Taharrush gamea: fatti e interpretazioni delle violenze contro le donne a Colonia

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Hic Rhodus ha preso una posizione definita sui fatti avvenuti nella notte di San Silvestro 2015 nella piazza antistante la stazione ferroviaria principale di Colonia. La condivido completamente.

Resta però ancora molto da chiarire e molto da spiegare. Che cosa è avvenuto con precisione quella sera a pochi passi dalla famosa cattedrale di Colonia? Ricordo anzitutto qualche informazione su questa città tedesca, la quarta in Germania per numero di abitanti. Essa si trova nel Land della Renania Settentrionale-Vestfalia, uno dei Länder più popolosi e importanti della Germania. Le ultime elezioni hanno visto il successo del partito socialdemocratico (SPD), guidato da Annelore Kraft.

Nel caso di azioni collettive violente di grandi dimensioni, stabilire lo svolgimento dei fatti è prioritario rispetto alla considerazione delle interpretazioni e delle spiegazioni offerte degli stessi, oltre che delle possibili conseguenze sociali e politiche. Su queste ultime sarà opportuno tornare in futuro.

Lascio la parola a testimoni e poliziotti:

  • “un’atmosfera esplosiva” (buttafuori di una discoteca).
  • “scene orride nella stazione di Colonia; donne urlanti dopo aggressioni sessuali multiple” (un post sul sito Nett-Werk, poi cancellato dall’amministratore. Credeva che si trattasse delle frasi di un troll).
  • “Una nuova dimensione della violenza, non avevamo mai visto una cosa del genere” (Arnold Pickert, presidente del sindacato locale della polizia del Land).
  • “Non avevo mai visto tante donne in lacrime” (una testimone alla Süddeutsche Zeitung)”.

A quanto riferiscono i resoconti giornalistici, dalle 10 di sera, alcuni uomini di “origini arabe e dell’Africa settentrionale”, sovente ubriachi, cominciarono a lanciare razzi e petardi “in maniera incontrollata” sulla folla per provocare panico. Bande di 30-50 giovani uomini, d’età compresa tra 15 e 35 anni, cominciarono poi a formare cerchi e catene umane per impedire a polizia e astanti di osservare quel che avveniva al loro interno. Si aprì quindi una caccia alle donne presenti. Molte di loro furono costrette a procedere tra due fila di uomini, autentiche forche caudine, e costrette a subire, oltre a ingiurie e apprezzamenti sessuali, anche palpeggiamenti del seno e degli organi genitali.

“Eravamo scioccate dalla massa d’uomini, per lo più giovani stranieri. Siamo stati costrette a camminare attraverso un corridoio umano formato da decine di uomini. D’improvviso ho sentito una mano sul sedere, poi sul seno”, dice una donna di Colonia al quotidiano Express. “Sono stata toccata ovunque, è stato un incubo. Anche se abbiamo gridato e li abbiamo colpiti, loro non si sono fermati. Ero disperata e penso di essere stata palpeggiata circa cento volte in duecento metri. Per fortuna indossavo dei pantaloni e una giacca. Una gonna probabilmente mi sarebbe stata strappata via”.

Sono stati segnalati anche due stupri. Il numero di donne coinvolte in queste pratiche, stando alle denunce presentate, via via aumentato con il passare dei giorni, si aggirava l’11 gennaio a circa a 560, di cui il 40% per aggressioni sessuali.

Episodi del genere, nella stessa notte, sono avvenuti ad Amburgo (oltre 50 denunce per reati sessuali), Bielefeld, Stoccarda, Berlino, Francoforte e Düsseldorf – oltre che a Helsinki, Vienna, Salisburgo, Zurigo.

I resoconti di questi eventi, la cui gravità non può essere sottovalutata né dimenticata, lasciano irrisolti alcuni problemi rilevanti. Anzitutto come mai l’opinione pubblica tedesca e straniera è stata informata dei fatti solo il 5 gennaio? La polizia era quasi completamente assente da questo campo di battaglia, come sembrerebbe dalle testimonianze dei presenti? Quale fu il numero di individui che hanno partecipato alle aggressioni? Lo scopo immediato degli assalti era anzitutto il furto o, per così dire, il divertimento sessuale? Esiste una regia, o per usare l’espressione della sociologia delle azioni collettive, ci sono degli imprenditori politici che hanno ispirato, stimolato o organizzato gli eventi?

A tutte queste domande sono state fornite risposte diverse, e spesso contraddittorie.

Vado per ordine.

Schermata-2016-01-11-alle-10.56.35Il ritardo nella comunicazione degli eventi

I primi resoconti degli eventi accaduti nella notte di San Silvestro sono stati pubblicati sui giornali martedì 5 gennaio 2016, cinque giorni dopo. Pur tenendo conto dei giorni festivi, si è trattato di un tentativo, alquanto goffo, di nascondere la notizia per il maggior tempo possibile. Lo scopo non è difficile da individuare: evitare di portar acqua al mulino di Pegida (Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des Abendlandes), il partito d’estrema destra opposto alla politica d’accoglimento dei rifugiati dalla Siria varata nel settembre 2015 dal governo federale, sotto l’impulso di Angela Merkel. Un tentativo goffo, assai poco perspicace, che ha ottenuto l’effetto opposto: ampliare anziché ridurre la risonanza locale, nazionale e internazionale dell’evento.

Anche in seguito la polizia locale ha cercato inutilmente, perché subito contraddetta, di ridurre l’importanza dei fatti di San Silvestro. Ha ridotto il numero dei partecipanti a 500, anziché mille; ha affermato la prevalenza d’intenzioni di borseggio e non di aggressione sessuale; ha negato la presenza di rifugiati tra i partecipanti.

Il tutto aggravato dalla sua manifesta incapacità di porre un termine alla, o almeno di limitare i danni della, violenza sulle donne.

Alla fine il capo della polizia di Colonia, Wolfgang Albers, 60 anni, è stato costretto al pensionamento anticipato. A parte i demeriti personali, si è trattato probabilmente di un capro espiatorio di decisioni altrui.

Il numero dei partecipanti e la loro origine etnica. Anche rifugiati?

Sul numero di partecipanti c’è stata una sarabanda di stime: prima 500, come abbiamo visto, poi 1000, infine 2000. Pur prendendo per buono il numero intermedio, si tratta di un insieme rilevante di persone. Il loro raduno contemporaneo in uno stesso luogo, in corrispondenza di una stazione ferroviaria, merita di essere preso in considerazione e spiegato.

In un primo tempo, i partecipanti all’azione collettiva sono stati descritti dalla polizia come nordafricani o arabi. Un avvocato di Colonia, un tedesco-tunisino, ha però dichiarato:

Miei clienti presenti alla stazione… affermano che albanesi, curdi, montenegrini, siriani, iracheni sono stati coinvolti nel tumulto.

Quindi un migliaio di persone di più nazionalità, di più etnie. Qual buon vento li avrà mai portati contemporaneamente alla stazione centrale di Colonia?

Un altro punto controverso riguarda la presenza tra i manifestanti di rifugiati in Germania negli ultimi mesi, negata all’inizio dalla polizia locale, confermata in seguito.

Il taharrush gamea

Quali gli scopi immediati di queste azioni? Ci troviamo di nuovo di fronte a dichiarazioni contraddittorie. Il capo della polizia della città, poi dimissionato, dichiarò il 5 gennaio ad un giornalista di “Die Welt” che non era possibile stabilire se si trattava di furto ai passanti o di molestie sessuali alle donne.

Un ufficiale di polizia l’ha sconfessato pochi giorni dopo sulla “Frankfurter Allgemeine Zeitung”: scopo principale degli assalitori “è stato, per dirla dal loro punto di vista, il divertimento sessuale”. Questa versione dei fatti è stata poi ampiamente confermata, pur in presenza d’episodi di borseggio (borsette, cellulari, ecc.).

E’ stato ricordato in proposito che già nel 2013, in occasione delle manifestazioni per la cosiddetta primavera araba, era avvenuto al Cairo nei pressi di piazza Tahrir un fatto del genere. Le vittime accertate furono almeno 91 donne egiziane, tra cui nonne e mamme con i loro bambini. Lo svolgimento era stato lo stesso. Una banda d’uomini circonda la vittima, la separa dal suo accompagnatore, le strappa i vestiti e abusa di lei. Eventuali testimoni sono insultati, picchiati e allontanati.

Esponenti religiosi islamici attribuirono allora la responsabilità alle donne: secondo la Sharia, esse non dovevano mischiarsi agli uomini e non avevano nulla a che fare con quanto avveniva a piazza Tahrir. La politica è cosa riservata ai maschi.

Queste molestie sessuali comunitarie sono chiamate in arabo “taharrush gamea” e avvengono proprio in occasione di grandi assembramenti di persone. Le aggressioni vanno dalle molestie allo stupro.

Solidarietà, integrazione, organizzazione

Dei fatti di Colonia sono state formulati diverse interpretazioni: ideologiche, culturali (anche culturaliste). Queste ultime, ad esempio, fanno riferimento al permanere di tradizioni tribali arcaiche, rinvigorite dalla disgregazione sociale avvenuta negli ultimi decenni nei paesi mediorientali e nordafricani. Così si è espresso Maurizio Molinari, direttore del giornale “La Stampa”.

Questa è un’interpretazione utile e suggestiva, che non risponde però ad alcuni interrogativi posti dall’esame dei fatti: come mai queste azioni collettive si sono svolte contemporaneamente in molte città, tedesche, svizzere, austriache e nella capitale finnica? Ancora: esse sono lo sfogo estemporaneo d’impulsi biologici non adeguatamente repressi (qualcuno ha fatto esplicitamente riferimento al testosterone), a ritardi e carenze del processo di civilizzazione (per usare un’espressione di Norbert Elias) o sono piuttosto il frutto di un’azione collettiva organizzata, diretta a raggiungere qualche scopo?

La teoria sociologica ha rilevato come una condizione necessaria dell’azione collettiva sia la presenza di reti sociali e di comunicazione dense, nonché di una forte identità collettiva:

La solidarietà, piuttosto che l’insufficiente integrazione, fornisce la condizione necessaria dell’azione collettiva… Le ribellioni, le proteste, la violenza collettiva, e le forme d’azione connesse sono il prodotto d’interessi condivisi (Tilly 1978).

Insomma: se si vogliono individuare le cause di quest’azione collettiva violenta non è opportuno riferirsi al cosiddetto “disagio sociale” (espressione passepartout, priva di capacità analitica), alla cattiva integrazione, ai problemi derivanti dalla migrazione. Lo confermano ad esempio i commenti resi alla polizia da alcuni partecipanti. Insomma, un’azione collettiva come quella di Colonia è impensabile senza una rete di comunicazioni estesa ed efficace. Non a caso si è parlato di un uso intensivo di What’s App e di altri social.

C’è però anche qualcosa d’altro? Il raduno e la violenza collettiva sono stati in altre parole organizzati? In un rapporto presentato al parlamento del Land di Düsseldorf, il direttore generale dell’anticrimine ha dichiarato che non risulta, almeno finora, che l’azione sia stata “guidata o organizzata”. Il ministro della Giustizia federale, Heiko Maas, è d’opinione radicalmente diversa. In un’intervista al “Bild am Sonntag” ha infatti dichiarato:

Quando s’incontra un’orda del genere per commettere dei reati, deve esserci una certa forma di organizzazione dietro. Nessuno può venirmi a raccontare che non è stato preparato o concordato.

Questa opinione è condivisa da una testimone oculare degli eventi, intervistato da un’eccellente giornalista inglese di “The Guardian”. La testimone si chiama Leili Shabani e ha 35 anni:

Ho visto tre uomini che parlavano arabo “che davano chiaramente istruzioni e che dirigevano una quantità di maschi”…”Erano vestiti in modo elegante, chic sportivo.

Ovviamente questa testimonianza va controllata. Il Governo del Land e quello tedesco forniranno alla fine, si auspica, un resoconto dettagliato degli eventi.

p.txt-2Una strategia politica?

La polizia, e probabilmente il governo del Land, non sono stati all’altezza della situazione. Hanno offerto in ritardo informazioni su un evento importante, hanno cercato in vari modi di oscurarne degli aspetti, hanno probabilmente frenato la ricerca dei responsabili. La polizia locale ha inoltre assistito alle violenze senza intervenire in modo efficace. “La polizia non ci può più proteggere” è scritto nel sottotitolo di un libro recentemente pubblicato in Germania (Solms-Laubach 2014). I comportamenti della polizia di Colonia corroborano quest’affermazione.

Rimangono ancora interrogativi aperti, risolti i quali sarà possibile trasformare delle congetture in affermazioni corroborate dai fatti. Le azioni collettive violente a Colonia e in altre città tedesche sono solo la ripetizione in Europa d’istituzioni tribali, di credenze culturali legittimate dalla Sharia e da qualche religioso conservatore? Oppure fanno parte di un piano strategicamente più ambizioso, inteso a destabilizzare il governo tedesco e a radicalizzare il conflitto etnico in Germania? Il bersaglio in questo caso sarebbe Angela Merkel, la coesione della società tedesca e, in ultimo, quella dell’Unione Europea – già messa a dura prova dalle recenti migrazioni di massa (un milione di rifugiati in Germania nel solo 2015).

Le due spiegazioni non sono alternative. La prima mi sembra però, in quanto tale, più debole della seconda. Assume che gli uomini siano agiti dalle tradizioni culturali, più che essere degli attori che perseguono degli obiettivi. Non spiega la contemporaneità delle azioni collettive in Germania e altrove. Non fa i conti con la testimonianza della donna intervistata da “The Guardian”.

La congettura di azioni organizzate per raggiungere uno scopo politico è invece compatibile con queste e con le altre informazioni disponibili.

La recente strage di turisti tedeschi in Turchia potrebbe essere un altro tassello di questa strategia.

Riferimenti

Alcune descrizioni degli eventi della notte di San Silvestro a Colonia (testimoni e vittime):

Il ritardo nella comunicazione dei fatti:

http://www.faz.net/aktuell/feuilleton/debatten/wie-auslaendische-medien-die-silvesternacht-in-koeln-sehen-14002442.html

L’origine etnica degli assalitori:

Taharrush game:

Solidarietà, integrazione, organizzazione:

Una strategia politica? 

F. Solms-Laubach. Das Ende der Sicherheit: Warum die Polizei uns nicht mehr schützen kann, Droemer Knaur, 2014.

Alberto Baldissera
Negli ultimi trent’anni ha più volte descritto il ruolo delle 
corporazioni (che lui preferisce chiamare ‘coalizioni distributive’) 
e delle loro pratiche spartitorie nel declino economico, sociale e 
civile del nostro paese.

6 commenti

  • Grazie
    Davvero un bel lavoro documentato

  • Prof Baldissera, dopo averla letta la sua spiegazione mi appare plausibile ma se si accetta la seconda motivazione come prevalente (su quella socio-antropologica) chi sarebbe il “mandante”? Siamo di fronte ad una forma di strategia della tensione? E ordita da chi? Nemici politici interni della Merkel o addirittura fondamentalisti esterni tipo ISIS? Perché entrambe le eventualità suonano mooolto preoccupanti oppure paradossali. Grazie e saluti.

    • Alberto Baldissera

      La mia è una congettura razionale. Non dispongo delle informazioni in possesso dei servizi di polizia e di sicurezza tedeschi. Mi sono basato solo sulle informazioni pubblicate sulla stampa internazionale. Oltre non posso andare. Aspetto che sia disponibile un rapporto ufficiale che risponda agli interrogativi che ho espresso nel post. Li aspetta, ritengo, anche il Ministro tedesco della giustizia e molti cittadini tedeschi ed europei.

  • Ipotesi senza dubbio molto ragionevoli e che mi trovano decisamente in accordo.

  • Come sono arrivati in Germania questi personaggi? Chi li ha mandati? Qual’è la loro storia? Che percorso hanno seguito? Senza queste risposte non è possibile capire la situazione.

  • Claudio Antonelli

    La soppressione della donna
    Come spiegare l’aspro carattere maschio e guerriero del mondo islamico? Forse è spiegabile con la “soppressione della donna” attuata in quella civiltà. È quanto ci dice Luigi Barzini – nato e vissuto nella terra di San Francesco – che nella primavera del 1906 compì un viaggio nel Marocco. Ciò che osservò nel corso di quel viaggio lo indusse a una profonda riflessione sulla particolare concezione che hanno i musulmani della donna.
    Ecco cosa scrisse al riguardo: “Non esiste la donna nella società musulmana; l’harem l’ha segregata, cioè radiata; la vista del suo volto è stata decretata pericolo sociale; ogni donna che esce dai suoi recinti è una specie di “maschera di ferro” condannata da una legge inesorabile a celare i suoi lineamenti. Maometto disarmò la donna velando la sua bellezza: le impedì di fare tanto male, ma anche di fare tanto bene.
    La segregazione che trasformò la donna in una proprietà invisibile, in una cosa umile e vile che ha un padrone, ha sottratto gli uomini a una gentile e soave influenza, li ha privati di ogni raffinatezza di sentire, ha tolto loro il palpito della compassione, la dolcezza del perdono, lo slancio della generosità, il senso di una bontà serena, tutti quei sentimenti che la donna insegna senza insegnare vivendo nella stessa vita dell’uomo, essa che è sempre pronta a chiedere grazia per chi soffre. (…)
    La civiltà araba è stata una civiltà dei sensi e della mente, ma il cuore non v’è entrato e non vi ha portato l’idea fondamentale di una giustizia, l’idea che nasce soltanto dalla pietà.
    E con la donna nascosta manca l’amore che fonde le genti e le razze, che fa un solo popolo degli abitanti di una stessa regione, che allarga i vincoli di sangue (…). Questo popolo, diviso, s’è odiato, si è dilaniato, si è demolito, perché non aveva imparato ad amare.
    Le genti dell’Islam pagano aspramente col loro sangue e la loro pace la soppressione della donna.”

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