Ai cialtroni, prima o poi, arriva il conto

L’Italia, inutile negarlo, è disorientata. In occidente siamo ormai considerati i principali propagatori della temuta epidemia globale di Coronavirus, l’economia subirà una mazzata che non ho il coraggio di tentare di prevedere, le autorità politiche e amministrative del Paese, rigorosamente in ordine sparso e litigando tra loro, emanano provvedimenti contraddittori e di dubbia efficacia, di fronte, intendiamoci, a un problema complesso (e non mi riferisco solo al rischio sanitario).

Evitando di entrare nel merito specifico di cosa si potrebbe e dovrebbe fare per contenere l’epidemia e limitare i danni all’economia e alla società, vorrei invece dedicare una riflessione a una domanda che ho sentito spesso fare in questi giorni: perché noi?
Certo, è la tipica domanda di chi viene colpito da una disgrazia senza apparente motivo, e si guarda intorno vedendo che agli altri non è toccata, o è toccata in misura minore. Di solito, questa domanda non ha una risposta, perché il fulmine cade dove crede, e l’elemento casuale ha nella nostra vita un peso molto maggiore di quello che ci piacerebbe credere. Eppure…

Eppure, questa domanda nasconde, nel nostro caso, un grande e perniciosissimo nostro difetto collettivo, quello di credere che, in fondo, i conti si possano non pagare mai. Nel profondo del cuore, l’italiano è convinto di poter sfuggire alle conseguenze delle proprie azioni (sì, questo è un elenco di luoghi comuni. Ricordiamoci come fanno i “luoghi” a diventare “comuni”…):

  • Eleggo dei cialtroni a governarmi sperando di poterne ricavare un piccolo beneficio personale, o anche solo per antipatia verso “gli altri”?
  • Piuttosto che studiare e faticare cerco un modo per “andare avanti” lo stesso senza troppi sforzi? Se mio figlio va male a scuola me la prendo con gli insegnanti che gli danno brutti voti anziché con lui, o faccio ricorso al TAR se lo bocciano?
  • Se ho una responsabilità direttiva o amministrativa mi preoccupo solo di proteggere la mia immagine, evitando scelte impopolari e scaricando le mie responsabilità e i miei fallimenti su “altri”?
  • Se appartengo a una qualsiasi categoria faccio il possibile per “spremere” dalla collettività benefici giusti o iniqui, e per difendere rendite di posizione piccole e grandi?
  • Se sono un imprenditore, anziché investire nell’innovazione e nella crescita della produttività cerco modi per ottenere soldi pubblici, eludere le imposte, sottopagare il personale?
  • Se sono un comune cittadino, anziché accettare e applicare la legge e le norme di comportamento raccomandate dagli specialisti, preferisco il “fai da te” e passo il tempo a screditare istituzioni ed esperti e a diffondere notizie e opinioni false e manipolatorie?

Ebbene, tutto questo ha delle conseguenze. In genere, queste conseguenze si sviluppano troppo lentamente per essere facilmente associate alle loro cause (specialmente da chi giudica “di pancia”, non studia e non approfondisce, pensa che la competenza sia inutile e che tutto si possa “sistemare” alzando la voce o raccontando barzellette). Il declino del nostro Paese non nasce ieri, bensì negli anni Settanta e Ottanta dello scorso secolo, e l’Italia ha continuato, da allora, a fare scelte “di sistema” sbagliate, miopi, autolesionistiche, i cui costi stiamo pagando e pagheremo “a rate” sempre più pesanti.
Ma, a volte, capitano delle crisi in cui il prezzo di avere istituzioni farraginose, una classe politica apicale di semianalfabeti, uno spirito di cittadinanza inesistente, e insomma tutto quanto da anni noi di Hic Rhodus continuiamo tediosamente a ricordare ai nostri lettori, si paga tutto e subito. Arriva il conto, salato, e non c’è supercazzola che tenga: va pagato.

  • Hai un sistema istituzionale che delega irragionevolmente poteri chiave alle Regioni rendendo di fatto impossibile, specie in momenti critici, decidere e applicare una politica nazionale? Paga.
  • Hai un governo composto in maggioranza da persone mediocri, unite solo da un precario interesse tattico, che passano il tempo a cercare di capire come fregarsi l’un l’altro? Paga.
  • Hai un’opposizione che si può benevolmente definire cialtrona, che coglie ogni occasione per diffondere menzogne e lucrare su ignoranza e bassi istinti della “gente”? Paga.
  • Di fronte alle raccomandazioni globali dei competenti organismi internazionali tu decidi di improvvisare una tua politica “fai da te”, bloccando voli che non dovresti bloccare, evitando quarantene che dovresti applicare, eseguendo test in modo difforme da zona a zona e da momento a momento, tanto che la stessa OMS non può fare a meno di criticarti? Paga.
  • Hai delegato dei buffoni come Zaia e Fontana a governare le regioni più produttive d’Italia, e quelle che più hanno bisogno di un’immagine positiva verso l’estero, a partire dalla Cina? Paga.
  • Hai concittadini che, durante un’emergenza sanitaria, rifiutano il ricovero quando raccomandato o scappano dalle zone di quarantena per tornare a casa dalla mamma e diffondere il contagio anche dove non c’era? Paga.
  • E così via.

Quindi, io in effetti non so con certezza perché il contagio da Coronavirus abbia colpito più direttamente l’Italia di altri paesi, ma so perfettamente perché io, come cittadino italiano, di questo evento dovrò pagare un prezzo molto più alto del necessario. E sarebbe ancora più alto, astronomicamente più alto, se la nostra politica fosse già riuscita nell’impresa di smantellare il Servizio Sanitario Nazionale, al quale abbiamo dedicato tanti articoli qui su Hic Rhodus, non tanto per chiedere maggiori fondi pubblici, ma un approccio razionale e omogeneo ai servizi. Per ora, il SSN funziona ancora abbastanza, soprattutto grazie a chi ci lavora, e si sta facendo integralmente carico di quest’emergenza. Ricordiamoci di questi giorni, quando in futuro ci saranno scelte cruciali da fare.

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