Categoria: Economia e Lavoro

Discorsi attorno alle teorie economiche e loro applicazione
– Politiche economiche
– Politiche industriali (per esempio la fusione Fiat Chrysler)
– Lavoro, politiche del lavoro, occupazione…
– Previdenza;
[NOTA – “Euro” va in altra categoria]
[NOTA – “Disuguaglianza” va in altra categoria]

Farmaci, qual è il prezzo giusto?

Closeup Money rolled up with pills falling out, high cost, expensive healthcareRecentemente, ho ricevuto una mail da parte di un’associazione internazionale di attivisti che attirava la mia attenzione sulla visita che Barack Obama ha appena compiuto in India. Uno dei temi che dovevano essere in discussione, infatti, è la questione relativa alla normativa indiana sulla proprietà intellettuale, che attualmente impedisce alle multinazionali del farmaco di brevettare in India una serie di farmaci “salvavita” per i quali aziende farmaceutiche locali producono “generici” sostitutivi che hanno un costo enormemente inferiore. Non è facile dire se i colloqui si siano incentrati anche su questo argomento (alcuni resoconti parlano genericamente di un impegno del Premier indiano Modi a facilitare gli investimenti esteri e a offrire un contesto di mercato “più aperto”, che potrebbe voler dire diverse cose).

Ma qual è il prezzo “giusto” dei farmaci?

L’Italia e la difesa dei posti di (non) lavoro

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Recentemente, è tornata all’attenzione dei media la questione dello stabilimento FIAT di Termini Imerese, o, meglio, lo stabilimento chiuso dalla FIAT a fine 2011. A quella data risale l’accordo in base al quale ai dipendenti fu erogata, fino a oggi, la Cassa Integrazione Straordinaria. Adesso, precisamente a fine 2014, sarebbe terminato il periodo coperto dalla CIGS, e per circa 760 lavoratori (più circa 300 del cosiddetto “indotto”, posto che una fabbrica inattiva abbia un indotto) si sarebbe aperta la prospettiva della definitiva perdita del “posto di lavoro”. Quest’esito è stato evitato, ma è davvero una buona notizia?

Se la Cina investe in Italia è un bene o un male?

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Nello scorso giugno, il nostro Primo Ministro Matteo Renzi è stato in visita ufficiale in Cina, e in quell’occasione è stata definita una serie di accordi bilaterali soprattutto relativamente a collaborazioni industriali e commerciali, ed è stato adottato un “Piano d’azione triennale per il rafforzamento della cooperazione economica tra Italia e Cina”. A ottobre, il Primo Ministro cinese Li Keqiang ha restituito la visita, confermando i buoni rapporti tra Cina e Italia, e va detto che il 2014 ha visto un’impennata degli investimenti cinesi in Italia. Tutto bene quindi? Vediamo.

Un’analisi costi-benefici sulla convenienza (o no) di avere immigrati in Italia

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Il dibattito sull’immigrazione in Italia è reso opaco ed estremamente ideologico da elementi che attengono la sfera morale (bisogna soccorre i barconi vs. prima bisogna pensare agli italiani) e da dichiarazioni di merito che il cittadino non è in grado di verificare (per esempio: gli immigranti sono manovalanza per la criminalità; ci costano molti soldi…). Ciò rende difficile il giudizio distaccato necessario per qualunque seria politica dell’immigrazione in Italia e dà spazio a chi fa della demagogia anti-immigrazione un cavallo di battaglia per soffiare sul malcontento popolare a prescindere dalle ragioni, dalle mezze ragioni e, spesso, dalle mezze falsità asserite. Sono sostanzialmente due la macro-categorie argomentative contro gli immigrati: la prima riguarda le conseguenze sociali negative dell’immigrazione quali le malattie che porterebbero e la criminalità che alimenterebbero; di questo ho già trattato – riportando dati ufficiali – in un post dal titolo provocatorio I leghisti portano l’Ebola (un approfondimento sui soli romeni in un post successivo, Romeni in Italia). Qui affronterò invece il tema dei costi a prescindere da tutti gli altri elementi. La domanda cui vorrei rispondere è: gli immigrati sono una risorsa o un costo?

Come usare statistiche corrette per fare proclami politici sbagliati

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Venerdì 31 ottobre l’ISTAT ha emesso un comunicato stampa dal titolo Occupati e disoccupati. Da subito stampa, web e social network rilanciano la notizia con tanto di dichiarazioni da parte dei maggiori protagonisti della vita pubblica italiana. È giusto, perché il lavoro attraversa davvero un gran brutto momento e siamo nel sesto anno di una grave crisi economica che impoverisce il paese e frustra le speranze e i sogni dei più giovani. Va sottolineato tra l’altro che le principali variabili connesse all’attività lavorativa sono state oggetto di rilevazione fin dal Censimento generale della popolazione del 1861.

L’Italia è un paese per startup?

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Periodicamente, i nostri giornali pubblicano notizie su giovani imprenditori italiani che ottengono successi in concorsi o iniziative internazionali per nuove startup. Gli italiani, recitano invariabilmente questi articoli, sono brillanti e ingegnosi, la scuola e l’università non sono poi così scadenti, eccetera.

Ma l’Italia, oltre a generare questi rampolli creativi e intelligenti, è un ambiente favorevole alla nascita di startup? E poi cos’è davvero una startup? Si tratta del modello di imprenditoria del futuro o è una faccenda di nicchia?

Perché l’Italia è solo al quinto posto per il turismo?

[I dati qui presentati sono stati aggiornati con un post del 21 Marzo 2018]

Le classifiche ufficiali sui flussi turistici ci dicono che siamo quinti al mondo. Io sobbalzo e mi chiedo: come sarebbe a dire SOLO quinti? I dati son quelli dell’UNWTO – World Tourism Organization che in breve sintesi ci dicono che la classifica 2011 è la seguente:

  1. Francia; 79,5 milioni di turisti;
  2. Stati Uniti: 62,3 milioni;
  3. Cina: 57,6 milioni;
  4. Spagna: 56,7 milioni;
  5. Italia: 46 milioni;
  6. Turchia: 29,4 milioni;
  7. Regno Unito: 29 milioni;
  8. Germania: 28,4;
  9. Malesia: 24,7 milioni;
  10. Messico: 23 milioni.

Mentre la disoccupazione cresce, cosa fa il governo per i giovani?

L’Istat ha appena diffuso dei nuovi dati che indicano un ulteriore aumento del tasso di disoccupazione (che arriva al 12,6%), e non c’è dubbio che questo sia forse l’indicatore che per tutti noi rappresenta la maggior preoccupazione relativamente alla condizione dell’economia italiana.

Se da un lato questo può costituire un motivo per Renzi per dare priorità al cosiddetto Jobs Act, dall’altro noi anziché parlare di proposte e annunci vorremmo andare a guardare cosa sta accadendo nella realtà a proposito di un’iniziativa già concretamente avviata nel maggio scorso (in realtà si tratta di un programma dell’Unione Europea, deliberato per i suoi aspetti operativi dal Governo Letta) per contrastare la disoccupazione giovanile, e cioè il programma Garanzia Giovani.

Viva le guerre che sostengono il nostro PIL!

[I dati qui presentati sono stati aggiornati con un post del 21 Marzo 2018]

Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna (Marinetti, Manifesto del Futurismo, 1909).

In linea di massima lo sappiamo tutti: le guerre sono convenienti per alcuni, il traffico d’armi è colossale e anche l’Italia ha la sua fetta di torta. Ma come sempre un conto è sapere “in astratto”, per sentito dire, e altro conto è conoscere in maniera precisa e documentata, cosa che cercherò di fare in questo articolo. Di tutte le convenienze belliche (conquista di territori, controlli di risorse, eliminazione fisica di nemici storici…) qui mi occuperò solo dell’industria delle armi, fiorentissima, potente, produttiva, vero pilastro nel sostegno dei PIL nazionali di quei Paesi che – come l’Italia – hanno la fortuna di essere leader in questo settore. Perché, vi anticipo, anche qui il made in Italy è globalmente competitivo.

Patrimoniale? No grazie. Anzi, c’è già!

Ormai da tempo, ogni volta che nel dibattito politico si discute su come reperire risorse (e talvolta anche quando si parla d’altro), riaffiora l’ipotesi di imporre agli italiani una tassa patrimoniale. Anche adesso, dopo che la Commissione Europea ha pubblicato le sue “raccomandazioni” all’Italia sulla base del programma economico e di riforme presentato dal Governo Renzi, si comincia a discutere su cosa significherà per l’Italia ottemperare alla richiesta di “rafforzare le misure di bilancio per il 2014 alla luce dell’emergere di uno scarto rispetto ai requisiti del patto di stabilità e crescita”. In sostanza, in autunno potremo trovarci di fronte all’ennesima “manovra” finanziaria. Dove trovare i soldi? Saranno come al solito aumentate le tasse? Per molti, la migliore risposta a questa domanda sarebbe istituire appunto una Patrimoniale, che peraltro da alcuni sarebbe vista anche come strumento per una maggiore equità. Vediamo quindi di analizzare meglio la faccenda.

L’Alitalia cambia finalmente rotta?

Alcuni giorni fa, è cominciata la trattativa relativa al piano di riduzione del personale annunciato come parte necessaria della proposta avanzata da Etihad per il “salvataggio” dell’Alitalia. Il piano prevede 2.251 esuberi, e certamente si tratta di un boccone piuttosto indigesto per i dipendenti e i sindacati. Questi ultimi, fedeli al copione che si impone in queste situazioni, hanno dichiarato «Siamo ancora in una fase in cui cerchiamo di capire come nascono questi esuberi. Pretendiamo una trattativa seria con l’obiettivo di tutelare tutti, il nostro obiettivo è disoccupazione zero» e «Gli strumenti per gli ammortizzatori sociali non mancano ma non siamo ancora arrivati a quello».

Che non manchino, almeno per l’Alitalia (perché anche da questo punto di vista non tutte le aziende sono uguali), è poco ma sicuro; e i costi che la collettività sostiene da anni per i cosiddetti “salvataggi” dell’Alitalia stanno lì a testimoniarlo.

Reddito di cittadinanza, reddito minimo… facciamo chiarezza

Nelle settimane immediatamente precedenti le elezioni europee, tra gli argomenti toccati dalla campagna elettorale c’è stato quello del reddito di cittadinanza, una proposta che, a onor del vero, era già stata avanzata dal M5S sia alle scorse politiche che, in modo circostanziato, alcuni mesi fa, e che alle scorse elezioni politiche, in una forma o nell’altra e con maggiore o minore enfasi, aveva trovato spazio nei programmi di Scelta Civica (“reddito di sostentamento minimo”) e del PD (“reddito minimo”). In quel periodo, alcuni giornali tentarono di aiutare gli elettori a districarsi tra queste diverse proposte in ambito di welfare, ma mi sembra che tuttora ci sia parecchia confusione in materia. Proviamo quindi a fare un po’ di chiarezza.

Gli espatriati italiani scelgono Londra

Se è vero che la crisi di questi ultimi anni ha messo particolarmente in difficoltà le famiglie italiane, come abbiamo già discusso in precedenti post sull’impoverimento dei lavoratori della classe media e sull’incremento della disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza, non può sorprendere la notizia del rilevante aumento degli italiani che decidono di espatriare. Molti di noi, penso, conoscono persone che negli ultimi anni hanno deciso di trasferirsi all’estero, per un periodo o per sempre.

La conferma viene dai dati dell’AIRE, che gestisce l’anagrafica degli italiani residenti all’estero, e che ha rilevato un fortissimo incremento degli espatriati (+19% nel 2013). Se il fenomeno è piuttosto impressionante da un punto di vista quantitativo ma non sorprendente, analizzando i dati in maggior dettaglio emergono elementi tutt’altro che scontati e che invitano a una riflessione.

Il programma economico di Renzi: diverse buone idee, ora servono i fatti

Con un comunicato dell’8 aprile scorso, il Governo Renzi ha annunciato l’approvazione del DEF, il Documento di Economia e Finanza che rappresenta di fatto il programma economico della nuova squadra capitanata da Renzi, Padoan e Delrio. Dal momento che si tratta del primo documento del genere elaborato dall’insediamento dell’attuale Governo, il suo valore sta ovviamente anche nelle linee strategiche che traccia per i prossimi anni, sempre che si dimostri possibile a Renzi dare continuità alla sua linea di governo. Analizzare il lungo documento in tutti i suoi aspetti, e verificare la coerenza del programma in esso tracciato con i provvedimenti legislativi ed esecutivi che saranno realizzati, richiederà tempo e potrà essere argomento di più di un post; in questo vorrei esporre qualche considerazione “a volo d’uccello”, anche in virtù del fatto che di molti dei temi al centro del documento ci siamo già occupati anche qui su Hic Rhodus.