Ok, ho capito, mi metto a dieta. Ah, conviene che la facciate anche voi…

bilancia 2

In questo scorcio di estate, accettato bene o male il nostro aspetto in tenuta da bagnanti, molti di noi, me incluso, si stanno concedendo il piacere di apprezzare la cucina nostrana o esotica, a seconda del luogo dove stiamo trascorrendo le vacanze. Nulla di meno gradito quindi potrebbe presentarsi alla nostra attenzione di una fredda analisi statistica sugli effetti nefasti del sovrappeso.

Ahinoi, un articolo di questo genere è uscito proprio in questi giorni sull’autorevole The Lancet, e i risultati sono eloquenti. Si tratta di un notevole lavoro di meta-analisi, che prende in esame i risultati di 239 studi svolti in quattro continenti,  dimostrando che il sovrappeso e l’obesità hanno un’influenza significativa sul rischio di mortalità a tutte le età.

Rinvio ovviamente alla lettura dell’articolo originale per i dettagli metodologici, ma vale la pena segnalare che l’analisi è stata svolta cercando di minimizzare l’incidenza di altri fattori potenzialmente correlati al peso, come l’abitudine al fumo (sono state prese in esame solo persone che non hanno mai fumato) o la presenza di altre patologie. Come indicatore del peso è stato utilizzato il Body Mass Index (BMI), un parametro semplice e largamente utilizzato e la cui definizione è BMI = Peso / (Altezza)², ovviamente misurando l’altezza in metri e il peso in chilogrammi. Il risultato è il fatidico numero che sentenzia se il nostro peso è “giusto”, scarso o eccessivo, come è sempre più frequente nei paesi dove la disponibilità di cibo è ampia. Queste fasce, secondo le soglie adottate sono riportate nella figura qui sotto:

Fonte: Wikipedia

In realtà, prima di leggere questo articolo, confesso che guardavo con un certo scetticismo alla suddivisione tra “normale”, “sovrappeso” e “obeso”, sapendo che queste categorie sono ovviamente convenzionali, e che alcuni sostengono che dal punto di vista dell’effetto sulla salute le demarcazioni dovrebbero essere spostate verso valori più alti. In termini pratici, per me che sono alto circa 1,77 il limite di 25 per un BMI normale si colloca poco sopra i 78 chili, mentre quello che separa il semplice sovrappeso dall’obesità equivale a circa 94 chili (no, non vi dirò quanto peso!).

Ebbene, quello che emerge dall’articolo di cui stiamo parlando è ben sintetizzato nei grafici qui sotto:

Fonte: Lancet, articolo citato

Come si vede, al di sopra del valore di BMI scelto come riferimento (22,5) il rischio relativo (Relative Hazard, o RH) cresce progressivamente, con un incremento medio del 31% per ogni 5 “punti” di BMI. Il rischio appare maggiore negli studi su soggetti europei, e minimo per gli abitanti dell’Asia meridionale. Altri dati mostrano che il rischio cresce più rapidamente per gli uomini che per le donne, e per i giovani rispetto agli anziani; le cause di morte che risultano più correlate al peso sono quelle cardiache e quelle respiratorie.
Insomma, c’è poco da fare: nella remota ipotesi che il vostro BMI sia superiore a 25 è  davvero consigliabile che vi mettiate a dieta, così come farò io se la bilancia sulla quale sto per salire segnerà più di 78 chili e qualche etto. Vorrei però chiudere sottolineando che gli stessi dati dimostrano anche che essere sottopeso è altrettanto pericoloso che essere sovrappeso: la caccia a una linea extraslim fa male quanto gli eccessi della gola, senza neanche offrire gli stessi piaceri.

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