. E Savona chiede, alla politica, chiarezza.

Mi spiace, ma mi sembra che poca chiarezza ci sia anche da parte sua.

Si trovano in rete le slide del Professore contenenti un ragionamento articolato e dettagliato sul piano B per l’uscita dall’euro. Il contenuto è per me abbastanza sconvolgente e credo che abbia avuto un peso rilevante nelle decisioni prese da Mattarella. Tra le altre cose (c’è pure un elenco divertente di possibili nomi per la nuova lira tipo Ducato, Fiorino  o Scudo). Nelle slide si parla della necessaria segretezza del piano B.

Il Piano B è stato anche un’iniziativa della sinistra radicale Europea. Tale iniziativa sosteneva la necessità di avere soluzioni alternative da usare come deterrente in eventuali tavoli negoziali con l’UE. Alcune opzioni previste sono le valute parallele, sistemi di scambio complementari community-based e l’uscita dall’euro con la sua trasformazione da moneta unica in moneta comune. Il presupposto dell’iniziativa è aprire un dibattito democratico e partecipato.

Diciamo che l’elaborazione del piano B di Savona può essere visto come una variante di questo dibattito, elaborato in circuiti più ristretti. Il piano si dovrebbe contrapporre a quelli dell’Eurogruppo che in piena crisi del debito ai Greci ha detto: o dentro a queste condizioni o fuori dall’Euro con un sistema bancario al collasso.

Qui veniamo al punto, scusate il ritardo! Il problema è che scrivere “il manuale di uscita dall’Euro per l’Italia” non è così semplice. Innanzitutto voglio tranquillizzare il Prof. Savona, mi sembra evidente che il discorso della segretezza faccia acqua da tutte le parti. Qualunque paese europeo avrebbe saputo che con la sua nomina al MEF ci sarebbe stato un piano per uscire dall’euro.

Quindi niente segretezza, il che rende, per stessa ammissione di Savona le cose un po’ più difficili.

Cosa potremo fare quindi se fossimo messi alle strette? Potremmo davvero bluffare dicendo: cari tedeschi o ci venite incontro o noi usciamo e provochiamo un default del debito con effetto contagio sui mercati internazionali. Sicuri che vi conviene?” E i tedeschi: “Noi ce la passeremmo male, ma voi sareste morti. Sicuri che vi conviene?” Fine della partita. Che è lo stesso film della crisi Greca su larga scala.

Tengo sempre a mente un articolo del Sole dei giorni della trattativa UE-Grecia nel 2015. Tsipras e Varoufakis, che è anche un cultore della Teoria dei Giochi, hanno provando a spiazzare l’UE lanciando con il referendum una sorta di “gioco del coniglio” in cui in due lanciano simultaneamente le auto verso un burrone. Chi sterza prima per evitare il burrone fa la figura del coniglio. Ma se nessuno sterza, entrambi muoiono. Tsipras e Varoufakis decisero di sterzare prima del burrone. Certo l’Italia ha altre dimensioni, ma ci sono pesanti indizi che le cose non andrebbero diversamente. Come molti economisti sostengono, anche euroscettici, uscire dall’Euro non è come non essere mai entrati.

La Germania sta in questi giorni discutendo di una clausola per l’Eurexit per tutti i pesi europei al fine di dotarsi di un’opzione con cui rendere credibile la minaccia di uscire dall’euro nel caso in cui l’area si trasformasse in un’unione di rischi da debiti sovrani gestiti da governi ritenuti fiscalmente irresponsabili. Lo scopo è mandare un messaggio chiaro ai governi  che parlano di uscire dall’euro, ma sono ben consapevoli ad oggi quanto l’inesistenza persino di un meccanismo previsto allo scopo renda tali parole pura propaganda a fini interni (vi dice qualcosa?).

Forse, volendo rimanere all’interno della cornice della teoria dei giochi, quando iniziamo a valutare azioni e reazioni dei giocatori la soluzione è quella del famoso dilemma del prigioniero, ovvero dalla soluzione “non confessare/non confessare” a quella “rimanere nell’euro/concedere flessibilità”. Questo finché non mutiamo le condizioni a nostro vantaggio, cercando di far partire una strategia di lunga durata che preveda collaborazioni con altri paesi, cercando di rovesciare i rapporti di forza e approfittando di momenti propizi.

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