La riforma Renzi del mercato del lavoro

Teamwork works together to build a gear system

In questo contributo ci si propone di tracciare un pro­fi­lo della riforma del mercato del lavoro che il governo Renzi sta attuando e che si articola in diversi prov­ve­di­menti di leg­ge. In questo contributo vedremo le norme fino ad oggi emanate, in co­sa esse con­si­stono e la loro portata.

La riforma del Mercato del lavoro del Governo Renzi ha un impianto complesso e consta di una serie di atti norma­tivi che si snodano in successione tra il 2014 e il 2015. I principali sono :

  1. il Job Act I (Carinci, Zilio Grandi 2014) e
  2. il Job Act II (attuativo della L. 183/2014) (Carinci 2014).
  3. La Legge di Stabilità 2015 n. 190/2014 (GU n. 300/2014) che ha disposto gli sgravi contributivi per le as­sun­zio­ni a tempo in­de­ter­minato.

La riforma del mercato del lavoro che il Governo Renzi sta attuando è ambiziosa e a tutto campo e investe anche il lavoro pub­blico con la riforma Madia. Il Job Act I (Leg­ge n. 78/2014 di conversione del D. L. n. 34/2014) – sul quale tuttavia non ci soffer­mi­amo – è stato varato poco dopo l’insediamento dell’attuale Governo ed è inter­ve­nuto sostanzial­men­te sul rapporto di apprendistato e sui contratti a termine. Il secondo provvedimento, il Job Act II – quello cui generalmente si fa riferimento e noto sempli­cemente come “Job Act” – è frutto della Legge delegata 10 dicembre 2014 n. 183 (GU n. 290/2014).

Il Job Act II si compone di una serie di decreti attuativi di cui si sta completando l’emanazione. Quelli fino ad oggi usciti sono:

  • il n. 22/2015 (Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati, GU n. 54/2015). Oltre all’introduzione di un contratto di ri­collocazione quale forma di politica attiva per l’impiego e che prevede un per­corso di reinserimento per i disoccupati, questo Decreto riforma l’indennità di di­soc­cupazione sulla quale era intervenuto a suo tempo il Governo Monti. Dall’Aspi e dalla MiniAspi della Ministro Fornero si passa alla NASPI. Sono peraltro introdotti per la prima volta in Italia: a) un secondo livello di indennità di disoccupazione, come negli altri paesi europei, l’ASDI (Assegno di disoccupazione) e b) la DIS-COLL, una indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata. Queste due ultime misure sono sperimentali per il 2015, giacché dovranno essere reperiti i fondi per l’anno 2016 (Cfr. Alaimo 2015).
  • Il n. 23/2015 (Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, GU n. 54/2015). È il Decreto che vede realizzato il c.d. Contratto a tutele Crescenti (CaTuC: l’acronimo è di Zoppoli) (Mariucci 2015; Zoppoli 2015). Si tratta del decreto forse più importante della serie. Dopo anni di flessi­bi­liz­za­zione contrattuale che ha prodotto una generazione di precari, di dotte dispute sulle trasformazioni del lavoro, nonché di proposte e di riflessioni dottrinarie su quali potessero essere i «percorsi di rientro dalla flessibilità», il Governo vara, con agilità sorprendente, un provvedimento che riposiziona come centrale – cosa che peraltro viene ribadita dal D. Lgs. 81/2015 – il rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Ad altre sedi e autori rinviamo per gli approfondimenti del caso e le valutazioni di ogni sor­ta e tenore: dalla reale capacità del CaTuC di far ripartire il mercato del lavoro (recentemente Ricolfi), ovvero agli effetti distorsivi che esso può finanche produrre, ai comportamenti opportunistici delle aziende (i furbetti del CaTuC), alla questione della dubbia costituzionalità del CaTuC che tra qualche anno potrebbe rivelarsi una tegola. Certo è che il CaTuC rappresenta la cifra delle politiche del lavoro del Governo Renzi, l’atto normativo per cui verrà, in questo campo, ricordato. Se è vero che con il CaTuC il Governo Renzi rompe un tabù circa l’incompatibilità tra posto fisso e flessibilità, tuttavia, un’attenta analisi della norma delude le aspettative. Infatti, ciò che in realtà ai sensi del D. Lgs. 23/2015 è crescente (da 4 a 24 mensilità) è so­lo l’indennità risarcitoria (riconosciuta al lavoratore dal giudice) in caso di li­cen­zia­mento senza giusta causa o giustificato motivo. Pertanto, il Decreto in com­mento si rivela essere la nuova disciplina del recesso, bypassando le ultime rimanenze dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori del 1970 (tutela reale). Di fatto si torna indietro di 50 anni. Nel 1966 infatti la Legge n. 604 introdusse la tutela legale (licenziamento scritto e motivato). Si comprende dunque come i detrattori del CaTuC sostengano che il vero tabù rotto è quello del rapporto di lavoro a tempo in­de­ter­mi­na­to il quale, date le nuove e più facili modalità di licenziamento che il D. Lgs. 23/2015 disciplina, di fatto non è più tale.
  • Il n. 80/2015 (Misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro, U. n.144 del 24.6.2015). È il Decreto con cui il Governo intende sviluppare le politiche di conciliazione, carenti in Italia rispetto agli altri paesi europei. Tra i vari provvedimenti vi sono modifiche, nel senso di una maggiore elasticità nella fruizione di permessi e congedi, regolate dal T.U. della maternità e paternità (D. Lgs. 151/2001). In particolare, l’astensione facoltativa consente ai genitori di assentarsi dal lavoro fino ai 12 anni di vita dei figli, con una retribuzione al 30% fino a 6 anni di vita del bambino. Di tali permessi possono beneficiare anche i lavoratori autonomi e parasubordinati e i genitori adottivi o affidatari.
  • Il n. 81/2015 (Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, G.U. n.144 del 24.6.2015). Anche questo è un decreto importante. Pur confermando istituti (somministrazione di lavoro a tempo indeterminato e determinato tramite agenzie di lavoro private), modalità (contratti a termine; lavoro a tempo parziale) e tipologie contrattuali atipiche (lavoro intermittente; lavoro accessorio), si ribadisce la centralità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, tanto che a far data dal 2016 le collaborazioni a progetto vengono convertite in questo, eccezion fatta per i pochi casi specificamente menzionati. Il secondo punto rilevante del Decreto 81 è la nuova disciplina delle mansioni (Liso 2015), che tocca un punto nevralgico, quello della professionalità dei lavoratori. Infatti, tramite la riscrittura dell’art. 2103 c.c. si stabiliscono due elementi rilevanti: il primo che «in caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali» il lavoratore possa venire adibito anche a mansioni inferiori; il secondo che sebbene sia prevista la formazione del lavoratore in vista della nuova mansione assegnatagli, qualora detta formazione non avesse luogo questo «mancato adempimento non determina comunque la nullità dell’atto di assegnazione delle nuove mansioni». Queste disposizioni di fatto lasciano ampio margine di intervento ai datori di lavoro con tutte le conseguenze del caso: dal riconoscimento di eventuali infortuni sul lavoro dovuti ad imperizia e a scarsa formazione, al declassamento in caso di mobbig. Sorprende – ma fino ad un certo punto, in verità ricordando quanto disposto dal Job Act I in materia di formazione degli apprendisti – la scarsa sensibilità dell’attuale Governo verso uno degli aspetti più qualificanti delle politiche (attive) del lavoro, la formazione. Questa incongruenza del Governo riguardo la formazione, la tutela e la promozione della professionalità dei lavoratori oltre ad essere una scelta miope, cozza non solo con la Costituzione italiana ma anche con le linee sostenute in materia tanto dall’Unione Europea nell’ambito della Strategia 2020 quanto dalle Organizzazioni internazionali.

Fin qui ci siamo limitati ad illustrare, anche se per sommi capi, i provvedimenti fino ad oggi emanati. Le Commissioni Lavoro di Camera e Senato hanno espresso, all’ini­zi­o di agosto, parere favorevole circa i restanti decreti attuativi della legge delega che concernono:

  • gli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro (ad es. la CIGS verrà abolita);
  • i Servizi per l’Impiego e di politiche attive, creando una Agenzia Nazionale per l’Occupazione che coordini i Centri per l’Impiego;
  • i Servizi Ispettivi del lavoro; anche in questo caso è prevista una Agenzia unica che accorpi i diversi ispettorati delle ASL, dell’INAIL, dell’INPS;
  • la razionalizzazione e la semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità (http://www.dottrinalavoro.it/jobs-act).

Già da questo primo esame emerge il tenore della riforma Renzi (Mariucci 2015). Siamo di fronte ad un intervento riformatore del mercato del lavoro di ampia portata, compatto e organico, per la vastità della materia trattata e per gli ambiti che tocca: i) ri­po­si­zio­nan­do, almeno in apparenza, il baricentro sul contratto a tempo indeterminato; ii) in parte innovando le politiche del la­vo­ro; iii) virando verso il ri-accentramento organizzativo e amministrativo dei Servizi per l’impiego.

Bibliografia:

Alaimo A., 2015, Ricollocazione dei disoccupati e politiche attive del lavoro. Promesse e premesse di security nel Jobs Act del Governo Renzi, WP CSDLE “Massimo D’Antona”.IT – 249/2015, Centre for the Study of European Labour Law “Massimo D’Antona”, University of Catania, http://csdle.lex.unict.it/workingpapers.aspx;

Carinci F. (a cura di), 2014, La politica del lavoro del Governo Renzi Atto II, Labour Studies e-Book series n. 32, Adapt University Press, www.adapt.it;

Carinci F., Zilio Grandi G. (a cura di), 2014, La politica del lavoro del Governo Renzi Atto I. Commento al d.l. 20 marzo 2014, n. 34 coordinato con la legge di conversione 16 maggio 201, n. 78, Labour Studies e-Book series n. 30, Adapt University Press, www.adapt.it;

Liso F., 2015, Brevi osservazioni sulla revisione della disciplina delle mansioni contenuta nel decreto legislativo n. 81/2015 e su alcune recenti tendenze di politica legislativa in materia di rapporto di lavoro, WP CSDLE “Massimo D’Antona”.IT – 257/2015, Centre for the Study of European Labour Law “Massimo D’Antona”, University of Catania, http://csdle.lex.unict.it/workingpapers.aspx;

Mariucci L., 2015, Il diritto del lavoro ai tempi del renzismo, in “Lavoro e diritto” 1, pp. 13-38, doi: 10.1441/79510;

Zoppoli A., 2015, Legittimità costituzionale del contratto di lavoro a tutele crescenti, tutela reale per il licenziamento ingiustificato, tecnica del bilanciamento, WP CSDLE “Massimo D’Antona”.IT – 260, Centre for the Study of European Labour Law “Massimo D’Antona”, University of Catania, http://csdle.lex.unict.it/workingpapers.aspx.

Contributo scritto per Hic Rhodus da Adele Bianco. 
Insegna materie sociologiche presso l’università di Chieti-Pescara. 
Precedentemente è stata funzionario del Ministero del Lavoro. 
Accoglie e commenta le riforme del settore con l’otti­mi­stico, 
fiducioso motto: “se son rose … pungeranno”.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...