Categoria: Salute e Qualità della vita

– Tutti i post epidemiologici, sulla salute etc. (include p.es. il caso Stamina);
– Sicurezza e percezione della sicurezza sociale;
– Welfare, equità sociale.

In Italia si muore di più per colpa dei tagli alla Sanità?

trionfo morteTra una baruffa e l’altra sulla Legge Cirinnà o sui salvataggi bancari, argomenti di cui peraltro qui su Hic Rhodus abbiamo parlato con ampiezza, c’è una questione su cui abbiamo puntato la nostra attenzione dallo scorso dicembre, quando l’Istat ha per la prima volta annunciato che nel 2015 c’è stato un significativo aumento della mortalità. Subito, diversi commentatori politici, tra cui si sono segnalati alcuni leader dell’opposizione, hanno attribuito queste morti a un aumento dell’inquinamento, o ai tagli alla Sanità decisi dal Governo. Noi, sebbene ci prudesse un po’ la tastiera, abbiamo deciso di tacere finché l’Istat non avesse fornito dati più completi, e ora che questo è avvenuto siamo pronti a dire la nostra.

Agli Italiani la carne rossa fa bene, informazione come questa no

hamburgerQualche mese fa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha emesso un avvertimento che ha avuto grande risonanza sui nostri mezzi di comunicazione: mangiare carne fa male. In effetti, l’OMS ha collocato la carne lavorata (come salsicce, salami, ecc.) nella categoria delle sostanze “cancerogene per l’uomo”, e la carne rossa in quelle “probabilmente cancerogene per l’uomo”, in particolare sulla base di dati raccolti relativamente al cancro del colon e del retto.

Ne è nata una considerevole eco mediatica, e una serie di prese di posizione più o meno giustificate dai fatti. Ma quali sono i fatti?

Il pero dell’inquinamento

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Il pero, naturalmente, è quello da cui il luogo comune fa cadere gli sprovveduti che si accorgono che qualcosa non va nell’aria che respiriamo (o nell’acqua che beviamo, o nelle carni che mangiamo…) solo perché gli impongono le targhe alterne. O che le mezze stagioni sono sparite a causa del surriscaldamento crescente. Il problema è talmente reale e grave da far prendere risoluzioni apparentemente abbastanza serie alla recente conferenza sul clima di Parigi, anche se poi bisognerà vedere cosa si farà concretamente e a breve.

In spirito (hicrhodusiano) di servizio eccovi alcune informazioni puntuali che potranno farvi capire meglio, speriamo, di che materia sia fatto il problema.

La spada di Damocle del riscaldamento globale

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Immaginate un gigantesco asteroide in rotta di collisione diretta con la Terra. Questo è l’equivalente di quello che ci troviamo di fronte oggi – il cambiamento climatico – , eppure noi oggi siamo ancora indecisi nell’agire. (James Hansen)

James Hansen non è l’ultimo arrivato nel mondo della climatologia, dal 1981 siede ben saldo sulla poltrona di capo del Goddard Institute for Space Studies (GISS) afferente alla NASA. La sua affermazione, quindi, non è da prendere così alla leggera: siamo ancora indecisi nell’agire, pur posti dinanzi all’evidenza che le attività umane sono in grado influenzare il clima e l’ambiente in modo assai più incisivo e rilevante di quanto sarebbe lecito e salutare.

L’economia migliora, ma non ci fidiamo degli altri

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Tra le molte rilevazioni statistiche che l’Istat effettua, e di cui spesso parliamo su Hic Rhodus, una è recentemente passata abbastanza sotto silenzio. Si tratta della ricerca su “La soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita”, che, a differenza degli studi basati su dati “hard”, come disoccupazione, PIL, tasso di laureati, spesa pubblica (tutti temi che abbiamo commentato), è essenzialmente basata su interviste di tipo qualitativo.

Ebbene, da questa rilevazione emerge che gli italiani percepiscono un miglioramento di diversi fattori della loro vita, ma anche un altro elemento importante: ci fidiamo sempre meno degli altri.

Fare Rete per aumentare l’efficacia dell’intervento pubblico. Facile a dirsi…

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Mi trovo spesso coinvolto professionalmente nel problema della Rete (la ‘R’ maiuscola indica una specificità lessicale, oltre che una sua importanza). Intendo la Rete dei servizi (sanitari, sociali…) che in reciproca sinergia collaborano per agire sullo stesso ambito complesso al fine di migliorare le prestazioni complessive erogate non più solo come singoli servizi ma in quanto “sistema”. Comprendo che l’argomento può sembrare molto tecnico e poco interessante ma se – come cittadini, come utenti di servizi – ci pensate un attimo, capite come il tema sia rilevantissimo sia sotto il profilo dell’efficacia (buone prestazioni rese all’utente) che dell’efficienza (meno sprechi). Il termine viene utilizzato in pochi ambiti: 

La civiltà dei rifiuti

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Uno dei problemi cruciali della nostra epoca, talmente pressante e drammatico che tendiamo a disconoscerlo e rimuoverlo, è quello dei rifiuti. Ogni giorno ciascuno di noi produce una notevole quantità di rifiuti che si somma a quelli industriali producendo un’incredibile montagna di scarti che devono finire lontano dai nostri sguardi e dai nostri olfatti. Nell’Europa a 28 membri nel 2010 il totale di questi rifiuti ammontò a 2.506 milioni di tonnellate, dei quali 101,4 (4%) classificato tossico (fonte: Eurostat); considerando una popolazione totale di 505 milioni di abitanti, significa (rifiuti industriali inclusi) cinque tonnellate pro capite (in Italia meno, circa la metà), quasi quattordici chili al giorno, ogni giorno, per ciascuno di noi, poppanti inclusi. Non vale l’obiezione che buona parte di questi rifiuti sono industriali e non li producete voi; sono rifiuti prodotti dall’insieme economico e sociale della nostra comunità, sono la base del nostro benessere e del nostro stile di vita. Quelle industrie producono scarti per costruire gli oggetti che a noi servono.

Il Servizio Sanitario spreca soldi e la nostra salute

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È uscito da pochi giorni il rapporto del Programma Nazionale Esiti (se non siete registrati al portale del Ministero potete trovarne una discreta sintesi sul Sole 24 Ore) che rappresenta un sacrosanto tentativo di valutazione dell’efficacia del Sistema Sanitario Nazionale. So benissimo che il concetto di ‘valutazione’ è poco conosciuto e riconosciuto, in Italia; al massimo accettato quando tocca qualcun altro. I lettori di HR che volessero ripassare il significato tecnico di questo concetto, la sua utilità per la gestione delle politiche pubbliche e la sua necessità democratica può rileggere un vecchio post qui su HR. Il Programma Nazionale Esiti ha appunto a che fare con la valutazione e si chiede, semplicemente, cosa succede negli ospedali italiani dopo che un paziente si è fatto curare; si chiede se quelle cure siano state efficaci, se la mortalità post-operatoria non dipenda da cause riconoscibili (e sulle quali si potrebbe intervenire).

La droga fa male, ma anche le carni rosse non scherzano

La droga fa male, punto e basta. Poiché poco più avanti il lettore troverà invece una dichiarazione a favore della legalizzazione della cannabis che potrebbe sconcertare, voglio proporre questo incipit in maniera chiara: la droga fa male, tutte le droghe incluse quelle chiamate “leggere”. Per essere breve vi rimando a un’unica fonte istituzionale (il Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri) del 2010, segnalandovi, in pillole:

  • danni alla salute; per esempio gli agenti cancerogeni presenti nella marijuana sono il 50-70% in più del tabacco; il THC, principio attivo della cannabis, deprime il sistema immunitario; maggiore possibilità di attacco cardiaco; infertilità maschile; etc.;
  • danni sociali: minor successo scolastico per i consumatori; maggiori incidenti per i lavoratori consumatori; depressioni e disturbi della personalità; etc.
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E verrà il giorno che il Vesuvio erutterà…

Come forse sapete ci sono diversi tipi di vulcano, classificati in base al tipo di eruzione (QUI una classificazione a 4 e QUI una a 7); senza perdersi in sottigliezze, la vera differenza fra i vulcani è l’essere effusivi o esplosivi; i primi si caratterizzano per una lava fluida che fuoriesce dal cono vulcanico in un processo sostanzialmente lento che porta la lava a valle o – come nel caso di Etna e Stromboli (gli unici dei 10 vulcani italiani attivi) – al mare. I secondi, come dice il nome, eruttano una colonna di gas incandescente, lapilli e cenere per chilometri, distruggendo colture, animali e persone. Il Vesuvio è appunto un vulcano di questo genere, ed è a tutti noto cosa successe a Ercolano e Pompei.

L’Ebola come metafora

L’epidemia di Ebola comincia a spaventare o, quanto meno, a preoccupare. Conosciuta da alcuni decenni è sempre rimasto un problema lontano, con pochi morti in remoti villaggi dell’Africa “nera”, buono per una frettolosa compassione o per spaventarsi in qualche disaster movie. Ma adesso le cose sono improvvisamente cambiate: circa 1.000 morti al momento in cui scrivo, un numero mai raggiunto nelle precedenti epidemie (solitamente di poche decine di casi e, raramente, alcune centinaia); 100 operatori sanitari (tutti locali) contagiati, di cui 50 morti; un morto in Arabia; un caso sospetto in America (non è però Ebola); primo caso in Europa! (ma ce l’abbiamo portato noi, rimpatriandolo in Spagna); tre casi a Lampedusa!! (ma è un falso, denunciato l’autore). Infine, ad alimentare l’incipiente psicosi, l’allarme lanciato dall’OMS e titolato “La peggiore epidemia da quarant’anni MA si può battere”, con quel “ma” micidiale, ipotetico (dubitativo?).