Tag: Etica

Cani di Yulin. Evidentemente non mi sono spiegato

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Un anno fa scrissi un post intitolato Il massacro dei cani di Yulin. Perché non firmerò nessuna petizione. L’antefatto riguardava una protesta contro un festival annuale, in Cina, dove migliaia di cani vengono macellati in quanto piatto principale della manifestazione. L’indignazione globale sollevò – e solleva tuttora – ondate di proteste e petizioni alle quali io mi sottraevo dichiarandone le ragioni, che riprenderò poco oltre. Quell’articolo sarebbe rimasto per me sullo sfondo dei tanti scritti su questo blog se non fosse per l’esplosione di visitatori ricevuta l’anno scorso a causa di quel testo (33.000 i lettori solo di questo specifico post), ondata che si sta rinnovando attualmente (circa altri 3.500 in questi giorni) in occasione della manifestazione 2016.

Le mappe di Hic Rhodus: 18 – Un nuovo umanesimo?

Nella Mappa 17 pubblicata il 13 Marzo parlavamo del “mondo nuovo” che sta cambiando le nostre prospettive. Questo mondo nuovo include orizzonti negativi e potenzialmente disastrosi ma anche i germi dello sviluppo di un nuovo umanesimo; di una società con un’etica aperta, un rapporto costruttivo con la società, un linguaggio consapevole. Anche il rapporto con la divinità e il trascendente potrebbe essere diverso e più inclusivo. Abbiamo più volte trattato questi temi e ve ne forniamo una mappa (clic per ingrandire) che include alcuni testi piuttosto vecchi (ma che giudichiamo sempre utili e attuali) e altri recentissimi.

Mappe Hic Rhodus 18

Vi forniamo qui di seguito i link dei testi richiamati nella mappa:

È giusto disubbidire?

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Una professoressa coi suoi studenti, durante una recente manifestazione, polemizza con un poliziotto che l’invita a rispettare le leggi replicando “Non si rispettano regole sbagliate”. Sull’onda, poi, continua, a titolo di esempio, sentenziando che nel ’38 le leggi razziali non si dovevano rispettare. L’idea che ribellarsi è giusto (da Sartre a Ottolenghi), che la lotta contro il potere sia sempre corretta (da Pasolini a De Luca – Erri, non Vincenzo) che bisogna essere sempre indignati (Hessel) e via discorrendo è antichissima, sia pure con motivazioni e forme storiche diverse ma si manifesta oggi con una diffusione di massa, una continuità e una pervasività particolari,

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Etica e prassi di Papa Francesco

 

Prima che lo notiate voi lo segnalo io: nel titolo non c’è la parola ‘teologia’, e neppure ‘catechesi’ o altre più specifiche dell’essere cristiani e diffondere la parola di Dio o di Gesù. Perché io non sono un teologo e non sono in grado – e neppure interessato – a discutere se sia questo Papa teologicamente più o meno “bravo” (in relazione a cosa?), più o meno “fedele” ai testi sacri e questioni di questo genere. Comprendendo benissimo che questa è invece proprio una discussione centrale per i credenti, non intendo sminuirla né sottovalutarne le conseguenze sociologiche, se capite cosa intendo. Semplicemente qui non ne parlo perché ho un rovello assolutamente laico, che intendo affrontare sotto un profilo strettamente laico; e il rovello è il seguente: al netto della qualità teologica, questo Papa è davvero rivoluzionario, nuovo, affascinante?

Piccoli slittamenti amorali

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Gli uomini fanno il male come le api il miele (Golding)

Con un certa sofferenza personale devo esplicitare – prima di tutti a me stesso – questa consapevolezza che prende forma nella mia coscienza: l’impossibilità di perseguire una verità, se volete utilizzare subito categorie importanti, o anche solo l’impossibilità della linearità della condotta, quella della semplicità della conciliazione fra pensiero e azione. Noi – questo il succo della mia riflessione – non solo non pensiamo sempre le stesse cose, non professiamo sempre gli stessi valori, cambiandoli invece con impressionante velocità in base alle circostanze e convenienze ma, di più, riteniamo di difendere valori fondamentali che sono costantemente traditi dai nostri comportamenti.

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Noi robot domineremo la Terra

Qualche giorno fa, il direttore delle Risorse Umane della Volkswagen ha annunciato che gli operai che in futuro andranno in pensione non saranno sostituiti da nuovi assunti, ma da robot, che quindi progressivamente rimpiazzeranno integralmente la manodopera umana nelle fabbriche di auto del marchio tedesco. Il lavoro di un robot già oggi costerebbe infatti un ottavo di quello di un metalmeccanico tedesco.

Può fare un certo effetto pensare che tra pochi anni l’intera categoria degli operai automobilistici possa essere (in Germania e altrove) solo un ricordo, ma in fondo non dovrebbe sorprenderci troppo. Sono decenni che si dice che i robot sostituiranno l’uomo nel lavoro manuale; tuttavia, a ben guardare, il futuro in un mondo popolato da robot potrebbe riservarci delle sorprese rispetto agli scenari futuribili che la maggioranza di noi ha in mente.

Cominciamo dalla domanda fondamentale: è vero che stiamo per assistere a un’impressionante proliferazione dei robot? La risposta è certamente sì, a patto di non attenderci che il tipico robot sia un robot antropomorfo.

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Essere buoni. Un dovere, una necessità o una scelta?

Mi interrogo periodicamente sul perché mai occorra essere buoni. In realtà ne ho parlato già qui su Hic Rhodus, sia nell’articolo intitolato Il bene come astrazione, dove relativizzo e cerco di smontare il valore assoluto solitamente associato a questo concetto, sia nel più recente Dei diritti e dei doveri dove in realtà il tema è solo sfiorato. Ora accade che leggo l’amico Comandante Nebbia che nel suo MenteCritica scrive un post dal titolo Migranti: Non agire ci rende assassini, che argomenta sulla necessità di smettere di assistere in mare i migranti e di intervenire militarmente sui luoghi di imbarco per distruggere i barconi, non essendo questi Paesi in grado di far rispettare la legge. Vi rimando al testo originale per un’argomentazione più precisa ricordando che in molti post il Comandante Nebbia ha assunto posizioni analoghe che potremmo sintetizzare così: l’azione umana deve seguire un percorso razionale, anche se giudicato “cattivo” secondo una certa morale, e non uno “buono” (sempre secondo una certa morale) ma irrazionale o chiaramente dannoso.