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Mi voglio ricordare di Berlusconi, anche se ormai non è più in grado di nuocere e sono lontani i tempi delle leggi ad personam. Me ne voglio ricordare perché il male che ha fatto all’Italia non è consistito in singole azioni isolate, ma in un progetto di modifica strutturale della morale e della politica; il “berlusconismo” è stato il suo lascito: il viatico per le destre, il populismo, il leaderismo, la politica come spettacolo. Mi voglio ricordare anche di Grillo, anche se la sua parabola è in forte declino, e del suo compare Casaleggio, che al di là delle sciocchezze enormi, delle contraddizioni e della brevità, tutto sommato, della loro stella, hanno elevato il populismo a ragione di stato, il qualunquismo e l’ignoranza a condizione onorevole e il trasformismo a logica esplicita della quale non vergognarsi, regalandoci, per di più, quella catastrofe per l’Italia di nome Di Maio. E mi voglio ricordare anche di Zingaretti, che al culmine di una gravissima crisi di identità del PD si è ritagliato il ruolo storico di persona sbagliata nel momento sbagliato, eliminando definitivamente ogni possibilità a breve termine di avere un partito credibile, popolare, riformista in grado di battere le destre più pericolose di sempre. Me li voglio ricordare tutti, perché in maniere diverse costoro sono i campioni che hanno fatto questa Italia, in queste condizioni, senza obiettivi, senza programmi, in uno stato di permanente guerra fredda civile.

La trattativa prosegue e proseguirà fino all'ultimo momento utile, pochi minuti prima dell'avvio della Direzione nazionale, convocata per giovedì alle 16. L'esito di quella riunione è scontato, Nicola Zingaretti ha dalla sua parte un'ampia maggioranza in grado di approvare le liste per le europee. Ma quello che ancora non è scontato è l'atteggiamento che manterranno le minoranze interne, la nuova componente guidata da Luca Lotti e Lorenzo Guerini (Base riformista, con acronimo Br, è solo un nome provvisorio, garantiscono) e quella turborenziana di Roberto Giachetti.

Francesco Calvo, L’intesa fra Pd e Mdp nel mirino delle minoranze dem, "HuffPost", 10 apr 2018.

Sostituire "Renzi" a Zingaretti, e "Civati, Gotor, Bersani etc." a Lotti, Guerini, Giachetti. Sembra di essere tornati a tre anni fa...

Il nostro pensiero sulle primarie PD è semplice e così riassumibile:

  1. bravo il PD che malgrado tutto ha il coraggio di provarci;
  2. bene la partecipazione, una prova di democrazia, un buon segnale per l’Italia;
  3. perplessità su Zingaretti e ciò che potrà fare; bene o male Zingaretti potrebbe significare uno spostamento “a sinistra” (se significa ancora qualcosa), il ritorno della Ditta, un passo indietro rispetto alla possibilità di unire, in una grande coalizione, forze democratiche socialiste e liberali assieme. Per non parlare della tentazione, speriamo ormai cessata, di un dialogo col M5S. Assieme alla segreteria Landini nella CGIL la polarizzazione a sinistra potrebbe diventare un rinchiudersi, una volta di più, nella riserva indiana dei giusti, creando le condizioni per nuove lacerazioni interne verso “destra” (Renzi e i cosiddetti renziani) e sostanzialmente favorendo Salvini e il populismo italiano che, abbandonando i 5 Stelle, si sta riposizionando su trincee più massimalista.
  4. A proposito del fantasma di Renzi che aleggiava su queste primarie: il fatto che Zingaretti abbia vinto senza bisogno di ballottaggio lo rafforza contro il potere di veto che Renzi e i suoi finora hanno avuto nel partito, grazie al peso che hanno nella Direzione e nei gruppi parlamentari. Potrebbe ora verificarsi il definitivo sfaldamento dello schieramento renziano e l’isolamento di quel “giglio magico” che per il PD in termini di consenso è ormai solo un danno.