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In un brevissimo video che trovate su tutti i giornali, Grillo, furioso, difende il figlio accusato di stupro citando elementi che parrebbero scagionarlo o, quanto meno, ridimensionare il fatto. Io non so come sono andate le cose ma per principio starei con Grillo e il garantismo, e contro il linciaggio mediatico, certo imponente a causa del cognome del presunto reo. Gli auguro di risolvere presto la questione, nel migliore dei modi, anche perché finire nel tritacarne della giustizia italiana non è da augurare a nessuno. Ciò detto, ricordo sommessamente al padre infuriato che difende il figlio, che lui e i suoi figliocci politici hanno soffiato per anni e anni sul fuoco del peggiore giustizialismo, delle condanne popolari, della galera, del sospetto come colpa certificata, esprimendo un ministro della [in]giustizia come Bonafede.

Mi voglio ricordare di Berlusconi, anche se ormai non è più in grado di nuocere e sono lontani i tempi delle leggi ad personam. Me ne voglio ricordare perché il male che ha fatto all’Italia non è consistito in singole azioni isolate, ma in un progetto di modifica strutturale della morale e della politica; il “berlusconismo” è stato il suo lascito: il viatico per le destre, il populismo, il leaderismo, la politica come spettacolo. Mi voglio ricordare anche di Grillo, anche se la sua parabola è in forte declino, e del suo compare Casaleggio, che al di là delle sciocchezze enormi, delle contraddizioni e della brevità, tutto sommato, della loro stella, hanno elevato il populismo a ragione di stato, il qualunquismo e l’ignoranza a condizione onorevole e il trasformismo a logica esplicita della quale non vergognarsi, regalandoci, per di più, quella catastrofe per l’Italia di nome Di Maio. E mi voglio ricordare anche di Zingaretti, che al culmine di una gravissima crisi di identità del PD si è ritagliato il ruolo storico di persona sbagliata nel momento sbagliato, eliminando definitivamente ogni possibilità a breve termine di avere un partito credibile, popolare, riformista in grado di battere le destre più pericolose di sempre. Me li voglio ricordare tutti, perché in maniere diverse costoro sono i campioni che hanno fatto questa Italia, in queste condizioni, senza obiettivi, senza programmi, in uno stato di permanente guerra fredda civile.