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L’ordalia della consultazione popolare (dalla Brexit al referendum costituzionale)

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“Voi scienziati pensate troppo” disse Miss Pefko, sbottando in una risata idiota. […] Una grassona sfiatata, dall’aria sconfitta, con una tuta sporca, che arrancava al nostro fianco, sentì quello che stava dicendo Miss Pefko. Si girò a esaminare il dottor Breed, lanciandogli un’occhiata di impotente rimprovero. Lei odiava la gente che pensava troppo. In quel momento, quella donna mi colpì come la degna rappresentante di quasi tutta l’umanità. L’espressione della grassona sembrava dire che avrebbe dato in escandescenze all’istante se qualcuno avesse osato pensare un altro po’. (Kurt Vonnegut, Ghiaccio-nove)

Come segnala opportunamente Ugo Magris “Il referendum costituzionale di ottobre può diventare la nostra Brexit”. Il senso di questa affermazione viene spiegata dallo stesso Magris come l’essere, il nostro prossimo referendum, un giro di boa di rilevante importanza, uno spartiacque fra prima e dopo, fra un futuro prefigurato (buono o cattivo) e un ritorno incerto (auspicato o meno).

Referendum: il merito e il metodo

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Nonostante il referendum sulle modifiche alla Costituzione sia ancora lontano nel tempo, è già disponibile una vasta collezione di pareri, giudizi e improperi sulle modifiche medesime. Ritenendo, con una confidenza piuttosto elevata, che il rumore di fondo privo di valore informativo sovrasterà presto il contenuto sul quale si è chiamati a votare, spero che queste poche considerazioni di metodo potranno essere utili per essere richiamate in futuro e riportare le infinite discussioni al merito della riforma, e non ad altro.