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Fate la carità alle povere banche, taccagni!

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Dopo il referendum sulla Brexit, è diventato l’argomento apocalittico preferito della stampa economica europea e mondiale: le banche italiane sono sull’orlo del baratro?

Sappiamo bene che per anni, mentre i venti di crisi sconvolgevano l’economia mondiale, i nostri leader, ma anche gli organismi di vigilanza, hanno sostenuto che le nostre banche erano solide. Adesso, invece, tutti gli osservatori interni ed esterni sottolineano la fragilità del nostro sistema bancario, e invocano azioni drastiche e immediate. Addirittura, il presidente dell’Abi Antonio Patuelli nei giorni scorsi si è concesso dichiarazioni che dimostrano più faccia tosta che lucidità, culminando in un’ineffabile accusa di “tirchieria” allo Stato italiano per non aver finanziato le banche quando era possibile. Nel frattempo il governo sta trattando intensamente con i partner europei per scongiurare il temuto bail-in che potrebbe colpire innanzitutto il Monte dei Paschi, e poi forse altre banche malconce.

In questa concitazione, anche noi di Hic Rhodus torniamo sull’argomento, cercando di concentrarci sull’interesse dei cittadini, e non di politici o banchieri.

L’ Italia, gli Europei e perché tutti amano il calcio

tribuCon la partita di sabato scorso contro i campioni del mondo della Germania s’è purtroppo chiusa la spedizione azzurra agli Europei di Francia, che ha comunque riservato agli appassionati momenti entusiasmanti. Le inattese vittorie contro Belgio e Spagna, entrambe contro i pronostici e le classifiche internazionali, sono state certamente frutto di acume tattico e determinazione, ma l’Italia non è stata autrice delle uniche né delle maggiori sorprese nel torneo, visti i risultati ad esempio dell’Islanda, che ha eliminato l’Inghilterra prima di essere battuta dalla Francia. E a proposito dell’Inghilterra, quest’anno il campionato inglese ha registrato la sorpresa forse più grande della storia, con la vittoria del Leicester.

Ma è una sorpresa che il calcio sia ricco di sorprese? E c’è qualcosa che le collega col fascino universale del calcio? Forse sì. 

Pensioni anticipate: i vecchi piangono, i giovani pagano

Imagoeconomica_776777Alla fine, l’atteso annuncio è arrivato: il governo, nelle persone del ministro Poletti e del sottosegretario Nannicini, ha esposto ai sindacati il suo progetto per la “flessibilità in uscita”, il cosiddetto Ape (anticipo pensionistico): se si tradurrà in legge, questa ipotesi consentirà di andare in pensione fino a tre anni prima della scadenza, ricevendo un anticipo di pensione finanziato con un prestito bancario da restituire in vent’anni sotto forma di una trattenuta appunto sulla pensione, una volta maturata.

La proposta ha incassato un’accoglienza prudente ma favorevole dai sindacati, un commento positivo dalla Confindustria, e l’approvazione del Presidente dell’INPS Boeri, che ha osservato “La cosa importante è permettere la libertà di scelta alle persone”.

Di fronte a questo coro di consensi, è difficile discordare. Giusto?

Insomma, la ripresa c’è o non c’è?

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Ormai ci siamo abituati: ogni volta che si parla di argomenti che dovrebbero essere oggetto di una valutazione basata sui dati di fatto, si finisce in una querelle tutta dialettica, come se bastasse una buona o cattiva comunicazione a indirizzare i problemi in un senso o nell’altro.

Stavolta, e non per la prima volta, la discussione si è accesa sui dati relativi all’embrione di ripresa economica in cui l’Italia si trova, e in particolare sugli effetti del Jobs Act sull’occupazione. Addirittura, il Presidente del Consiglio Renzi ha annunciato un piano “antibufala” per contrastare la disinformazione che a suo dire viene fatta sull’operato del Governo. Ma è davvero così?