L’Italia degli sprechi. Perché non ce la faremo mai

Parlare di sprechi in Italia è un esercizio retorico. Tutti noi li abbiamo presenti e assistiamo impotenti al fiume di denaro bruciato per niente. Quando si parla di “sprechi”, in questo periodo storico così ricco di pensiero omologato, si intende qualcosa che sta a margine della politica, nel Palazzo, nella casta: gli stipendi dei dipendenti di Camera e Senato (per tacere su quelli dei parlamentari!), i poltronifici dove ficcare i politici trombati, forse le Province, i super stipendi dei manager… Hic Rhodus ha raccontato alcuni di questi sprechi e in coda a questo articolo vi ricordo le nostre note precedenti su questo tema. Qui invece vorrei segnalare una serie (ampiamente incompleta) di diversi e bizzarri luoghi dello spreco, alcuni vagamente noti e altri, credo, piuttosto sconosciuti. Lo scopo non è quello di presentare l’ennesima galleria degli orrori ma fare una riflessione sulle ragioni del perdurare di questa infinita rete di inefficienza, danno erariale e presa in giro. Intanto il mio personale catalogo, in ordine alfabetico:

  • aeroporti: non si conosce neppure esattamente il numero degli aeroporti commerciali; ma non importa, perché molti non funzionano (fonte);
  • ambasciate: consulenze d’oro e proliferazione di sedi inutili (fonte);
  • caserme vigili del fuoco: sicuri che servono 239 caserme in Trentino? E la caserma in Versilia costata quasi 2 milioni e mai utilizzata (fonte)? E la doppia caserma di Rieti (fonte)? Non so perché ma sulle caserme (non solo dei vigili) non mi sembra si giochi pulito…
  • circoli sportivi a Roma: circoli del Parlamento, della Corte dei Conti, Rai, Aeronautica etc. etc. che costano centinaia di migliaia di Euro l’anno (fonte)
  • comunità montane: malgrado riduzioni e tentativi di eliminazione, ne esistono ancora (formalmente) 72 che costano 150 milioni l’anno in stipendi in una gran parte inutili (fonte);
  • Coni Servizi: un ente inutile con un buco da 60 milioni; che però non si riesce a chiudere (fonte);
  • enti inutili: spendono miliardi per fare nulla: Enit (turismo); Ente Nazionale Risi; Ente nazionale della montagna e altri 500 che già il governo Monti classificò inutili e che ci costano 10 miliardi l’anno (fonte);
  • esercito: fiumi di denaro buttati in progetti assurdi per miliardi ogni anno (fonte);
  • falsi: falsi ciechi, falsi invalidi, pensioni riscosse di persone decedute… danni erariali per 5 miliardi nel 2012 (fonte);
  • ponte sullo stretto: il ponte non si farà (per fortuna), la società “Stretto di Messina” è in liquidazione ma fra contenziosi e conti da pagare siamo arrivati alla cifra di un miliardo (fonte) oltre all’eventuale penale;
  • porti: 24 autorità portuali che costano oltre mezzo miliardo; consulenze discutibili e assunzioni senza concorso; bilanci non chiari, dirigenze occupate da politici incompetenti, organici gonfiati e spese inutili (fonte);
  • sanità: sui 114 mld di spesa sanitaria del 2013, bruciati 6,4 mld per corruzione, 3,2 mld per inefficienza e 14 mld per sprechi di risorse (fonte);
  • SIAE: la società che dovrebbe tutelare gli autori è un carrozzone poco trasparente (fonte).

Questo elenco è largamente incompleto, come sapete tutti. Nelle risorse finali troverete alcuni siti che catalogano minuziosamente da anni le centinaia di sprechi che si consumano anche a livello locale. Le conseguenze negative di questo andazzo sono facili da capire: molti miliardi di Euro buttati al vento; sacche di privilegio inaccettabili; strutture che marciscono con problemi a volte di ambiente e paesaggio; e se posso aggiungere un danno apparentemente intangibile: aumento di sfiducia dei cittadini nelle istituzioni pubbliche. E adesso attenzione perché farò una giravolta acrobatica, perché (questo è uno dei punti fondamentali per capire quanto siamo straordinari noi italiani) questi sprechi hanno portato, a molti, anche dei benefici. Non parlo delle centinaia, o migliaia, di politicanti piazzati nei consigli di amministrazione, né degli imprenditori che hanno guadagnato in appalti inutili, ma delle centinaia di migliaia (milioni?) di stipendi arrivati in tasca al piccolo esercito di operai che quelle strutture hanno costruito, di impiegati che in quelle organizzazioni inutili lavorano (o fingono), di addetti ai servizi di pulizia, sorveglianza, mensa etc. che in quegli enti operano e così via. Il caso dei precari della scuola che la riforma Renzi vuole stabilizzare (e di cui ha parlato chiaramente Ottonieri poco tempo fa qui su HR) è esemplare: servono al massimo 40.000 insegnanti ma la riforma ne stabilizzerà 150.000 mila; persone che non hanno fatto un concorso, che in parte non insegnano da anni o che insegnano materie che avevano un senso vent’anni fa. Oppure le imprese inutili salvate con denaro pubblico, con soddisfazione politica e sindacale, anche se improduttive e destinate comunque al fallimento. In Italia si spreca per garantire la pace sociale (come negli anni ’70, in decine di migliaia alle Poste, in Ferrovia, in Regione…) perché si raggiungono due obiettivi strategici per la politica: compiacere i potenti (che guadagnano da appalti, consulenze e poltrone) e dare uno stipendio al popolo (con gli occhi chiusi del sindacato). Non parlo di bieco voto di scambio come lo si intende in senso ristretto. Non è necessario che le migliaia di persone imbucate negli impieghi più stravaganti garantiscano di votare il politico che ha consentito questo marchingegno, e anzi neppure si conoscono fra loro. Io vi sto raccontando di un modo di intendere la politica e di un modo di subirla, assolutamente tipico del nostro popolo. Gli italiani non vogliono i servizi efficienti, vogliono il figlio col posto sicuro. Trovo stucchevoli le critiche “alla casta” per come ci ha ridotti negli ultimi quarant’anni. La maggior parte di chi fa tali critiche ha probabilmente uno zio che fu infilato al ministero, un cugino che ha visto condonato un abuso, un cognato che ha goduto di una baby-pensione. Perché siamo stati tutti, tutti noi, a volere questo quando stampavamo lire e ce ne infischiavamo del debito pubblico. La musica è finita da un pezzo, non ci sono altri giri di walzer, e gli italiani fingono gioiosamente di ballare lo stesso…

Ultima considerazione; si fa presto a dire di tagliare gli sprechi ma è spesso un’impresa difficile e da certosini. Se si tratta di un Ente non basta un decreto di chiusura; occorre liquidarlo e, specie se ci sono debiti, contenziosi o addirittura progetti in corso, possono passare anni prima di venirne a capo. E nel frattempo? Nel frattempo ci sarà un liquidatore (da pagare) e la struttura con tutti i suoi addetti. E a proposito: tutta questa gente che fine deve fare? In quali altri enti e strutture li mandiamo (e a fare che cosa?) in attesa di una pensione che comunque dovremo poi dar loro? E le strutture edilizie inutili? Le demoliamo, con costi enormi negli anni (anche per la bonifica e lo smaltimento), cerchiamo di destinarle ad altro uso (cosa possibile per una minoranza di loro) con altri tipi di spesa per la ristrutturazione? I problemi, se usciamo dalla demagogia, sono innumerevoli e, soprattutto, costosi e lunghi negli anni (cioè: spenderemo molti soldi per molti anni con benefici certi ma piuttosto lontani nel futuro).

E questo è il dilemma: aggredire le sacche di spreco è facile a un livello superficiale (fissare i tetti di stipendio per i manager pubblici, cambiare il Senato in modo che non si diano più stipendi ai senatori…); si possono imporre centri di spesa unificati e costi standard nella Pubblica Amministrazione (utile e doveroso) e, specialmente, si potranno evitare – se si sarà rigorosi – sprechi futuri. Ma per il passato e il presente non vedo soluzioni rapide. I costi sarebbero eccessivi; i sindacati non lo permetterebbero; categorie di cittadini si ribellerebbero, nella solita giostra dei particolarismi che in Italia vincono sempre; e la politica, conseguentemente, non se lo può permettere.

Perché noi non lo permetteremmo.

Sprechi su Hic Rodus:

Risorse:

  • Wikispesa, un’iniziativa dell’Istituto Bruno Leoni;
  • Sprechi d’Italia; monitoraggio di piccoli e grandi sprechi locali, non compresi nel mio catalogo; sotto la testata si legge: “Totale degli sprechi censiti dal 30.04.2007: 3.703.837.000 €” (al momento in cui ho scritto il post);
  • Matteo Valerio, Sprechi d’Italia, l’orrido catalogo, “L’Espresso”, 15 ottobre 2012.

4 commenti

  • Senza averne una visione d’insieme é una cosa che ho sempre intuito. Nel momento che fai partire un carrozzone poi fermarlo é molto difficile. Se sopprimi l’ente inutile ci sono i lavoratori che ne fanno parte che vanno ricollocati e, come hai mostrato, quasi mai le dismissioni sono a costo zero. Immagino che non sia accaduto solo in Italia e che la differenza con gli altri paesi sia di ordine quantitativo e non qualitativo, che fenomeni come questi siano una sorta di effetto collaterale dei sistemi politici complessi, solo che per motivi storico-culturali da noi accadono con una magnitudine peculiare. Mi verrebbe da pensare che, in una certa misura che non so quantificare, questi carrozzoni siano stati una forma di sostegno sociale implicito. So di dire una cosa discutibile, e lo faccio come provocazione dialettica😉, ma non é possibile vedere, almeno in parte, questa pletora di sprechi pubblici come una sorta di utilizzo del denaro comune per il “popolo bisognoso”? E che, se utilizzati altrimenti, (tipo abbattere il debito pubblico) saremmo stati tutti mediamente peggio? Grazie e cari saluti.

    • Nell’articolo faccio un accenno (ma meglio ha scritto Ottonieri in diversi suoi post) come si sia trattato proprio di una politica volta al mantenimento della pace sociale. Molto diffusa in Italia negli anni ’70-’90 dove si sprecavano Lire che stampavamo con una politica inflazionistica molto allegra. Saremmo stati peggio? Io sono certo di no. Saremmo abituati a camminare sulle nostre gambe, non dovremmo lavorare con tassazioni abnormi per colpa di un debito pubblico astronomico e lo Stato avrebbe le risorse per seri sostegni alla povertà e per vere politiche dell’occupazione.

  • Considerazioni perfette , ma non si tiene conto che siamo in Italia e niente sara’ mai attuato per uscire da questo ginepraio vischioso…pessimista ? SI

  • Come mai tutto questo disfattismo?

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