Referendum in pausa estiva

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La Cassazione ha detto che il referendum si può fare; il governo ha 60 giorni per fissare una data e molti pensano che sarà per Novembre. Complice l’Estate, complici altri argomenti di maggiore interesse (ce la farà la Raggi a Roma? La Pellegrini vincerà l’oro?…) il dibattito si è improvvisamente svuotato dei toni infuocati delle prime settimane dopo l’approvazione della legge; c’è da aspettarsi una ripresa in prossimità del voto ma si respira un’aria a metà fra chi-se-se-importa e ma-tanto-ho-già-deciso. Mantengono vivo l’interesse solo pochi addetti ai lavori, opinionisti e qualche politico in prima linea. Come promesso due mesi fa in un precedente post di questa serie (chiamata “Dossier Costituzione”) vi aggiorniamo sul procedere del dibattito; nel precedente articolo vi abbiamo segnalato i principali articoli usciti entro il mese di Maggio 2016; qui segnaleremo alcuni fra i testi principali di Giugno e Luglio.

Ancora una volta occorre sottolineare la sostanziale mancanza di un dibattito nel merito: i favorevoli al Sì cercano di spiegare, non sempre senza qualche eccesso di ottimistica retorica, quali vantaggi otterremo con le varie modifiche costituzionali, mentre lo schieramento del No, salvo rari casi, si prodiga in un generico catastrofismo o lascia trapelare ragioni assolutamente non pertinenti e di carattere politico.

Ecco alcune delle opinioni a favore del Sì alla riforma costituzionale lette in questo periodo:

Ed ecco alcuni pareri a favore del No:

  • Luca Baccelli, La bellezza perduta della Costituzion, parla di riforma pasticciata nel solco di tentativi ripetuti di infliggere “ferite gravi” alla Costituzione imputabili al decisionismo e al “nuovismo” di una classe politica impreparata e spregiudicata;
  • Marco Travaglio se la prende con l’appello dei circa 200 intellettuali a favore del Sì (lo abbiamo citato nel post precedente) con la sua solita simpatia volta a sminuire il valore personale dei firmatari (citiamo da Infosannio che riproduce l’articolo non disponibile nell’edizione on line del Fatto Quotidiano);
  • Onida propone riflessioni pacate che sottolineano il pericolo della legge elettorale assieme alla riforma del Senato;
  • Sostanzialmente analoga la posizione di De Benedetti che in un’intervista su vari argomenti segnala la difficoltà a votare Sì in presenza dell’attuale Italicum.

Infine pareri intermedi, un po’ sì e un po’ no, e dialoghi a più voci:

Il caso Benigni; ricorderete che Benigni, dopo qualche indecisione, si è schierato per il Sì per essere poi tacciato da servo da parte di alcuni sostenitori del No:

Un’appendice sui sondaggi. Tenendo ben presente il loro valore men che indicativo, e spesso abbastanza funzionale agli interessi e orientamenti politici del committente (come indicato QUI), non è che i sondaggi riescano a dare qualche informazione, salvo il fatto che alimentano il flusso retorico dei sostenitori delle diverse fazioni. Basandoci su quanto disponibile sul sito www.sondaggielettorali.it questo è il quadro disponibile:

Sondaggio No
Winpoll per Scenaripolitici.com; 12 Aprile 2016 47,5 52,5
Demopolis per Ottoemezzo; 27 Aprile 2016 58 42
Index Research per Piazza Pulita; 29 Aprile 2016 49 36
Eumetra Monterosa per Il Giornale; 4 Maggio 2016 17 26
Scenari politici Winpoll per Huffington Post; 11 Maggio 2016 49,5 50,5
Tecne per Porta a Porta; 13 Maggio 2016 50-53 47-50
Euromedia Res. per Osservatorio politico Euromedia Res.; 6 Giugno 2016 29,9 32,5
Euromedia Res. per Ballarò; 13 Giugno 2016 29 33
Euromedia Res. per Ballarò; 20 Giugno 2016 28,8 33,8
Scenari politici Winpoll per Huffington Post; 23 Giugno 2016 46 54
Euromedia Res. per Ballarò; 27 Giugno 2016 29 33,5
Euromedia Res. per Ballarò; 4 Luglio 2016 28,6 34
Ipsos per Corriere della Sera; 12 Luglio 2016 51 49
Eumetra Monterosa per Il Giornale; 25 Luglio 2016 14 23
Winpoll per Huffington Post; 27 Luglio 2016 47,5 52,5

Grafico sondaggi referendum 13.04.19.jpg

Per ragioni che abbiamo illustrato sul vecchio post sul sondaggismo (citato poco sopra), questi dati non dicono sostanzialmente nulla. Possono al massimo essere ben utilizzati per una lezione sull’inattendibilità dei sondaggi. Sia la (non eccessiva) variabilità dei risultati in sondaggi effettuati negli stessi giorni, sia l’altissima percentuale di coloro che non dichiarano un voto (raramente ammessa, ma guardate il dato del 25 Luglio: 63% di indecisi o non rispondenti), sia altri fattori, ci inducono a pensare che sostanzialmente la situazione sia la seguente:

  • moltissimi indecisi;
  • sostanziale equilibrio fra “No” e “Sì”.

È quindi ovvio che alla ripresa autunnale la politica si lancerà con molta più veemenza sul tema e che vedremo un rapido impennarsi del dibattito.

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