Categoria: Economia e Lavoro

Discorsi attorno alle teorie economiche e loro applicazione
– Politiche economiche
– Politiche industriali (per esempio la fusione Fiat Chrysler)
– Lavoro, politiche del lavoro, occupazione…
– Previdenza;
[NOTA – “Euro” va in altra categoria]
[NOTA – “Disuguaglianza” va in altra categoria]

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Le banche: cambiare o fallire?

Negli ultimi mesi, le banche italiane sono state al centro dell’attenzione, spesso anche di Hic Rhodus, e con buoni motivi: dal “salvataggio” delle quattro banche minori a fine 2015, fino all’esito contrastato degli stress test e all’acrobatico piano di risanamento del Monte dei Paschi, le nostre banche hanno evidenziato una vulnerabilità generalmente attribuita all’imponente massa di crediti “in sofferenza” che le affligge.

Eppure, il vero problema delle banche è un altro, e vogliamo approfittare di questa pausa agostana per parlarne.

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Le Banche, gli stress test e il Barone di Münchhausen

Ebbene, il giorno tanto atteso è giunto: sono stati pubblicati i risultati degli stress test effettuati dall’autorità di vigilanza sulle principali banche europee. I risultati erano peraltro, almeno in una certa misura, attesi, ma ora certificano nero su bianco che in Europa c’è una banca che non è minimamente in grado di sostenersi in uno scenario di crisi, e si tratta del Monte dei Paschi di Siena.

Niente panico, però: proprio in vista di questa scadenza, le migliori menti politiche e finanziarie d’Italia hanno già messo a punto un piano per il “salvataggio” del MPS, che è anche stato approvato dalla BCE nella sua impostazione. Tutto sotto controllo…

Fate la carità alle povere banche, taccagni!

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Dopo il referendum sulla Brexit, è diventato l’argomento apocalittico preferito della stampa economica europea e mondiale: le banche italiane sono sull’orlo del baratro?

Sappiamo bene che per anni, mentre i venti di crisi sconvolgevano l’economia mondiale, i nostri leader, ma anche gli organismi di vigilanza, hanno sostenuto che le nostre banche erano solide. Adesso, invece, tutti gli osservatori interni ed esterni sottolineano la fragilità del nostro sistema bancario, e invocano azioni drastiche e immediate. Addirittura, il presidente dell’Abi Antonio Patuelli nei giorni scorsi si è concesso dichiarazioni che dimostrano più faccia tosta che lucidità, culminando in un’ineffabile accusa di “tirchieria” allo Stato italiano per non aver finanziato le banche quando era possibile. Nel frattempo il governo sta trattando intensamente con i partner europei per scongiurare il temuto bail-in che potrebbe colpire innanzitutto il Monte dei Paschi, e poi forse altre banche malconce.

In questa concitazione, anche noi di Hic Rhodus torniamo sull’argomento, cercando di concentrarci sull’interesse dei cittadini, e non di politici o banchieri.

Ripresa, occupazione e Jobs Act: com’è andata nel 2015, come va nel 2016

Executive Keeping Head Above Water

Negli ultimi giorni, l’INPS e l’Istat hanno pubblicato importanti rapporti sull’andamento dell’economia e dell’occupazione in Italia. In particolare, ha suscitato un certo scalpore la notizia che, in base ai dati dell’Osservatorio sul Precariato INPS, il numero di nuovi posti di lavoro creato nel primo trimestre del 2016 è stato di circa 51mila unità, inferiore di ben il 77% rispetto allo stesso periodo del 2015. Ovviamente, le opposizioni ne hanno tratto l’occasione per concludere che il Jobs Act renziano è in realtà un “Flop Act”, per usare le parole del sempre colorito Renato Brunetta; da parte sua, il premier  ha definito queste critiche “clamorose balle”. Come stanno davvero le cose?

Insomma, la ripresa c’è o non c’è?

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Ormai ci siamo abituati: ogni volta che si parla di argomenti che dovrebbero essere oggetto di una valutazione basata sui dati di fatto, si finisce in una querelle tutta dialettica, come se bastasse una buona o cattiva comunicazione a indirizzare i problemi in un senso o nell’altro.

Stavolta, e non per la prima volta, la discussione si è accesa sui dati relativi all’embrione di ripresa economica in cui l’Italia si trova, e in particolare sugli effetti del Jobs Act sull’occupazione. Addirittura, il Presidente del Consiglio Renzi ha annunciato un piano “antibufala” per contrastare la disinformazione che a suo dire viene fatta sull’operato del Governo. Ma è davvero così?

Le nostre sono tutte Bad Bank?

padoanCol difficile accordo tra il nostro Ministro dell’Economia Padoan e Margrethe Vestager, la Commissaria Europea alla Concorrenza, sembra finalmente chiusa la questione relativa alla fragilità del sistema bancario italiano. Per usare le parole del nostro ministro, la definizione del modo in cui le banche potranno liberarsi dei crediti “cattivi” “è uno strumento che completa la scatola per gli attrezzi italiani per gestire i crediti in sofferenza”. Il giorno dopo, però, in Borsa i titoli bancari italiani hanno sofferto; come stanno davvero le cose? Quanto possiamo stare tranquilli noi cittadini?

Il “Salvabanche”: rapina agli investitori o ai contribuenti?

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Nelle ultime ore abbiamo visto susseguirsi una serie di colpi di scena in quella che sembrava una vicenda chiusa con uno dei soliti accomodamenti “all’italiana”: quella della crisi di quattro banche (Banca Etruria, Banca Marche, CaRiChieti, CaRiFerrara) che erano giunte a una condizione di sostanziale insolvenza. La soluzione adottata del Governo, com’è noto, è stata quella di un Decreto Legge che, con una procedura piuttosto acrobatica, prevede che le “sofferenze” di queste banche finiscano a carico del Fondo di Risoluzione. Questo permette di non far fallire le banche, di proteggere i correntisti e i posti di lavoro, ma non coloro che in queste banche hanno investito, ossia azionisti e obbligazionisti . Proprio questi ultimi, spesso correntisti e piccoli investitori, gridano alla “rapina”, e a gran voce esigono (da chi?) di riavere indietro “i loro soldi”, e sicuramente tra loro c’è chi davvero ha subito una perdita drammatica, come il recente suicidio di un pensionato dimostra. Ma chi sono davvero i rapinati, e chi i rapinatori? Vediamo.

Il Dieselgate Volkswagen e la nuova era dell’automobile

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Vignetta di Daryl Cagle, http://www.cagle.com/

Ormai, tutti sappiamo che la Volkswagen ha frodato i controlli USA sulle emissioni inquinanti, e che le automobili “truccate”, se in USA sono meno di mezzo milione, in Europa sono molte di più, mentre in Italia dovrebbero essere più di un milione. Le conseguenze sulla casa tedesca e sui mercati sono impossibili da prevedere appieno, e le notizie sull’argomento si susseguono di ora in ora, a un ritmo che un blog come il nostro non può aver la pretesa di seguire.

Noi qui su Hic Rhodus vorremmo invece prendere spunto da questa complessa situazione per ipotizzare cosa potrebbe accadere nei prossimi anni.

Le tasse (sulla casa) sono una cosa bellissima

property-tax-euroA settembre, ci sono alcuni riti che ci ricordano che l’estate è terminata: le città tornano all’abituale condizione caotica, le scuole (buone o cattive) riaprono, il nostro colorito lentamente sbiadisce, e il Governo annuncia i contenuti della prossima Legge di Stabilità, che saranno ovviamente un balsamo per l’economia italiana e per i bilanci delle famiglie.

Quest’anno, a tener banco è stata l’anticipazione di Renzi sull’abolizione di IMU e TASI sulla prima casa, secondo un copione già visto. Si tratta di un’operazione benefica per i tanti piccoli proprietari italiani, o di una mossa di facciata che ai cittadini costerà più di quanto faccia risparmiare? Per tornare alle abitudini autunnali, non poteva mancare il commento di Hic Rhodus…

Siamo tutti meridionali, che ci piaccia o no

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Qualche settimana fa, la Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) ha diffuso i dati relativi al suo rapporto 2015 sull’economia del Mezzogiorno, delineando un panorama talmente sconfortante che i principali mezzi di comunicazione hanno all’unisono fatto ricorso a titoli come “Il Sud sta peggio della Grecia”, sottolineando l’ampliarsi del divario tra il Mezzogiorno e il Centro-Nord, fino a riproporre l’ormai consueta immagine del “Sud zavorra d’Italia”, una specie di freno a mano tirato che impastoia la “locomotiva” del Settentrione.

Ma è proprio così? E quali sono le cause di questa situazione?