Il Ministero del lavoro ha pubblicato i dati corretti circa le attivazioni e le cessazioni dei contratti di lavoro nel 2014 e nei primi mesi del 2015. Poiché la tabella pubblicata dal Ministero non è facilmente leggibile, la mostriamo di seguito:
Categoria: Economia e Lavoro
Discorsi attorno alle teorie economiche e loro applicazione
– Politiche economiche
– Politiche industriali (per esempio la fusione Fiat Chrysler)
– Lavoro, politiche del lavoro, occupazione…
– Previdenza;
[NOTA – “Euro” va in altra categoria]
[NOTA – “Disuguaglianza” va in altra categoria]
Quando tutto il lavoro lo faranno le macchine, noi come passeremo il tempo?
Qualche mese fa Ottonieri ci ha fatto intravvedere un futuro dominato da robot intelligenti per trattare poi alcuni problemi di etica robotica. L’articolo è interessantissimo e vi invito a (ri)leggerlo perché presenta inizialmente alcuni dati importanti. Ne fornirò qualcuno anch’io principalmente per discutere un’altra questione: quando tutto il lavoro sarà svolto dalle macchine, noi cosa faremo?
La riforma Renzi del mercato del lavoro
In questo contributo ci si propone di tracciare un profilo della riforma del mercato del lavoro che il governo Renzi sta attuando e che si articola in diversi provvedimenti di legge. In questo contributo vedremo le norme fino ad oggi emanate, in cosa esse consistono e la loro portata.
In tutta Europa, il precariato è una trappola per i giovani. Li salverà il Jobs Act?

Pochi giorni fa, l’INPS ha pubblicato il rapporto dell’Osservatorio sul Precariato relativo al primo semestre 2015. Secondo il rapporto, nel 2015 in Italia c’è stato un marcato incremento dei contratti a tempo indeterminato, e ovviamente il Presidente del Consiglio non ha mancato di sottolineare queste evidenze affermando che si tratta della dimostrazione che «siamo sulla strada giusta contro il precariato e che il Jobs Act è una occasione da non perdere».
Davvero possiamo ritenere che il Jobs Act sia la pietra filosofale che consentirà di alleviare la gravissima situazione occupazionale dei giovani in Italia? Come al solito, proviamo a guardare i dati con attenzione.
Il Jobs Act e lo strano caso di Italia Lavoro
Il governo Renzi, con la legge delega 183/2014, sta modificando l’assetto dei servizi per il lavoro e puntando al rafforzamento delle politiche attive del lavoro. Si tratta di un disegno complesso, reso ancora più complicato dalla parallela discussione sulla riforma Costituzionale, in cui si prevede la centralizzazione della competenza sulle politiche attive del lavoro, diventando esclusiva dello Stato.
Sono Pazzi Questi Romani
Il consiglio comunale di Roma ha approvato la mozione per la candidatura della città alle Olimpiadi 2024 con 38 voti favorevoli, sei contrari e nessun astenuto. Per parte mia confido invece che venga scelta una delle concorrenti (Parigi, Budapest, Amburgo o Boston), perché penso che le Olimpiadi a Roma sarebbero una sciagura.
Expo sì, Expo no
I deficienti neri di Milano hanno fatto un gigantesco piacere a quel potere capitalistico che dicono di voler combattere oscurando completamente le ragioni dei No Expo. Alla luce delle mie ultime conclusioni sul diritto di tribuna delle minoranze antagoniste propongo qui le ragioni del No Expo per indicare poi quelle del Sì Expo. È bene chiarire che entrambe queste categorie di ragioni le traggo da siti e documenti altrui (che come al solito citerò) mentre le sole conclusioni finali sono mie opinioni.
Economia: una rondine non fa primavera, ma è sempre meglio di un gufo…
In questo inizio di 2015, abbiamo assistito a un insolito fenomeno: il manifestarsi di alcuni segnali positivi per l’economia italiana. Da un lato la Banca d’Italia ha comunicato che prevede per il 2015 una crescita del PIL “significativamente superiore” delle sue stesse precedenti proiezioni; dall’altro lo stesso annuncio è stato dato dal Centro Studi di Confindustria. Infine, l’Istat ha comunicato che, finalmente, ci sono segni di ripresa dell’occupazione, e che a dicembre il numero degli occupati è cresciuto di circa 93.000 unità.
Si tratta di segnali di un reale miglioramento, o di un fenomeno statistico magari stagionale, come qualcuno ha suggerito?
Farmaci, qual è il prezzo giusto?
Recentemente, ho ricevuto una mail da parte di un’associazione internazionale di attivisti che attirava la mia attenzione sulla visita che Barack Obama ha appena compiuto in India. Uno dei temi che dovevano essere in discussione, infatti, è la questione relativa alla normativa indiana sulla proprietà intellettuale, che attualmente impedisce alle multinazionali del farmaco di brevettare in India una serie di farmaci “salvavita” per i quali aziende farmaceutiche locali producono “generici” sostitutivi che hanno un costo enormemente inferiore. Non è facile dire se i colloqui si siano incentrati anche su questo argomento (alcuni resoconti parlano genericamente di un impegno del Premier indiano Modi a facilitare gli investimenti esteri e a offrire un contesto di mercato “più aperto”, che potrebbe voler dire diverse cose).
Ma qual è il prezzo “giusto” dei farmaci?
L’Italia e la difesa dei posti di (non) lavoro
Recentemente, è tornata all’attenzione dei media la questione dello stabilimento FIAT di Termini Imerese, o, meglio, lo stabilimento chiuso dalla FIAT a fine 2011. A quella data risale l’accordo in base al quale ai dipendenti fu erogata, fino a oggi, la Cassa Integrazione Straordinaria. Adesso, precisamente a fine 2014, sarebbe terminato il periodo coperto dalla CIGS, e per circa 760 lavoratori (più circa 300 del cosiddetto “indotto”, posto che una fabbrica inattiva abbia un indotto) si sarebbe aperta la prospettiva della definitiva perdita del “posto di lavoro”. Quest’esito è stato evitato, ma è davvero una buona notizia?
Se la Cina investe in Italia è un bene o un male?
Nello scorso giugno, il nostro Primo Ministro Matteo Renzi è stato in visita ufficiale in Cina, e in quell’occasione è stata definita una serie di accordi bilaterali soprattutto relativamente a collaborazioni industriali e commerciali, ed è stato adottato un “Piano d’azione triennale per il rafforzamento della cooperazione economica tra Italia e Cina”. A ottobre, il Primo Ministro cinese Li Keqiang ha restituito la visita, confermando i buoni rapporti tra Cina e Italia, e va detto che il 2014 ha visto un’impennata degli investimenti cinesi in Italia. Tutto bene quindi? Vediamo.
La ricerca è la via per uscire dalla crisi, ma l’Italia la taglia…
Da poco è stato pubblicato il rapporto OCSE Science, Technology and Industry Outlook 2014, che presenta una fotografia estremamente dettagliata dello stato della ricerca e dell’innovazione tecnologica a livello mondiale. Dato che si tratta di un argomento che sta molto a cuore a Hic Rhodus, vi proponiamo alcune delle evidenze che contiene, insieme ovviamente alle nostre considerazioni.
Un’analisi costi-benefici sulla convenienza (o no) di avere immigrati in Italia
Il dibattito sull’immigrazione in Italia è reso opaco ed estremamente ideologico da elementi che attengono la sfera morale (bisogna soccorre i barconi vs. prima bisogna pensare agli italiani) e da dichiarazioni di merito che il cittadino non è in grado di verificare (per esempio: gli immigranti sono manovalanza per la criminalità; ci costano molti soldi…). Ciò rende difficile il giudizio distaccato necessario per qualunque seria politica dell’immigrazione in Italia e dà spazio a chi fa della demagogia anti-immigrazione un cavallo di battaglia per soffiare sul malcontento popolare a prescindere dalle ragioni, dalle mezze ragioni e, spesso, dalle mezze falsità asserite. Sono sostanzialmente due la macro-categorie argomentative contro gli immigrati: la prima riguarda le conseguenze sociali negative dell’immigrazione quali le malattie che porterebbero e la criminalità che alimenterebbero; di questo ho già trattato – riportando dati ufficiali – in un post dal titolo provocatorio I leghisti portano l’Ebola (un approfondimento sui soli romeni in un post successivo, Romeni in Italia). Qui affronterò invece il tema dei costi a prescindere da tutti gli altri elementi. La domanda cui vorrei rispondere è: gli immigrati sono una risorsa o un costo?
Come usare statistiche corrette per fare proclami politici sbagliati
Venerdì 31 ottobre l’ISTAT ha emesso un comunicato stampa dal titolo Occupati e disoccupati. Da subito stampa, web e social network rilanciano la notizia con tanto di dichiarazioni da parte dei maggiori protagonisti della vita pubblica italiana. È giusto, perché il lavoro attraversa davvero un gran brutto momento e siamo nel sesto anno di una grave crisi economica che impoverisce il paese e frustra le speranze e i sogni dei più giovani. Va sottolineato tra l’altro che le principali variabili connesse all’attività lavorativa sono state oggetto di rilevazione fin dal Censimento generale della popolazione del 1861.
L’Italia è un paese per startup?
Periodicamente, i nostri giornali pubblicano notizie su giovani imprenditori italiani che ottengono successi in concorsi o iniziative internazionali per nuove startup. Gli italiani, recitano invariabilmente questi articoli, sono brillanti e ingegnosi, la scuola e l’università non sono poi così scadenti, eccetera.
Ma l’Italia, oltre a generare questi rampolli creativi e intelligenti, è un ambiente favorevole alla nascita di startup? E poi cos’è davvero una startup? Si tratta del modello di imprenditoria del futuro o è una faccenda di nicchia?











