Muoia Berluscone con tutti i filistei

ercole-cover

E spesso, per farci del male, gli strumenti dell’oscurità ci dicono delle verità, guadagnano la nostra fiducia su delle questioni marginali per tradirci in faccende dalle conseguenze molto più profonde (Shakespeare, Macbeth, I, 3).

Ho sempre trovato morbosamente interessante la solitaria fine di certi dittatori potentissimi nei tempi di gloria che, rapidamente rovesciati da forze oppositrici, non trovano la lucidità per comprendere realmente il volgere negativo degli eventi, non colgono l’occasione per salvare il salvabile (innanzitutto loro stessi) quando ancora ne hanno l’opportunità e, in sostanza, finiscono catturati, umiliati, ammazzati ed esposti col loro corpo martoriato al pubblico disprezzo. I casi più recenti sono stati Saddam Hussein in Irak e Gheddafi in Libia, ma risalendo la storia, pur con diversità ovvie, anche Mussolini, Nicola II, Luigi XVI e un certo numero di imperatori romani. Sia Saddam che Gheddafi, per esempio, non potevano non vedere che la coalizione militare oppositrice era soverchiante; non potevano non cogliere le prime disfatte sul campo; e le profferte di salvaguardia arrivarono e furono rifiutate. Perché? In quegli ultimi catastrofici giorni hanno coltivato l’illusione di un ribaltamento della fortuna a loro favore? O, consapevoli della fine, hanno preferito la Bella Morte? Una bella morte che ha trascinato familiari, sodali, sostenitori e le intere sorti del Paese.

Io credo che la fine di questi tiranni sia stata avvolta dall’inconsapevolezza, o prevalentemente da un delirio onnipotente sviluppato dopo anni di governo assoluto generatore di un narcisismo estremo. Occorre considerare come un tiranno arriva al potere: in molti casi col delitto e la menzogna, indubbiamente, ma – questo conta di più – col consenso di un gruppo sodale che lo porta, lo accompagna, lo sostiene (per convinzione o per convenienza); questo sostegno è adulativo, acritico e protettivo rispetto alla verità del mondo; una verità che sconferma i successi presunti e le vittorie declamate dalla propaganda e che non devono inquinare l’idea di onnipotenza che il tiranno coltiva di se stesso. Il tiranno è un vincitore (è arrivato al potere, forse anche con una certa facilità); il tiranno è un presuntuoso narcisista (il potere è suo perché se lo merita); il tiranno fa solo cose giuste (perché la corte adulatrice glie lo fa credere). Anni di questa dieta creano una frattura insanabile con la realtà; le povertà e le miserie del popolo sono solo parzialmente intraviste, e con fastidio, e con sospetto (quelli che protestano e insidiano il potere del tiranno sono persone cattive, in realtà vogliono il potere per loro); i buoni consiglieri che provano a mostrare i limiti dell’azione tirannica sono subdoli traditori da eliminare e i loro consigli sono interpretati come menzogne.

Questo perverso quadro personologico a un certo punto non può essere abbandonato, diventa l’essenza della personalità e affonda le radici su elementi profondi della propria identità. Il mondo crolla attorno, e non è che non si vedono le macerie, ma il tiranno non riesce a separare la propria sorte da quella di quel mondo, perché lui è quel mondo e quel mondo è lui stesso. La falsa verità è una bugia creduta anche da chi l’ha costruita per i propri fini. La realtà continua a essere vista attraverso il potente filtro del proprio ego, ormai ipertrofico, e attraverso i consigli degli ultimi servi che – pur semmai comprendendo in parte la situazione – non hanno più alternative; perché non possono sconfermare le menzogne dette per anni al loro principe; perché sono invisi al popolo, e agli oppositori che stanno arrivando, quanto e più del tiranno, avendo compiuto azioni tremende in nome e per conto suo ma con più solerzia e meno giustificazione. Il mondo che crolla attorno a lui non concede quindi al tiranno una via d’uscita; per lui non esiste nessun altro mondo dove andare senza privarsi della sua identità. Resiste. E muore.

Questa discussione sulla psicologia del tiranno è naturalmente un’analogia. Berlusconi, che è l’oggetto di questa riflessione, non è affatto un tiranno né qualcuno attenta alla sua vita, ma la sua tristissima fine, cui assistiamo in questi mesi con una certa indifferenza (e tale indifferenza, ne converrete, è un significativo indicatore di questo declino), si inquadra in una dimensione psicologica piuttosto simile. I cronisti che raccontano di Berlusconi narrano della sua assenza, di una certa confusione che lo avvolge, la delega a un bizzarro cerchio magico femminile (Mariarosaria Rossi, Francesca Pascale, Deborah Bergamini) politicamente inconsistente ma in grado di condizionare tempi, modi e destini dell’ex Cavaliere e di molti politici che fino a pochissimi mesi fa erano di primissimo piano (un’idea, questa dell’inanità berlusconiana governata da ciniche kapò, non da tutti condivisa, ma il cuore del ragionamento non cambia di molto). Berlusconi, col patto del Nazareno, ha avuta la capacità di seguire buoni consigli che avrebbero permesso a lui e al suo partito, pur nell’inevitabile ridimensionamento, di avere un futuro; con la sua rottura e con l’attuale deriva a destra, nelle braccia del lepenista Salvini, la fine drammatica si avvicina invece a grandi passi. Ed ecco di conseguenza l’inevitabile guerra per bande fra chi fugge (Bondi, forse prossimamente Verdini), chi guarda annichilito il disfacimento del partito (i vecchi sostenitori di tante battaglie come Letta, Confalonieri, ormai allontanati e inascoltati) e chi si prepara a governare sulle macerie, come Fitto.

E anche sugli avvoltoi, immagine che uso come altra analogia perché il servizio reso da questi nobili animali è noto, occorrerebbe scrivere un trattatello. Se si vuole evitare l’insostenibile e semplicistica tesi della stupidità collettiva che albergherebbe in Forza Italia occorre capire che alcuni personaggi traggono vantaggio dalle macerie, macerie che hanno seppellito il vecchio tiranno, sconfitto e quindi in torto, e che creano un’occasione di rifondazione e di fortuna personale. In statu nascendi molte cose meravigliose sono possibili: una nuova storia, un nuovo leader, un nuovo destino… Chi cavalca le macerie lasciate dal vecchio leader spera in questo. Scomparso il vecchio, il poco che rimane sarà comunque suo, e con l’aiuto di Dio chissà dove si potrà arrivare? In realtà costruire su macerie non porta lontano. Le condizioni storiche non sono le stesse; il carisma non è il medesimo; i patti da stringere coi vecchi sodali che cercano una seconda chance nella nuova avventura sono forzosamente avvelenati. In pratica, come dice il detto popolare, il morto trascina il vivo e l’epopea berlusconiana, nella sua implosione, seppellirà anche i suoi eredi.

Non occorre una laurea in scienze politiche per capire le ragioni del buco nero berlusconiano. Un partito-azienda, finto negli organismi dirigenti, fasullo nel programma politico, antitetico a qualunque reale forma di espressione democratica interna, chiaramente illiberale nel linguaggio e nella prassi politica… Che Berlusconi sia stato amato e votato da milioni di persone non rende meno vera questa impietosa analisi ma, semplicemente, rende più penosa la realtà di un Paese governato per vent’anni dal populismo. La conclusione a mio avviso è estremamente semplice: da un lato il Movimento 5 Stelle è destinato a fare analoga fine; non ci saranno vicende giudiziarie a turbare i sonni del padrone, e forse non ci sarà un Fitto grillino a reclamare le macerie, ma il populismo si nutre solo di slogan e sogni finché il popolo accetta di nutrirsi di parole e bugie; può durare a lungo, come ci ha fatto vedere Berlusconi, ma non può durare per sempre. D’altro lato, che piaccia o meno, i due partiti al momento più forti coi leader più carismatici sono il PD di Renzi e la Lega di Salvini. Saranno pure autoritari come qualcuno dice, decisionisti, antipatici, annichilatori delle minoranze interne, ma non dimentichiamo che sono arrivati a posizioni di vertice nei rispettivi partiti attraverso il vaglio e le sfide di meccanismo interni democratici. La differenza non è formale, ma sostanziale. Salvini e Renzi, che vi piacciano o no, solo frutti della democrazia, mentre Berlusconi non lo è stato per niente.

Silvio Berlusconi

2 commenti

  • Semplificando all’estremo, a mio parere, credo che il Berlusca abbia raggiunto alla fine i traguardi minimi che si poneva (ma non tutto quello che voleva). Un posto nella storia politica italiana. Un posto nella storia in generale. Credo che il suo piacere più grande sarebbe quello di leggere il proprio nome al fianco di quello di W. Churchill. Purtroppo per lui non credo che gli storiografi glie lo concederanno. Penso.

  • L’affermazione che a mio parere racchiude in sè l’essenza del discorso è “il populismo si nutre solo di slogan e sogni finché il popolo accetta di nutrirsi di parole e bugie”. E’ terribilmente vera. Io ho assistito ai comizi di chi prometteva, proponendosi come ‘nuovo’, e ho letto negli occhi delle persone la voglia di cambiamento appoggiarsi maldestramente sulle illusioni. Andavo ai comizi per studiare la gente, per capire quali sarebbero stati i votanti, e mi convincevo sempre più di quanto sia estremamente facile catturare la fiducia di chi spera. Bastano appunto delle bugie ben raccontate, promesse di felicità a buon mercato (gli slogan berlusconiani ‘qualsiasi cosa per tutti’, o quelli M5S ‘ognuno vale uno’, e più indietro nel tempo i ‘celodurismi’ di Bossi). Slogan adatti ad ogni epoca, quelli dei periodi di crisi diversi da quelli dell’epoca della crescita economica. E quando non bastano le prove ex post per confutare la validità di chi aveva fatto certe promesse, è perché gli ammiratori votanti continuano ad illudersi e giustificano l’operato del loro leader idealizzato, sostenendo che è solo a causa delle resistenze dell’opposizione che non è riuscito a realizzare quanto promesso.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...