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Italicum. Quali sono le ragioni vere di tutto ‘sto bordello?

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La bagarre. Termine giornalistico come ‘vacanzieri’, ‘torrida estate’ e altri cliché linguistici che entrano nell’uso comune; in questo caso un simpatico francesismo per dire rissa parlamentare, tafferuglio politico, lancio di crisantemi (contro Renzi), ingollamento di mortadella (contro Prodi), esposizione di volantini, manifesti, corde da impiccato… Perché nel Parlamento le chiacchiere a un certo punto finiscono e c’è bisogno di mostrare, esibire l’indignazione suprema, lo scandalo indicibile a cui si assiste, la mostruosità inenarrabile degli avversari. E giù un bel cazzotto se l’avversario è a tiro. E sia bagarre, quella vista alla Camera dopo l’annuncio della fiducia all’Italicum.

Muoia Berluscone con tutti i filistei

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E spesso, per farci del male, gli strumenti dell’oscurità ci dicono delle verità, guadagnano la nostra fiducia su delle questioni marginali per tradirci in faccende dalle conseguenze molto più profonde (Shakespeare, Macbeth, I, 3).

Ho sempre trovato morbosamente interessante la solitaria fine di certi dittatori potentissimi nei tempi di gloria che, rapidamente rovesciati da forze oppositrici, non trovano la lucidità per comprendere realmente il volgere negativo degli eventi, non colgono l’occasione per salvare il salvabile (innanzitutto loro stessi) quando ancora ne hanno l’opportunità e, in sostanza, finiscono catturati, umiliati, ammazzati ed esposti col loro corpo martoriato al pubblico disprezzo. I casi più recenti sono stati Saddam Hussein in Irak e Gheddafi in Libia, ma risalendo la storia, pur con diversità ovvie, anche Mussolini, Nicola II, Luigi XVI e un certo numero di imperatori romani.

L’Italia è bipartitica da settant’anni. E sempre moderata

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Guardate che non è mica vero che l’Italia sia un disastro pluripartitico, e non è vero neppure che ci sia alternanza, com’è vero che il pericolo dei comunisti è sempre stata solo una fortunata gag di Berlusconi. Se guardate il quadro da un pochino più di distanza, diciamo da un paio di passi indietro, vedete che le cose appaiono caotiche solo nominalmente, che i colpi di scena, le crisi di governo, i rimpasti e i tradimenti sono sempre e solo stati un gioco complicato, a volte perverso, giocato per ragioni diversissime da quelle della normale lotta politica di ideali, forze sociali contrapposte, obiettivi alternativi sostenuti da forze diverse. Al massimo si è trattato di compravendite, vendette, avvisi mafiosi, ambizioni personali, ripicche e altre tipiche sciocchezze condominiali. Provo a convincervi.

Nel Paese dove dimora Renzi non vivono Landini e Fassina

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Un anno di governo Renzi (dal 22 Febbraio 2014) e un bilancio che appare nefasto a molte componenti politiche, ottimo ad altre e con chiaro-scuri ai commentatori più moderati. Io non tenterò alcun bilancio politico in senso tradizionale; voi lettori avete le vostre idee e non sarò io a farvele cambiare, e potete trovare sui giornali on line ottime riflessioni, alcune delle quali segnalate in fondo a questo articolo. Il bilancio che voglio fare non riguarda le riforme fatte o non fatte, quelle fatte a metà, quelle accusate di essere nocive in quanto “non di sinistra”… I lettori potranno trovare su questo blog molteplici articoli di Ottonieri che hanno fatto le bucce a queste riforme cogliendone elementi positivi e spesso negativi. Quello che io vorrei mettere al centro della mia breve riflessione è sostanzialmente culturale, e riguarda l’enorme strappo dato da Renzi alla politica tradizionale cercando nel contempo di vederne alcune conseguenze di prospettiva.

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Quel magico decennio, 25 anni fa, quando tutto iniziò ad andare a rotoli

 

“Sì, scrivere come si pensa è una bella cosa,” rispose Pococurante; “è il privilegio dell’uomo. In tutta la nostra Italia si scrive unicamente quel che non si pensa; gli abitanti della patria dei Cesari e degli Antonini non ardiscono avere un’idea se prima non gliene dà licenza un domenicano” (Voltaire, Candido).

Quando ero bambino (un sacco di anni fa, sì), tutto andava abbastanza bene: c’erano le mezze stagioni; il cinematografo era un divertimento meraviglioso; ci potevamo permettere la carne una volta a settimana ma mia mamma, grande cuoca, sapeva appagarci tutti i giorni; la guerra in Europa era un ricordo e di lontane guerre in posti sconosciuti si sentiva a malapena parlare in TV. Chi ce l’aveva. Naturalmente i miei genitori erano preoccupati per il confronto nucleare fra i blocchi, la crisi di Cuba etc., ma io che ne sapevo? Questo è durato a lungo. Sono cresciuto con l’impagabile lotta politica fra democristiani e comunisti, con l’idea degli italiani brava gente e dei poveri negri come sono trattati male in America, l’idea del crescente benessere e del boom (di bambini e di PIL), le prospettive di un mercato comune europeo, addirittura! Poi, più tardi, gli hippie, la guerra del Vietnam e Canzonissima, ma sì, tutti assieme mescolati in un unico spettacolo pirotecnico che si ammirava da lontano: tragedie e commedie, tutte assieme, in ben due canali televisivi!

Poi è accaduto che questo finto cerchio di innocenza si spezzasse.

Ma dove sono finiti i liberali?

 

27 Ma i liberali dove sono finiti

La veloce mutazione dello scenario politico italiano mette in discussione le classiche categorie politiche del Novecento. All’epoca della Prima Repubblica avevamo destra reazionaria, cattolici, sparuti gruppi di liberali, socialisti e comunisti, con varie e complicate sfaccettature e sovrapposizioni, che potevamo, con qualche sforzo e adattamento, ricondurre a succedanei del pensiero liberale (per lo più in salsa cattolica) e socialdemocratico (in nuce, e più chiaramente distinguibile dopo Berlinguer). Poi Mani Pulite, il travaglio del sistema politico e l’avventura berlusconiana, sedicente liberale, durata complessivamente un ventennio. Oggi il berlusconismo è al tramonto e cercano di affermarsi il populismo di Grillo e il liberalsocialismo di Renzi (mi assumo la responsabilità di questa provvisoria definizione per il programma di Renzi). Mentre una fattispecie di socialdemocrazia sopravvive nel PD (anzi: molte fattispecie; troppe) mi chiedo dove siano finiti i liberali, semmai ve ne sia stato qualcuno in questi decenni. A mio avviso non ce n’è neppure uno in Forza Italia perché Berlusconi, come argomenterò qui, tutto è fuorché un liberale, e il berlusconismo ha ammazzato quel che c’era di liberalismo alle origini del movimento. Grillo rappresenta l’antitesi del pensiero liberale, e certamente non è nel M5S che troviamo i superstiti di questa nobile tradizione politica. Vuoi vedere che i sopravissuti si trovano proprio nel PD di Renzi?