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Ripresa, occupazione e Jobs Act: com’è andata nel 2015, come va nel 2016

Executive Keeping Head Above Water

Negli ultimi giorni, l’INPS e l’Istat hanno pubblicato importanti rapporti sull’andamento dell’economia e dell’occupazione in Italia. In particolare, ha suscitato un certo scalpore la notizia che, in base ai dati dell’Osservatorio sul Precariato INPS, il numero di nuovi posti di lavoro creato nel primo trimestre del 2016 è stato di circa 51mila unità, inferiore di ben il 77% rispetto allo stesso periodo del 2015. Ovviamente, le opposizioni ne hanno tratto l’occasione per concludere che il Jobs Act renziano è in realtà un “Flop Act”, per usare le parole del sempre colorito Renato Brunetta; da parte sua, il premier  ha definito queste critiche “clamorose balle”. Come stanno davvero le cose?

Insomma, la ripresa c’è o non c’è?

piantina

Ormai ci siamo abituati: ogni volta che si parla di argomenti che dovrebbero essere oggetto di una valutazione basata sui dati di fatto, si finisce in una querelle tutta dialettica, come se bastasse una buona o cattiva comunicazione a indirizzare i problemi in un senso o nell’altro.

Stavolta, e non per la prima volta, la discussione si è accesa sui dati relativi all’embrione di ripresa economica in cui l’Italia si trova, e in particolare sugli effetti del Jobs Act sull’occupazione. Addirittura, il Presidente del Consiglio Renzi ha annunciato un piano “antibufala” per contrastare la disinformazione che a suo dire viene fatta sull’operato del Governo. Ma è davvero così?

In tutta Europa, il precariato è una trappola per i giovani. Li salverà il Jobs Act?

poverty of the working
“Continua a lavorare, è l’unico modo per venirne fuori!” – vignetta di Mike Konopaki

Pochi giorni fa, l’INPS ha pubblicato il rapporto dell’Osservatorio sul Precariato relativo al primo semestre 2015. Secondo il rapporto, nel 2015 in Italia c’è stato un marcato incremento dei contratti a tempo indeterminato, e ovviamente il Presidente del Consiglio non ha mancato di sottolineare queste evidenze affermando che si tratta della dimostrazione che «siamo sulla strada giusta contro il precariato e che il Jobs Act è una occasione da non perdere».

Davvero possiamo ritenere che il Jobs Act sia la pietra filosofale che consentirà di alleviare la gravissima situazione occupazionale dei giovani in Italia? Come al solito, proviamo a guardare i dati con attenzione.

Un anno di Renzi e di bicchieri mezzo pieni

bicchieri

Sono passati dodici mesi da quando Matteo Renzi è diventato il nostro Presidente del Consiglio, e sono stati mesi piuttosto lunghi sia per i suoi fan che per i suoi detrattori. Pochi giorni fa, Bezzicante ha analizzato questo periodo dal punto di vista della strategia politica; io vorrei assumermi invece il compito di delineare una sintesi più legata alle cose fatte e avviate, un terreno certamente più ingrato per i nostri politici, ma altrettanto certamente decisivo per noi cittadini. Riprenderemo temi in larga parte già toccati nei molti post che abbiamo dedicato all’azione di governo, e cercheremo di capire a che punto siamo, e perché anziché un solo bicchiere mezzo pieno stavolta ce n’è un’intera serie, assieme a qualcuno ricolmo e qualcuno desolantemente vuoto.

L’Italia e la difesa dei posti di (non) lavoro

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Recentemente, è tornata all’attenzione dei media la questione dello stabilimento FIAT di Termini Imerese, o, meglio, lo stabilimento chiuso dalla FIAT a fine 2011. A quella data risale l’accordo in base al quale ai dipendenti fu erogata, fino a oggi, la Cassa Integrazione Straordinaria. Adesso, precisamente a fine 2014, sarebbe terminato il periodo coperto dalla CIGS, e per circa 760 lavoratori (più circa 300 del cosiddetto “indotto”, posto che una fabbrica inattiva abbia un indotto) si sarebbe aperta la prospettiva della definitiva perdita del “posto di lavoro”. Quest’esito è stato evitato, ma è davvero una buona notizia?

Il cesarismo renziano all’epoca della crisi di rappresentanza

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O Captain! My Captain! rise up and hear the bells; Rise up-for you the flag is flung-for you the bugle trills; For you bouquets and ribbon’d wreaths-for you the shores a-crowding; For you they call, the swaying mass, their eager faces turning (Walt Whitman)

Sì, Renzi è un leader decisionista, arrembante, poco incline alla mediazione. Semplificare l’atteggiamento renziano come “berlusconiano”, “democristiano” o addirittura – come a chiare lettere denunciato dalla minoranza PD – “di destra” è inaccettabile e privo di qualunque consistenza logica, come ho scritto un po’ di tempo fa qui su HR; liquidare il suo atteggiamento come cesarismo dispotico, mera comunicazione senza costrutto, improvvisazione demagogica, può avere indubbiamente un fondamento, ma solo parziale, e non aiuta ad andare molto avanti nell’analisi. Ancora una volta per capire cosa accade occorre uno sguardo diverso e non ideologico,

L’ Articolo 18, un falso problema e un autentico campo di battaglia

In questi giorni, è in corso un acceso scontro a proposito della riforma del Diritto del Lavoro che il Governo Renzi ha avviato, sia pure in forma preliminare, con il disegno di legge (il cosiddetto Jobs Act) corredato da un importante emendamento che è stato approvato dalla Commissione Lavoro del Senato e che prevede la successiva stesura di una Legge Delega che tra l’altro preveda, per le nuove assunzioni, il “contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio”. In altre parole, uno degli obiettivi del Jobs Act diventerebbe la revisione del celebre Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che prevede la reintegrazione nel posto di lavoro appunto come tutela per il lavoratore in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo.