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Fino al 2017 è stato un movimento civico in cui molti di noi hanno creduto. Poi c’è stato un colpo di mano, un atto notarile che ha sigillato il nuovo statuto e il conferimento di tutti i poteri a Casaleggio e Di Maio. Un colpo di mano di cui molti non si sono accorti. Faccio notare che l’atto fondativo non era pubblico, nessuno di noi aveva capito quello che stava accadendo. (Elena Fattori, in un’intervista comparsa sul Riformista del 2 dic. 2020).

Il destino politico del M5S è segnato. Il populismo resterà tra noi, e assumerà svariate forme, a destra, a sinistra e nella protesta. Il governo potrà andare avanti per ragioni comprensibili se non condivisibili; i più furbi si ricicleranno da qualche parte a destra o a sinistra; gli idealisti continueranno a credere al complotto come leva del mondo. Casaleggio cercherà di salvare la sua bottega, un caso di dipendenza della politica da un potere esterno commerciale. E Beppe Grillo seguiterà ad allietarci con la fine della democrazia rappresentativa puntando sulla lotteria anche per trovare l’idraulico che ripara i tubi di casa sua. (Massimo Teodori sull’HuffPost del 24 set 2020)

Casaleggio jr. è una pallida imitazione di quel furbo allucinato che è stato il padre, ma in quanto a spudoratezza non ha eguali. Da imprenditore qual è (la sua impresa si chiama “Movimento 5 Stelle”), essendo i suoi dipendenti morosi (per essere suoi dipendenti si paga, sì, ma in cambio si passa da nullafacenti a parlamentari), scrive una lettera additandoli al pubblico ludibrio. Non c’è politica, non c’è rapporto dialettico, figurarsi se c’è un democratico congresso, un’elezione, una nomina… Casaleggio è il padrone, e poche chiacchiere. Grillo il suo Amministratore delegato, Di Maio e Crimi, e Di Battista i suoi quadri intermedi, e tutti gli altri, semplicemente, esecutori della sua volontà. Scissioni interne? Leadership parlamentare? Coalizioni locali? Il destino del governo? Prima pagate, bastardi, che siete indietro coi versamenti!

Questo accordo è per il Pd un suicidio assistito. Non si fa un’alleanza di governo tra un partito e una piattaforma. Li ho avuti davanti i grillozzi, come giustamente li chiama Giuliano Ferrara, in Senato, la passata legislatura: quanto basta per non andare a prenderci nemmeno un caffè. Mai, mai, da parte dei fautori dell’abbraccio, un’analisi di che cos’è quella roba lì, come è nata, come è cresciuta, soprattutto del perché è potuta nascere e crescere. È un delitto politico averli salvati, mentre affondavano, dopo la disastrosa esperienza di governo e averli rimessi, non solo in campo, ma al centro. Spero veramente di sbagliare, ma sapete come andranno le cose? Loro continueranno a fare demagogia populista, aumentando consensi, il Pd curerà il rigore dei conti perdendo consensi. La distribuzione dei ministeri dice questo (Mario Tronti su L'Espresso).