Brexit. Ma chi glie l’ha fatta fare?

It is hard to avoid the conclusion that the Brexit process – which has added to investment uncertainty and squeezed consumers – is the main reason why the British economy is underperforming so badly at the moment (Andrew Sentance, former member of the Bank of England).

Pare che la trattativa UE-Regno Unito sia a una svolta e che i punti principali siano stati concordati. Ciò non di meno il processo sarà ancora lungo e si possono prevedere impasse e problemi a venire. Al momento l’inadeguata Theresa May può tirare un momentaneo sospiro e sopravvivere politicamente. Vedremo per quanto.

Su cosa verte – al momento – l’accordo?

  • diritti di permanenza ai cittadini europei nel Regno Unito, sottoposti alle normative europee come prima dell’annuncio della Brexit; non per sempre, ma per una lunga fase di transizione “monitorata da un’autorità internazionale indipendente”;
  • sulla spinosa faccenda dell’Irlanda Theresa May ha sostanzialmente capitolato, garantendo di evitare una “frontiera dura”; in che modo garantire, allo stesso tempo, allineamento economico e cooperazione quando l’Irlanda è membro UE e la Gran Bretagna no, non è chiaro, ma questo è l’impegno e la UE vigilerà;
  • quattrini: per vari motivi l’uscita dall’Unione costerà alla Gran Bretagna una montagna di soldi; si temeva fino a 100 miliardi di Euro; poi se ne sono stimati circa 60, ma il governo si sta affannando a dire che sono di meno. I conti precisi sono impossibili ma è certo che non saranno noccioline;
  • permangono questioni da chiarire sul fronte Euratom (che significa garantire la sicurezza nucleare nel proprio territorio in linea con le procedure europee) ma si va verso un tentativo stringente in merito alle responsabilità britanniche sulle proprie scorie;
  • disaccordo sulla circolazione delle merci… Disaccordo su procedure giudiziarie e controversie…

(Dettagli nel buon servizio del Sole 24 ore).

Ci sarà qualche motivo se il pittoresco Nigel Farage si è detto contrario a questo inizio di accordo: restano gli stranieri, ci saranno costi elevati… Ben diverso dal paradiso di latte e miele che lui e altri demagoghi avevano promesso al Paese, mentre si teme la fuga di importanti imprese da Londra (solo il settore bancario, potenzialmente in fuga da Londra, potrebbe portare alla perdita di 75.000 posti di lavoro), il PIL cala in comparazione con gli altri paesi europei, la sterlina si è indebolita, eccetera. Ma i motivi di afflizione sono destinati ad aumentare: per esempio la questione irlandese, assolutamente cruciale, non è chiara per niente. Se il negoziato ha stabilito – come segnalato sopra – che si manterrà un equilibrio fra i due regimi giuridici e commerciali (fra Irlanda e Irlanda del Nord e Gran Bretagna), nessuno ha capito come si potrà in concreto mantenere questa promessa), sulla quale l’UE non intende recedere ma la May non può calare le brache. Il fatto che si sia raggiunto un accordo preliminare non deve assolutamente far pensare che la strada per rendere effettiva la Brexit sia tracciata. E’ solo stato detto che tale strada si farà, mettendo i paletti principali (per esempio: esigenze politiche britanniche ed economiche Irlandesi – queste ultime ovviamente sostenute in pieno dagli europei). Come però tracciare quella strada non è per niente chiaro semplicemente perché alla stupida dichiarazione “Usciamo dall’Europa” nessuno ha preteso di mostrare regole, percorsi e soluzioni possibili (‘possibili’, non necessariamente desiderate), e coloro – minoranze di stupidi intellettuali venduti al nemico e a Bilderberg – che ci hanno provato sono stati derisi, calunniati e comunque inascoltati.

Adesso che anche i più ottusi sudditi di Sua Maestà cominciano a subodorare di essere stati presi per il sedere che spazio c’è per tornare indietro? L’OECD ha provocato un piccolo dibattito suggerendo un secondo referendum, subito spento dalle dichiarazioni governative. Ci pensate? Annuncio ai cittadini britannici: poiché siete stati scemi dando retta a figuri come Farage e Boris Johnson, e questa faccenda ci costerà un pozzo di soldi, debiliterà la nostra economia, non manderà via gli stranieri, eccetera eccetera, che ne dite se rifacciamo un ben referendum e mostriamo al mondo di essere più intelligenti? E’ politicamente improponibile perché i sostenitori della Brexit, ovviamente, non erano pochi politicanti da circo, ma ampi settori conservatori e vaste zone dell’entroterra inglese e gallese. L’unica via di uscita per i Tory (e la May) è restare sulla tigre che stanno cavalcando cercando di non farsi troppo male e, contemporaneamente, sapendo in cuor loro che invece di male se ne faranno moltissimo.

Malgrado sia facile trovare autorevoli commenti pessimistici, nella stampa britannica e internazionale, una sola cosa è al momento certa: nessuno sa bene cosa accadrà. Personalmente credo che la storia della Brexit sia attualmente, e sarà in futuro, piuttosto negativa per l’Europa e molto negativa per la Gran Bretagna. Che i negoziati saranno lunghi e insoddisfacenti. Che la Brexit alimenterà forze centrifughe localistiche. Che con la Brexit l’idea di Europa si sia appannata e che la credibilità europea negli scenari internazionali sia stata minata.

Tutta la storia è folle. E’ folle la demagogia dei populisti che cavalcano con scellerata superficialità il populismo più bieco a fini bassamente elettorali, di visibilità narcisistica, di mantenimento di piccoli ritagli di potere. E’ folle dare in mano al popolo ignorante (so cosa ho scritto: ‘popolo ignorante’; difficile smentirmi) l’ultima parola su questioni meramente tecniche di cui nulla sa e capisce, travestendola con facili slogan totalmente falsi e irreali ma tanto suadenti alle orecchie di chi non è abituato a ragionare. Se dobbiamo trarre una lezione dalla Brexit è assolutamente questa: il populismo non paga. Il populismo è eversivo. Il populismo uccide la democrazia fingendo di ampliare le basi del consenso. Il populismo affama e rovina i popoli. Guardate Trump in America. Guardate il pasticcio della Catalogna. Guardate l’occasione perduta in Italia il 4 dicembre scorso.

5 commenti

  • Dino Siccardi

    D’accordo su tutto tranne per il 4 dicembre: lì i veri populisti erano quelli del Sì.

  • Si sono d’accordo sulla Brexit,ma,noi abbiamo fatto molto peggio degli inglesi votando no al referendum
    Italia e Uk continuano ad essere la palla al piede della Ue

  • Condivido anch’io quanto scrivi, tranne la questione del Referendum Costituzionale del 4 dicembre. Non tanto per la sostanza, perchè qualche ritocco si dovrà fare, ma per il metodo un po’ troppo spannometrico con cui si voleva procedere, frutto peraltro delle pressioni UE che si stanno esercitando anche nei confronti di altre Costituzioni. Oggi come oggi, anche se non applicata come si dovrebbe, la Costituzione è l’ultimo baluardo democratico che ci rende ancora indipendenti come Nazione, bisogna procedere con i piedi di piombo!

  • Noi non abbiamo nessuna indipendenza
    Anzi siamo dipendenti dalla Ue,per la nostra storia,ovvero un paese senza storia
    La “costituzione più bella del mondo”,serve ancora a un sistema referenziale,che continuerà a stare sul filo del rasoio,senza nessuna rilevanza
    Questo paese è morto,ma, nessuno gli farà un funerale abusivo,in un paese di abusivi
    La verità che in un paese blindato nel localismo di destra,sinistra e sopratutto in mano al localismo bancario ed economico,non ha Nessuna possibiltà di cambiare
    Punto,anzi abbondiamo due punti (cit)

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