Mentre in Italia e altrove il dibattito sul 5G assume toni grotteschi e ideologici, la realtà corre sotto il nostro naso imponendo scenari ai quali non potremo sottrarci.
Mentre in Italia e altrove il dibattito sul 5G assume toni grotteschi e ideologici, la realtà corre sotto il nostro naso imponendo scenari ai quali non potremo sottrarci.
Le procure si preparano, gli scienziati protestano, Conte sotto attacco e, per il resto, niente di nuovo: la solita mediocrità ovunque.
E’ scoppiata la grana di Telegram che avrebbe consentito la diffusione gratuita (e illegale) dei quotidiani. Male chi l’ha fatto, ovviamente, perché ha violato la proprietà intellettuale, ma bisognerà pure che il sistema nazionale dell’editoria dei quotidiani faccia una riflessione idonea al Terzo Millennio. Chi mai si può permettere di pagare l’abbonamento a tre, quattro, cinque testate? Perché ormai è chiaro che possiamo, sì, avere uno o un paio di giornali preferiti, ma una buona lettura, oggi, induce a sfogliare fonti differenti: la cronaca della Stampa, certi editoriali del Corriere, la critica del Manifesto, il blog del Fatto, il fondo del Foglio… Eppure basterebbe poco, copiando sistemi già utilizzati per la musica, o per i libri, da grandi piattaforme Web. Basterebbe consorziarsi e proporre ai lettori un unico abbonamento globale per – poniamo – i dieci principali quotidiani italiani. I proventi (che immagino potrebbero essere assai più alti della somma degli attuali) sarebbero poi divisi, per quote (in base ai click) fra le diverse testate. Un servizio migliore ai lettori, introiti certi per i giornali. Invece niente: ognuno nel suo piccolo ortino a pretendere il proprio abbonamento…
Prime chiare conseguenze sociologiche della crisi del virus: stanno scomparendo i personaggi di mezza tacca e i palloni gonfiati. L’Europa dipende dalle religioni? Una cronaca a puntate del mondo ai tempi del virus.
Il telelavoro all’epoca del coronavirus e la consapevolezza che non è affatto male! E se alla fine dovessimo riconoscere che il governo, col pasticciamento tipico italiano, alla fine non si è poi comportato così male?
Orbán passa indubbiamente il limite costituendo la prima enclave massimalista e autoritaria dell’Unione. Ma non c’è nulla da fare, e gramo sembra essere il destino delle democrazie occidentali. Che fare?
Un tal Mattia Mat con la faccia di Anonymous ha lanciato una petizione su change.org per “Cancellare i programmi di Barbara D’Urso”, in conseguenza alla famosa preghiera con Salvini di qualche giorno fa, brontolando – nel testo della petizione – riguardo alla laicità dello Stato, la propaganda a favore di Salvini etc. Al momento in cui scrivo ha già raccolto 385.000 firme, in continua crescita. Brevemente (la questione non merita neppure un vero post): i) la D’Urso lavora su Mediaset, che è un’azienda privata e fa come le pare, e nessuna petizione può avere alcun effetto; ii) un sacco di gente la guarda, ovviamente (e quindi la D’Urso porta audience ed eventualmente introiti, perché Mediaset dovrebbe cacciarla in risposta alla petizione?) iii) change.org si ingrassa con queste petizioni (cercate su HR, da qualche parte vi abbiamo spiegato come e perché); iv) ma, soprattutto questa cosa continua a rimbalzare sui social e sui quotidiani replicando 100, 1.000, 10.000 volte la porcatina combinata con la preghierina. La regola elementare della comunicazione indica chiaramente (ma ci può arrivare anche chi non ha studiato comunicazione) che più ne parli – sia pur denigrando – e più fai un favore al tuo bersaglio (ne ho parlato QUI), in questo caso una conduttrice televisiva più cinica che scema e un politico in apnea che cerca a qualunque costo un rilancio.
Se sgomberiamo il campo dalle fragili motivazioni morali, quali ragioni razionali ci sono per questo enorme sacrificio che stiamo compiendo contro il virus?
Incominciamo a vedere i cambiamenti nei nostri comportamenti, nei nostri giudizi… Intanto assistiamo al disastro fuori dall’Italia, dove ripetono – forse in peggio – i nostri vecchi errori. E l’Europa cosa fa?
Si continua a straparlare, anche in margine alle risoluzioni per contrastare il virus, di libertà, con evidente riferimento a un concetto settecentesco e irreale. Quella libertà è morta, assieme alle democrazie occidentali, e il futuro prossimo venturo sarà molto diverso da come ve lo immaginate…
In Russia va tutto bene. Fin troppo bene, cominciano a mormorare un po’ tutti…
Le città deserte, una bellezza non godibile. Idee, ideologie e certezze in frantumi causa virus. A chi non piace parlare di responsabilità. E altro ancora.
Dall’informazione sgangherata e necrofila, alla positività della piccola scuola di mio nipote. Una prima cronaca leggera, ma abbastanza seria, dell’epoca del virus
Ecco che arriva la narrazione degli italiani bravi e con alto senso civico che affrontano stoicamente il virus. Il vostro cinico blogger ha più di un dubbio ma non può che dire: “Mah… Chi vivrà vedrà!”
Il coronavirus andrà come andrà… Ma se incominciassimo ora a pensare al dopo, e a pensarlo migliore di quello attuale?