Sì TAP

Premessa. Sono assolutamente a favore del gasdotto che deve passare per la Puglia (TAP – Trans Adriatic Pipeline) e spiegherò poi perché. Ritengo idiota la protesta No-TAP e, nel peggiore dei casi, una causa cavalcata per mero populismo accattone. Come sono a favore della TAV, lo ero dell’Expo, non lo sono per le Olimpiadi a Roma per il ponte sullo Stretto di Messina. Non ho neppure tanta voglia di spiegare dettagliatamente norme, economie, tecniche, produzione, mercato e ogni cosa che dovrebbe essere conosciuta, almeno sommariamente, per prendere posizione. Se siete abbastanza abili a trovare Hic Rhodus sul Web avete sufficienti abilità per trovare quantità di materiali pro o contro quest’opera. Ciò mi permette di ridurre al minimo questo post ragionando per brevi e semplici punti.

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1) Il gasdotto avrà un impatto minimo in Italia:

Dopo avere prelevato gas dal Mar Caspio e attraversata la Turchia, la Grecia, l’Albania e l’Adriatico, il gasdotto arriverà in Puglia per allacciarsi alla rete nazionale e proseguire per il Nord Europa. In totale i tre gasdotti (la TAP è la terza tranche, quella greco-italiana) sviluppano circa 4.000 km. di cui, in Puglia, circa 8, dalla spiaggia di San Foca al comune di Melendugno. 8 chilometri (per lo più interrati) su 4.000 rappresentano lo 0,2%, che sottolineiamo perché per i 550 chilometri di Tap in Grecia ci sono state proteste sporadiche in un quadro di pieno appoggio istituzionale all’opera, mentre nessun albanese ha protestato per i 215 in Albania (sempre in un quadro istituzionale favorevole).

Schermata 2017-04-01 alle 16.58.00In Italia non solo si protesta, ma lo si fa nel pieno appoggio del Presidente della Puglia Emiliano e con una sostanziale sottomissione delle autorità.

2) Le proteste hanno ovviamente delle ragioni, come sempre, che vanno inquadrate nella loro realtà: la prima (almeno per numero di citazioni che mi pare di vedere) mi sembra essere quella dei 211 ulivi che devono essere espiantati (per consentire l’interramento della tubazioni) e poi reimpiantati. Certo, si tratta di meravigliosi ulivi secolari, bellissimi, simbolo di questa terra; 211 ulivi sui 60.000.000 (sessanta milioni) di ulivi presenti in questa regione (fonte). Per carità, ognuno di noi vuole bene agli ulivi di casa sua, ma stiamo parlando dello 0,00035% degli ulivi presenti, che non saranno distrutti ma ricollocati. Mi sembra assai più ragionevole preoccuparsi per i presunti 140.000 ulivi contagiati – pare – dalla Xylella, che non per i 211 temporaneamente rimossi per il gasdotto. L’altro elemento di protesta è l’ipotetica pericolosità. Il 9° Rapporto EGIG (European Gas Pipeline Incident Data Group) traccia una mappa dal 1970 al 2013; effettivamente il database Egig segnala la bellezza di 1.309 incidenti nel periodo considerato, vale a dire 0,16 incidenti annui ogni 1.000 chilometri. Già; poiché in Europa (a 27) ci sono oltre 143.000 chilometri di gasdotti (stessa fonte) e qualche incidente è inevitabile ma, attenzione, posto che viene definito “incidente” ogni fuoriuscita di gas, questi sono in costante calo negli anni grazie alle procedure e alle tecnologie più recenti.

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In particolare le tubature più grosse – come quelle previste in Puglia – raramente subiscono rotture. Diverso, ovviamente, è preoccuparsi per le aree sismiche, ma questo riguarda gran parte dei 32.000 chilometri di gasdotti già esistenti in Italia, certamente anche a copertura di zone sismiche, e non gli 8 da costruire.

3) Sull’economicità c’è poco da dire: essendo l’Italia un importatore di gas questa nuova linea ci serve, ci aiuterà a liberarci della residua energia prodotta col carbone (12% – fonte), produrrà ricchezza col gettito fiscale e fornirà energia: 10 miliardi di metri cubi l’anno dei 62 utilizzati (dati 2014 – fonte).

A questo punto occorre affrontare il tema vero, che è noto da tempo: possono poche migliaia di cittadini, più o meno disturbati dal gasdotto a casa loro, prevalere sui milioni di italiani che da quel gasdotto trarrebbero beneficio? La domanda, assolutamente retorica, riguarda la TAP, la TAV e una quantità di altre iniziative. La risposta, in questo caso, è “No”. In altri casi, qui su Hic Rhodus, abbiamo detto “Sì”, in altri “Ni”, perché abbiamo ragionato in termini di ricerca della razionalità: checché se ne dica, a parere di chi scrive le Olimpiadi a Roma – per fare un esempio – sarebbero economicamente e socialmente dannose, e ho prodotto dati in merito che, naturalmente, possono essere smentiti facendomi semmai cambiare idea; sull’Expo dissi “Sì” ma con dei dubbi, perché trovai alcuni argomenti dei No-Expo non da buttare via. Insomma, se ci poniamo in un’ottica di convenienza collettiva (sotto tutti i profili: economico, sociale, ambientale…) e misuriamo serenamente i pro e i contro, le battaglie ideologiche insensate vengono a cadere, e i propositi volgarmente populisti dei politici che cavalcano la protesta vengono facilmente smascherati. Ciò detto, per evitare che mi facciate voi la domanda provocatrice: neppure io vorrei il gasdotto nel mio giardino, e neppure una trivella, e neppure qualunque altra porcheria. Nessuno li vuole. È per questo che esiste una differenza abissale fra ciò che i singoli cittadini vogliono e quello che lo Stato deve fare per un maggior interesse. Ma, una volta stabilita la non pericolosità, il ridottissimo impatto ambientale, l’economicità complessità e via discorrendo, lo Stato non può e non deve abdicare dal proprio ruolo e, specialmente, non deve piegarsi alle miopi volontà locali.

Una nota finale di biasimo per Emiliano. Emiliano che pochi mesi fa era a favore del TAP per contrastare, con quel gas, il problema dell’uso del carbone dell’Ilva (fonte), che resta in testa ai comitati No-Tap malgrado le sentenze (favorevoli all’opera) di Tar e Consiglio di Stato (che per un magistrato dovrebbe essere un po’ contraddittorio), che se ne infischia delle positive ricadute locali (3 milioni di Euro nelle casse del comune di Melendugno negli anni dei lavori e 500 mila Euro l’anno in seguito sotto forma di imposte) per cavalcare una protesta che ha l’unico scopo di creargli una visibilità da Masaniello, capopopolo in vista del congresso PD (dove fortunatamente perderà alla grande). Ecco, a mio avviso Emiliano rappresenta un esempio cristallino della peggiore politica italiana di questi anni, opportunista, sfacciata, tatticista, senza alcuna visione e con tanto, tanto populismo di cortissimo respiro.

I sì e i no di Hic Rhodus