Categoria: Società

– Commenti a eventi “sociali” non compresi nei precedenti;
– Televisione; gossip; personaggi…
– Costumi sociali; mode; comportamenti (p.es. il bullismo giovanile).

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Note a margine di due processi… alla scienza

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Il prof. Enzo Boschi ha cortesemente accettato di commentare per noi il processo alla Commissione Grandi Rischi per il terremoto dell’Aquila.

Durante la riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009, una settimana prima del terremoto del 6 aprile 2009, tra l’altro dichiarai che:

I periodi di ritorno dei forti terremoti sono dell’ordine di due o tremila anni.

Su questa affermazione il PM ironizzò con asprezza durante la sua requisitoria nel processo di primo grado.
Tuttavia è un’affermazione scientificamente e indiscutibilmente corretta. Si riferisce a terremoti di magnitudo 7, come quello disastroso del 1703.

Siamo tutti dentro un gioco senza fine

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In questi giorni si è svolta l’edizione 2014 di Lucca Comics and Games, e io non ci sono andato; anzi, non sono in realtà mai stato a questa famosa convention del gioco in tutte le sue forme e del fumetto, oltre che di tutto quello che ha un po’ dell’uno e un po’ dell’altro. Però diverse persone più o meno cinquantenni che conosco ci sono state, qualcuna per lavoro, qualcun’altra “per accompagnare i figli”, e qualcun’altra dichiaratamente per divertirsi, magari vestita a tema.

Ho quindi pensato di dedicare un post al gioco, e in particolare al gioco che non ha più fine.

Romeni in Italia

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Diversi anni fa, mentre cenavo in un affollato ristorante milanese, attaccai bottone con una signora che sedeva al tavolino attiguo (non pensate male: eravamo veramente tutti appiccicati). La signora parlava benissimo italiano ma era evidentemente straniera, e quando le chiesi da dove venisse mi rispose: “Vengo dal paese nemico dell’Italia, che voi odiate”. Insomma, era romena (o rumena, come preferite) e sapeva benissimo che in Italia c’è un sentimento non amichevole verso questo popolo europeo, membro dell’Unione, di lingua latina, di cui un milione di membri vive in Italia. Oltre a questo casuale incontro l’unica romena che conosco bene è la badante di mia suocera (ottima persona); per il resto vedo zingari che mi disturbano (molti di nazionalità romena ma, come tutti sapete, la storia dei rom non può essere fatta coincidere con quella dei romeni o degli altri popoli dell’Europa centrale e orientale che li ospitano) e mi allarmo per la cospicua, assai visibile e particolarmente violenta malavita romena che anche nella mia città ha compiuto delitti definibili “efferati”. Poiché scrivo su un blog voltairiano come HR, mi pongo però un semplice problema: c’è una corrispondenza genetica e inevitabile fra origine romena e violenza, una sorta di maledizione divina? O ci sono altre spiegazioni a questo fenomeno che allarma così potentemente l’immaginario italiano dando così tanti argomenti a gente con la quale non voglio mescolarmi, come Salvini? Ma poi: è proprio vero che l’Italia è afflitta da una piaga malavitosa romena?

Bambini che scompaiono

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Sparire, non farsi trovare più, irrintracciabili. Succede a una quantità impressionante di persone per le ragioni più svariate: alcune di matrice criminale, altre causate da malattie. Altre volte sono incidenti. Poi, a distanza di anni, viene ritrovato semmai un cadavere in circostanze surreali, come è accaduto pochi giorni fa a Primo Zanoli scomparso da un ospedale nel modenese e ritrovato mummificato in un cunicolo semi-inaccessibile del medesimo nosocomio. Come c’è finito? Un particolare momento di follia di un uomo fino alla sera prima normalissimo? Qualcuno ha ordito questo macabro piano per ragioni oscure?

Le ragioni dell’animalismo

61 Le ragioni dell’animalismo

Fra i concetti utilizzati in senso duplice, come bandiera e come ingiuria, quelli designati con un -ismo sono indubbiamente i più comuni. Se siete comunisti sarete fieri della vostra appartenenza e dovrete sopportare i dileggi degli anti-comunisti; se siete fieramente laici vi beccherete l’accusa di laicisti dai cattolici integralisti, intendendo con ciò qualcosa di negativo e sbagliato, l’esagerazione del concetto di laicità; e così i garantisti (eccessivamente tolleranti secondo coloro che vorrebbero tutti in galera), i giustizialisti (eccessivamente persecutori secondo coloro che non vorrebbero tutti in galera), i liberisti (eccessivamente fiduciosi nel libero mercato) e così via. Naturalmente il linguaggio è qualcosa di vivo e mutevole e non c’è una vera regola: il liberista non ritiene che questo aggettivo sia un insulto, ma se a me laico date del laicista sì, comprendo che volete diminuire e criticare la mia visione del mondo. Animalista è uno di questi termini un po’ ambigui: come femminista, comunista, e altri che fanno riferimento alla difesa di minoranze, o di parti sociali, è ritenuto termine neutro per chi ama gli animali e indicatore di una certa fanatica esagerazione da parte di chi non crede che agli animali si debba dare tutta questa attenzione. Ebbene, consapevole dei rischi che corro, mi dichiaro animalista anti-specista; ciò mi ha portato ad aderire a una dieta vegetariana; alla festa di San Firmino faccio il tifo per i tori; ho una pessima opinione dei cacciatori; credo che nei circhi non debbano esserci esibizioni di animali; e via discorrendo tutto l’armamentario tipico degli animalisti che voi lettori, a seconda della vostra visione del mondo, potete sostenere o irridere.

E adesso provo a spiegare la natura etica e filosofica dell’animalismo;

Il calcio italiano, dai ricchi scemi agli utili idioti?

Borgorosso

Si è appena conclusa la tragicomica vicenda dell’elezione del nuovo Presidente della FIGC, la Federazione Calcio italiana, con la nomina di Carlo Tavecchio, già presidente della Lega Dilettanti. Come si sa, Tavecchio, un settantunenne apparentemente destinato a essere un candidato “istituzionale” e piuttosto grigio, è diventato improvvisamente noto per una sua improvvida dichiarazione di sfondo razzista. Se questo incidente non è bastato a impedirgli di essere eletto a rappresentare il nostro calcio, è forse però una buona ragione per dedicare una breve riflessione alla degenerazione del mondo del calcio in Italia, osservando il fenomeno senza posizioni di parte da difendere.

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La morte della famiglia

Titolo di un libro-cult della mia generazione che rubo spavaldamente per fare una riflessione molto al limite, forse discutibile per alcuni di voi che leggete. Siete avvertiti. Tutto nasce da un senso di stucchevole ipocrisia che percepisco quando si parla di famiglia con scopi politici, in particolare da certi settori cattolici che si affannano ad essere più papisti del Papa e, quel che è peggio, da settori per nulla cattolici che pensano di guadagnare voti strizzando l’occhio a categorie (ingenue) di credenti. In Italia abbiamo alcuni politici attivissimi in favore della famiglia, sostenuti da una fittissima rete di associazioni cattoliche che, in conclusione, propongono una visione stridente coi comportamenti sociali più diffusi, come vi mostrerò anche con cifre documentate. Naturalmente ognuno crede in ciò che vuole ma quando le credenze religiose si sovrappongono all’azione politica che agirà su tutti, credenti e laici, allora qualcosa non funziona, e un non credente come il sottoscritto ha qualcosa da ridire.

Prostituzione, l’ipocrisia che alimenta il business

Parlare (seriamente) di prostituzione significa parlare almeno di questi due argomenti:

  1. il significato simbolico e culturale della prostituzione, il suo ruolo nell’organizzazione sociale, la sua necessità nel contesto di un’ipocrisia diffusa che la nega e contemporaneamente l’alimenta;
  2. il significato economico malavitoso, il problema giuridico, l’eventuale ipotesi risolutiva del problema.

Non credo di dover rammentare, prima di iniziare il post, che l’argomento è delicato sotto molteplici profili: quasi sempre le prostitute sono persone sofferenti, sfruttate, a volte schiave; la prostituzione, riguardando la sfera sessuale, è argomento per molti urtante e coinvolge credenze morali profonde; i dati, infine, e le conseguenti analisi, sono vaghi, incerti, ipotetici (e anche datati come vedrete). Tutto ciò premesso il tema della prostituzione ha valore paradigmatico, metaforico quasi, ed è utile per una riflessione politica, vorrei dire di politica della morale.

Condannato se rubi ma assolto se Ruby

Ci lamentiamo, e con qualche ragione, della giustizia sportiva, ma almeno quella consente il pareggio e, se necessario, si va ai rigori, ma se una partita finisce 1 a 1 nessuno si sogna di darla vinta a chi ha segnato il goal nel secondo tempo!

Nella Giustizia con la G maiuscola invece funziona così. Naturalmente avviene spesso che il tempo intercorrente consenta davvero una valutazione più approfondita, ma quando si tratta di “interpretare” fatti che appaiono esattamente gli stessi il repentino passaggio dal bianco al nero (o viceversa come nella fattispecie) lascia ragionevolmente dubbiosi.

No alla violenza contro le donne

36 No alla violenza contro le donne

[I dati qui presentati sono stati aggiornati con un post del 27 Gennaio 2016 e con uno successivo del 21 Marzo 2018]

Troppo di frequente piangiamo donne uccise da mariti gelosi, fidanzati abbandonati, padri-padroni che non accettano l’indipendenza della figlia, e chiamiamo questo “femminicidio”, come nel recente caso di Motta Visconti, ultimo di una serie destinata a durare. Il problema è emerso a livello di coscienza collettiva da pochi anni, tanto che il legislatore è dovuto intervenire col decreto legge 14 Agosto 2013, n° 93 convertito con modifiche dalla Legge 15 Ottobre 2013, n° 119; la legge interviene sostanzialmente sul Codice penale con ampliamento dell’intervento dell’autorità, della casistica oggetto di tutela e inasprimento delle pene; nell’incipit del DL si può leggere:

Attenti! I leghisti portano l’Ebola e stuprano le nostre donne

28 Attenti I leghisti portano l’Ebola

Cerco di essere realista e di accettare che tutti i leader politici dicano qualche bugia. O meglio: non le balle colossali ampiamente documentate di Grillo o quelle ormai ripetute fino alla noia da Berlusconi, e neppure quelle, oggettivamente più modeste ma patetiche, di esponenti della sinistra; diciamo che ritengo accettabile qualche mezza verità, qualche eccesso descrittivo, qualche conveniente imprecisione… Il politico non sempre conosce perfettamente ciò di cui parla, a volte è anche in difficoltà a doversi comunque esprimere su qualunque argomento e, quel che più conta, deve far apparire la sua parte come la migliore e più saggia a scapito degli avversari. Specie in vista delle elezioni (cioè quasi sempre, almeno in Italia). Ma solo un popolo di idioti prende per oro colato ogni parola del proprio leader, esattamente così come l’ha detta, senza operare un minimo (dico: UN MINIMO) di senso critico.

La verità sui suicidi per ragioni economiche

[I dati qui presentati sono stati aggiornati con un 
post del 27 Gennaio 2016 e in uno successivo del 21 Marzo 2018]

Uno dei refrain contemporanei: i suicidi dovuti alla crisi economica. Equitalia assassina, imprenditori suicidi per colpa dello Stato, lavoratori suicidi a causa del licenziamento… I titoli si susseguono sulla stampa e l’equivalenza crisi = suicidio non viene messa in discussione dall’opinione pubblica. Ma è un’equivalenza reale? Dobbiamo chiedercelo perché da problema epidemiologico, o giudiziario, o etico, è diventato da un paio d’anni problema politico, ovvero elemento costitutivo di specifiche azioni parlamentari, programmi politici, strategie di consenso. E come problema politico ha senso se è vero, se viene specificato sulla base di informazioni e dati certi, e non semplicemente asserito demagogicamente perché fa presa sulle coscienze, indigna, mobilita antagonismo indipendentemente dalla sua eventuale falsità. E allora guardiamo i dati.

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Il corpo delle donne è rivoluzionario

 

If I had breasts, I’d bare them in solidarity with Amina. Those women who are doing so are heroes. Support them

Richard Dawkins

Avete mai corso nudi a sostegno dei malati di orzaiolo? O partecipato a una biciclettata, tutti rigorosamente nudi, per protestare contro l’estinzione del grillotalpa argentino? Nooo? Avrete almeno fatto un calendario nudi a difesa della popolazione Kwakiutl!! Se non avete mai fatto cose così siete ormai una minoranza. Un giorno sì e un giorno no sui nostri quotidiani appaiono notizie di nudità esibite da normali cittadini (generalmente del Nord Europa e America, noi mediterranei siamo più pudichi) per le ragioni più disparate; sorrisi gioiosi, celluliti in mostra senza vergogna, cause nobilissime. Tranne che nel caso delle Femen ovviamente: belle e arrabbiatissime. Non ricordo di preciso quando sia iniziata questa moda; ormai è qualche anno ma non poi moltissimi. All’inizio forse facevano scandalo e, conseguentemente, raggiungevano lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi che stavano a cuore ai nudisti; ormai sono relegate fra le notizie minori.