AAA Giornali mediocri cercano autori accomodanti

Nella giungla dei giornali digitali ogni click può valere qualche soldino per l’editore, e migliaia di click posso garantire la sopravvivenza di certi fogli che altrimenti avrebbero vita breve. Specie per gli ultimi arrivati, che non godono di una platea consolidata di lettori né di un gruppo storico di nobili firme, la lotta è dura; fortunatamente la loro ansia di riempire ogni giorno l’edizione con qualcosa di cliccabile si sposa perfettamente col narcisismo di autori e autrici meritatamente sconosciuti che trovano una tribuna per scrivere sciocchezze sesquipedali o, più facilmente, banalità con poco senso, inutili giri di parole colorate da presunzioni vagamente scientifiche, o da qualche bel parolone. Poi il titolista mette un titolo “croccante” (come direbbe il mio amico Alberto), e la candidatura al click è assicurata. Se un quotidiano specializzato in queste operazioni è quel Fatto Quotidiano più volte preso come bersaglio in questo blog, oggi trovo qualcosa di analogo in una testata ultima arrivata, Domani, che trovo sempre scarsissimamente interessante. Ma il meccanismo ha colpito anche me, ovviamente, e il titolo non poteva non catturarmi: La lezione della pandemia: il potere degli scienziati è un rischio per la democrazia, di tal Giorgia Serughetti di cui parlerò più avanti. Sono pronto a scommettere il mio ultimo Euro che il titolo è redazionale e che la povera Serughetti c’entra poco, ma il titolo è di una cialtronaggine inaudita. “Il potere degli scienziati è un rischio per la democrazia” piacerà sicuramente a tutti gli ignoranti, gli antivaccinisti, i terrapiattisti, i suprematisti bianchi trumpiani e a tutti i pseudo-governatori delle nostre Regioni, ma poiché le parole sono pietre (come ben saprà, credo, spero, la Serughetti che si definisce “filosofa”) il concetto

‘Il potere degli scienziati è un rischio per la democrazia’

è completo, conchiuso, chiarissimo, definitivo, inappellabile e di una gravità che mi lascia senza parole; anzi, rassicuro il lettore: mi parrebbe un insulto alla loro intelligenza andare a spiegare perché quel concetto sia una boiata grave, un falso ideologico, una suggestione eversiva non sorretta da alcuna argomentazione, evidentemente indispensabile per dare corpo al suo senso.

E quindi procediamo – hicrhodusianamente, e quindi pedantemente – ad analizzare le argomentazioni (tranquilli: non faremo una lezione di filosofia ma di comunicazione): in due parole (ché di più non merita) Serughetti dice che la scienza può essere asservita al potere, oppure sussidiarlo, sostituirsi ad esso, e che entrambe le cose sono pericolose; l’Autrice divaga un po’, fra chiacchiere da bar e fallacie logiche palesi, per arrivare alla sua clamorosa conclusione che trascrivo integralmente:

In realtà, se entra in una contesa di poteri, o se si piega all’influenza altrui, la scienza smarrisce il suo ruolo, che richiede imparzialità e libertà. La funzione politicamente rilevante, e oggi particolarmente cruciale, di esperti e scienziati, può essere svolta solo dall’esterno del campo di gioco della politica.

I nostri lettori capiscono bene che lo sforzo (di arrivare a tale irrilevante conclusione) non valeva la pena (di leggere quattro banalità mal esposte). E arriviamo quindi al tema cruciale: queste quattro righe della “filosofa” saranno lette da pochissimi navigatori capitati su Domani: quello che veramente conta è il titolo, che non può non essere letto facendo parte della terzina di testa, evidenziata sotto la testata.

Voi scorrete i giornali, andate su Domani, l’occhio non può non cadervi su quel titolo,

‘Il potere degli scienziati è un rischio per la democrazia’

poi vi guardate bene dal leggere il testo ma quel semino è dentro il vostro cervello. E pianta le sue radicine. 

Non importa un fico secco se il titolo non è farina del sacco di Serughetti, a lei ovviamente va bene così perché l’hanno pubblicata e continua a scrivere per quel giornale. Il meccanismo è il seguente: Il titolo è ciò che conta, è il messaggio fatto e finito, completo, che arriva dove deve arrivare; il testo è un minestrone di banalità che non contraddice il titolo, che pochi leggeranno e comunque subito dimenticheranno. L’importante è che il titolo non è esattamente contraddetto da Serughetti; la quale non dice affatto ciò che il titolo, imperiosamente, suggerisce, ma neppure lo contraddice. I lettori di passaggio su Domani non ricorderanno nulla delle sciocchezzuole scritte da Serughetti, ma sanno che “c’è qualcosa di scritto”, perdipiù da una “filosofa”, che giustifica quel titolo. Quindi, fra un giorno, fra un mese, fra un anno, il semino rappresentato da

‘Il potere degli scienziati è un rischio per la democrazia’

potrebbe fruttare, svilupparsi.

Voglio però dirle alcune parole su Serughetti; non la conosco, sarà una straordinaria ricercatrice universitaria, amata da colleghi e studenti… però: 1) dal pochissimo che leggo da questo suo articolo dovrebbe ripassare un po’ di filosofia e sociologia della scienza; 2) se il suo campo di specializzazione (come da sue dichiarazioni nella biografia sul quotidiano) sono le questioni di genere e il femminismo, è davvero sicura di potere con leggerezza parlare di altro? 3) Da sociologo ho sempre pensato che ci fosse una profonda differenza fra essere un laureato in sociologia e un sociologo; forse prima di autodefinirsi “filosofa” servirebbe un atto di autoconsapevolezza? 4) Capisco che scrivere per una testata nazionale solletica il proprio Ego, e che è un piacere condividere tale felicità con le amiche e con la mamma ma, facendo mie le sue stesse conclusioni citate poco sopra: non crede l’Autrice che la sua funzione sociale dovrebbe rifuggire questo suo uso strumentale a tesi vagamente complottiste, sottilmente antiscientiste, tendenzialmente eversive? Ma a lei va bene? Anche supponendo che il titolo non sia il suo, lei cosa fa? Ci passa sopra e prepara il prossimo articolo su qualche altro argomento padroneggiato, come questo, al pari di un ragioniere al bar con gli amici?

Conclusione: della Serughetti non mi importa un fico secco e le faccio i miei migliori auguri per la sua carriera universitaria; abbiamo bisogno come il pane di filosofe impegnate nell’analisi femminista e sono certo – visti i tempi – che farà una splendida carriera; e mi importa poco del quotidiano Domani, al quale tornerò di quando in quando per vedere se trovo qualcosa di interessante, caso mai scappa anche a loro…

Quello che voglio far comprendere ai lettori di Hic Rhodus è il perverso meccanismo in cui ciascuno di noi è immerso: nel bombardamento di informazioni dell’epoca contemporanea, la gara per emergere si gioca sui graffi, sui falsi, sugli strilli, sullo scandalo. Poi non importa a nessuno cosa si celi dietro quei graffi e strilli, il messaggio è già arrivato, i suoi effetti si sono già dispiegati, il male è già stato fatto. Sono meccanismi noti ai comunicatori politici che li sfruttano alla grande. Oggi la resistenza politica e civica al pensiero omologato passa attraverso la disciplina verso la comunicazione; attenti: capite quale sia veramente il messaggio; non fermatevi alla superficie; controllate le argomentazioni addotte; siate scettici e diffidenti; non accomodatevi mai alla prima interpretazione; capite quale rapporto c’è fra la fonte e l’informazione; andate oltre.