Archiviata la tragedia parigina e le varie e diverse reazioni politiche nei riguardi degli assassini e dei loro mandanti (un ricco dibattito al quale ha partecipato anche Hic Rhodus) le analisi possono farsi più fredde e lucide. C’è un tema fra gli altri, sollevato in particolare oltreoceano ma soffocato da noi dall’emotività del momento e dai milioni in piazza a Parigi, che a me sembra di estremo interesse anche al di là del problema del terrorismo, ovvero il necessario bilanciamento fra libertà d’espressione e diritti altrui, fra i quali il diritto di non essere oggetto di odio. Con esplicito riferimento al caso di Parigi per esempio David Brooks sull’International New York Times dell’8 Gennaio scrive chiaramente che un giornale come Charlie Hebdo negli Stati Uniti sarebbe stato chiuso 30 secondi dopo la prima uscita in quanto “istigatore d’odio”.
L’unica privacy protetta sarà quella sugli accordi tra governi
Un recente articolo di Repubblica ci informa delle trattative in corso tra i governi dei principali paesi per la stipula del TISA, il Trade In Service Agreement. Confesso che non ne sapevo nulla; se non ne sapete nulla neanche voi, cercherò di riassumervi quello che sono riuscito a capire: si tratta di un accordo di “liberalizzazione dei servizi” che potrebbe, ancora una volta, cambiare molto della nostra vita.
Accorpare le regioni. Un passo fondamentale ma…
Due parlamentari PD, il deputato Morassut e il senatore Ranucci, hanno presentato un disegno di legge di modifica costituzionale per la riduzione delle Regioni, dalle attuali 20 a 12. La stampa ne ha brevemente parlato mostrando la mappa di come sarebbe ridisegnata la nostra geografia regionale, e chi ha buttato almeno un occhio sulla notizia sarà andato a vedere che fine potrebbe fare con questa riforma. A occhio e croce la prima proposta di cui mi ricordi era della Fondazione Agnelli più o meno, direi, trent’anni fa, e da allora di quando in quando il tema è stato sollevato diventando probabilmente più forte nella coscienza collettiva e più urgente oggi, sia perché si sta discutendo di riforma del Titolo V della Costituzione (che ha parecchio a che fare con qualunque manovra sull’architettura regionale) sia per il discredito che questa Istituzione ha presso i cittadini, per i troppi sprechi e scandali di cui molte Regioni si sono rese colpevoli.
Il bivio dell’Occidente dopo la strage di Parigi
Quanto sia terribile il bivio che abbiamo davanti mi appare chiaro ma so che è difficile argomentarlo in maniera semplice e convincente. Soprattutto convincente, non già perché non ci siano fatti, circostanze, tendenze, per non parlare di tantissime analisi e commenti; il problema è il solito, quello dell’ideologia. Poiché la storia non è matematica, la politica non è fisica e le dinamiche sociali non sono chimica, tutti quelli che ho definito “fatti, circostanze etc.” sono soggetti a interpretazione, vengono – da ciascuno di noi – piegati agli schemi mentali che ci sono propri, alle idee che tradizionalmente, da tempo, “indossiamo” assieme ai nostri amici, consoci, confratelli, compagni. Quindi se adesso dico delle cose scomode, fuori dagli schemi, politicamente scorrette, non in linea col vostro pensiero tradizionale, potreste essere poco disponibili a cambiare voi, e tendere piuttosto a rifiutare me. Trovo un certo conforto dal fatto che dopo la strage di Parigi (perché questo è il tema della riflessione che vi propongo) mi sembra di notare un cambiamento di registro in molti importanti commentatori italiani (commentatori soggetti agli stessi condizionamenti e quindi non universalmente condivisi); non so se è una nuova consapevolezza in loro, oppure se la tragedia francese li ha fatti rompere con gli indugi e venire allo scoperto. Comunque alcuni di questi commenti ve li propongo nelle Risorse finali invitandovi a leggerli. Per il resto preferisco uno stile molto asciutto e per punti; meno fronzoli = meno equivoci.
Il tema è: cosa fare dopo la strage parigina? Che atteggiamento avere con l’Islam?
L’Italia degli sprechi. Perché non ce la faremo mai

Parlare di sprechi in Italia è un esercizio retorico. Tutti noi li abbiamo presenti e assistiamo impotenti al fiume di denaro bruciato per niente. Quando si parla di “sprechi”, in questo periodo storico così ricco di pensiero omologato, si intende qualcosa che sta a margine della politica, nel Palazzo, nella casta: gli stipendi dei dipendenti di Camera e Senato (per tacere su quelli dei parlamentari!), i poltronifici dove ficcare i politici trombati, forse le Province, i super stipendi dei manager… Hic Rhodus ha raccontato alcuni di questi sprechi e in coda a questo articolo vi ricordo le nostre note precedenti su questo tema. Qui invece vorrei segnalare una serie (ampiamente incompleta) di diversi e bizzarri luoghi dello spreco, alcuni vagamente noti e altri, credo, piuttosto sconosciuti. Lo scopo non è quello di presentare l’ennesima galleria degli orrori ma fare una riflessione sulle ragioni del perdurare di questa infinita rete di inefficienza, danno erariale e presa in giro.
L’Italia e la difesa dei posti di (non) lavoro
Recentemente, è tornata all’attenzione dei media la questione dello stabilimento FIAT di Termini Imerese, o, meglio, lo stabilimento chiuso dalla FIAT a fine 2011. A quella data risale l’accordo in base al quale ai dipendenti fu erogata, fino a oggi, la Cassa Integrazione Straordinaria. Adesso, precisamente a fine 2014, sarebbe terminato il periodo coperto dalla CIGS, e per circa 760 lavoratori (più circa 300 del cosiddetto “indotto”, posto che una fabbrica inattiva abbia un indotto) si sarebbe aperta la prospettiva della definitiva perdita del “posto di lavoro”. Quest’esito è stato evitato, ma è davvero una buona notizia?
Quel che vi combinerà Saturno non potete neppure immaginarvelo…
Abbiamo aspettato un po’ a parlare di oroscopi perché volevamo essere sicuri di lasciarvi il giusto tempo per compulsare i vostri preferiti e godere delle belle previsioni che vi riguardano. Perché sono state previsioni belle, giusto? Il lavoro andrà bene, la salute sarà ottima e il sesso sfrenato. Il transito di Saturno potrebbe (dicasi: potrebbe, è una possibile evenienza, inutile preoccuparsi troppo) offuscarvi un pochino quest’Estate… inezie. La Luna consiglia: prudenza. Come potete immaginare noi di Hic Rhodus siamo scettici. Invece di presentarvi lunghe discussioni filosofiche o spiegazioni scientifiche sul perché gli oroscopi non funzionano, ve lo vogliamo mostrare con un piccolo esperimento che ciascuno di voi può facilmente replicare, ovvero: andiamo a vedere cos’avevano previsto gli astrologi l’anno scorso e vediamo quanto c’hanno azzeccato.
Il velo islamico non riguarda la libertà religiosa
Anni fa in Turchia fui sottoposto a una sorta di terzo grado da un collega turco che voleva sapere che ne pensavo del velo, se mi dava fastidio e così via. Ricordo il mio imbarazzo non tanto nel cercare una risposta diplomatica, quanto nell’intrusione che percepivo in quella domanda, il fatto che il mio interlocutore riponesse così tanto “capitale emotivo” su questa faccenda del velo. Da allora sono piuttosto sensibile al tema; alle Olimpiadi abbiamo visto le atlete velate, i veli appartengono ormai al nostro paesaggio urbano e, di tanto in tanto, qualche tragico fatto di cronaca ci ricorda i padri-padrone, o i fidanzati-padrone, o i mariti-padrone, che in Italia picchiano donne islamiche che non voglio portare il velo (solo gli ultimissimi fatti: Padova, Luglio 2014; Cremona, Luglio 2014; Treviso, Settembre 2014). E nei paesi islamici è molto peggio e si arriva a uccidere, come nel caso del sociologo del Bangladesh recentemente ucciso per strada a colpi di machete perché aveva vietato il velo alle sue lezioni.
Un anno di Hic Rhodus
Buon anno! Buon anno! Fra poche ore festeggeremo il 2015 che, se non altro per ragioni statistiche, non può essere peggiore dell’anno che si sta per chiudere. Nel 2014 abbiamo avuto fra l’altro:
Davvero i Nativi Digitali italiani non sanno usare Internet? Oppure…
L’Istat ha recentemente pubblicato un rapporto su Cittadini e nuove tecnologie, nel quale, tra le altre cose, si rileva che sono “alte le quote di non utenti [di Internet] tra i giovanissimi (6-10 anni) che, seppure definiti “nativi digitali”, per più del 50% non utilizzano la Rete”. Apriti cielo: i nostri preparatissimi giornalisti specializzati non hanno mancato di manifestare “sorpresa” per questo dato, molto lontano da quello rilevabile in altri paesi europei. Forse i nostri ragazzi sono meno “digitali” degli altri? Dal momento che ci siamo occupati di Nativi Digitali (e abbiamo anche spiegato perché questo termine ormai attraversa più di una generazione), vogliamo commentare questa ricerca, evidenziando se e cosa, eventualmente, ci sia di “sorprendente”.
Siamo un popolo di scrittori
Chi non è buono a nient’altro diventa scrittore.
(William Somerset Maugham, Il filo del rasoio)
Sul piano culturale uno degli indicatori classici è quello della lettura: quanto leggi? (e cosa) è sempre stata una classica domanda nelle inchieste sui consumi culturali, quando non c’era Internet. Poi il combinato disposto di vari fattori, in primis appunto le nuove tecnologie della comunicazione, ha creato le condizioni per un drammatico calo della lettura (di libri, di quotidiani), un aumento dei fruitori Internet e – questo sì è veramente interessante! – un aumento degli scrittori. Paradossalmente calano i lettori (ma non tanto quanto si crede) e aumentano gli autori, un po’ come calano gli elettori ma aumentano i commentatori politici nei social network…
L’Italia nel labirinto – Il libro di Hic Rhodus
Abbiamo raccolto il meglio di Hic Rhodus 2014 e l’abbiamo messo in un libro. Lo trovate su Amazon a questo indirizzo e costa solo 3,31 Euro, che saranno interamente spesi per il sostegno del blog. Vi vogliamo spiegare il senso di questa operazione, che per noi è importante. Non si tratta per esempio di un esercizio narcisistico (alcuni dei nostri autori firmano con pseudonimo e non riceveranno benefici personali da questa operazione) né tanto meno di una specie di speculazione (non pensiamo di vendere migliaia di copie e diventare ricchi in questo modo) ma di una naturale prosecuzione di quella “politica della parola” che avevamo annunciato nel nostro manifesto e che riteniamo di avere perseguito in questo primo anno di lavoro.
Ci dicono che siamo più poveri, ma abbiamo ancora parecchio da perdere
Negli ultimi giorni, in vista della fine del 2014, sono stati pubblicati alcuni rapporti sulla situazione sociale italiana, tra cui due che vorrei commentare per sommi capi, perché si ricollegano a temi che abbiamo già trattato e mostrano un’ulteriore conferma ed evoluzione negativa di fenomeni economici molto significativi. Si tratta del 48° Rapporto sulla situazione sociale del Censis e dell’annuale Rapporto sulla ricchezza delle famiglie italiane della Banca d’Italia.
L’ideologia che ci opprime
Ho trattato molte volte il tema dell’ideologia, qui su HR, in forme più o meno dirette e con riferimento a fatti politici contingenti (in fondo all’articolo l’elenco dei post). Qui vorrei trattarne in generale, per fare chiarezza, perché ritengo sia un concetto cruciale nella nostra epoca, da comprendere per cercare di distaccarci dalle ideologie, di superarne le pastoie, i vincoli, i legacci che ci impediscono di giudicare il mondo con autentica libertà di pensiero o, quantomeno, con minori restrizioni alla nostra possibilità di comprendere cosa accade, perché succede, cosa sia meglio fare.











