Categoria: Problemi della Democrazia

– Funzionamento della Democrazia e suoi princìpi;
– Elementi distorsivi e pericoli per la Democrazia.

L’ordalia della consultazione popolare (dalla Brexit al referendum costituzionale)

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“Voi scienziati pensate troppo” disse Miss Pefko, sbottando in una risata idiota. […] Una grassona sfiatata, dall’aria sconfitta, con una tuta sporca, che arrancava al nostro fianco, sentì quello che stava dicendo Miss Pefko. Si girò a esaminare il dottor Breed, lanciandogli un’occhiata di impotente rimprovero. Lei odiava la gente che pensava troppo. In quel momento, quella donna mi colpì come la degna rappresentante di quasi tutta l’umanità. L’espressione della grassona sembrava dire che avrebbe dato in escandescenze all’istante se qualcuno avesse osato pensare un altro po’. (Kurt Vonnegut, Ghiaccio-nove)

Come segnala opportunamente Ugo Magris “Il referendum costituzionale di ottobre può diventare la nostra Brexit”. Il senso di questa affermazione viene spiegata dallo stesso Magris come l’essere, il nostro prossimo referendum, un giro di boa di rilevante importanza, uno spartiacque fra prima e dopo, fra un futuro prefigurato (buono o cattivo) e un ritorno incerto (auspicato o meno).

Referendum: il merito e il metodo

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Nonostante il referendum sulle modifiche alla Costituzione sia ancora lontano nel tempo, è già disponibile una vasta collezione di pareri, giudizi e improperi sulle modifiche medesime. Ritenendo, con una confidenza piuttosto elevata, che il rumore di fondo privo di valore informativo sovrasterà presto il contenuto sul quale si è chiamati a votare, spero che queste poche considerazioni di metodo potranno essere utili per essere richiamate in futuro e riportare le infinite discussioni al merito della riforma, e non ad altro.

Costituzionalisti all’attacco della riforma

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La riforma costituzionale è stata un passaggio fondamentale per il governo Renzi. Tanto che il premier ha più volte ribadito di legare i suoi destini politici ai risultati del referendum confermativo di Ottobre. In termini astratti dovrebbe essere un passaggio fondamentale anche per il nostro Paese, visto che una riforma di questo genere era attesa da oltre 30 anni. Ma il punto chiave ora è: la riforma è buona o cattiva? Dovendo votare, noi cittadini, per confermarla o abolirla, quale giudizio dovremo darne?

Volete sicurezza o volete libertà?

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Il mondo occidentale, sempre più impaurito e arroccato, corre verso continui miglioramenti ai sistemi di sicurezza e controllo dei cittadini. A scapito della loro libertà. Per esempio il paesaggio urbano si è modificato notevolmente negli ultimi decenni; prima foreste di antenne TV, poi giardini di parabole, ora inesplorabili moltitudini di apparecchi di videosorveglianza e centraline telefoniche che non vi abbandonano un istante. Se siete dei balordi qualunque il vostro reato difficilmente sfuggirà a geolocalizzazioni, tabulati telefonici, moltitudini di video. Se siete raffinati professionisti del crimine invece riuscirete a schivare questi occhi che proteggono i sonni delle brave persone, ma con sempre maggiore difficoltà e maggior impegno da parte vostra.

Viva lo Stato di diritto quando ci fa comodo, e canaglia tutte le altre volte!

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Parlo di TAV e mi rovinerò, già lo so. In Italia ti salvi solo se dici “No” a tutto ciò che è difforme dalla norma, dal quieto vivere e, specialmente, dalle comodità tue, dei tuoi parenti fino al decimo grado, vicini, famigli e sodali. La TAV, poi, assai più di molteplici altre fonti di dissenso civile, contrapposizione e lotta, è un simbolo, caricato emotivamente e sostanziato dalla frequente presenze sui mass media, dagli scontri sempre un pochino più aspri e, oggi, dal processo a Erri De Luca, diamine! un intellettuale dalla parte del popolo che viene processato, siamo al fascismo!

Partecipare o decidere: un dilemma per il futuro della democrazia

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Is political democracy, as it exists today, a viable form of government for the industrialized countries of Europe, North America, and Asia? (Trilateral Commission, The Crisis of Democracy, p. 2)

Nadia Urbinati mi ha indotto a leggere un vecchio saggio dal titolo La crisi della Democrazia (che potete scaricare integralmente QUI) prodotto 42 anni fa da un think tank noto come Commissione Trilaterale e scritto da tre autorevolissimi autori: Michel Crozier, uno dei più noti sociologi europei, Samuel Huntington, politologo americano già noto ai lettori di HR per il suo Scontro di civiltà di cui abbiamo discusso tempo fa e Joji Watanuki, sociologo nippo-americano. Il testo, oltre a uno sguardo prospettico pessimista sul futuro delle democrazie

Essere Presidente della Repubblica

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Lo dico subito in apertura a tutti coloro che spammano su Facebook e Twitter presunte frasi contro la casta di Pertini, che rimpiangono Pertini, che inneggiano a Pertini-il-Presidente-di-tutti-noi: questo breve post non è stato scritto per voi! Pertini ha “esercitato” dal ’78 all’85, il che significa che molti di voi non erano nati o erano bambini; se avete meno di cinquant’anni e parlate di Pertini non ne avete titolo, lasciate perdere e non fate gli omologati che corrono dietro a modelli che non conoscono per unirsi a un coro di indignati da salotto. Questa sfuriata iniziale mi serve per introdurre i due assolutamente distinti blocchi di Presidenti che abbiamo avuto, quelli prima di Tangentopoli e l’inchiesta “Mani Pulite” (Pertini e Cossiga gli ultimi) e quelli dopo (Scalfaro, Ciampi e Napolitano).