Italicum. Quali sono le ragioni vere di tutto ‘sto bordello?

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La bagarre. Termine giornalistico come ‘vacanzieri’, ‘torrida estate’ e altri cliché linguistici che entrano nell’uso comune; in questo caso un simpatico francesismo per dire rissa parlamentare, tafferuglio politico, lancio di crisantemi (contro Renzi), ingollamento di mortadella (contro Prodi), esposizione di volantini, manifesti, corde da impiccato… Perché nel Parlamento le chiacchiere a un certo punto finiscono e c’è bisogno di mostrare, esibire l’indignazione suprema, lo scandalo indicibile a cui si assiste, la mostruosità inenarrabile degli avversari. E giù un bel cazzotto se l’avversario è a tiro. E sia bagarre, quella vista alla Camera dopo l’annuncio della fiducia all’Italicum. E anche sui social network, ovviamente, con twitteri disperati che evocano il fascismo e – così io mi immagino – sono in procinto di darsi alla macchia per una nuova resistenza; e i blogger che preparano i materassi; e le opposizioni che stanno per salire sui barconi e chiedere asilo politico alla Libia poiché in Italia, signori, c’è la dittatura, ma sì, diciamolo chiaro e tondo: una banda di loschi figuri ha preso il potere con la forza e ora fa strame della Costituzione più bella del mondo e delle nostre rispettabili libertà. Questo è il quadro che traspare sul Web, e se è sul Web vuol dire che è vero.

Sono consapevole che proporre un commento è praticamente impossibile nel clima perennemente avvelenato della politica italiana. Quando ero più giovane o eri comunista o democristiano; poi si era berlusconiani o anti-berlusconiani; adesso si è renziani o anti-renziani. Non è possibile cercare di capire, distinguere, selezionare cosa ci sia di buono o di cattivo nelle diverse espressioni politiche perché ciascun giudizio viene etichettato a seconda della bisogna in ‘amico’ o ‘nemico’, ed è con un certo timore che affronto l’argomento. Prima di entrarci compiutamente (io voglio parlare della bagarre e non prenderne parte) è bene quindi che chiarisca: io personalmente ritengo che sarebbe stata meglio una legge elettorale assai diversa, preferibilmente un maggioritario di collegio a doppio turno come illustrato più volte e inutilmente da Sartori; anche qui su HR abbiamo poi mostrato critiche e pregi dell’Italicum, critiche e pregi – che certo ognuno vede ed enfatizza a modo suo – sottolineati anche da autorevoli politologi come Barbera che vi invito a leggere per esprimere poi un’opinione di merito sulla legge. Ciò che voglio segnalare in questa excusatio preliminare (necessaria vista la pericolosa palude in cui mi sto per cacciare) è che l’Italicum, di per sé, ha alcuni (tanti o pochi) pregi e alcuni (tanti o pochi) difetti, che è comunque incommensurabilmente migliore del Porcellum e che non è questo l’oggetto del contendere. La bagarre non nasce per l’imposizione di una nuova legge truffa, come gli oppositori ora sostengono, ma per il metodo, giudicato violento e prevaricatore, rispetto a una legge ritenuta migliorabile, imperfetta, con difetti etc. etc. come qualunque legge votata dal Governo Badoglio in poi, dove ciascun provvedimento proposto è stato votato da qualcuno a favore e da qualcun altro contro.

renzi-piccolo-dittatoreL’Italicum quindi non è altro che una legge; non è incostituzionale; non è un granché ma neppure una porcata; non è promulgata da un Parlamento illegittimo come pretendono alcuni perché la Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la Legge 270/2005 (il Porcellum) ha anche esplicitamente affermato che il Parlamento, per quanto eletto da legge dichiarata incostituzionale, è legittimo e titolato a formulare una nuova legge elettorale. Infine Renzi il Despota. Il Tiranno è il legittimo segretario del PD dove ha prima perso le primarie del 2012 da candidato premier, quelle vinte da Bersani, per poi stravincere quelle del 2013 da segretario con un sonoro 68% (Cuperlo 18%, Civati 14%). Ha vinto, e se la segreteria e la direzione PD sono saldamente in mano ai “renziani” (a norma di Statuto) e se questo gli consente di far passare – sempre a larga maggioranza – le sue proposte non è una distorsione della Democrazia ma il suo contrario; al prossimo Congresso PD le minoranze potranno fare i conti, buttarlo giù dal trono e avere loro una salda maggioranza negli organi politici interni.

Risolti questi ultimi problemi la verità nuda ci conduce sempre più sul Dittatore e i suoi spaventosi modi di intendere la vita politica; la bagarre è stata un grido di dolore verso la sua burbanza, il decisionismo incapace di mediare, la protervia dell’imposizione perfino della fiducia su una materia – la legge elettorale – di così grande sensibilità democratica. Anche qui vorrei fare due piccoli ragionamenti: fra i partigiani anti-renziani vi sono forze politiche impresentabili nella loro faccia tosta come Forza Italia che il medesimo testo di legge ha da poco approvato al Senato. Poi c’è stata l’elezione di Mattarella, lo strappo del Nazareno, lo scivolamento suicida di Berlusconi verso Salvini e quindi l’Italicum è improvvisamente diventato incostituzionale e Renzi un fascista. Ridicolo. Molto più interessante sotto il profilo di una moderna psicopatologia politica la posizione delle minoranze PD (questo è il vero nodo politico) che hanno voticchiato col mal di pancia nelle precedenti letture, sempre insistendo per modifiche (in parte apportate al disegno originario di Renzi) a tratti in contraddizione con quanto da loro stessi affermato in precedenti circostanze, e che ora sono al redde rationem senza un disegno né un’alternativa. Perché alla fin fine il percorso che il Duce ha in mente è chiarissimo:

  1. chiedo la fiducia; se c’è una maggioranza parlamentare così convintamente certa dell’abominio di questa legge voti contro e la legge non passerà, anzi: io sarò costretto alle dimissioni;
  2. sfiducia? Elezioni anticipate.

renzi-nerone-639345Vorrei concludere: che Renzi marci sulla pusillanimità dei suoi detrattori è fuori di dubbio. Abbiamo scritto molto tempo fa, proprio qui su HR, che Renzi è un decisionista burbante, un Cesare arrogante, cercando di spiegarne le ragioni nel quadro di una complessiva crisi di rappresentanza che ha spostato la politica dai gruppi ai leader, come illustrato anche nel precedente articolo su Salvini. Questo può piacere oppure no; può essere visto come un grave limite democratico o come una sua necessaria evoluzione; senza però perdere di vista il fatto che non è una scelta compiuta razionalmente da qualcuno ma un’evoluzione decennale iniziata – in Italia – con Berlusconi. Ma l’aggressività del leader è proporzionale alla pavidità dei suoi competitori. La sua arroganza misura e pesa quella dei suoi critici. Il suo osare (o abusare) è consentito dalla mancanza di alternative e di reale resistenza dei suoi oppositori. L’Italicum è davvero così ignobile e la fiducia sulla legge uno strappo intollerabile? Si voti la sfiducia, si liberi il Paese dal Satrapo e ci si avvii fiduciosi verso nuove elezioni, certi della gratitudine del popolo. Il PD è diventato un partito di destra, autoritario e compromesso? Ci si accomodi fuori dove i transfughi troveranno una caldissima accoglienza da Vendola, Landini, Ferrero e molti altri.

Perché questo non accade? Non vorrei cadere anch’io nei cliché banali dell’attaccamento alla poltrona, anche perché alcuni protagonisti di questa vicenda sono indubbiamente brave persone: Bersani, Cuperlo e molti altri credono alle loro idee, la poltrona – ne sono profondamente certo – non c’entra nulla. La frattura – per molti di costoro incomprensibile – è culturale: l’idea che non si debba discutere all’infinito su ciascun dettaglio come sempre si è fatto nella Ditta; l’idea che la concertazione non sia affatto una cosa buona ma, al contrario, una palude che ha bloccato l’Italia per decenni; l’idea che non esistono necessariamente più categorie di sinistra da sposare a prescindere contro categorie di destra da rigettare comunque (ne ho parlato QUI); l’idea che in politica non esiste l’ottimo assoluto ma solo il bene relativo nelle condizioni date… Ecco, io nel forsennato conflitto in seno al PD leggo più che altro questo: lo scontro fra un’idea politica (ideologica) e di organizzazione del ‘900 e una più moderna e adeguata ai tempi. E badate che “adeguata” ai tempi non significa necessariamente buona “in sé”, ma semplicemente buona “per sé”, una distinzione sottile forse ma indispensabile per capirci.

Commenti a favore dell’Italicum e dell’atteggiamento di Renzi:

Commenti contro l’Italicum e l’atteggiamento di Renzi:

Commenti neutrali:

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5 commenti

  • che l’Italicum sia una legge con pregi e difetti come qualsiasi altra legge e che sia infinitamente migliore del porcellum è una sua opinione, rispettabile, per carità. Che la bagarre riguardasse i modi da caudillo di Renzi e non la sostanza della legge è ancora una sua opinione personale. Insieme alla riforma del Senato l’Italicum si combina in maniera tale da non garantire più contrappesi al potere del capo e segna di fatto la fine della democrazia parlamentare. Questa non è mia opinione personale, è un dato di fatto inconfutabile, e per accorgersene basta studiarsele a fondo, le riforme.

    • Accidenti, il suo “dato di fatto inconfutabile” contro la mia “rispettabile opinione”. Ho perso!🙂

      • Accidenti che apertura al dialogo e che modestia! Sarà mica il gemello deviato di Renzi?

      • avevo messo in conto questa ironia, pazienza, ormai si fa molta confusione tra opinioni e fatti reali. Qui si fanno sempre analisi approfondite sui fatti reali, quindi mi piacerebbe che ci si dicesse con obiettività come e perché l’Italicum è una legge migliore del porcellum, e in che modo le riforme costituzionali renziane tuteleranno la democrazia parlamentare.

  • Dico la mia per il poco valore che ha: sono disturbatissimo dal modo propagandistico della Renzi and co. di spendere il capitale politico delle iniziative del governo. L’atteggiamento di sicumera sembra nascondere, nei limiti di quel che capisco, anche un certa poca fiducia nella capacità di discerrnimento dei cittadini. Ma qui ha ragione lui, basta chiacchiere. Soprattutto basta con le insopportabili chiacchiere del rischio democratico, che suonerebbero ridicole a chi non ha neppure una parvenza di democrazia. Poi le ho sentite ancora, ai tempi del Berlusca vincente e, per quanto non mi sia mai sentito rappresentato dal soggetto (eufemismo) avvertivo un distanza tra la realtà e l’attaccarsi alla qualunque per far sfogare il proprio rosicare per la vittoria dell’odioso nemico. Ora Renzi é l’odioso nemico. Cari saluti.

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