Il libro ha un magnifico passato davanti a sé

Qualche sera fa, sono andato a passare un paio d’ore a una manifestazione estiva il cui nucleo è costituito da un mercatino di libri. La manifestazione è ormai un “classico” e si ripete da decenni, ma la qualità delle proposte nel corso degli anni è purtroppo calata, e da luogo dove si trovavano interessanti pubblicazioni di editori minori si è arrivati a una prevalenza indiscussa dei remainders e dei libri a bassissimo costo. Addirittura c’erano cestoni di libri a 99 cent con la scritta “costo meno di un e-book”. Come spesso mi capita in questi casi, mi è venuto da pormi la classica domanda da nostalgico del secolo scorso: forse davvero il destino del libro è segnato?

La domanda in realtà rischia di sembrare più antica delle pergamene; sono anni che sentiamo intonare il de profundis per il libro cartaceo, insidiato dal più pratico ed economico e-book, capace tra l’altro di offrire possibilità ipertestuali e multimediali che i nostri vecchi amici non hanno. Aggiungiamo la crescente diffusione di e-reader e soprattutto tablet, e davvero viene da pensare che l’ingombrante e “fisico” libro tradizionale sia condannato.

in treno

Per capire come stiano le cose in realtà, concentriamoci innanzitutto sulla situazione italiana, che è sempre un po’ particolare. In Italia, infatti, il mercato del libro è sempre stato piuttosto asfittico, con relativamente pochi lettori “forti” (e neanche poi tanto forti) e numeri complessivamente piuttosto sconfortanti. In effetti,  il grafico qui sotto (fate click per ingrandirlo) permette di capire come gli italiani siano in assoluto quelli che spendono meno in libri per abitante tra i Paesi “del primo mondo” (un tipo di primato negativo che comincia a essere un po’ troppo ricorrente nei nostri post):

Fonte: RWCC, The Global ebook Report (Spring 2014)
Fonte: RWCC, The Global ebook Report (Spring 2014)

Naturalmente non conta solo la situazione in un dato momento, ma anche la tendenza, che a sua volta non è favorevole. Il mercato del libro in Italia, infatti, è da anni in contrazione. L’ultimo Rapporto sullo stato dell’editoria pubblicato dall’Associazione Italiana Editori a ottobre 2013 (qui trovate una sintesi, il rapporto completo esiste, emblematicamente, solo in formato e-book…) descrive il 2012 come un annus horribilis, che ha fatto registrare un calo del 6,3% del fatturato; una rilevazione più recente è quella pubblicata a maggio scorso dalla Nielsen, nella quale si conferma che anche il 2013 è stato un anno decisamente negativo. Qui sotto, vedete un grafico che mostra anche che il calo del valore a prezzo di copertina sia anche superiore a quello dei volumi, il che vuol dire che è calato anche il prezzo medio di vendita. I dati numerici differiscono leggermente da quelli AIE perché Nielsen considera un ambito un po’ più ristretto di vendite (quelle sui principali canali trade).

Fonte: Nielsen
Fonte: Nielsen

E gli e-book? Beh, almeno in Italia la loro incidenza è ancora limitata, anche se ovviamente sono in crescita. Ecco i dati su acquirenti e lettori di libri e di e-book, prelevati dalla stessa fonte Nielsen. La crescita di lettori degli e-book non compensa certo il calo di lettori dei libri “tradizionali”.

book vs ebook
Fonte: Nielsen

Insomma, a calare è proprio l’abitudine a leggere libri: non sono (solo) gli e-book a sottrarre lettori ai libri tradizionali, dato che la crescita degli e-book non è lontanamente sufficiente a compensare i lettori perduti. E l’Italia non è l’unico Paese in cui il mercato del libro tradizionale è in declino, più di quanto la crescita degli e-book possa spiegare.
Viceversa, negli USA e in UK negli ultimi anni gli e-book hanno raggiunto una quota di mercato importante, che già oggi tende a consolidarsi  intorno al 20-25% in volume e ha effettivamente  compensato (o contribuito a provocare, a seconda di come leggiamo i dati) un calo delle vendite dei libri cartacei, in un contesto in cui la lettura nel suo complesso resta forte ma sempre più episodica e legata a “fenomeni” (nel 2012, negli USA, oltre il 4% delle vendite di libri cartacei è stato costituito dalle sole serie di 50 sfumature di grigio e Hunger Games, come potete leggere in un ampio rapporto del 2013 sullo stato dell’e-book). Le indicazioni dei dati non sono univoche; il ruolo dell’e-book, in realtà, è in parte competitivo con il libro cartaceo, in parte sinergico o complementare (basti pensare al settore delle guide turistiche), ed è semplicistico vedere le due forme di libro come contrapposte.

Qual è la conclusione cui voglio arrivare? A mio avviso i dati dicono che il libro generalmente inteso è, per così dire, un mezzo in difficoltà. Libro cartaceo e e-book, in questo senso, devono essere visti come due incarnazioni di uno stesso archetipo, ed è esattamente questo archetipo che si trova oggi messo in discussione, almeno nella sua funzione generalista.
Le nuove modalità di fruizione dei contenuti e dell’informazione, infatti, sono alternative sia al libro cartaceo sia all’e-book, che semmai può essere visto anche come un tentativo di integrare nel medium “libro” alcune caratteristiche nuove come agevole ipertestualità, collegamenti esterni, possibilità di commentare e condividere specifici passaggi. Il vero avversario del libro è altro: è il mare di informazione più o meno destrutturata nel quale trascorriamo una parte sempre maggiore del nostro tempo; in questo senso, non è un caso che fin dal 2001 studiosi, sociologi ed educatori osservino nuove modalità di acquisizione delle conoscenze da parte delle nuove generazioni (variamente indicate come Digital NativesMillennials, Generazione Y e poi Z, eccetera), caratterizzate tra l’altro dal progressivo abbandono del tradizionale approccio all’apprendimento incentrato sulla lettura di libri come canale fondamentale.
Se è poi vero che il settore editoriale più in salute è quello dei libri per bambini e ragazzi, anch’esso deve adeguarsi alle novità tecnologiche; qui ad esempio trovate un’interessante presentazione sulle novità dell’editoria infantile e giovanile, sintetizzate in un percorso che recita “Dal libro alle app, al libro interattivo, a nuove piattaforme integrate per apprendere e giocare”.

La frammentarietà, la destrutturazione, l’uso estensivo di immagini e poi di video, la creazione “collettiva” di contenuti e la loro condivisione, sono tutti fattori che sono diventati ineludibili nella comunicazione di oggi, e non solo quella commerciale o di intrattenimento. I giovani ormai trasformano in video persino i loro Curriculum Vitae, e su YouTube si trova di tutto, dai corsi per truccarsi alle istruzioni per personalizzare una motocicletta, il tutto in “pillole” brevi e ricche di espedienti per mantenere viva un’attenzione sempre più volatile. Anche un post come questo non può superare una certa lunghezza, fare a meno di immagini o proporre argomentazioni troppo articolate, se vuole avere una speranza di essere letto fino in fondo. Infine, libri “tecnici”, come manuali, libri di cucina o di fai-da-te, dizionari, atlanti e guide turistiche stanno più o meno rapidamente trasformandosi in “app” multimediali da fruire su smartphone e tablet, integrati con video, mappe e Social Media, piuttosto che in “semplici” e-book, che restano invece una soluzione molto adatta alla narrativa, specie se di rapido consumo.

Amazon, in particolare, in questi ultimi anni è stato una forza sempre più rilevante sia nel promuovere l’e-book, sia nel favorire modelli e canali alternativi a quelli delle grandi case editrici tradizionali per la produzione, distribuzione e vendita di libri cartacei o digitali. I suoi ricorrenti conflitti con gli editori, ultimo quello rovente in corso con Hachette, non devono però far dimenticare che si tratta di battaglie che non mettono in discussione il “prodotto-libro”, bensì la sua catena del valore, come si suol dire. Amazon, in sostanza, pur con tutta la sua capacità di innovazione, è ancora un operatore che “lavora col libro”, mentre altri soggetti (e, in altre forme, Amazon stessa) propongono contenuti e soluzioni che mirano a destrutturarlo e sostituirlo, facendo leva sulle forze convergenti delle trasformazioni tecnologiche e sociali.

In conclusione, ho il dubbio che il vero futuro del libro stia nel suo passato, quando era uno strumento riservato a un ristretto ambito di utilizzo e non un mezzo di intrattenimento di massa, sospetto che stia insomma lentamente terminando la lunga stagione iniziata direi dopo la seconda Guerra Mondiale in cui il libro è stato il simbolo stesso della cultura popolare, un passepartout buono per ogni conversazione e un regalo adatto a ogni circostanza, un passatempo economico e accessibile per un viaggio in treno o per un’ora sotto l’ombrellone. Forse per lo studente liceale e per l’uomo della strada la parola scritta sarà sempre più un corredo ad altre modalità di comunicazione, più iconiche, rapide e “digeribili”. Di quando in quando, spero, una persona sentirà ancora il bisogno di un approfondimento e di una riflessione da condurre in un luogo tranquillo, lontano da chat, notifiche e auricolari per musica a tutto volume, condizioni che rendono impossibile per chiunque, non solo per noi digital immigrants, un’analisi davvero profonda di qualche argomento. In quei momenti, mi figuro che quella persona si chiuderà una porta alle spalle, sprofonderà in una comoda poltrona, e prenderà in mano un libro, poco importa se cartaceo o digitale, in cerca di una guida per le sue riflessioni. Confido che la troverà.