Autore: Claudio Bezzi

Ordoliberista mandrakista. Intollerante.
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Essere buoni. Un dovere, una necessità o una scelta?

Mi interrogo periodicamente sul perché mai occorra essere buoni. In realtà ne ho parlato già qui su Hic Rhodus, sia nell’articolo intitolato Il bene come astrazione, dove relativizzo e cerco di smontare il valore assoluto solitamente associato a questo concetto, sia nel più recente Dei diritti e dei doveri dove in realtà il tema è solo sfiorato. Ora accade che leggo l’amico Comandante Nebbia che nel suo MenteCritica scrive un post dal titolo Migranti: Non agire ci rende assassini, che argomenta sulla necessità di smettere di assistere in mare i migranti e di intervenire militarmente sui luoghi di imbarco per distruggere i barconi, non essendo questi Paesi in grado di far rispettare la legge. Vi rimando al testo originale per un’argomentazione più precisa ricordando che in molti post il Comandante Nebbia ha assunto posizioni analoghe che potremmo sintetizzare così: l’azione umana deve seguire un percorso razionale, anche se giudicato “cattivo” secondo una certa morale, e non uno “buono” (sempre secondo una certa morale) ma irrazionale o chiaramente dannoso.

Come smascherare i mistificatori su Internet

“E’ confuso quello che dici.”

“Perché è vero”

(Daniel Pennac, Ecco la storia)

Sulla questione della verità e dintorni sono intervenuto più volte qui su Hic Rhodus, ma la lettera di un utente mi sollecita a mettere un po’ d’ordine su questioni davvero complicate.

Prima di tutto devo riportarvi la lettera, che fa riferimento a un mio post sul complottismo.

Posto che la realtà è complessa e consente la coesistenza di diverse “province di significato”, sta di fatto che talora il confine tra complottismo e “informazione libera da condizionamenti” mi appare di difficile discernimento. A tal proposito le allego le affermazioni di un amico per le quali non riesco a capire dove finisce uno degli aspetti sopra citati e comincia l’altro. Parliamo di un marxista antiamericano. Le chiederei un commento sull’insieme e, se le va, anche su singoli punti. La ringrazio in ogni caso e cortesi saluti.

E se smettessimo di seguire il calcio?

Mi sono deciso di rovinare la reputazione di Hic Rhodus perdendo in un colpo solo la metà dei lettori scrivendo un post contro il calcio. Che in Italia è un po’ come parlare male della mamma, sputare su un impiego alla Regione, far stracuocere gli spaghetti… Ho aspettato l’occasione buona e mi pare questa: buttati fuori con disonore dai Mondiali, privati dei vertici tecnici e federali, il popolo calcistico italiano appare inebetito e privo di capacità reattiva; per poco, lo so, ma intanto è possibile farla franca e allora ci provo. Il calcio è un brutto gioco; non è più uno sport ma al massimo uno spettacolo artefatto, un po’ come il wrestling; costa milioni alla collettività (non solo ai tifosi); provoca danni; è politicamente scorretto e immorale; è diseducativo. Credo di non avere dimenticato nulla, quindi corro ad argomentare.

L’immunità parlamentare e la riforma del Senato

Si è infiammato il dibattito sull’introduzione dell’immunità parlamentare nella proposta di riforma del Senato. La indignants-united ha riaperto bottega in un batter d’occhio per denunciare, dissacrare e (ah! se solo si potesse non solo metaforicamente!) linciare i bastardi della casta che ci provano sempre, a fregarci. Mi permetto di dissentire fortemente e di denunciare a mia volta la piccolezza d’analisi, la pura umoralità che sempre e sempre e sempre guida le denunce degli italiani, che si tratti di stabilire se Anna Maria Franzoni è vittima o assassina, se la Nazionale ai Mondiali sia eccezionale o brocca, se l’amatriciana si debba fare col guanciale o con la pancetta e se l’immunità parlamentare sia roba da schifosi profittatori della politica o no. Tanto l’argomento non è mai veramente importante, ciò che conta è denunciare, allarmare, inquietare, additare al pubblico ludibrio, graffiare il dibattito per dimostrare di esserci, come il vecchio Qfwfq nel racconto di Calvino Un segno nello spazio.

No alla violenza contro le donne

36 No alla violenza contro le donne

[I dati qui presentati sono stati aggiornati con un post del 27 Gennaio 2016 e con uno successivo del 21 Marzo 2018]

Troppo di frequente piangiamo donne uccise da mariti gelosi, fidanzati abbandonati, padri-padroni che non accettano l’indipendenza della figlia, e chiamiamo questo “femminicidio”, come nel recente caso di Motta Visconti, ultimo di una serie destinata a durare. Il problema è emerso a livello di coscienza collettiva da pochi anni, tanto che il legislatore è dovuto intervenire col decreto legge 14 Agosto 2013, n° 93 convertito con modifiche dalla Legge 15 Ottobre 2013, n° 119; la legge interviene sostanzialmente sul Codice penale con ampliamento dell’intervento dell’autorità, della casistica oggetto di tutela e inasprimento delle pene; nell’incipit del DL si può leggere:

Dei diritti e dei doveri

Dichiaro subito che la mia massima aspirazione è fare assolutamente tutto ciò che mi pare. Credo che questo sia il migliore incipit al presente articolo perché sono certo di essere in buona compagnia, e in questo modo spero di avere catturato la vostra attenzione e benevolenza perché purtroppo, a partire da tale aspirazione, dovrò condividere con tutti voi l’impossibilità di realizzarla completamente. Poiché siete amici vi risparmio tutta la pletora di teorie socio-antropologiche su come siamo finiti, nei millenni, a costruirci una gabbia sempre più fitta di regole (che hanno molto a che fare coi doveri e un po’ coi diritti); sapete, io non uccido voi e voi non uccidete me, io non vengo a rubare la tua mucca e tu non provi a stuprare mia sorella… dopodiché se qualcosa va storto (succede spesso) c’è un giudice che chiarisce le colpe e le pene conseguenti… Poiché Hic Rhodus è un blog sostanzialmente politico salto anche tutta la parte giuridica, o meglio: di filosofia del diritto, e arrivo al nocciolo della questione che esprimerò in questo modo: perché così pochi diritti?

Lo spazio del dissenso individuale nelle organizzazioni politiche

In che modo gestire il dissenso di un parlamentare, o di pochi, dentro un’organizzazione politica? Se un leader politico propone una linea, e la maggioranza degli aventi diritto nell’organo decisionale preposto l’avvalla, quanto è tollerabile un successivo dissenso esplicito da parte di membri della minoranza? Il problema è spinosissimo perché da un lato abbiamo ben chiari i concetti di libertà, coscienza, responsabilità, e dall’altro lato quelli di decisione, democrazia maggioritaria e funzionalità organizzativa. Supponiamo, per esempio, che il leader di un partito – Renzi, diciamo – abbia in animo di riformare in un certo modo il Senato e che la sua proposta raccolga una paio di proteste, qualche mugugno e poi un bel po’ di consensi, certificati da una votazione alla Direzione nazionale. A quel punto l’azione parlamentare di questo partito e dei suoi parlamentari dovrebbe essere di sostegno all’iniziativa, sempre e comunque, oppure no? Mi riferisco in particolare ai contrari e mugugnatori, ovviamente. Costoro hanno seriamente, sinceramente, democraticamente espresso il loro diverso avviso, hanno partecipato alla discussione ma sono risultati pochi e non hanno potuto far cambiare la linea del partito. Devono allinearsi? Sono liberi di continuare per l’eternità a distinguersi? Qualunque sia la vostra risposta ha almeno un elemento di debolezza.

Ma Grillo è fascista o no? E Renzi è democristiano o cosa? Berlusconi è davvero un liberale? Il problema delle etichette e la loro inadeguatezza nella semplificazione politica

L’esigenza di questo post nasce dal fatto che sono colpito da un dibattito davvero sotterraneo e non molto rilevante in sé, ma che continua a presentarsi come importante nel dibattito pubblico, e continuamente riproposto semmai nella forma abbreviata dell’invettiva (“Grillo fascista!”) e, più raramente, nelle analisi filosofico-psicologico-social-politologiche come quella recente di Galli della Loggia che dichiara che no, Grillo non è fascista. Naturalmente possiamo infischiarcene di questo problema e decidere di usare le etichette (di questo si tratta, i sociologi così le chiamano) come ci pare; a me Grillo sta proprio sulle balle e gli urlo dietro “Fascista!”, mentre a te sta simpatico e – non essendo tu un fascista – neghi recisamente che meriti tale stigma.

Il grande, vergognoso, incredibile spreco dei fondi europei

Che lo spreco miliardario di cui sto per parlare emerga nel dibattito pubblico solo sporadicamente, e con articoli di pagine interne, mi sembra incredibile. Che non ci siano continue interrogazioni parlamentari, rivoluzioni nei consigli regionali, manifestazioni di piazza per questi soldi nostri che buttiamo dalla finestra da decenni, non è spiegabile neppure con l’allegra ignoranza, col pressapochismo provinciale, con la burbanza di politici di quarta serie. Ultimamente Renzi ha sottolineato il problema durante un suo tour al Sud, ma non mi sembra che qualcuno sia sobbalzato. Stiamo cercando risorse da qualunque parte, discutiamo se ci sono le coperture per gli 80 Euro, ci allarmiamo per le ruberie all’Expo ma non solleviamo un sopracciglio per il fatto che dei 21 miliardi di fondi europei destinati all’Italia nel periodo 2007-2013 ne abbiamo spesi meno del 46%. Ora abbiamo due anni di tempi supplementari per rimediare e spendere gli 11 miliardi e 407 milioni rimasti sul tavolo, mentre stanno arrivando i soldi del nuovo ciclo di programmazione 2014-2020 che ingolferanno Ministeri e Regioni (specialmente le Regioni) che dovranno inventarsi una capacità di spesa superlativa, mai vista, per spendere tutti i soldi.

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L’India terra di stupri?

 

L’India ha bisogno di recuperare valori morali prima di fare sogni da superpotenza

(Vandana Shiva)

Oltre l’India da cartolina, del Taj Mahal e della cucina tandoori, dei santoni e del sitar che conquistò George Harrison esiste un’India tragica, violenta, povera e spaventosa. L’India in cui un terzo del territorio è in mano a guerriglieri sedicenti maoisti, dove il governo non arriva e dove non c’è legalità, delle violenze religiose fra induisti e altre religioni, delle violenze domestiche contro i bambini (un sommario e testimonianze le trovate QUI) ma soprattutto della violenza contro le donne. È di pochi giorni fa la notizia delle due adolescenti stuprate e impiccate da un branco che comprendeva due poliziotti, orrore che segue a ripetute analoghe notizie che arrivano alla nostra attenzione periodicamente e che spesso associano la violenza sessuale all’omicidio.

Attenti! I leghisti portano l’Ebola e stuprano le nostre donne

28 Attenti I leghisti portano l’Ebola

Cerco di essere realista e di accettare che tutti i leader politici dicano qualche bugia. O meglio: non le balle colossali ampiamente documentate di Grillo o quelle ormai ripetute fino alla noia da Berlusconi, e neppure quelle, oggettivamente più modeste ma patetiche, di esponenti della sinistra; diciamo che ritengo accettabile qualche mezza verità, qualche eccesso descrittivo, qualche conveniente imprecisione… Il politico non sempre conosce perfettamente ciò di cui parla, a volte è anche in difficoltà a doversi comunque esprimere su qualunque argomento e, quel che più conta, deve far apparire la sua parte come la migliore e più saggia a scapito degli avversari. Specie in vista delle elezioni (cioè quasi sempre, almeno in Italia). Ma solo un popolo di idioti prende per oro colato ogni parola del proprio leader, esattamente così come l’ha detta, senza operare un minimo (dico: UN MINIMO) di senso critico.

La politica della Paura

98 Paura grande

La fantasía abandonada de la razón produce monstruos imposibles: unida con ella es madre de las artes y origen de las maravillas (Francisco Goya)

Qualche anno fa Antonio Albanese creò il terrificante personaggio del Ministro della Paura. Con l’occhio acuto degli autori del suo calibro Albanese ha individuato un elemento profondo, oscuro, potente (perché irrazionale e ingovernabile, sostanzialmente animale) della creazione del consenso, della gestione del potere: la paura. Evito qualunque spiegazione tecnica e fornisco solo una definizione preliminare che ci servirà come strumento di lavoro (e che sintetizzo da quelle che potete trovare anche voi navigando sulla Rete).

Stato emotivo consistente in un senso di insicurezza, di smarrimento e di ansia di fronte a un pericolo reale o immaginario o dinanzi a cosa o a fatto che sia o si creda dannoso (Treccani.it).

Vi segnalo due parole fondamentali: ‘immaginario’ (il pericolo) e ‘credere’ (che sia dannoso). La paura può essere reale o immaginaria; presunta; prefigurata e ingigantita nella mente; alimentata da fattori oscuri, la notte, l’abbandono, i rimpianti… La paura di ciò che non si conosce, non si padroneggia, non si governa ma ci aspetta al varco alla fine del viaggio, del colloquio, del mese… della vita.

Ma dove sono finiti i liberali?

 

27 Ma i liberali dove sono finiti

La veloce mutazione dello scenario politico italiano mette in discussione le classiche categorie politiche del Novecento. All’epoca della Prima Repubblica avevamo destra reazionaria, cattolici, sparuti gruppi di liberali, socialisti e comunisti, con varie e complicate sfaccettature e sovrapposizioni, che potevamo, con qualche sforzo e adattamento, ricondurre a succedanei del pensiero liberale (per lo più in salsa cattolica) e socialdemocratico (in nuce, e più chiaramente distinguibile dopo Berlinguer). Poi Mani Pulite, il travaglio del sistema politico e l’avventura berlusconiana, sedicente liberale, durata complessivamente un ventennio. Oggi il berlusconismo è al tramonto e cercano di affermarsi il populismo di Grillo e il liberalsocialismo di Renzi (mi assumo la responsabilità di questa provvisoria definizione per il programma di Renzi). Mentre una fattispecie di socialdemocrazia sopravvive nel PD (anzi: molte fattispecie; troppe) mi chiedo dove siano finiti i liberali, semmai ve ne sia stato qualcuno in questi decenni. A mio avviso non ce n’è neppure uno in Forza Italia perché Berlusconi, come argomenterò qui, tutto è fuorché un liberale, e il berlusconismo ha ammazzato quel che c’era di liberalismo alle origini del movimento. Grillo rappresenta l’antitesi del pensiero liberale, e certamente non è nel M5S che troviamo i superstiti di questa nobile tradizione politica. Vuoi vedere che i sopravissuti si trovano proprio nel PD di Renzi?