Dalla Francia moniti e anticipazioni

Marine Le Pen perderà al secondo turno (secondo i sondaggi) ma la sua destra xenofoba non sarà mai stata così forte e si prenderà all’incirca il 40% dei voti. Evviva Macron, ma Le Pen è una grande vincitrice politica. Alle prossime elezioni politiche la forza della destra xenofoba, populista e antieuropeista non raggiungerà il 40, ma potrebbe attestarsi su un eccezionale 30% condizionando pesantemente le scelte politiche e istituzionali, a partire dalla probabile necessità di un governo di più o meno larghe intese. Come in Germania, come in Italia, come sempre più spesso, la lotta novecentesca fra una destra liberale e una sinistra socialista cede il passo a una lotta fra populismi e resto del mondo. Populismi, nazionalismi, vecchi e nuovi fascismi, ormai poco distinguibili fra loro perché anche le ideologie dell’estrema destra sono appannate e confuse e, etichette identitarie a parte, il nuovo fascismo è connotato da

  • esclusione: no immigrati, no musulmani, ma anche no omosessuali;
  • sovranismo: no Europa, sì nazionalismo ideologico e relative conseguenze economiche (invocazione di dazi, protezionismo, moneta nazionale);
  • populismo: predicazione di ricette semplici e di facile presa per il benessere delle classi sociali più disagiate; insofferenza per le Istituzioni considerate centrali di potere anti popolari; diffidenza per gli organi di informazione, gli intellettuali e la scienza; pensiero semplificato diretto dalla centrale comunicativa del regime al potere.

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Intendiamoci innanzitutto su un concetto. Il populismo è prodromico del fascismo e ne condivide valori e atteggiamenti, anche se non ancora quelli fisicamente più violenti e ideologicamente più estremi. La questione è già stata trattata su HR e, chi avesse dubbi su questa equazione può leggere, se ne ha voglia:

In Italia si continua a considerare il Movimento 5 Stelle come un “terzo polo” fra destra e sinistra, rivelando – a mio avviso – una tragica miopia che illude su possibili alleanze e su futuri improbabili atteggiamenti di Grillo e Casaleggio. Il fatto che il M5S non espliciti chiaramente posizioni sostanzialmente simili a quelle di Salvini è semplicemente dovuto alla trasversalità del suo elettorato. Mentre gli elettori leghisti sono allineati alle chiarissime posizioni del partito e del leader, essendo il M5S nato sull’onda di un populismo qualunquista e genericamente anti-casta ne consegue che gli elettori provengano da tutti gli schieramenti, di destra e di sinistra (e che esista un evidente populismo di sinistra l’abbiamo indicato chiaramente QUI); ricordiamo che alle origini il fascismo mussoliniano includeva molti concetti socialisti o confusamente “popolari”, e che non pochi socialisti e comunisti dell’epoca finirono per aderire alla sciagura che seguì.

Nella figura che segue l’autocollocamento politico degli elettori francesi rispetto al voto effettivo; vi faccio notare che ben il 37% di quelli “Né di destra né di sinistra” (l’avete già sentito dire, vero?) ha votato Le Pen.

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(Fonte: @mathieugallard)

La Francia, per resistere all’impetuosa crescita lepeniana, ha trovato un leader credibile, bruciato i partiti storici su cui si regge dall’ultimo dopoguerra e dovrà trovare forme di grosse koalition indispensabili ma necessariamente torbide. Ogni coalizione spuria deve operare con compromessi bassi, col freno a mano tirato, con minori slanci, e questo diventa nuova materia per il populismo che potrà gridare all’inerzia e all’inefficacia e agli “inciuci”. Trovo abbastanza facile traslare la situazione in Italia. La destra italiana non troverà una sintesi unitaria; è assai più facile che la destra fascista e populista strizzi l’occhiolino a Grillo e che, semmai sorretti da un buon risultato elettorale e propiziati dall’immondo sistema proporzionale, questa destra populista si candidi a governare. La scelta sarà di cederle il passo o di opporle una grosse koalition all’italiana: Renzi + Berlusconi + frattaglie centriste. Onestamente non saprei dire cosa potrebbe essere peggio.

Ma al di là di Francia e Italia c’è una più importante conseguenza a livello europeo. Se le elezioni di settembre in Germania favoriranno Merkel, come sembra possibile, si rafforzerà il fondamentale legame Francia-Germania appannatosi in questi anni. Macron è un “pupillo” di Merkel e – al di là delle differenti etichette politiche (sempre più irrilevanti) – sono analoghi nel pensiero europeista di impronta liberale. Senza troppo sperare, con la Gran Bretagna fuori dai giochi e la destra avanzante in tutta Europa, una forte stabilità franco-tedesca nella visione europeista sarà fondamentale per i destini dell’Unione e, ne sono convinto, anche per quelli italiani, considerando che – salvo accorciamenti legislativi che mi pare nessuno voglia – a primavera 2018 andremo a votare anche noi.

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