Categoria: Media e Social

– Mezzi di comunicazione di massa;
– Social media.
[NOTA: per “Internet” in generale c’è altra categoria]

Il Trono di Spade fra Brooklyn e Garbatella

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L’inverno sta arrivando.

Sì, guardo il Trono di Spade e mi piace. No, non vi saprei fare un riassunto perché con una stagione l’anno e una proliferazione di casate e personaggi e sotto-trame di questa mole ho perso il filo. Comunque è facile: c’è un trono conteso, diversi personaggi cattivi e perfidi in competizione, consiglieri infidi che tradiscono, assassinii (14 in media nella seconda serie – fonte – ma hanno migliorato nel tempo), parricidi, stupri, incesti e poi, vediamo… religioni stravaganti, zombi gelati che arrivano da un misterioso Nord (Salvini questa volta non c’entra) e donne accaldate e perciò discinte, tutte giovani e graziose e dai comportamenti decisamente licenziosi. Ah! Ci sono anche tre draghi!

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La finta realtà televisiva costruisce vere opinioni negli spettatori

 

Mi faccio vanto di non guardare mai certe reti televisive e in particolare certi programmi. Lo so, è un atteggiamento snob indegno di un sociologo, commentatore e blogger, ma la mia ostilità è troppo forte e trovo modo di spiegarvela a partire dal recente caso di Striscia la notizia che ha licenziato in diretta due inviati, Fabio e Mingo, dopo avere appurato che la loro inchiesta su un finto avvocato barese era una bufala inventata di sana pianta, come altri servizi precedenti. La faccenda è venuta alla luce solo perché si è mossa la Procura che ha deciso di perseguire il presunto reo chiedendo atti e carte inesistenti. Se Fabio e Mingo si fossero limitati a costruire finti servizi su casi meno “sensibili” per un procuratore probabilmente sarebbero ancora al loro posto a scandalizzare bravi cittadini con finti preti, finti cartomanti, finti pescivendoli e altre finzioni che da decenni (questo è il punto) la televisione spazzatura propina per lo scandalo dei benpensanti, la rabbia degli indignati, l’incredulità dei creduli.

Sai che risate ad Agrigento (le classifiche sulla qualità della vita danneggiano anche te; di’ loro di smettere!)

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È uscita lunedì scorso la 25^ classifica sulla qualità della vita nelle province italiane che il Sole 24 Ore si ostina a propinarci ogni anno (QUI la mappa interattiva). Un esercizio ridicolo, metodologicamente discutibile e anche eticamente non privo di rischi. Poiché mi scaglio contro queste classifiche dal lontanissimo 1988 (quando recensii alcuni dei primi volumi con queste classifiche) e non ho mutato parere da allora, vi chiarisco i come e i perché tecnici di questo esercizio e del perché sia di norma una stupidaggine. Naturalmente, come feci anche trattando l’argomento dei sondaggi politici, per certi versi analogo, tratterò abbastanza divulgativamente il tema rinviando i lettori interessati agli indicatori sociali (di questo si tratta) alla pubblicistica specializzata.

L’Ebola da metafora a isteria di massa

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Quando un paio di mesi fa ho scritto su queste pagine dell’Ebola come metafora, ho trascurato alcune considerazioni alle quali pongo rimedio qui: la stupidità umana e la propensione all’isteria. Per il resto sottoscrivo ancora quell’articolo: l’Ebola non è il virus più pericoloso col quale conviviamo, le possibilità di una pandemia apocalittica in Occidente sono rare (perlomeno: se il virus non muterà; se non continueremo come occidentali a fare sciocchezze; se all’isteria si sostituirà una normale consapevolezza; se…) e sì, continuo a pensare che rappresenti una tremenda metafora dell’assedio che l’Occidentale percepisce al proprio edonismo, al proprio benessere, alla propria tranquillità da parte di una malattia schifosa, violenta, pericolosa che si propone come nemesi di quel popolo vinto e infelice che sopravvive in Africa.

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I talk show ammorbano le coscienze

 

Il potere delle parole non ha nulla a che vedere con il loro senso o con la logica della loro costruzione (Joseph Conrad, Lord Jim).

Volete capire. Volete informarvi. Comperate alla mattina un quotidiano, scambiate opinioni coi colleghi alla macchinetta del caffè e, soprattutto, non vi perdete un talk show. Ballarò è appuntamento imperdibile (anche se con Giannini chissà…?); Floris un mito e non vedete l’ora di rivederlo sul nuovo programma su la7; se vi interrompono quando c’è Santoro diventate delle bestie. E poi La Gabbia, Zeta, che tripudio di salotti politici, quanto approfondimento, quanto godimento!

Eppure…

Piccolo manuale di autodifesa sondaggista

Sono assolutamente convinto: ormai diffidiamo tutti dei sondaggi politici ma ci attraggono un po’ come gli oroscopi: sono cumuli di sciocche futilità ma… la Luna consiglia di aprire i vostri cuori! Io vi propongo di aprire le menti e passare dalla passiva accettazione dei sondaggi alla comprensione puntuale del perché siano da evitare o, quantomeno, trattare con grande cautela e un po’ di diffidenza.

Premessa molto importante: il tema è necessariamente molto tecnico e io ho scelto di scrivere un post divulgativo che renda comprensibile a livelli generali le principali ragioni della necessaria fuga dai sondaggi. Nelle consuete Risorse a fine post segnalo alcuni testi, sempre divulgativi ma più approfonditi.

Tutto quello che trovate su Internet potrebbe essere falso

Il 10 Marzo 2014 è uscito un filmato in Rete, First Kiss, dove si vede una serie di coppie (incluse gay, perché i produttori sono politicamente corretti) che si incontrano per la prima volta e devono baciarsi: imbarazzo, sguardi per terra, risatine nervose e poi la magia del bacio.


Questo filmatino di esatti 3’30’’, girato in b/n da Tatia Pilieva, non solo ha raccolto 37 MILIONI di visualizzazioni al momento in cui scrivo (cioè in tre giorni, e saranno molte di più mentre voi leggete) ma ha circolato su tutti i quotidiani del mondo con parole entusiastiche, romantiche, elogiative fino a stamattina quando l’incantesimo è stato rotto.

Cittadini di Internet: cosa vuol dire?

Qualche post fa, abbiamo parlato di Network Neutrality, osservando che la “neutralità” della Rete che fino a oggi è bene o male stata garantita, appare ora in pericolo almeno negli USA, dopo una controversa sentenza della Corte di Appello di Washington DC. Molti osservatori hanno manifestato serie preoccupazioni, in nome della “libertà della Rete” e del diritto dei suoi utenti ad accedere con pari facilità a qualsiasi sito e qualsiasi contenuto. Ma esiste un simile diritto? Allo stesso modo, qualche mese fa le rivelazioni sulle intrusioni delle agenzie di intelligence statunitensi nelle comunicazioni telefoniche e telematiche dei cittadini avevano provocato forti reazioni, incluso un appello di oltre 500 scrittori e artisti che chiedeva con forza “alle Nazioni Unite di riconoscere l’importanza centrale di proteggere i diritti civili nell’era digitale, e di creare una Carta  Internazionale dei Diritti Digitali”.

Esiste insomma un diffuso orientamento che considera gli utilizzatori di Internet portatori di diritti specifici, in analogia a quelli che competono ai cittadini di uno Stato moderno, e ne richiede la protezione e la tutela. Dall’altra parte, diverse iniziative dei Governi e di alcuni importanti centri di influenza tendono ad accentuare la regolamentazione e la vigilanza sulle attività in Rete, almeno nominalmente per combattere fenomeni come la pirateria, il furto di identità, la diffamazione, il trolling, l’apologia di comportamenti razzisti o sessisti (ai fini del nostro ragionamento poco importa se le proposte di legge che in genere vengono elaborate in questo senso risultano spesso contestabilissime e dimostrano una profonda incomprensione della materia di cui vorrebbero occuparsi; gli esempi in merito sono anche recentissimi).