Autore: Claudio Bezzi

Mandrakista. Intollerante.

Dalla lotta alla discriminazione all’omofobia cattolica

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Tutti leggiamo sui giornali, o apprendiamo dai notiziari, della sofferenza causata, a scuola, da bullismo omofobo, con ragazzini/e che ha volte finiscono col suicidarsi. Bulli omofobi a scuola, bulli omofobi nella vita; è da qui che è giusto partire. A seguito quindi del programma promosso dal Consiglio d’Europa “Combattere le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, al quale l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni (UNAR) ha aderito, è stata elaborata la Strategia Nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, che potete scaricare integralmente QUI.

Dio c’è?

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Quelli a cui Dio ha parlato sono quelli che dovevano averne più bisogno (Cormac McCarthy, Non è un paese per vecchi)

La provocazione di Veronesi sull’inesistenza di Dio e il dibattito che ne è seguito non sono novità; periodicamente qualche “grande vecchio” si interroga sul Grande Mistero (qualche mese fa fu Scalfari), è normale che sia così, può essere interessante richiamare le coscienze e le intelligenze a confrontarsi col G.M. ma, onestamente, c’è un elemento che continua a rendermi profondamente perplesso: l’improprio accento di “verità” che le parti coinvolte mettono in campo nel sostenere entrambe le tesi. Veronesi per esempio, racconta, si allontana da Dio di fronte al Male (devo scrivere anche questo con la maiuscola) di Auschwitz e poi, definitivamente, di fronte al cancro, che non riesce a collegare alla volontà di Dio. Il cancro debellabile solo con la capacità del chirurgo, con la scienza della medicina. Veronesi, da quel che capisco, fa quindi un’equazione di questo genere: il Male è incompatibile con Dio e le sue conseguenze sono debellabili solo con uno sforzo intellettuale (la scienza…) quindi Dio non esiste. È quel “quindi” che resta privo di qualunque spessore filosofico ed epistemologico e tradisce un pensiero semplificativo e ingenuo.

Un’analisi costi-benefici sulla convenienza (o no) di avere immigrati in Italia

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Il dibattito sull’immigrazione in Italia è reso opaco ed estremamente ideologico da elementi che attengono la sfera morale (bisogna soccorre i barconi vs. prima bisogna pensare agli italiani) e da dichiarazioni di merito che il cittadino non è in grado di verificare (per esempio: gli immigranti sono manovalanza per la criminalità; ci costano molti soldi…). Ciò rende difficile il giudizio distaccato necessario per qualunque seria politica dell’immigrazione in Italia e dà spazio a chi fa della demagogia anti-immigrazione un cavallo di battaglia per soffiare sul malcontento popolare a prescindere dalle ragioni, dalle mezze ragioni e, spesso, dalle mezze falsità asserite. Sono sostanzialmente due la macro-categorie argomentative contro gli immigrati: la prima riguarda le conseguenze sociali negative dell’immigrazione quali le malattie che porterebbero e la criminalità che alimenterebbero; di questo ho già trattato – riportando dati ufficiali – in un post dal titolo provocatorio I leghisti portano l’Ebola (un approfondimento sui soli romeni in un post successivo, Romeni in Italia). Qui affronterò invece il tema dei costi a prescindere da tutti gli altri elementi. La domanda cui vorrei rispondere è: gli immigrati sono una risorsa o un costo?

Antropologia dell’italica corruzione (e altre cialtronerie)

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Le classi superiori d’Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano è il più cinico di tutti i popolacci (Giacomo Leopardi).

Come sapete l’Italia non brilla per niente nelle classifiche internazionali sulla corruzione e la stampa ha parlato recentemente dell’analisi sul lobbying curata – come la maggior parte delle ricerche su questo tema – da Transparency International, dove emergono l’opacità e il ritardo italiano (culturale e normativo) anche su questo versante (da qui il download del rapporto). Guardando un po’ di dati di Transparency troviamo la drammatica conferma delle nostre convinzioni. Il Rapporto 2013 dedicato all’Italia è sconfortante.

Brittany, la decisione di morire e la dignità

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Qualche giorno fa Brittany si è tolta la vita. Il tumore al cervello non l’avrebbe risparmiata e lei ha deciso per il suicidio assistito in Oregon, dove si era trasferita proprio perché è uno dei cinque stati USA che consentono di mettere in pratica questa scelta estrema.

I cattolici non hanno gradito e il Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mons. Carrasco de Paula, dichiarando di “non giudicare le persone”, si scaglia contro la scelta del gesto e la mancanza di dignità che comporta, usando quindi, al contrario, le parole con le quali Brittany aveva giustificato il proprio suicidio, proprio la volontà di mantenere la dignità come persona, capace di intendere, autonoma…

Romeni in Italia

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Diversi anni fa, mentre cenavo in un affollato ristorante milanese, attaccai bottone con una signora che sedeva al tavolino attiguo (non pensate male: eravamo veramente tutti appiccicati). La signora parlava benissimo italiano ma era evidentemente straniera, e quando le chiesi da dove venisse mi rispose: “Vengo dal paese nemico dell’Italia, che voi odiate”. Insomma, era romena (o rumena, come preferite) e sapeva benissimo che in Italia c’è un sentimento non amichevole verso questo popolo europeo, membro dell’Unione, di lingua latina, di cui un milione di membri vive in Italia. Oltre a questo casuale incontro l’unica romena che conosco bene è la badante di mia suocera (ottima persona); per il resto vedo zingari che mi disturbano (molti di nazionalità romena ma, come tutti sapete, la storia dei rom non può essere fatta coincidere con quella dei romeni o degli altri popoli dell’Europa centrale e orientale che li ospitano) e mi allarmo per la cospicua, assai visibile e particolarmente violenta malavita romena che anche nella mia città ha compiuto delitti definibili “efferati”. Poiché scrivo su un blog voltairiano come HR, mi pongo però un semplice problema: c’è una corrispondenza genetica e inevitabile fra origine romena e violenza, una sorta di maledizione divina? O ci sono altre spiegazioni a questo fenomeno che allarma così potentemente l’immaginario italiano dando così tanti argomenti a gente con la quale non voglio mescolarmi, come Salvini? Ma poi: è proprio vero che l’Italia è afflitta da una piaga malavitosa romena?

Bambini che scompaiono

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Sparire, non farsi trovare più, irrintracciabili. Succede a una quantità impressionante di persone per le ragioni più svariate: alcune di matrice criminale, altre causate da malattie. Altre volte sono incidenti. Poi, a distanza di anni, viene ritrovato semmai un cadavere in circostanze surreali, come è accaduto pochi giorni fa a Primo Zanoli scomparso da un ospedale nel modenese e ritrovato mummificato in un cunicolo semi-inaccessibile del medesimo nosocomio. Come c’è finito? Un particolare momento di follia di un uomo fino alla sera prima normalissimo? Qualcuno ha ordito questo macabro piano per ragioni oscure?

L’Ebola da metafora a isteria di massa

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Quando un paio di mesi fa ho scritto su queste pagine dell’Ebola come metafora, ho trascurato alcune considerazioni alle quali pongo rimedio qui: la stupidità umana e la propensione all’isteria. Per il resto sottoscrivo ancora quell’articolo: l’Ebola non è il virus più pericoloso col quale conviviamo, le possibilità di una pandemia apocalittica in Occidente sono rare (perlomeno: se il virus non muterà; se non continueremo come occidentali a fare sciocchezze; se all’isteria si sostituirà una normale consapevolezza; se…) e sì, continuo a pensare che rappresenti una tremenda metafora dell’assedio che l’Occidentale percepisce al proprio edonismo, al proprio benessere, alla propria tranquillità da parte di una malattia schifosa, violenta, pericolosa che si propone come nemesi di quel popolo vinto e infelice che sopravvive in Africa.

Il Servizio Sanitario spreca soldi e la nostra salute

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È uscito da pochi giorni il rapporto del Programma Nazionale Esiti (se non siete registrati al portale del Ministero potete trovarne una discreta sintesi sul Sole 24 Ore) che rappresenta un sacrosanto tentativo di valutazione dell’efficacia del Sistema Sanitario Nazionale. So benissimo che il concetto di ‘valutazione’ è poco conosciuto e riconosciuto, in Italia; al massimo accettato quando tocca qualcun altro. I lettori di HR che volessero ripassare il significato tecnico di questo concetto, la sua utilità per la gestione delle politiche pubbliche e la sua necessità democratica può rileggere un vecchio post qui su HR. Il Programma Nazionale Esiti ha appunto a che fare con la valutazione e si chiede, semplicemente, cosa succede negli ospedali italiani dopo che un paziente si è fatto curare; si chiede se quelle cure siano state efficaci, se la mortalità post-operatoria non dipenda da cause riconoscibili (e sulle quali si potrebbe intervenire).

Perché l’Italia è solo al quinto posto per il turismo?

[I dati qui presentati sono stati aggiornati con un post del 21 Marzo 2018]

Le classifiche ufficiali sui flussi turistici ci dicono che siamo quinti al mondo. Io sobbalzo e mi chiedo: come sarebbe a dire SOLO quinti? I dati son quelli dell’UNWTO – World Tourism Organization che in breve sintesi ci dicono che la classifica 2011 è la seguente:

  1. Francia; 79,5 milioni di turisti;
  2. Stati Uniti: 62,3 milioni;
  3. Cina: 57,6 milioni;
  4. Spagna: 56,7 milioni;
  5. Italia: 46 milioni;
  6. Turchia: 29,4 milioni;
  7. Regno Unito: 29 milioni;
  8. Germania: 28,4;
  9. Malesia: 24,7 milioni;
  10. Messico: 23 milioni.

Se la Democrazia è gratis non vale nulla

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La Democrazia è gratis. Se sei cittadino italiano e non hai fatto qualche boiata pazzesca (ma proprio brutta brutta) tu puoi votare, fondare un partito, candidarti, governare il Paese e rappresentarlo nel mondo. Non devi fare nulla. Votare, per esempio, non costa nulla salvo quell’enorme seccatura di recarti al seggio, ma è proprio l’unica fatica. Non ti è richiesto di capire qualcosa di politica e puoi votare anche solo per sentito dire, perché un candidato ha la faccia che ti piace, perché lo vota anche il tuo amico del cuore; oppure puoi fare una scelta a caso, così per gioco, fare ambarabà cicì cocò e votare secondo la conta. È un tuo diritto, perché tu sei un cittadino, vali uno come tutti gli altri, e col tuo voto puoi fare ciò che credi. Anche se sei un vero bastardo hai diritto a votare; se picchi tua moglie e maltratti i figli, sei un lazzarone buono a nulla, abbandoni il cane e incendi i boschi, non sei capace di tenerti un lavoro, imbrogli, menti e sputi per terra, anche in questo caso sei e resti un cittadino, vali uno come tutti gli altri e hai il diritto di andare a votare come credi.

Io sto coi kurdi di Kobane

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Mi chiedevo perché mai l’ISIS avesse deciso di attaccare, con tanta determinazione, la città kurda di Kobane, così pericolosamente vicina al confine turco. Strategicamente parlando l’ISIS non ha bisogno di Kobane. Non mi sembrano molto credibili le ragioni relative alla necessità di un passaggio di rifornimenti clandestini dal confine turco (così il Washington Post) considerando che un’amplissima parte di quel confine è già controllata da ISIS e che, con la complicità turca, ingenti quantità di denari arrivano all’ISIS via Gaziantep e miliziani dall’Europa via Nusaybin. Certo, così circondata, soffocata ormai da ISIS, Kobane deve essere sembrata un boccone facile, ma credo ci sia qualcosa di più.

Come ho imparato a dimenticare la bomba

Più di una volta ho immaginato l’incanto che seguirebbe a una guerra atomica: finalmente la terra senza uomini! (Emile Michel Cioran)

Siete giovani? Siete troppo giovani per ricordare La Bomba? L’incubo di una generazione addirittura precedente la mia e che io bambino, poi ragazzo, ho assimilato di sfuggita, nella ricca fantascienza americana apocalittica, nell’ormai stracco confronto fra i blocchi cessato repentinamente nel 1989-1990. Il confronto nucleare non c’è mai stato, per fortuna, e adesso che abbiamo un’America così democratica da essere presieduta da un nero (!) e una Russia capitalista governata dal “caro amico” Putin (cit.) nessuno pensa alla Bomba. Non che il mondo sia perfetto, questo no, ma la Bomba… la Bomba no, non popola più i nostri incubi notturni. Male. Personalmente credo che ci si dovrebbe preoccupare molto più adesso che non trent’anni fa. Trent’anni fa il potere della Bomba era in mano a mezza dozzina di persone sul pianeta, soggette a diversi controlli di sicurezza. Oggi chi ha le chiavi degli arsenali nucleari? Perché questi arsenali sono ancora ricchi e pronti all’azione…