Davvero i Nativi Digitali italiani non sanno usare Internet? Oppure…

pallottoliere

L’Istat ha recentemente pubblicato un rapporto su Cittadini e nuove tecnologie, nel quale, tra le altre cose, si rileva che sono “alte le quote di non utenti [di Internet] tra i giovanissimi (6-10 anni) che, seppure definiti “nativi digitali”, per più del 50% non utilizzano la Rete”. Apriti cielo: i nostri preparatissimi giornalisti specializzati non hanno mancato di manifestare “sorpresa” per questo dato, molto lontano da quello rilevabile in altri paesi europei. Forse i nostri ragazzi sono meno “digitali” degli altri? Dal momento che ci siamo occupati di Nativi Digitali (e abbiamo anche spiegato perché questo termine ormai attraversa più di una generazione), vogliamo commentare questa ricerca, evidenziando se e cosa, eventualmente, ci sia di “sorprendente”.

Proviamo quindi a leggere con attenzione la ricerca, e a capire cosa effettivamente ne emerga. Il dato fondamentale è che una larga parte degli italiani (il 38,3%) non usa Internet, e come abbiamo visto a proposito dell’Agenda Digitale, il nostro paese è in chiaro arretrato rispetto al resto delle nazioni progredite, sia dal punto di vista delle infrastrutture, sia dal punto di vista delle conoscenze diffuse sulle tecnologie digitali, sia dal punto di vista della digitalizzazione dei processi, in particolare della Pubblica Amministrazione. In questo senso, il risultato della ricerca dell’Istat non è certo una sorpresa. Dai dati di dettaglio, peraltro, si vede che nelle famiglie non tutte le “nuove tecnologie” vedono espandere la propria diffusione. Infatti, sono complessivamente in calo rispetto all’anno preecedente tecnologie “obsolete” come i lettori MP3, e in qualche modo le fotocamere digitali, e anche certe tecnologie costose e sostituibili come le antenne paraboliche, i lettori DVD/Blu-Ray, le console per videogames. Molte “nuove” tecnologie sono già vecchie.

Insomma, sono in calo tutte le tecnologie che non si basano sull’uso della Rete: aumentano (marginalmente) i cellulari e (significativamente) gli smartphone, i computer, gli accessi a Internet “tradizionali” e “a banda larga”. Ma torniamo a capire meglio la relazione tra tecnologia e giovanissimi.
Osserviamo innanzi tutto che, comprensibilmente, la professione del “capofamiglia” (concetto obsoleto più dell’MP3, ma evidentemente ancora utile) ha un’influenza importante sulla disponibilità delle tecnologie per la famiglia:

Fonte: dati Istat

Tutti i dati in percentuale – Fonte: dati Istat

Come si vede, le famiglie di imprenditori e dirigenti hanno più strumenti tecnologici di quelle degli operai. Bella forza, direte, ed effettivamente non è certo sorprendente; anzi, devo ammettere che mi sarei aspettato un gap più accentuato.

Ora vediamo però cosa succede se prendiamo in considerazione le famiglie in cui c’è almeno un minorenne:

Fonte: dati Istat

Tutti i dati in percentuale – Fonte: dati Istat

Ecco che la faccenda diventa interessante: la differenza di “dotazione” tecnologica tra le famiglie con un minorenne e la media è maggiore di quella tra le famiglie di imprenditori e dirigenti e quelle degli operai, e non solo per i gadget tipicamente giovanili come lettori MP3 o videogames. Anzi, le famiglie degli operai hanno una dotazione superiore alla media complessiva delle famiglie italiane.

Come mai accade questo? Semplice: dalle famiglie degli operai sono ovviamente escluse le famiglie di pensionati, nelle quali non ci sono tipicamente figli minori, quindi l’effetto “benefico” della presenza dei ragazzi è forte anche per le famiglie operaie, a dispetto del reddito disponibile sicuramente inferiore.

I dati, insomma, ci dicono chiaramente che quel tanto di innovazione tecnologica che le famiglie italiane stanno attraversando è trainata dai giovanissimi e dalle loro esigenze e comportamenti. Veniamo ora a capire meglio perché i nostri ragazzi usino Internet molto meno dei loro coetanei. Questo è vero anche per la fascia d’età che in assoluto utilizza più intensamente Internet, ossia quella tra i 16 e i 24 anni:

Fonte: Istat

Fonte: Istat

L’84% dei giovani italiani usa abitualmente Internet, mentre quasi tutti gli altri paesi europei sono ampiamente oltre il 90%. Questo dato è accompagnato (e determinato), come dicevamo all’inizio, da quello relativo alla fascia d’età 6-10 anni, nella quale oltre la metà dei bambini non ha mai usato Internet. Ma l’indagine Istat ci dice anche perché una fetta rilevante di giovanissimi non usa Internet, nonostante la sua utilità anche a fini scolastici.
Le ragioni principali sono due, ma entrambe si riconducono all’influenza dei genitori. La prima, abbastanza ovvia, è che i bambini della scuola elementare sono quelli maggiormente dipendenti dai genitori per la disponibilità e per l’aiuto iniziale all’uso di Internet. Come si vede nel grafico qui sotto, la gran parte dei bambini che non usano Internet sono figli di genitori che a loro volta non usano Internet: addirittura, nella fascia 11-14 anni, oltre il 93% dei figli i cui genitori usano entrambi Internet sono a loro volta internauti.

Fonte: Istat

Fonte: Istat

La seconda ragione è forse più controversa: il 58,5% dei bambini tra i sei e i dieci anni, e il 42,2% dei ragazzi tra gli 11 e i 14, che non usano Internet, dicono che in realtà è perché i genitori lo proibiscono. Attenzione: stiamo parlando dei giovanissimi che non usano mai Internet, non di ragazzi ai quali i genitori hanno fissato dei limiti di utilizzo.

A questo punto, direi che la questione dei Digital Natives italiani è chiarita: non solo hanno le stesse inclinazioni dei coetanei degli altri paesi, ma sono generalmente loro a “trascinare” i genitori verso la tecnologia, spesso scontando un ritardo generazionale, visto che nella maggioranza degli altri paesi gli adulti sono utenti di Internet in percentuali molto più alte che in Italia. Invece, non mi sentirei di bollare semplicemente come “oscurantista” la tendenza dei genitori italiani a vietare l’uso di Internet a bambini e preadolescenti: sappiamo tutti che purtroppo Internet presenta rischi per i ragazzi, e genitori non troppo preparati tecnologicamente possono non essere in grado di predisporre quel minimo di contromisure informatiche e culturali che anch’io, che non ho figli, considero indispensabili. Eppure, sempre secondo me, proibire a ragazzi tra gli 11 e i 14 anni di usare Internet non è saggio: li limita eccessivamente, e contemporaneamente impedisce loro di  acquisire appunto quelle conoscenze che consentiranno loro di muoversi nel Cyberspace da “cittadini consapevoli”.

5 commenti

  • Ho due cugini: uno di 7 e uno di 9 anni (non è un indovinello tranquilli); hanno ricevuto il primo netbook a 5 anni, a 6 il primo tablet; il più grande ha ricevuto l’iPhone per la comunione.
    Più nativi digitali di così?!
    Eppure, li vedo usare tutta questa tecnologia… ma solo come usufruitori di contenuti.

    Questo è a mio avviso il vero problema: quanti dei nativi digitali conosco veramente COME funzionano le ICT?
    Mi ci metto dentro pure io, che le so usare, ci creo contenuti, ma di come funzionano ne so ben poco.
    Ecco, se non sai come funziona, se non sei spinto a interessartene, se usi internet e le ICT per usufruire di servizi creati dagli altri (i soliti OTT)… significa che sta trasformando la più grande infrastruttura della storia dell’umanità in una televisione! Quanto spreco!

    Una volta pochi conoscevano i computer, ma quei pochi che lo conoscevano li conoscevano bene, sapevano usarli, sapevano programmare, hanno visto nascere le nuove tecnologie, i nuovi protocolli e così via.
    Man mano che gli anni sono passati i computer si sono diffusi ad un pubblico più vasto, ma il numero dei veri esperti è aumentato quanto il mercato richiedeva.
    Ora ci sono i nativi digitali, che non hanno visto niente di tutto ciò coi loro occhi, che non sanno cosa sia un protocollo, che usano infrastrutture megamiliardarie per giocare a clash of clans.

    Non voglio dire che questo sia un bene o sia un male, sto solo dicendo che quando andranno in pensione i pionieri dell’informatica, chi ci sarà a tenere su la baracca?
    Spero di sbagliarmi, ad ogni modo.

  • A mio avviso le questioni sono due, e distinte: è normale che con l’avanzare della tecnologia la conoscenza degli “internals” si riservata a una percentuale ristretta di utenti. Non è un’anomalia, è quello che è accaduto, ad esempio, con le automobili.

    Il ruolo degli utenti non sarà quello di conoscere la struttura dei sistemi operativi, o lo standard OSI per le telecomunicazioni. La conoscenza che devono avere è quella che occorre per creare contenuti, muoversi su Internet senza essere “blindati” dagli OTT e dalle app, eccetera. Di questo rischio abbiamo parlato qui più volte, e delle nuove conoscenze che i giovani (e non) devono avere per non essere utenti passivi, ma “cittadini” del mondo digitale. E’ un tema al quale teniamo e sul quale continueremo a scrivere.

  • Il nostro ruolo è quello di controllare e sorvegliare chi si affaccia ad internet, con i più piccoli dobbiamo moderare.
    Forse internet è sregolato, ma l’altra faccia della medaglia è che internet è una vasta risorsa di informazioni.

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