Autore: Claudio Bezzi

Mandrakista. Detesto gli ideologismi, i populismi, i discorsi politicamente corretti.

Volete sicurezza o volete libertà?

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Il mondo occidentale, sempre più impaurito e arroccato, corre verso continui miglioramenti ai sistemi di sicurezza e controllo dei cittadini. A scapito della loro libertà. Per esempio il paesaggio urbano si è modificato notevolmente negli ultimi decenni; prima foreste di antenne TV, poi giardini di parabole, ora inesplorabili moltitudini di apparecchi di videosorveglianza e centraline telefoniche che non vi abbandonano un istante. Se siete dei balordi qualunque il vostro reato difficilmente sfuggirà a geolocalizzazioni, tabulati telefonici, moltitudini di video. Se siete raffinati professionisti del crimine invece riuscirete a schivare questi occhi che proteggono i sonni delle brave persone, ma con sempre maggiore difficoltà e maggior impegno da parte vostra.

Il Trono di Spade fra Brooklyn e Garbatella

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L’inverno sta arrivando.

Sì, guardo il Trono di Spade e mi piace. No, non vi saprei fare un riassunto perché con una stagione l’anno e una proliferazione di casate e personaggi e sotto-trame di questa mole ho perso il filo. Comunque è facile: c’è un trono conteso, diversi personaggi cattivi e perfidi in competizione, consiglieri infidi che tradiscono, assassinii (14 in media nella seconda serie – fonte – ma hanno migliorato nel tempo), parricidi, stupri, incesti e poi, vediamo… religioni stravaganti, zombi gelati che arrivano da un misterioso Nord (Salvini questa volta non c’entra) e donne accaldate e perciò discinte, tutte giovani e graziose e dai comportamenti decisamente licenziosi. Ah! Ci sono anche tre draghi!

Abbattere i campi Rom. E dopo?

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I tre giovanissimi Rom assassini di Roma hanno fornito l’ennesimo assist a Salvini che domenica prossima passerà all’incasso. E solo per questo meritano un raddoppio della pena che auspico comunque venga loro severamente inflitta. Perché negare che ci sia un problema specifico, esasperato da una pessima gestione da parte italiana, è più che sciocco: è colpevole. Ma in Italia funziona così (e non ne posso personalmente più): c’è un evento tragico, una parte fa lo sciacallo e l’altra parte lo struzzo.

Viva lo Stato di diritto quando ci fa comodo, e canaglia tutte le altre volte!

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Parlo di TAV e mi rovinerò, già lo so. In Italia ti salvi solo se dici “No” a tutto ciò che è difforme dalla norma, dal quieto vivere e, specialmente, dalle comodità tue, dei tuoi parenti fino al decimo grado, vicini, famigli e sodali. La TAV, poi, assai più di molteplici altre fonti di dissenso civile, contrapposizione e lotta, è un simbolo, caricato emotivamente e sostanziato dalla frequente presenze sui mass media, dagli scontri sempre un pochino più aspri e, oggi, dal processo a Erri De Luca, diamine! un intellettuale dalla parte del popolo che viene processato, siamo al fascismo!

Partecipare o decidere: un dilemma per il futuro della democrazia

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Is political democracy, as it exists today, a viable form of government for the industrialized countries of Europe, North America, and Asia? (Trilateral Commission, The Crisis of Democracy, p. 2)

Nadia Urbinati mi ha indotto a leggere un vecchio saggio dal titolo La crisi della Democrazia (che potete scaricare integralmente QUI) prodotto 42 anni fa da un think tank noto come Commissione Trilaterale e scritto da tre autorevolissimi autori: Michel Crozier, uno dei più noti sociologi europei, Samuel Huntington, politologo americano già noto ai lettori di HR per il suo Scontro di civiltà di cui abbiamo discusso tempo fa e Joji Watanuki, sociologo nippo-americano. Il testo, oltre a uno sguardo prospettico pessimista sul futuro delle democrazie

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La buona scuola e qualche insegnante così così

 

A me pare che la protesta degli insegnanti, assieme a molte giuste ragioni vorrei dire “d’ufficio” (nel senso che ognuno è ben titolato a comprendere il proprio stato e legittimato a protestare per quel che gli pare), ne abbia altre di spiccato corporativismo meno accettabili. E anzi questo corporativismo è banalmente analogo ai mille e mille corporativismi, particolarismi, sclerosi sindacali che bloccano da sempre l’Italia, non mostrando particolare specificità intellettuale, per capirsi, non distinguendosi per dialettica argomentativa o per liberalità pedagogica o per una qualsiasi proprietà distintiva rispetto alle proteste dei tassisti, dei netturbini, dei medici, degli statali, dei commercianti, dei notai, dei farmacisti, di qualsivoglia categoria alla quale un qualunque governo abbia tentato di mettere mano nei decenni. Tolte le molteplici buone ragioni degli insegnanti, che vanno ascoltati anche come portatori di competenze, oltre che di meri interessi, a me pare che raschiando un pochino la scorza corporativa faccia premio.

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La finta realtà televisiva costruisce vere opinioni negli spettatori

 

Mi faccio vanto di non guardare mai certe reti televisive e in particolare certi programmi. Lo so, è un atteggiamento snob indegno di un sociologo, commentatore e blogger, ma la mia ostilità è troppo forte e trovo modo di spiegarvela a partire dal recente caso di Striscia la notizia che ha licenziato in diretta due inviati, Fabio e Mingo, dopo avere appurato che la loro inchiesta su un finto avvocato barese era una bufala inventata di sana pianta, come altri servizi precedenti. La faccenda è venuta alla luce solo perché si è mossa la Procura che ha deciso di perseguire il presunto reo chiedendo atti e carte inesistenti. Se Fabio e Mingo si fossero limitati a costruire finti servizi su casi meno “sensibili” per un procuratore probabilmente sarebbero ancora al loro posto a scandalizzare bravi cittadini con finti preti, finti cartomanti, finti pescivendoli e altre finzioni che da decenni (questo è il punto) la televisione spazzatura propina per lo scandalo dei benpensanti, la rabbia degli indignati, l’incredulità dei creduli.

Brexit, l’uscita dell’UK dall’Unione. Ovvero: chi è dentro non può più uscire?

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Cameron ha vinto ed entro un paio d’anni manterrà la promessa del referendum per restare in Europa (non già nell’Euro dove non sono mai entrati, “semplicemente” nell’Unione Europea). Gli inglesi son fatti così, hanno una gloriosa storia di Dominion e in quest’Europa sono sempre stati stretti e l’idea di uscire dall’Unione vellica la parte più tradizionalista e conservatrice d’Oltremanica. Ma possono farlo? Intendo dire: possono stabilire d’averne abbastanza, smettere di rinnovare la tessera del club e farsi gli affari loro così, leggermente e impunemente? La risposta sembra essere “No”.

Fare Rete per aumentare l’efficacia dell’intervento pubblico. Facile a dirsi…

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Mi trovo spesso coinvolto professionalmente nel problema della Rete (la ‘R’ maiuscola indica una specificità lessicale, oltre che una sua importanza). Intendo la Rete dei servizi (sanitari, sociali…) che in reciproca sinergia collaborano per agire sullo stesso ambito complesso al fine di migliorare le prestazioni complessive erogate non più solo come singoli servizi ma in quanto “sistema”. Comprendo che l’argomento può sembrare molto tecnico e poco interessante ma se – come cittadini, come utenti di servizi – ci pensate un attimo, capite come il tema sia rilevantissimo sia sotto il profilo dell’efficacia (buone prestazioni rese all’utente) che dell’efficienza (meno sprechi). Il termine viene utilizzato in pochi ambiti: 

Expo sì, Expo no

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I deficienti neri di Milano hanno fatto un gigantesco piacere a quel potere capitalistico che dicono di voler combattere oscurando completamente le ragioni dei No Expo. Alla luce delle mie ultime conclusioni sul diritto di tribuna delle minoranze antagoniste propongo qui le ragioni del No Expo per indicare poi quelle del Sì Expo. È bene chiarire che entrambe queste categorie di ragioni le traggo da siti e documenti altrui (che come al solito citerò) mentre le sole conclusioni finali sono mie opinioni.

No, no e poi no! Perché non ci va più bene niente

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La valanga di critiche su qualunque argomento, fatto, opinione, decisione è in crescita esponenziale grazie ai molteplici luoghi e forme che il dissenso trova a disposizione per esibirsi. L’evoluzione dei giornali on line per esempio, con la possibilità – in alcuni casi illimitata o quasi – di sfogarsi liberamente è un fenomeno sociologicamente rilevante per osservare i meccanismi psicologici e culturali attraverso i quali una quantità di persone trova necessario esprimere le ragioni del proprio dissenso. Poi ci sono i blog, ovviamente, in particolare quelli “caldi” (penso a Grillo). Ma al di fuori della Rete ci sono le mille e mille possibilità democratiche di rappresentarsi dissentendo, e così abbiamo No Expo, No Tav, No Muos, No Tap, No Musa, No Crescent, No Grandi Navi, No Tubo, No Canal, No Petrolio, No Gassificatore Cassola, No Biogas Latina, No Debito, No Inceneritori Terni, Offshore No Grazie, No Scorie, No Cave e c’è perfino un Comitato No Lombroso