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Sarà Anonymous a sconfiggere l’Isis?


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La minaccia dell’Isis è sulle pagine di tutti i giornali, e noi italiani in particolare siamo sempre più preoccupati di trovarci “il nemico alle porte”, ossia in Libia. Di fronte a questa obiettiva minaccia, di cui peraltro su Hic Rhodus abbiamo parlato già da tempo, la strategia dei governi europei, e in particolare di quello italiano, sembra orientata alla prudenza rispetto alla possibilità di un impegno militare diretto.

Qualcuno che, dopo la recente strage di Charlie Hebdo, ha dichiarato guerra aperta all’Isis c’è: si tratta di Anonymous, la rete di attivisti hacker che si è già fatta conoscere per diverse azioni di una certa rilevanza. Saranno loro la punta di diamante della reazione occidentale al terrore islamico?

In questi sei mesi, su Hic Rhodus abbiamo toccato molti temi, spesso complessi, e non abbiamo certo la pretesa di averli esauriti nei nostri post. Chi ci segue sa che citiamo molte fonti e siti esterni di approfondimento, e in alcuni casi abbiamo cercato di tenervi aggiornati con le nostre note intitolate “Ne avevamo parlato”; tuttavia, in questa occasione abbiamo pensato di elencare alcuni temi di cui ci siamo occupati e su cui esistono valide risorse in Rete.

Internet e il linguaggio: metafore a catinelle

In post precedenti abbiamo suggerito l’idea che “abitare” Internet possa significare, già oggi o più verosimilmente in un prossimo futuro, acquisire un nuovo tipo di cittadinanza, la cittadinanza digitale, e abbiamo cominciato a esplorare alcuni degli aspetti che inevitabilmente una simile cittadinanza dovrebbe avere, per capire se e come ci stiamo avvicinando a un’ipotesi di questo tipo.

Dopo aver parlato di diritti fondamentali e di valuta digitale di scambio, oggi vorremmo toccare, sia pure superficialmente, il tema del linguaggio: esiste un linguaggio di Internet, con delle sue specificità e una sua riconoscibilità, delle convenzioni e dei costituenti  non riducibili a quelli delle lingue ordinarie che parliamo nel mondo “reale”? E, più importante di tutto, queste caratteristiche sono integrate nell’esperienza di comunicazione digitale dei Netizen in modo da essere naturali e coerenti con il mondo digitale in cui essi sono immersi?

Bitcoin, l’alba delle criptovalute

Bitcoin dawnUna moneta senza banche centrali

Il 3 gennaio 2009, The Times riportò in prima pagina una notizia divenuta consueta nel corso della profonda crisi dell’anno precedente e destinata a riproporsi negli anni successivi: “Il cancelliere sull’orlo del secondo salvataggio delle banche” .

Questa notizia, altrimenti destinata a perdersi nel turbine dei tentativi di arginare la recessione, fu trascritta nel “genesis block” , la prima vertebra di Bitcoin, una moneta distribuita creata sulla rete per togliere alle banche centrali il potere di creare denaro ed agli stati la sovranità della politica monetaria. Questo almeno è quanto traspare da questa annotazione.

Il risultato è che Bitcoin non ha una emittente centrale, ma lascia l’emissione e lo scambio del denaro agli utilizzatori attraverso un insieme di regole che garantisce l’autenticità e la liceità delle transazioni, sostanzialmente che il denaro sia trasferito solo da chi ne è titolare e che non possa essere speso due volte.

Allo scopo può essere utilizzato qualsiasi software che rispetti il protocollo, in quanto ogni transazione che lo violi è respinta dalla rete Bitcoin.

Cittadini di Internet: cosa vuol dire?

Qualche post fa, abbiamo parlato di Network Neutrality, osservando che la “neutralità” della Rete che fino a oggi è bene o male stata garantita, appare ora in pericolo almeno negli USA, dopo una controversa sentenza della Corte di Appello di Washington DC. Molti osservatori hanno manifestato serie preoccupazioni, in nome della “libertà della Rete” e del diritto dei suoi utenti ad accedere con pari facilità a qualsiasi sito e qualsiasi contenuto. Ma esiste un simile diritto? Allo stesso modo, qualche mese fa le rivelazioni sulle intrusioni delle agenzie di intelligence statunitensi nelle comunicazioni telefoniche e telematiche dei cittadini avevano provocato forti reazioni, incluso un appello di oltre 500 scrittori e artisti che chiedeva con forza “alle Nazioni Unite di riconoscere l’importanza centrale di proteggere i diritti civili nell’era digitale, e di creare una Carta  Internazionale dei Diritti Digitali”.

Esiste insomma un diffuso orientamento che considera gli utilizzatori di Internet portatori di diritti specifici, in analogia a quelli che competono ai cittadini di uno Stato moderno, e ne richiede la protezione e la tutela. Dall’altra parte, diverse iniziative dei Governi e di alcuni importanti centri di influenza tendono ad accentuare la regolamentazione e la vigilanza sulle attività in Rete, almeno nominalmente per combattere fenomeni come la pirateria, il furto di identità, la diffamazione, il trolling, l’apologia di comportamenti razzisti o sessisti (ai fini del nostro ragionamento poco importa se le proposte di legge che in genere vengono elaborate in questo senso risultano spesso contestabilissime e dimostrano una profonda incomprensione della materia di cui vorrebbero occuparsi; gli esempi in merito sono anche recentissimi).