Viva lo Stato di diritto quando ci fa comodo, e canaglia tutte le altre volte!

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Parlo di TAV e mi rovinerò, già lo so. In Italia ti salvi solo se dici “No” a tutto ciò che è difforme dalla norma, dal quieto vivere e, specialmente, dalle comodità tue, dei tuoi parenti fino al decimo grado, vicini, famigli e sodali. La TAV, poi, assai più di molteplici altre fonti di dissenso civile, contrapposizione e lotta, è un simbolo, caricato emotivamente e sostanziato dalla frequente presenze sui mass media, dagli scontri sempre un pochino più aspri e, oggi, dal processo a Erri De Luca, diamine! un intellettuale dalla parte del popolo che viene processato, siamo al fascismo!

Cercherò quindi di dire poco sulla TAV in particolare, e qualcosa sullo Stato di Diritto in generale, giusto per sgomberare alcuni equivoci. La prima cosa riguarda De Luca: lo scrittore non è a processo per avere espresso pubblicamente il suo parere contro la TAV ma per avere dichiarato in un’intervista:

la TAV va sabotata; le molotov [di alcuni attivisti fermati] servono per tagliare le reti dei cantieri. Sabotaggi e vandalismi sono necessari per far comprendere che la TAV è opera nociva e inutile.

Erri De Luca a processo

Erri De Luca a processo

De Luca deve quindi rispondere di apologia di reato, e non di avere un’opinione sulla TAV. Diverso è sostenere che un’opera (una legge, un’istituzione, un evento…) vada boicottata, altra cosa è dire che va sabotata; una cosa è dire che bisogna protestare altra cosa è dire che bisogna danneggiare. A mio avviso Erri De Luca si è lasciato andare, ha detto una sciocchezza, ora non può o non vuole rimangiarsela, oppure gli va bene fare l’agnello sacrificale per consentire alla causa No-TAV di avere spazio amplificato sulla stampa, non lo so e non mi interessa ma non bisogna confondete le cose. Viva Erri De Luca e la sua integrità di uomo, di scrittore e intellettuale, e viva la sua legittimità nel protestare e se vuole incitare al boicottaggio, ma non è a processo per questo.

Chi conosce questo blog sa che si sforza, con alterne fortune, di mostrare ragioni argomentate pro o contro le tesi che sostiene; ciò conduce spesso verso l’attestarsi su posizioni intermedie, moderate, che non sono ambigue né ipocrite ma che semplicemente considerano il fatto – piuttosto usuale – che ci sono buone ragioni in entrambe le posizioni conflittuali. Ciò non significa poi evitare di prendere posizione, ma una posizione che non intende cancellare gli argomenti altrui. Non molto tempo fa, per esempio, abbiamo trattato dell’Expo di Milano dando spazio alle ragioni del “No”, sottoscrivendone alcune, e pur tuttavia – in conclusione – ci siamo schierati a favore della manifestazione milanese. Il procedimento che ci guida è più o meno questo:

  1. quali sono le ragioni a favore? Sono valide? Hanno basi concrete e non meramente ideologiche, o strumentali, o viziate in qualche modo?
  2. quali sono le ragioni contrarie? Sono valide? Hanno basi concrete e non meramente ideologiche, o strumentali, o viziate in qualche modo?
  3. è possibile fare una sorta di bilancio netto, per vedere se la scelta migliore pende a favore o contro [l’oggetto d’analisi]?

Pur considerando che la lettura delle ragioni a favore e contro, e le modalità con le quali si propone il bilancio di sintesi, sono inevitabilmente realizzate nel quadro delle nostre idee e valori, e quindi nessuno può pretendere di essere oggettivo, è solo in questo modo che posso rendere esplicite e non ideologiche le mie ragioni e sottopormi a confronto. Chi non segue questo metodo fa solo propaganda.

Questo procedere logico e sperabilmente sensato ha comunque un enorme limite rispetto al quale nessuno di noi può farci nulla, e che per semplicità definirò come l’insieme dei vincoli insopprimibili. L’esempio più eclatante di tali vincoli per taluni è la logica capitalistica che permea le scelte in buona parte del Globo. Capitalismo, liberismo, neo-liberismo, chiamatelo come vi pare. Se siete convinti che tale logica, indubbiamente pervasiva e influente nelle scelte politiche dei governi occidentali, sia una delle ragioni principali del Male, e ritenete che le scelte liberticide del Governo Renzi, la politica neocoloniale degli Stati Uniti, la finanza globalizzata che governa di fatto sulla BCE, eccetera, siano manifestazioni di questo Male primario, inserirete benissimo la TAV e tutto quello che vi pare in tale logica e quindi, giustamente, adotterete le strategie politiche migliori che avete a disposizione, sia sotto il profilo dell’offerta elettorale sia sotto quello dei vostri comportamenti come cittadini. Ma anche in questo caso capite bene non solo che si tratta di due cose molto differenti (una – il capitalismo – essendo per voi l’incarnazione primaria del Male e l’altra – la TAV – semplicemente una delle sue molteplici manifestazioni) ma soprattutto che urlare fino a perdere la voce contro la TAV in un contesto in cui essa non è null’altro che una piccola conseguenza locale di un vincolo maggiore, è piuttosto inutile. Altri vincoli insopprimibili sono i trattati internazionali e i vincoli di bilancio, ma ce ne sono altri. Codesti “vincoli” non sono necessariamente buoni e giusti, e potrebbero essere oggetto di critiche condivisibilissime, ma diventa sciocco combatterne una manifestazione secondaria che semplicemente non potrà essere modificata data la sussistenza del vincolo.

Fin qui il “metodo”, se vogliamo dire così; adesso mi tocca entrare nel merito. Non è che ne abbia molta voglia. Difficile trovare un documento, sufficientemente breve e completo, con le ragioni No TAV; il sito ufficiale contiene miriadi di documenti; spero di non far torto a nessuno se quindi faccio una sintesi veramente estrema indicando queste ragioni:

  1. negativo impatto ambientale;
  2. eccessiva onerosità dell’opera rispetto alla modesta efficacia;
  3. discutibili interessi privati sottostanti.

Vi suggerisco di consultare prima la Wiki al paragrafo “Argomenti portati dai movimenti” per un dettaglio più articolato e poi, naturalmente, il sito ufficiale. Ebbene, è il caso di dire subito che – sostanzialmente come abbiamo già detto in occasione dell’articolo sull’Expo, ciascuna di queste ragioni ha una sua validità e deve essere oggetto di onesta attenzione.

Analogamente le ragioni Sì TAV sono sparpagliate in miriadi di articoli e siti. Un documento interessante, scritto da persone competenti ma politicamente schierate (col PD, ahi…) lo potete scaricare qui: www.tavsi.it, è un testo documentatissimo e di scorrevole lettura. Uno degli autori (Stefano Esposito) è criticato come capo della religione Sì TAV in opposizione (ma in speculare analogia) ad Alberto Perino, capo dei No Tav. Chi li accomuna ha qualche ragione almeno su un punto:

Chi è contro e chi è a favore lo è quasi sempre per principio, come se si stesse ragionando per l’appunto di sacri princìpi e non del rapporto tra costi e benefici – economici, ambientali, sociali – di un buco dentro una montagna. Lo scontro dura ormai da oltre un decennio, tutti quelli – su entrambi i fronti – che hanno provato a portarlo dentro i confini di un normale dibattito pubblico, nel quale contano più i numeri degli atti di fede, hanno dovuto arrendersi alla guerra di religione combattuta dagli Esposito e dai Perino.

(Che poi è una critica che spesso qui su HR ci avete sentito rivolgere ai dibattiti ideologici).

Dovevo parlare di “Stato di diritto” e ci arrivo qui sul finale. Questo (lo stato di diritto) è il vero e principale vincolo insopprimibile, assai superiore per importanza a quelli menzionati sopra; significa che abbiamo Costituzione e leggi, e separazione dei poteri, e organismi per far funzionare tutto questo e per rappresentare le diverse istanze che la società presenta. E se siete critici – foss’anche molto critici – verso le nostre istituzioni e leggi e meccanismi democratici lo siete e lo potete essere in virtù del medesimo stato di diritto. Il punto è che per funzionare, tale stato di diritto deve consentire la proposta come anche l’opposizione, ma deve assolvere al dovere della decisione (su questo punto specifico vi invito caldamente a leggere un precedente post sulla crisi della democrazia). E poiché non esiste questione sociale che non veda schierarsi favorevoli e contrari, qualunque decisione sarà vista con simpatia dai primi e con frustrazione dagli altri. Ecco perché la decisione deve sottostare ad alcune regole: essere trasparente, essere partecipata, essere valutata.

Anche sulla TAV, quindi, vale quanto ho scritto in una precedente occasione e che mi permetterete di riproporre qui:

  1. tutti hanno diritto di protestare su qualunque cosa, nei limiti e modi sotto specificati;
  2. tutte le volte che si fronteggiano posizioni differenti prevale la posizione di maggioranza, nei limiti e modi sotto specificati.

Il diritto di tribuna e i suoi limiti è un tema cruciale che va affrontato con mente aperta. Una delle ragioni di molte proteste vivaci, se non violente, è il silenzio a cui sono costretti i propositori di istanze ignorate o riferite in maniera distorta alla collettività.

Chi sente intimamente leso un suo diritto e contemporaneamente percepisce un cordone di silenzio attorno a lui si arrabbia comprensibilmente. Bisogna che tutti possano esprimere le loro ragioni direttamente e integralmente. A volte il Potere non vuole questa rappresentazione delle proprie idee da parte dei protagonisti e invece è esattamente in questa possibilità che si gioca il vero sviluppo di una Democrazia. L’accesso a una comunicazione di massa non filtrata deve essere chiaramente, facilmente, liberamente concessa a tutti. E qui finiscono i diritti dei cittadini che protestano (oltre al marciare per le strade, fare convegni, intonare cori). Una volta avuta questa libertà ogni forma di violenza e intolleranza deve essere sanzionata nella maniera più pesante che i codici prevedono.

La maggioranza deve vincere anche se lede gli interessi individuali e collettivi delle minoranze, fermo restando il divieto del pregiudizio della salute e l’equo compenso per ogni altro disagio. Premessi quei due punti fermi (salute ed equo compenso) è chiaro che non ci può essere nessuna altra scelta; gli interessi della minoranza non possono prevalere sugli interessi della maggioranza. Sulle complesse implicazioni di queste brevi frasi però mi fermo e mi riservo di riprenderle un’altra volta.

2 commenti

  • sono completamente d’accordo sul punto specifico della critica alle forme di opposizione alla TAV, e non da oggi, e apprezzo questo post documentato che sul punto pone un punto fermo,

    sono altrettanto nettamente in disaccordo con le altre considerazioni (ben poco pertinenti, a parer mio) che hai voluto introdurre sui problemi complessivi dell-opposizione al capitalismo: un problema, a mio modesto parere, che non macini bene.

    peccato che questo mi impedisca di ribloggare il tuo post; lo avrei fatto molto volentieri.

    • Accetto complimenti e critiche e comunque grazie. La parte sul capitalismo era volutamente sarcastica per prendere di mira una critica diffusa ai massimi sistemi letti in una cornice ideologica e poco costruttiva. Su tale visione ideologica – a mio avviso deteriore – ho scritto non poche cose, se ti interessa ti invito a digitare “ideologia” per trovare i relativi articoli.

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