Après le référendum le déluge

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Il 4 Dicembre referendum. Voteremo sì o no alla riforma costituzionale. Ansia fra gli schieramenti in attesa di questa epifania nazionale. Vincerà il sì, gettando l’Italia nella suburra della dittatura renziana? Vincerà il no, relegandoci definitivamente nel suq terzomondiale dei paesi inetti, antropologicamente inadatti alla modernità? Ah, saperlo! Ma nell’attesa ci sentiamo di raccomandarvi di non lasciare tutti i vostri beni alla curia, di non affogare ansia e disperazione nell’alcol e di non correre a convertirvi alla scientologia. State tranquilli, perché se non sappiamo chi vincerà il referendum una cosa sappiamo per certo: quello che accadrà dal giorno dopo, chiunque sia il vincitore.

Nulla. Non succederà assolutamente nulla. X Factor continuerà tutti i giovedì sera e Sanremo ci ammorberà a Febbraio. Il campionato di calcio non subirà alcun intoppo. Il caffè più cornetto non subirà rialzi di prezzo e a Natale riceverete i soliti regali riciclati. Tranquilli. Se ci pensare bene, se vi distogliete un attimo dalla passione politica, credo che concorderete. La nostra vita quotidiana non subirà nessuna conseguenza. Questa riforma non ha nulla a che fare con quella di Fornero, col Jobs Act e con le poche riforme strutturali importanti realizzate in questi anni. Quelle sì che hanno cercato di cambiare qualcosa, e ci sono bene o male riuscite. Ma la riforma costituzionale non avrà alcun effetto immediato visibile al cittadino; ah, certo ne avrà di rilevanti nel medio e lungo termine, ma di una natura che il cittadino comune raramente vede e apprezza. Quindi, vi ripeto, state tranquilli. Andate, votate sì, votate no, fate come vi pare ma con serenità.

Verrebbe da chiedersi perché, se le cose stanno così, c’è questa piccola minoranza di intellettuali che dibattono fra loro a sostegno delle opposte fazioni. Si sa che gli intellettuali hanno tempo da perdere, e che una parte di loro, forse tutti, sono in realtà pagati da centrali della disinformazione, una che ha sede in via del Nazareno a Roma e una più esoterica che vive in un blog. Io mi sono sacrificato per i lettori di HR e ho letto – con una noia mortale – un bel po’ di interventi su riforma costituzionale e legge elettorale (quelli fino a Luglio li abbiamo riepilogati QUI e QUI, quelli di Agosto e Settembre sono in calce a questo articolo) e ve li riassumo con mirabile sintesi così:

  • Fautori del sì:
    • velocizzazione politica, dalla formazione del governo all’approvazione delle leggi;
    • semplificazione politica: meno passaggi, meno discussioni con le Regioni, meno burocrazia.
  • Fautori del no:
    • riforma pasticciata e con errori che potrebbero generare ricorsi e contenziosi;
    • si favoriscono le possibilità di derive autoritarie.

Sarete così gentili da non sottolineare le infine varianti delle argomentazioni prodotte dagli intellettuali sopra menzionati; se siete nostri lettori avrete letto nelle settimane precedenti nostri commenti più acuti, qui mi permetto una certa grossolanità perché, a volte, ridurre il problema all’essenziale aiuta a vederlo meglio.

Entrambi i due gruppi di argomentazioni, ovviamente contestate dal campo avverso, sono basati su ipotesi, narrazioni etiche, idee ipotetiche. Ma in forma abbastanza differenti. Le tesi dei fautori del sì sono abbastanza certe; quello che è incerto, e criticato dagli oppositori, sono i meccanismi, le conseguenze ulteriori, i pericoli democratici di quelli che possono sembrare vantaggi (per esempio leggete le opinioni del Signor Spok sul disequilibrio di poteri che a suo avviso si verrebbe a creare). Al contrario, salvo elementi marginali, i principali argomenti del No sono di carattere ideologico; molti dei contrari dichiarano che ci saranno pasticci, dichiarano che ci sarà una svolta autoritaria, dichiarano che si snatura la Costituzione, ma in generale non vanno oltre tale dichiarazione. Per esempio: la riforma è scritta male? Possibile. Mi piacerebbe però che invece di profetizzare necessariamente la Gehenna si scrivesse “il comma tale, così scritto, confligge con la legge talaltra che recita…”; oppure: “le conseguenze operative dell’articolo tale avranno come risultato certo questo e quest’altro perché…”.

Insomma, si dichiara apoditticamente, si profetizza con presunzione di conoscenza, si parla di ultimatum bellicosi inadatti alla situazione. Né vale la pena studiare meglio e di più la faccenda perché ormai la grande maggioranza degli italiani che andrà a votare ha già deciso con la solita foga calcistica e, per i più, travisando completamente l’oggetto del quesito che non è “Volete voi mandare a casa il Bomba?” bensì “Volete voi cambiare alcuni articoli della Costituzione?”. È triste. E più e più volte l’abbiamo denunciato su questo blog, quindi non vale proprio la pena insistere. Ma come detto, restate sereni. Non cambierà nulla. Se vince il No non ci butteranno fuori dall’Europa, e se vince il Sì non avremo Renzi sul balcone di palazzo Venezia dichiarare guerra alla perfida Albione.

Tutto ciò precisato, sì invece, qualcosa cambierà eccome. I fautori del No (quelli consapevoli intendo), molti dei quali adesso vogliono tornare al proporzionale con preferenze, vogliono il mantenimento dello statu quo. Vogliono un mondo di sottopolitica, di inciuci, di tengo famiglia. Vogliono la DC e il PCI e possibilmente un ritorno dei Blocchi. Bei tempi! Complice la nulla memoria storica degli italiani vogliono – col proporzionale e il bicameralismo – una frattaglia di partiti e partitini al perenne inseguimento del mezzo accordicchio; vogliono – col mantenimento del Titolo V – un perenne esaurimento di nervi nel dialogo Stato-Regioni con queste ultime, da tutti considerate spendaccione e corruttibili, in esercizio permanente a garantire favori locali; vogliono – con le preferenze – il “santo in paradiso” capace di comperare voti, dimenticando il referendum di Segni con le preferenze schifate a enorme maggioranza. Per carità, non sto dicendo che hanno torto. In quel mondo lì, di preferenze, partitini e maggioritario, ci sono nato e cresciuto; ero ideologizzato anch’io e mi sentivo benissimo. Davvero! Mia mamma con la speculazione minima consentita dalla liretta mi ha mantenuto all’Università, volete che non sia grato? La mia educazione sessuale è basata su Colpo grosso, che tenerezza… Capisco (adesso sono serio) che può attirare. Capisco che i sostenitori del No non intendono far tornare Smaila a Colpo grosso ma, questo è incontrovertibile, intendono stare fermi. A loro modo di pensare i rischi (vaghi, ideologici) non valgono il cambiamento ed è meglio restare altri vent’anni come stavamo. È una scelta: onore quindi ai conservatori!

Dall’altra parte i sostenitori del Sì sottovalutano i rischi di un cambiamento inedito. Va sottolineato che il combinato disposto di riforma costituzionale e Italicum (già in predicato di cambiamento comunque, quindi si vedrà) prefigura una sostanziale novità nel panorama politico del secondo dopoguerra; queste riforme non sono secondarie e ci saranno indubbiamente ripercussioni sulla forma di Stato, ripercussioni non esplorate prima. I rischi, quindi, ci sono e non possono essere ridotti a mera propaganda del nemico. Una cosa sola (ripeto: una sola) è certa: che ci sarà un cambiamento. Che sia positivo è un’ipotesi ma certamente il cambiamento ci sarà: certezza del vincitore (con i rischi che comporta), esecutivo più forte (con i rischi che comporta), velocità di approvazione delle leggi (con i rischi che comporta), minori partitini (con i rischi che comporta), minore invadenza delle Regioni (con i rischi che comporta), eccetera. Visionari? Illusi? Incoscienti? Sedotti dal Bomba? Chi può dirlo? Anche la loro è una scelta: onore quindi ai riformisti!

E adesso una selezione degli interventi pro e contro apparsi sulla stampa fra Agosto e Settembre:

5 commenti

  • Esatto, nell’immediato non cambierà niente, ma la cosa più pericolosa (secondo me) non è nell’immediato, ma nella cessione di sovranità che diventa un vincolo costituzionale, ossia l’art. 117 della costituzione.
    Avevo già espresso qui il mio pensiero:

    https://ilsaltodirodi.com/2016/10/05/riformabilita-della-carta-bicameralismo-e-legge-elettorale/#comments

    Son cose tecniche, si dirà…saranno anche cose tecniche, ma a me questa cessione di sovranità non piace.
    Somiglia molto alla chiamata allo straniero perché riporti l’ordine nella penisola, ma ho come l’impressione che l’attuale “perenne esaurimento di nervi nel dialogo Stato-Regioni” si trasformi in un perenne esaurimento di nervi nel dialogo Bruxelles-Roma. E in un momento in cui (semplificando) l’UE mostra tutte le sue contraddizioni, ad esempio sulla questione euro e sulla questione migranti, la cosa non mi rasserena.
    Sia chiaro, non auspico affatto il ritorno ad un liberi tutti, ma ho l’impressione che, dal 1992 in poi, la tanto decantata costruzione europea si sia fatta (voluta fare?) a spese di qualcuno (sempre quelli) e a vantaggio di qualcun altro (anche qui sempre gli stessi).
    In sintesi sono queste le ragioni per le quali voterò, serenamente, no.

  • Abbiamo anche scritto in costituzione del pareggio di bilancio e dopo anni avevamo di saldo primario positivo, eppure continuiamo a fare manovre in deficit. “Comunitario” é aggettivo inteso riferirsi alle deliberazioni della UE (e chi altro se no?) e la parola vincolo c’era anche prima. Se vogliamo la cessione di sovranità é anteriore ed é quella legata alla NATO, quella all’UE ci ha anche consegnato qualche regolamento che ha aiutato a restare entro parametri più delimitati in vari ambiti (es. tecnologici). Certo, se consideriamo vessatorio e iniquo il sistema dei rapporti economici vigente, allora cessione o non cessione si è schiavi comunque, perché della globalizzazione paghi le conseguenze anche se ti chiami fuori. Io credo che una reale cessione di sovranità (che nessuno vuole) cambierebbe realmente le cose mentre restare in un ambito in cui contano gli Stati consentirà sempre ai più “forti” di contare più degli altri (leggi Germania). Il referendum non cambierà nulla, a mio parere, su questi aspetti che resteranno esterni e più legati ad un sentiment popolare che va, principalmente, in una direzione opposta

  • Piero Indrizzi

    Il mondo sta andando in pezzi, l’Italia è oggettivamente senza alcuna possibilità e questi si masturbano il cerveello con il sesso degli angeli.. MAH……………!!!!

  • Alberto Baldissera

    C’ è un articolo interessante di Giavazzi e Alesina sul “Corriere della sera” del 30 ottobre. Indica un argomento decisivo a favore del SI: il Governo potrà chiedere al Parlamento un termine preciso per l’approvazione di una legge. Ciò impedirebbe lo slittamento alle calende greche di provvedimenti importanti . E’ quel che è successo alla legge sulla concorrenza: non è stata ancora approvata dopo 600 giorni dalla presentazione. Nel frattempo il testo è stato evirato (è il termine appropriato) da lobbies grandi e piccole, la cui rendita era minacciata.

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