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Per far partire la stramba maggioranza 5 stelle-Pd-LeU servirebbe un voto veloce sulla riduzione dei parlamentari (come chiede Di Maio) e la eliminazione dal cammino immediato di una lunga serie di impacci, intesi come temi sui quali i 3 partiti non vanno d'accordo neppure presi, a piacere, a due a due. Questa roba potrebbe durare per la residua legislatura solo se i 5 stelle si arrendono totalmente, trasformandosi in una specie di corrente dorotea del Pd. Certo, di fronte alla paura del voto tutto può essere.

Giuseppe De Filippi, Il Foglio

Eredità a 5 Stelle: 1) Hanno portato la Lega lepeniana di Salvini al governo; non si dica che è stata colpa del PD che non si è alleato con loro, o altre sciocchezze; nessuno li ha obbligati e chi ha avuto l’occhio non accecato dall’ideologia ha sempre visto le affinità fra loro. 2) Per totale incapacità, incompetenza, mancanza di idee, si sono fatti mangiare da Salvini mostrando di non valere un fico secco e orientando milioni di elettori populisti, qualunquisti, reazionari verso la scelta migliore, che è il Truce e non certamente Gigino; il M5S è morto, farà un risultato meschino alle elezioni, credo che in pochi si fideranno, in futuro, di allearsi con loro (tranne forse Zingaretti, su di lui ho dei dubbi). 3) Hanno quindi aperto le porte al governo platealmente fascista prossimo venturo. 4) Hanno fatto perdere un anno e mezzo all’Italia col loro freno a mano tirato su tutto, tranne sulla boiata del reddito di cittadinanza che sarà prontamente eliminato dal prossimo governo Salvini. Chi oggi, ancora, difende il M5S, si pone al di là del bene e del male e fuori dal consorzio politico italico, qualunque cosa intendiate con “consorzio politico”.

Gli zombi pentastellati, gente politicamente morta anche se continua a camminare, hanno votato l’ennesima boiata salviniana: inutile agli effetti dell’ordine pubblico, perniciosa nei risultati, odiosa come ispirazione. Si avvicina così sempre più il momento in cui Salvini, che già fa tutto quello che gli pare, deciderà di staccare la spina e togliersi dai piedi il fastidio di quei piagnoni piantagrane incompetenti. Se non ci saranno colpi di scena vomitevoli (come un mega governo anti-leghista con gli zombi pentastellati assieme a quelli del PD) si andrà alle elezioni, Salvini con Meloni vinceranno a mani basse e faranno un governo senza alibi. Le anime belle non avranno la scusa dei 5 stelle “che hanno punti del programma come i nostri”, “che hanno elettori di sinistra” e altri pensieri sconnessi (si sa, gli zombi hanno il cervello marcio e non ragionano bene). Evviva il prossimo governo chiaramente, platealmente, organicamente, inequivocabilmente di destra (come adesso, ma c’è chi non capisce) che imporrà perfino a Zagrebelsky di prendere una posizione. E ho detto tutto.

I 5 stelle non sono diversi da Salvini ma semplicemente un’altra faccia della stessa medaglia.

Roberto Giachetti, No caro Franceschini, tra Pd e M5s non ci possono essere intese, il "Foglio", 23 lug 2019.

Salvo clamorose novità stanno per chiudere Radio Radicale. Mandante il Movimento 5 Stelle e il suo ignobile spirito giustizialista, vendicativo, sospettoso; autore materiale un omino di nome Vito Crimi. 12 righe di biografia sulla Wikipedia perché c’è zero spaccato da dire. Qualche anno di lavoro da impiegato, poi la fulminante carriera nella corte dei miracoli grillina. Uomo senz’arte né parte, senza alcuna esperienza nel campo dell’editoria (né ovviamente in quasi qualunque altro campo), fedelissimo esecutore delle direttive della Casaleggio Associati. Basta questo esempio, e ne avanza, per essere disperati per chi, il popolo italiano, ha mandato al Governo.

Avaaz raccoglie prove, formula l’accusa, presenta la sua richiesta e Facebook valuta la richiesta, esamina le prove e condanna al sempiterno oblio 23 pagine, con 2 milioni e mezzo di follower e 2,44 milioni di interazioni solo negli ultimi tre mesi. L’accusa è quella di inquinamento delle elezioni politiche alle porte. Il Tribunale, teatro del processo surreale, è il nuovo Tribunale della verità al quale abbiamo spalancato le porte quasi senza accorgersene.” (Guido Scorza, Facebook chiude 23 pagine di fake news. Questa è la morte della democrazia, “il Fatto Quotidiano”, 14 maggio 2019).

Morte della democrazia!, scrive Scorza. Perché, secondo lui, «Il processo che si è appena celebrato non ha nessuna delle garanzie attorno alle quali abbiamo costruito le nostre democrazie, non è un giusto processo, non è un processo terzo, non è un processo celebrato in nome della legge e, soprattutto, non è un processo celebrato dalle Autorità competenti».
C’è da chiedersi, onestamente, se Scorza abbia mai visitato uno spazio gestito da grande azienda (non grande come Facebook, intendiamoci), ma se non gli fosse capitato posso raccontargli io come funziona. Di solito, c’è del personale di vigilanza privata che controlla un documento di identità, e a volte c’è anche un rivelatore di metalli per impedire che vengano introdotte armi. Se qualcosa non quadra, viene negato l’accesso, o si viene accompagnati fuori.
Anche in posti come i grandi centri commerciali esiste una vigilanza privata, che è lì per prevenire reati e allontanare eventuali disturbatori (o peggio). Se qualcuno si comporta in modo inaccettabile (non c’è bisogno di rubare), chi ha la responsabilità di garantire la fruibilità di quegli spazi da parte di tutti lo mette alla porta.

E la democrazia? Come, qualcuno che non è “un’Autorità competente” si permette di controllare un documento d’identità? E magari, se si disturba il prossimo, lo si insulta e minaccia, si urlano slogan ingiuriosi, questo qualcuno accompagna l’ospite non gradito alla porta? Eh, già, accade proprio questo: senza “un giusto processo”, addirittura. Perché chi gestisce quegli spazi sa che essi ospitano molte persone che hanno la legittima aspettativa di non essere insultate, molestate o sottoposte a indottrinamenti; e perché visitare quegli spazi e usarli per scopi propri e incompatibili con le regole fissate da chi li gestisce non è un diritto costituzionale. I processi e la democrazia, ci perdoni Scorza, non c’entrano un tubo; c’entra invece la libertà, ma la libertà di frequentare per libera scelta spazi privati di interazione e comunicazione con gli altri senza essere presi di mira da autentici “delinquenti” digitali. Ed è proprio contro questa libertà sostanziale che si schiera chi, in nome di una falsa ideologia da “vietato vietare”, fa finta di proteggere la “democrazia”, proteggendo in realtà i manipolatori e i diffamatori e lasciandoli “lavorare” in pace a danno appunto della democrazia. Scorza mi ricorda il vecchio sketch di Totò in cui, preso a ceffoni da un passante, ridacchia senza reagire, chiedendosi tra sé “chissà questo dove vuole arrivare…”.