Vorrei essere un vulcaniano

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Da un punto di vista etico e politico vorrei essere un vulcaniano. Dominato dalla sola logica e senza sentimenti. Perché i sentimenti distorcono la visione che abbiamo della realtà. Non sono più un giovanotto e ricordo benissimo i cuori oltre la barricata, il sol dell’avvenire, la bella morte, il grande ideale, il rigore innanzitutto, il personale è politico, i compagni che sbagliano, meglio morti che rossi, bella ciao…

Ricordo tutto. Ci sono passato in mezzo, sono di quelle generazioni là. E mi sono come risvegliato. Ho creduto di capire, alla fine, che l’appassionata, totale e indiscutibile adesione a un ideale assomiglia troppo a una gabbia, a un software che ragiona in vece mia e mi rende meno libero.

Adesso non arrabbiatevi, voi appassionati comunisti, voi convinti fascisti, voi furiosi grillini anti-casta. So che avete le vostre storie, le vostre ragioni. Ma se prima che “persone” vi definite – per esempio – comunisti (o fascisti, o liberali, o cattolici, o anarchici, o atei…), avete rinunciato al vostro pensiero, o a una sua parte almeno, accettando una o più verità per fede, per sentimento, per adesione empatica, comunque per una forma di omologazione. A quella cosa (a quel sistema di riferimento, a quei principi presunti “universali”, a quell’idea di giustizia…) avete aderito una volta per tutte e non avete nessuna intenzione di rimetterla in discussione.

Rimettere in discussione il proprio orizzonte di valori, la propria agenda di priorità, i propri pilastri di certezza, scombussola la nostra identità. Ci rende fragili di fronte a un mondo enorme e inquietante, laddove aderire a una fede ci consegna invece a un mondo più piccolo e rassicurante, reso rassicurante dal gruppo di nostri confratelli, compagni, sodali (“Se tutti loro, che mi amano, sostengono questo, perché non dovrei crederlo anch’io?”).

Scrivo solo un post che deve essere breve, immediato… Perdonate la stringatezza poco argomentata che rimedio in parte con link ad altri testi su questo blog.

  1. La verità sconfitta dalla storia. La storia ci consegna la sconfitta di ogni grande idea una volta cristallizzata in dogmi rigidi (ciò che si chiama ‘ideologia’). È abbastanza facile osservare, se solo lo si vuole, come le idee sociali e politiche siano costruzioni abbastanza moderne nate in determinati luoghi ed epoche per una serie di cause facilmente identificabili. E che una volta mutate tali cause quelle idee sono cambiate, o scomparse, e le generazioni successive non ne hanno sentito più parlare. Ciò vale anche per le idee estetiche ed etiche. Per ciò che vengono considerate “buone maniere” e per come un onest’uomo viene giudicato tale.
  2. La verità sconfitta dalla sociologia. Ma se la storia non vi sembra una buona maestra, perché interpretabile in modi diversi, allora vi chiedo: siete così maledettamente convinti che esista una sola verità, e che voi ne siate i detentori? Ciò significa necessariamente che tutti gli altri siano stupidi? In mala fede? Superficiali? Onestamente, non vi sembra una pretesa eccessiva? Credere in una forma esclusiva di verità appare oggi questione di rigidità non interessata e non disponibile al confronto.
  3. La verità sconfitta dal Web 2.0. Infine occorre considerare un fatto molto semplice da capire: noi giudichiamo il mondo (e consolidiamo oppure rifiutiamo determinate idee) sulla base della nostra relazione con esso e dell’informazione che ne traiamo. L’informazione oggi è notoriamente ridondante e fortemente basata sui social network. La nostra time line ormai scorre veloce, veloce, veloce, e per esistere dobbiamo cliccare qualche “mi piace”, e non abbiamo il tempo per verificare se ci sta piacendo una cagata colossale o una qualche nobile verità…

Oggi siamo molto più soli e nudi di fronte al mondo di quanto siano stati i nostri nonni e bisnonni, contadini ignoranti che padroneggiavano però il ristretto orizzonte in cui vivevano e morivano. Oggi siamo immersi nella parola, e la parola mente, è uno strumento di inganno non necessariamente consapevole.

L’unica salvezza resta il dubbio. Non aderire a verità precostituite. Chiedersi sempre ripetute volte “perché?”, come dei bambini: perché questa cosa? Perché mi sto rispondendo così? Chi è che propugna questa tesi? L’ho letta da qualche parte? L’ha detta anche qualcun altro?

Oggi il mondo impedisce la verità, se per “verità” intendiamo qualcosa di assoluto e indiscutibile; il mondo è liquido (come dice il sociologo Bauman), multidimensionale, ingloba verità multiple. Per sopravvivere bisogna muoversi in fretta, non dormire mai due notti nello stesso concetto, guardarsi le spalle. L’adesione a una fede, a un’ideologia, a una passione, a una credenza, a un sistema codificato e condiviso di valori significa vivere in un sistema coerente e rassicurante di significati che possono essere consolatori ma rendono parziale la nostra libertà interiore; angusto il nostro sguardo; ridotto il nostro orizzonte emotivo. Solo il dubbio di una mente aperta può salvarci. Il relativismo. La prudenza incline a ragionare piuttosto che la passione che corre incosciente; libera, sembra, ma in realtà schiava di idee altrui.

Preferisco sbagliare con la mia testa che far bene con quella altrui.

 

(Una prima versione di questo testo è stato pubblicato su Mentecritica l’11 Giugno 2013)

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