Cronache del virus # 2

Nella puntata n. 1: disinformazione e necrofilia; non tirate fuori l’analisi costi benefici per il virus; esempi piccoli e marginali di tentativi di ripresa sociale.

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Le città deserte mostrano una bellezza che non sarà mai nostra. Pochi giorni fa l’amica e maestra fotografa Claudia Ioan ha fotografato Perugia deserta, a corredo di un articolo apparso su VivoUmbria; la città è meravigliosa, di una bellezza mai vista quando le sue strade sono percorse da turisti e cittadini, ingombre di tavolini, graffiate da rumori, da movimenti, da eventi. Una bellezza non colta appieno perché solitamente nascosta dai saldi, dal caffè schiumato, dalla puzza delle friggitorie untuose aperte al centro (sic), dal faccio un salto al bancomat, dal ci vediamo alla fontana, dal susseguirsi di negozi di intimo che mostrano, tutte, identiche nudità di plastica… Il bello è un’idea umana. Non esiste senza l’invenzione concettuale del bello (ne ho accennato QUI) e quindi non esiste senza l’elemento umano. Ma la presenza umana deturpa in sé non solo la fruizione di quella bellezza, ma anche il suo esistere; l’uomo perturba il bello e lo modifica, banalizzandolo. Perugia (e mille altre città) bellissima senza umanità, ma in ciò non più “bella” ma semplicemente astratta, archetipica, idealizzata. Perugia ha bisogno della gente per diventare bella, ma con la gente Perugia (e mille altre città) diventa solo una jeanseria, una successione di lingerie, un posto volgare. Junkspace.

Portato il cane a far pipì, due passi anti depressione (prima delle ultime strette, ora resto a casa). Mezz’ora, in strade di campagna qui sotto casa, in orari già normalmente deserti anche senza virus

A 100 metri due peripatetiche che vengono in direzione opposta si accorgono di me, piegano ad angolo retto e si danno alla macchia.

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Chi li ha visti? 1) dov’è finito il federalismo legaiolo e burbante? Scappato di fronte alla necessità di essere una nazione, di aiutarsi, di spostare malati verso posti letto disponibili, di avere una Protezione Civile;  2) dove sono finite le partite iva, i commercianti, i piccoli artisti e artigiani? Spazzati dall’oggi al domani nel mucchio dei cittadini di serie B, dove sono stati spinti dal virus e da risoluzioni governative che garantiscono i garantiti; 3) dov’è finita l’opposizione? Seppellita da una crisi vera, che ha liquidato dall’oggi al domani l’inconsistenza delle false paure e dei falsi problemi coi quali ingrassava sulle spalle dei coglionazzi. Ora i coglionazzi, e noi con loro, hanno un problema vero, e Salvini e Meloni faticano a trovare qualcosa da dire. Finita la crisi diremo che vabbé, dopotutto anche il virus ha fatto delle cose buone… 4) E dell’Europa dei contabili ne vogliamo parlare? in via di veloce evaporazione a causa della palmare evidenza della sua insipienza in un periodo eccezionale.

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Virus fascista. Prende la scena e non si parla d’altro. Ma di Lesbo e dei poverazzi usati da Erdogan come clava non frega più niente a nessuno? Della guerra in Siria? Della crisi sanitaria in Africa? Fatemi capire: da “restiamo umani” a “restiamo vivi” è stato un battito di ciglia? Non è che l’una cosa escluda l’altra, e con tutto il tempo libero che ora abbiamo si potrebbe assistere a un revival di interessi terzomondisti, equi e solidali, pacifisti… Invece, nulla. L’egualitarismo va bene solo quando siamo felici…

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Carceri. Il quotidiano il Riformista fa da giorni una battaglia quasi solitaria (giusto il Foglio tratta l’argomento, ma non con la stessa enfasi) contro la vergognosa situazione nelle carceri, situazione permanentemente vergognosa che, col coronavirus, è ovviamente drammatica. Frega qualcosa a qualcuno?

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Russia e Cina: riflettere sul come e sui perché in Cina le cose siano andate come sono andate (molta diffusione del virus, immediato isolamento, bla bla con puntuale comunicazione) mentre in Russia… in Russia? Pochi casi, tutto sotto controllo… Vuoi vedere che quella vecchia canaglia fa quello che BoJo vorrebbe fare ma non può? Minimizzare, lasciar circolare il virus, mandare al Creatore un po’ di vecchi rimbambiti e intanto pensare a cose più importanti, tipo la proclamazione a vita della sua SuperPresidenzaStellare?

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Responsabilità istituzionali vs. Responsabilità individuali. Leggo Nadia Urbinati sull’HuffPost e mi cascano le braccia (mi capita quasi sempre leggendo Urbinati). Lei si indigna per le restrizioni crescenti delle libertà personali per il contrasto del virus, additando di contro le responsabilità istituzionali che hanno smantellato il sistema sanitario. “Non possiamo come cittadini accettare di portare sulle nostre spalle tutto il peso dei limiti del sistema sanitario – del resto deleghiamo le funzioni di governo, non governiamo noi direttamente. E le scelte dei governi, nazionali e regionali, devono essere contemplate nell’attribuzione dei livelli di responsabilità. E invece, non abbiamo sentito ancora una parola di autocritica”. Faccio mia la risposta di Ottonieri di pochi giorni fa, ma aggiungo che Urbinati è una tipica rappresentante di quella sinistra populista che scotomizza i ruoli degli individui da quelli delle istituzioni. La colpa è di chi governa, sempre, e i cittadini hanno per lo più diritti negati, come quello di andare a spasso come e quanto gli pare. Quando – nel suo articolo – Urbinati cita i pochi ventilatori polmonari disponibili in Lombardia, dovrebbe anche ricordare che quella politica è stata votata trionfante dal popolo sovrano (sono sarcastico) e che il popolo si disinteressa completamente di queste cose fin quando arriva una crisi e tutti scoprono che la coperta è corta. Bene; il contrappasso è quindi questo: obbedire e tacere, chinare il capo e approfittare per riconsiderare, col senno di poi, le cazzate che abbiamo democraticamente fatto. Oppure fare la rivoluzione, scendendo in piazza alla distanza di almeno un metro uno dall’altro.

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Frasi da evitare. “Ce la faremo”; direi che sarà meglio, dopo, poter dire “ce l’abbiamo fatta”, per chi ce l’avrà fatta. Di peggiore c’è solo “Andrà tutto bene”, tipico refrain hollywoodiano.

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E comunque: fino ad oggi sto bene, non ho sintomi, la cattiveria non è stata scalfita, vi terrò aggiornati.

(Foto di copertina dell’autore)