Autore: Claudio Bezzi

Mandrakista. Detesto gli ideologismi, i populismi, i discorsi politicamente corretti.

Chi se ne frega dell’Africa

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Due indicatori: esplode l’epidemia di Ebola in Africa e i giornali hanno punte di panico solo fino a quando non diventa chiaro che da noi non sarebbe successo nulla e degli oltre 10.000 deceduti africani (a Marzo 2015) non ci importa; lo stesso volontario italiano contagiato e curato in Italia ha fatto notizia lì per lì, fin quando stavamo a vedere se le nostre strutture sanitarie tenevano, poi ce lo siamo dimenticati fino a Natale quando, tutti più buoni, abbiamo seguito la sua conferenza stampa di guarigione. Poco fa poi c’è stato il terribile attentato a Parigi, con i palinsesti zeppi del sangue parigino. Di quello dei 2.000 ammazzati da Boko Haram negli stessi giorni solo tardivi trafiletti con taglio basso. Non vorrei essere troppo cinico, ma dell’Africa non ce ne importa un fico secco. Ci preoccupano i barconi pieni di gente nera che arrivano da noi perché disturbano e – complice l’inettitudine istituzionale e una legislazione discutibile – creano oggettivi problemi (ma non quelli urlati da Salvini), ci preoccupano i disordini islamisti che ci impediscono di andare in vacanza a Sharm el-Sheik (ma adesso ci pensa il nuovo regime militare egiziano a sistemare le cose!) ma per il resto, siamo sinceri, ci importa qualcosa dell’Africa?

Pensa con la tua testaaa!

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Da vecchio web-dipendente ho imparato che la maggior parte delle volte qualcuno si descrive come “di mente aperta, curioso” c’è un’alta probabilità che ti defollowi (da Twitter) o ti blocchi (da altri social) se mostri di pensarla diversamente da lui. Un altro chiaro indizio di omologazione è l’urlare agli altri “Sveglia! PENSATE CON LA VOSTRA TESTA!”. Quest’ultima esortazione mi infastidisce parecchio perché significa, ovviamente, “voi cretini che non capite nulla siete servi ottusi del potere e dovete pensare con la MIA testa se volete la mia benevolenza”; non vedo altri significati. “Pensa con la tua testa!” credo sia la cosa peggiore che si possa dire sul web alle persone che non la pensano come noi. Non solo significa che tu – che non pensi con la tua testa – sei uno stupido, un disinformato, uno che sbaglia – ma specifica che sei un asservito, un vile; e segna la distanza fra tu servo e io libero, tu servo e insignificante ingranaggio del sistema malato e cattivo e io libero, attento, sveglio protagonista della mia vita che sa lottare e capire. E giudicare. Insopportabile.

Il diritto di boicottare chi mi pare

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L’antefatto – ma è solo un antefatto e non parlerò di questo – è la dichiarazione di Dolce e Gabbana sui “figli della chimica”, le adozioni gay e la famiglia tradizionale. Un furioso Elton John ha avviato un boicottaggio (hashtag #BoycottDolceGabbana) seguito da un pezzo di star system eccetera. L’idea del boicottaggio di un’opinione ha animato una piccola discussione con alcuni amici e mi ha portato a farmi una semplice ma importante domanda: boicottare è un’espressione legittima del mio libero pensiero o è una forma di intolleranza? È una protesta valida in determinati casi di comportamenti violenti (per esempio, a livello internazionale, contro il bullismo russo) e in altri invece diventa forma inaccettabile di danno economico a chi ha semplicemente espresso una propria idea (come nel caso di D&G)?

Auto da fé

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I jihadisti dell’Isis hanno raso al suolo il sito archeologico di Hatra, dopo Nimrud e dopo la furia iconoclasta contro le statue assire al museo di Mosul. Come scrive Giordano Stabile sulla Stampa

L’interpretazione estremista del Corano che segue l’Isis spinge i jihadisti a considerare inammissibili edifici risalenti all’epoca pre-islamica, ma anche quelli riconducibili ad altre fedi o ad altre sette dell’Islam o quelli in cui si onorano leader religiosi defunti.

Inutile deprecare dal salotto. Finché non elimineremo politicamente e militarmente questi pazzi fanatici assisteremo a teste mozzate, beni rubati e musei distrutti, oltre naturalmente agli avversari uccisi, alle donne stuprate, al terrore come normalità, all’ignoranza elevata a dogma e altre piccolezze di questo genere.

La critica delle armi. Vale a dire: “Se non te ne vai di qua coi tuoi panini ti spacco la faccia”

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L’arme della critica non può certamente sostituire la critica delle armi, la forza materiale dev’essere abbattuta dalla forza materiale, ma anche la teoria diviene una forza materiale non appena si impadronisce delle masse (K. Marx, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione).

Quel che asserisce Marx in questa celebre frase giovanile è la necessità della prassi oltre la teoria; dell’azione dopo la filosofia. Quest’idea porterà Marx alla critica radicale del capitalismo e alla Prima Internazionale comunista, tutte cose di cui non ci occuperemo qui salvo osservare che tutti, prima o poi, pensiamo che discutere va bene, argomentare è necessario, convincere con le buone è un sano principio ma, porca miseria! anche il Papa ha detto che se passi il segno una bella sberla te la potrei anche dare.

Il vantaggio evolutivo della mediocrità

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Non i filosofi, ma i taglialegna e i collezionisti di francobolli compongono l’ossatura della società (A. Huxley, Il mondo nuovo)

Gianluca Bonanno è un Europarlamentare leghista che periodicamente balza agli onori della cronaca per istrionismo di cattivo gusto, omofobia, razzismo, protervie e stravaganze. L’ultima performance l’ha visto dichiarare che i Rom sono la feccia della società fra metà studio del talk show (Piazzapulita) che applaudiva e il povero Fassina che cercava di protestare. Sui giornali molti corsivi e commenti sdegnati (per esempio questo arrabbiato di Deborah Dirani o questo erudito di Gianfranco Mascia) che dicono cose giustissime sul fatto che è stupido – prima ancora che sbagliato – essere razzisti e altre cose analoghe e ovvie. Che secondo me non c’entrano il punto che è un altro (fermo restando che sì, essere razzisti è stupido e sbagliato e a me Bonanno ha dato fastidio).

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Il corpo delle donne, il potere maschile e la crisi della presenza

 

Poco più di un anno fa ho scritto qui su HR il post intitolato Il corpo delle donne è rivoluzionario dove sostenevo una cosa in fondo abbastanza banale: nella società occidentale secolarizzata c’è una tale inflazione di corpi nudi che riesce ormai difficile leggere come provocatorio il flash mob nudista, la ripetitiva sceneggiata delle Femen o la biciclettata tutti nudi contro il traffico, mentre il corpo nudo femminile riesce ancora a creare provocazione in società patriarcali connotate dalla bigotteria religiosa, e proponevo due esempi specifici: quello delle musulmane Elmahdy e Sboui e quello delle donne mormoni (rimando al mio post precedente per precisazioni e spiegazioni).

Fascisti di sinistra? Un caso di studio sul melting pot concettuale

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– vorrebbe dirmi, per favore, che strada bisognerebbe prendessi da qui?

– Ciò dipende, e non poco, da dove vuoi arrivare, – disse il Gatto.

– Non m’interessa molto dove… – disse Alice.

– Allora non importa quale strada intraprendere, – disse il Gatto.

– … purché arrivi in qualche posto, – aggiunse Alice a mo’ di spiegazione.

– Oh, in quanto a questo, stai sicura – disse il Gatto, – basta che tu faccia abbastanza strada.

(Lewis Carrol, Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie)

Vi propongo una piccola analisi che porterà elementi di riflessione ad alcuni vecchi post sul linguaggio già pubblicati qui su Hic Rhodus (li cito in fondo). Ho scoperto casualmente un gruppetto politico-culturale di cui all’inizio ho stentato a capire se fossero di sinistra oppure di destra; all’inizio mi sembrava che avessero semplicemente le idee confuse; poi ho pensato che agissero con cinica consapevolezza per ingannare potenziali lettori; infine ho capito una cosa più straordinaria: poiché con le parole si può dire tutto, e le parole costruiscono il mondo (come ho spiegato nei miei precedenti articoli), possono formarsi delle sacche ideologiche, delle faglie concettuali, delle sbavature semantiche in cui parole appartenenti a province di significato differenti appaiono invece coerenti fra loro nel formare un nuovo testo, inimmaginato dagli autori originali citati e inimmaginabile a noi lettori che li troviamo incistati in contesti estranei.

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La Rete ci rende stupidi e cattivi


Chi va su Twitter o crea un blog deve avere la pelle dura, prepararsi a tutto
(John Suller docente di cyber-psicologia alla Rider University)

Un popolo di mostri si aggira fra noi; gente spietata e senza cuore, incapace di riflettere, poco intelligente come si conviene a chi ha il cuore di pietra. Non poche persone, non una banda ma una folla, una moltitudine. Questa legione di decerebrati abita il web. Sì, effettivamente molti di loro hanno un domicilio reale e vivono fisicamente fra noi, sono gli arroganti, gli stalker, i violenti, gli ottusi… Pericolosi ma facilmente identificabili e in numero, tutto sommato, limitato. A differenza di quelli che abitano il web. Moltitudini di utenti Facebook e Twitter (e altri social, ma ovviamente questi sono i più rilevanti) che sfruttano questo potente filtro per predicare odio, insensatezza, catastrofismo, razzismo.

Nel Paese dove dimora Renzi non vivono Landini e Fassina

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Un anno di governo Renzi (dal 22 Febbraio 2014) e un bilancio che appare nefasto a molte componenti politiche, ottimo ad altre e con chiaro-scuri ai commentatori più moderati. Io non tenterò alcun bilancio politico in senso tradizionale; voi lettori avete le vostre idee e non sarò io a farvele cambiare, e potete trovare sui giornali on line ottime riflessioni, alcune delle quali segnalate in fondo a questo articolo. Il bilancio che voglio fare non riguarda le riforme fatte o non fatte, quelle fatte a metà, quelle accusate di essere nocive in quanto “non di sinistra”… I lettori potranno trovare su questo blog molteplici articoli di Ottonieri che hanno fatto le bucce a queste riforme cogliendone elementi positivi e spesso negativi. Quello che io vorrei mettere al centro della mia breve riflessione è sostanzialmente culturale, e riguarda l’enorme strappo dato da Renzi alla politica tradizionale cercando nel contempo di vederne alcune conseguenze di prospettiva.

Smettetela di mettere le foto dei bambini su Facebook

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C’è un problema che giudico importante e riguarda i bambini: la loro privacy che genitori orgogliosi violano continuamente riempiendo la bacheca Facebook (ma il discorso vale anche per Instagram e un po’ tutti i social) dei visi gioiosi dei loro pargoletti. NON VA BENE. Ci sono pochi e precisi motivi per i quali non va bene: il problema della privacy e quello della sicurezza personale dei bambini. Non solo infatti – primo problema – i bambini si troveranno una massa di loro informazioni personali che una volta divenuti adulti potrebbero aspramente rinfacciarvi ma – secondo e assai più grave problema – le foto e le informazioni dei bambini su Internet sono una ghiotta fonte di approvvigionamento di foto da parte di pedofili e malintenzionati.

Grexit: inizio della fine o una buona lezione per tutti?

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La Grecia ha riacquistato le prime pagine dei giornali a partire dalla vittoria di Syriza pochi giorni fa; Tsipras e Varoufakis hanno vinto sull’onda della disperazione del popolo greco, ma soprattutto dell’umiliazione subita dalla Troika, umiliazione rinnovata coi tre bei “No” netti ricevuti nel recentissimo tour europeo in cui i due leader greci hanno cercato sponde per una soluzione basata su alcune proposte ritenute inaccettabili. Punto. A partire da questa banale constatazione dei fatti si possono poi intrecciare pareri complessi che rischiano di essere sempre in qualche modo sbagliati, almeno in parte:

L’invasione degli ultracorpi

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I mostri sono fra noi, aumentano costantemente nello sbigottimento dei più anziani, e si preparano a prendere il potere. Sono coloro che modificano il proprio corpo in forme sostanziali, spesso radicali, con la pittura, col piercing, con la chirurgia. I loro corpi assomigliano sempre meno ai nostri (quanto meno al mio!) e la cosa mi causa qualche turbamento. Sappiamo bene che abbiamo da sempre cercato di camuffare il nostro corpo: le donne con colori sul viso e vestiti pensati per esaltare determinate forme legate alle caratteristiche sessuali secondarie (seno, fianchi…) allo scopo di segnalarsi al maschio e contribuire alla prosecuzione della specie; gli uomini con tatuaggi e marchingegni (relativi all’abbigliamento, specie militare) per spaventare il nemico e segnalare aggressività. Non credo di dover mostrare un granché di questa premessa, se anche storia, archeologia e antropologia (ed etologia) non dovessero bastare, una banale storia dell’arte vi mostrerà questa evoluzione dei camuffamenti (qualche illustrazione l’ho messa anch’io, come vedete).

Lunga vita al nuovo Presidente e onore al regista della sua elezione

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Abbiamo un nuovo presidente nella figura onorevole e di spessore di Sergio Mattarella. Non parlerò di lui. Devo confessare che di fronte a certi nomi che sono circolati ho stappato una bottiglia di spumante ma poi, pensando a quali altre opportunità c’erano, ne ho bevuto solo un sorso. Mi conforta l’idea che per vari motivi, alcuni dei quali accennati di recente qui su HR, Mattarella si inserisce istituzionalmente nel solco degli ultimi suoi predecessori e saprà fare bene il suo mestiere, il che non significa che sarà sempre giusto, che piacerà a tutti e che Grillo non troverà mille ragioni per gridare al colpo di Stato e chiedere prima o poi il suo impeachment. Comunque adesso ce l’abbiamo e ce lo teniamo per sette anni, solo un cretino può sperare che sia un pessimo Presidente per poter poi dire “Lo sapevo che era l’ennesimo imbroglio della casta”.