Un’ora di guardia, con l’intercessione della Madonna, per far naufragare la legge sulle unioni civili

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Un succedaneo delle Sentinelle in piedi, che non fanno più notizia. Adesso propongono un’ora di veglia di preghiera contro l’approvazione del DDL Cirinnà sulle unioni civili, in discussione dal 26 al 30 di Gennaio. E allora, fino al 30 di Gennaio, vai di preghiere. Tutte le informazioni sul sito Un’ora di guardia. Il proclama parla chiaro:

Sappiamo che questa non è una semplice lotta politica, è una battaglia escatologica delle forze del Bene contro quelle del Male “La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti” ecco perché occorre che ci prepariamo per combattere insieme e combattere in ginocchio.

Il brano virgolettato è Efesini 6, 12, un testo particolarmente forte che incita al combattimento attivo contro il male rivestiti dell’armatura di Dio, fatta di verità e giustizia. Una lettera del più combattivo dei grandi padri della chiesa, quel San Paolo considerato il vero artefice della religione cristiana emancipata dal messianesimo giudaico delle origini (qui una buona presentazione della figura di Paolo e del suo ruolo religioso). Tutta la lettera paolina – che bene si attaglia anche alle Sentinelle – è di estremo interesse per comprendere l’ambiente culturale in cui queste iniziative sorgono e mi ci vorrei soffermare un momento (per un’interpretazione di Efesini 6, molto interessante per una visione cattolica della battaglia concreta, terrena, contro ciò che è considerato contrario al Vangelo, vi rinvio nientemeno che al Card. Martini).

Gli elementi salienti che trovate nel proclama sul sito sono pochi e tutti ben caratterizzati: il primo è l’idea di Male che questi cattolici propongono. La loro idea di Male (e in misura minore quella di Bene) è parte costitutiva di ciò che differenzia i laici dai cattolici integralisti (e certamente anche dai musulmani fanatici, dagli ebrei ortodossi e così via). Il Male, per esempio per l’Arcivescovo Amato, è sia la catastrofe naturale che la malattia e la morte, le “deficienze morali” (peccato, vizio, tentazioni) e i disordini sociali (ingiustizia, violenza, guerra) come le deviazioni del pensiero (ignoranza, errore). Se avete un minimo di capacità logica, depurata da ideologie e appartenenze, troverete già discutibile questo ventaglio di elementi che l’Arcivescovo precisa in un passaggio successivo; dopo avere citato il Male di stragi e assassinii, aggiunge:

A questa razione giornaliera di male c’è da aggiungere il male che resta quasi invisibile, ma che esiste nelle sedi più impensate e che, paradossalmente, viene presentato come bene, come espressione del “progresso” dell’umanità. Si pensi, ad esempio, alle cliniche abortistiche, autentici mattatoi di esseri umani in boccio; ai laboratori dove si fabbrica, ad esempio, la Ru 486, la “pillola anticoncezionale del giorno dopo” o dove si manipolano gli embrioni umani, come fossero semplice materiale biologico; ai parlamenti delle nazioni cosiddette “civili”, dove si promulgano leggi contrarie alla natura dell’essere umano, come l’approvazione di matrimoni tra persone dello stesso sesso o l’eutanasia.

Prosegue poi – citando anche Efesini 6 – sulla pervasività del Male, sul suo essere ovunque e oltre le singole persone, “una quantità innumerevole di nemici che sono instancabilmente all’attacco, avversari non ben definibili che non hanno veri nomi, ma solo denominazioni collettive”.

Il male oggi non è solo azione di singoli o di gruppi ben individuabili, ma proviene da centrali oscure, da laboratori di opinioni false, da potenze anonime che martellano le nostre menti con messaggi falsi, giudicando ridicolo e retrogrado un comportamento conforme al Vangelo.

La ragione di questa condizione drammatica è il Diavolo che domina il mondo diventando “Dio di questo secolo” (Paolo, II Cor. 4, 4) che acceca la mente assoggettando le creature di Dio alla vanità.

Perciò la cattiveria può esistere, almeno temporaneamente, come un elemento parassita a fianco o all’interno di quanto Dio ha creato originalmente come buono (Giovanni S. Romanidis, Il peccato originale secondo San Paolo)

Da laico, interessato alla logica e alle sue conseguenze pragmatiche e non all’esegesi paolina, trovo facilmente una sintesi a questi passi e ai numerosi altri che ogni lettore può facilmente trovare da sé: il Male è il Mondo. Il Male è tutto ciò che dentro e fuori dell’essere umano lo allontana da una Verità assoluta e asintotica, una Verità che è perfezione divina, e quindi trascendente, e quindi per definizione “non umana”. Il Male è la condizione umana, le sue miserie eclatanti ma anche la sua banale quotidianità. Non serve essere malvagi per fare il Male, basta essere umani. Tutti noi siamo pervasi dal Male senza che ciò debba chiamare in causa un’imperfezione di Dio. Le cliniche abortiste sono evidenze del male, ma anche l’omosessuale lo è, con la differenza che i promotori delle cliniche sono agenti consapevoli del Diavolo mentre i secondi sono vittime che possiamo cristianamente accogliere e perdonare come individui, e semmai cercare di curare, separando il peccatore (se pentito) dall’orrido peccato.

Questa concezione del Male è completamente trascendente e non lascia alcuno spazio di interpretazione sociologica. Che i costumi evolvano, che la scienza modifichi i nostri comportamenti quotidiani in relazione ai suoi progressi, che i valori possano essere relativi (specie questo, il relativismo, è chiaramente il cuore dell’azione del demonio) sono argomenti immanenti e quindi non contrapponibili alla concezione trascendente, fideistica, che da Paolo in poi viene posta come pietra angolare della fondamentale colpa umana; l’uomo è sempre in peccato perché vive in un mondo immanente dominato dal Diavolo; tutto in lui, fuori di lui, attorno a lui, è Male, come ben descritto dall’Arcivescovo Amato.

Il secondo elemento saliente è l’uso della preghiera, in questo caso per combattere l’approvazione del DDL Cirinnà. Poiché ho già scritto un post sull’uso ingenuo e devozionista della preghiera rinvio a quello riportandone solo un brano centrale:

[…] Se quindi la realtà più genuina e profonda della preghiera cristiana è la comunicazione con Dio, il suo ascolto per trarne una guida al comportamento, si affacciano in divulgatori meno sofisticati le preghiere che – pur sempre in una cornice di relazione con la divinità – avanzano richieste. Una ragione di questo scivolamento che assume proporzioni consistenti nelle classi popolari (pregare per chiedere un beneficio) ha probabilmente a che fare col devozionismo, che della fede e della devozione è una degenerazione che nei casi più estremi (ma assai diffusi) sconfina con la superstizione: il devozionismo porta a compiere gesti scaramantici ispirati alla religione ma chiaramente dettati da una profonda debolezza interiore e da nessun dialogo umile e di ascolto con la divinità: il giocatore di calcio che quando entra in campo si deve fare il segno della croce tre volte, l’anziana che analogamente si segna quando passa davanti a una chiesa o cimitero, fino all’accensione di candele per ingraziarsi l’amicizia di un santo, recitare il rosario come rito meccanico senza il quale ci si sente in colpa, portare vistosi simboli esteriori di fede (crocifissi per esempio) pensando di esserne protetti (dall’oggetto in sé contro i mali del mondo, non già protetti dal male interiore in virtù della propria fede). Di questo passo il dialogo con Dio, ma ancor più con la Madonna e coi Santi, diventa facilmente un mercato: “Ti ho acceso un cero, tu fammi la grazia della guarigione”; “Ti ho recitato un intero rosario, tu fammi vincere alla lotteria”.

L’idea che gruppi di oranti, accumunati da una volontà condivisa e grazie all’intercessione di Maria (la preghiera di Un’ora di guardia chiede l’intercessione della Vergine, naturalmente) possa avere un effetto diretto e pratico sull’iter di una legge appartiene completamente alla deriva devozionista ora descritta.

Il terzo e ultimo elemento che voglio segnalare è politico, e riguarda l’intrusione di Dio nelle leggi di Cesare. Anche di questo abbiamo già parlato su HR proprio in occasioni analoghe (i diritti degli omosessuali e quindi, più in generale, i diritti civili). Il DDL Cirinnà (Disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili) non parla di “matrimonio” ma di semplici “unioni civili” in grado di garantire autonomi diritti descritti nel Capo II del DDL, sostanzialmente analoghi a quelli che i coniugi sposati acquisiscono (come diritti) e contraggono (come doveri). I principali riguardano i diritti dei bambini nati durante l’unione (queste unioni civili non sono solo per gli omosessuali!), l’assistenza sanitaria (e quindi anche il diritto ad assistere il partner – diritto ora negato se non sussiste un vincolo di parentela o di matrimonio), l’esecuzione testamentaria e delle ultime volontà del partner, il regime patrimoniale e fiscale, i diritti di successione, i benefici previdenziali e assistenziali connessi al rapporto di lavoro (diritto ai permessi di maternità e paternità, per esempio) e così via. Un esempio chiaro di estensione liberale dei diritti civili, in linea col pensiero occidentale, in cui il solo e unico riferimento all’omosessualità è nell’articolo 1 che recita:

Due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, di seguito denominate «parti dell’unione civile», possono contrarre tra loro un’unione civile per organizzare la loro vita in comune.

In sostanza questa legge estende i diritti e i doveri materiali, pratici (assistenza, tutela, patrimonio, successione…) delle coppie (eterosessuali) sposate a tutte le coppie (anche omosessuali) che desiderino unirsi senza passare per il rito del matrimonio.

Perché questo odio estremo verso una proposta di legge che estende i diritti? Le ragioni sono facilmente intuibili: il matrimonio (religioso) è sacro, che poi significa assoggettato al controllo della Chiesa. Contestarlo scegliendo un matrimonio civile o addirittura la mera convivenza è un peccato individuale, anche grave ma emendabile; i concubini peccatori possono pentirsi e tornare nel seno della Chiesa misericordiosa. Ma se questo peccato diventa legge dello Stato allora si contrappone un Potere (laico, terreno) a un altro Potere (religioso, divino) e questo non è tollerabile. Il Potere laico che si erge in contrapposizione alla dottrina cattolica (che individua come unione solo quella fra uomini e donne nel vincolo del matrimonio benedetto da Dio) rappresenta quel Male pervasivo e diffuso, oltre i comportamenti dei singoli, di cui parlava il citato Arcivescovo Amato. La Chiesa come istituzione, i religiosi come portatori del Verbo, i cattolici particolarmente attratti da messaggi fondamentalisti, non possono che essere contrariati da questa sfida e ritenere corretta l’ingerenza religiosa nel processo democratico di costruzione di una legge.

A me personalmente resta un dubbio finale. Se la legge sulle unioni civili dovesse passare, quale significato avrebbe in cuor loro? Le preghiere non funzionano? La loro fede era troppo debole? Dio vuole le unioni civili?

Risorse:

5 commenti

  • Ho letto recentemente un articolo che individua nella costante dialettica tra religione e laicità che, da secoli, si confrontano in occidente, uno dei motivi del pensiero rivoluzionario europeo il quale fino al secolo scorso individuava un orizzonte di cambiamento radicale dell’uomo. Copioincollo: “La tensione verso la fine dei tempi, propria del messaggio religioso, e la volontà di creare istituzioni diverse e più giuste hanno portato, scrive Prodi, a un’inquietudine e a una continua lotta tra i due poteri che è il vero motore della “rivoluzione permanente” europea.”
    Tale tensione, ipotizza lo storico Prodi sarebbe stata depotenziata in questo giovane secolo perchè lo stato é diluito in entità sovranazionali (spesso non istituzionali tipo la grande finanza) ed il potere religioso avrebbe perso presa sulla sua sfera di competenza. Fatta questa premessa che fatico a concretizzare in un pensiero compiuto (mi verrebbe banalmente da dire: non tutto il male vien per nuocere) le frasi da te riportate fanno pensare il contrario, cioè che, almeno per alcuni religiosi, almeno per alcune istanze, questa diatriba dialettica non si sia del tutto estinta. Se di dialettica si puó parlare, perchè essere considerato un inconsapevole “ricettacolo del Diavolo” non é che mi mette voglia di cercare un confronto. Cari saluti.

  • Gaspero Domenichini

    Ho iniziato a leggere questo articolo e subito non mi ha più interessato proseguire.
    Però ho sentito il dovere di leggerlo fino in fondo, per poter poi esprimere (con questo commento) il dispiacere di vedere che sempre più frequentemente anche la redazione di Hic Rhodus porta articoli in cui chi scrive non cerca di capire le ragioni della “controparte”, ma si limita a riportare come “oggettivo” ciò che si basa soprattutto sui propri preconcetti. In questo articolo ritrovo anche la pratica di irridere la controparte nella discussione, cosa che ho visto fare in ben altre “realtà”.
    Me ne dispiaccio, perché è sempre più difficile trovare l’onestà intellettuale che ho visto nei primi Hic Rhodus: nonostante spesso le idee di partenza dell’autore fossero diverse dalle mie, quasi sempre le conclusioni presentate erano decisamente condivisibili, o per lo meno erano ben giustificate, perché presentate come conclusione di un’analisi in cui davvero si cercava di capire le ragioni e le argomentazioni della “controparte”.
    Invece da un po’ di tempo trovo articoli che non mi interessano più, perché mi appaiono “dozzinali”, più impostati allo stile del “dibattito” che al “confronto”. E se all’inizio ho provato a rispondere agli articoli, per presentare quanto, a mio avviso, mancava nel cercare di capire il pensiero e le argomentazioni della “controparte”, ora non ne ho più l’interesse: a che pro perdere tempo a scrivere per scrivere cose che non interessano (agli altri)?
    Ecco, mi pare che questo concetto sia espresso bene da Proverbi 9,8: Non rimproverare lo spavaldo per non farti odiare;rimprovera il saggio ed egli ti sarà grato. E spesso vi ho considerati saggi …

  • Ma voi annunciate il messaggio di S Paolo o quello di Cristo ?

  • Dice l’autore:

    “Da laico, interessato alla logica e alle sue conseguenze pragmatiche e non all’esegesi paolina, trovo facilmente una sintesi a questi passi e ai numerosi altri che ogni lettore può facilmente trovare da sé: il Male è il Mondo.”

    Dimostrando così di non aver neanche letto il documento dell’ Arcivescovo Amato di cui pure riporta qualche passo (cherry picking?): no, il male non è “il mondo” non è “la condizione umana” ; il male è “nel mondo” e può essere presente nella “condizione umana”. La differenza non è di poco conto. Semplificare va bene, mistificare no.

    • In sostanza, signor Bragadin, io sarei un mistificatore (confido che ne conosca il significato) e in sovramercato uno stupido, perché cito l’Arcivescovo Amato in maniera subdola ma metto il link in modo che tutti possano controllare. La notizia buona è che questa lettura non le è costata un centesimo e ha libertà di rivolgere altrove le sue attenzioni, se gli articoli di HR non le piacciono; quella cattiva è che non le sarà più consentito di scrivere commenti offensivi solo perché non è d’accordo con noi.

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