Categoria: Società

– Commenti a eventi “sociali” non compresi nei precedenti;
– Televisione; gossip; personaggi…
– Costumi sociali; mode; comportamenti (p.es. il bullismo giovanile).

È giusto disubbidire?

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Una professoressa coi suoi studenti, durante una recente manifestazione, polemizza con un poliziotto che l’invita a rispettare le leggi replicando “Non si rispettano regole sbagliate”. Sull’onda, poi, continua, a titolo di esempio, sentenziando che nel ’38 le leggi razziali non si dovevano rispettare. L’idea che ribellarsi è giusto (da Sartre a Ottolenghi), che la lotta contro il potere sia sempre corretta (da Pasolini a De Luca – Erri, non Vincenzo) che bisogna essere sempre indignati (Hessel) e via discorrendo è antichissima, sia pure con motivazioni e forme storiche diverse ma si manifesta oggi con una diffusione di massa, una continuità e una pervasività particolari,

Piccoli slittamenti amorali

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Gli uomini fanno il male come le api il miele (Golding)

Con un certa sofferenza personale devo esplicitare – prima di tutti a me stesso – questa consapevolezza che prende forma nella mia coscienza: l’impossibilità di perseguire una verità, se volete utilizzare subito categorie importanti, o anche solo l’impossibilità della linearità della condotta, quella della semplicità della conciliazione fra pensiero e azione. Noi – questo il succo della mia riflessione – non solo non pensiamo sempre le stesse cose, non professiamo sempre gli stessi valori, cambiandoli invece con impressionante velocità in base alle circostanze e convenienze ma, di più, riteniamo di difendere valori fondamentali che sono costantemente traditi dai nostri comportamenti.

Le gang giovanili in Italia

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Se avete una certa età sapete di cosa parlo se cito West Side Story, grande musical e poi grande film (1961) che riproponeva una specie di Giulietta e Romeo tra gang giovanili, una americana (i Jets) e una portoricana (gli Sharks); se avete un po’ meno di quell’età non potete non conoscere I guerrieri della notte (The warriors, 1979, di Walter Hill), notte da incubo per i membri della gang newyorkese dei Warrior che dovranno sfuggire alla caccia da parte di tutte le altre gang della città. Se siete proprio pivelli non conoscete questi titoli ma certamente altri, poiché la cinematografia americana ha frequentato spesso il tema passando da un canone romantico a uno più violento. Se della cinematografia americana non vi importa nulla pazienza, ormai il fenomeno è ampiamente presente in Italia anche se diventa raramente fenomeno da prima pagina, come nel recente caso del capotreno milanese a cui membri di una gang di salvadoregni hanno quasi staccato un braccio a colpi di machete.

Sulla tortura in Italia. A margine di una sentenza più da sculacciata di babbo severo e spazientito che giuridica

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Sembra che gli Italiani abbiano vissuto alcune migliaia di anni imbavagliati e improvvisamente abbiano scoperto la libertà di parola, non importa se priva di senso, purché sia urlata, possibilmente in TV ma anche sui blog e sui social. Uno degli argomenti più (mal)trattati è stato quello della tortura. O meglio, della reprimenda della Corte europea dei diritti dell’uomo sfociata nella sentenza di condanna economica, giuridica e morale che i giudici di Strasburgo ci hanno con gran (e poco buon) gusto appioppato. La questione nasce 14 anni fa a Genova in occasione del G8 turbato da una serie di disordini e scontri causati da black-block indisturbati, scontri dei quali il conto più salato fu pagato dagli altri manifestanti, in gran parte (non tutti) incolpevoli. Oltre alla morte di Carlo Giuliani in Piazza Alimonda gli episodi più gravi si verificarono con l’incursione della Mobile alla scuola Diaz e il successivo trasferimento di 63 feriti in ospedale e 93 fermati alla caserma di Bolzaneto.

I sociologi ci raccontano il destino dell’Italia

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Questo articolo è parte di un ciclo di tre in cui un gruppo qualificato di sociologi ci ha raccontato la sua visione dei problemi attuali e dei possibili sviluppi. I tre articoli sono così organizzati:

  1. l’Europa (il precedente articolo); per precisazioni sul metodo di intervista e un’introduzione generale (con link all’elenco dei sociologi partecipanti) rinvio a questo;
  2. l’Italia (il presente articolo);
  3. il mondo e il ruolo degli intellettuali (terzo e ultimo articolo).

Se – come visto nell’articolo precedente – i nostri sociologi risultano piuttosto disincantati sulla realtà europea e i suoi destini, parlando d’Italia hanno manifestato tutti dei punti di vista abbastanza critici; tale atteggiamento critico poteva essere atteso, essendo probabilmente comune a tantissimi italiani, e diventano interessanti le ragioni di tale critica, le articolazioni del giudizio che si suddividono in poche e chiare dimensioni della quali la maggiore è – diciamo così – “antropologica”, legata al carattere degli italiani, alla loro etica, all’incapacità di sentirsi comunità assumendosene le responsabilità:

Il diritto di boicottare chi mi pare

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L’antefatto – ma è solo un antefatto e non parlerò di questo – è la dichiarazione di Dolce e Gabbana sui “figli della chimica”, le adozioni gay e la famiglia tradizionale. Un furioso Elton John ha avviato un boicottaggio (hashtag #BoycottDolceGabbana) seguito da un pezzo di star system eccetera. L’idea del boicottaggio di un’opinione ha animato una piccola discussione con alcuni amici e mi ha portato a farmi una semplice ma importante domanda: boicottare è un’espressione legittima del mio libero pensiero o è una forma di intolleranza? È una protesta valida in determinati casi di comportamenti violenti (per esempio, a livello internazionale, contro il bullismo russo) e in altri invece diventa forma inaccettabile di danno economico a chi ha semplicemente espresso una propria idea (come nel caso di D&G)?

La critica delle armi. Vale a dire: “Se non te ne vai di qua coi tuoi panini ti spacco la faccia”

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L’arme della critica non può certamente sostituire la critica delle armi, la forza materiale dev’essere abbattuta dalla forza materiale, ma anche la teoria diviene una forza materiale non appena si impadronisce delle masse (K. Marx, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione).

Quel che asserisce Marx in questa celebre frase giovanile è la necessità della prassi oltre la teoria; dell’azione dopo la filosofia. Quest’idea porterà Marx alla critica radicale del capitalismo e alla Prima Internazionale comunista, tutte cose di cui non ci occuperemo qui salvo osservare che tutti, prima o poi, pensiamo che discutere va bene, argomentare è necessario, convincere con le buone è un sano principio ma, porca miseria! anche il Papa ha detto che se passi il segno una bella sberla te la potrei anche dare.

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Il corpo delle donne, il potere maschile e la crisi della presenza

 

Poco più di un anno fa ho scritto qui su HR il post intitolato Il corpo delle donne è rivoluzionario dove sostenevo una cosa in fondo abbastanza banale: nella società occidentale secolarizzata c’è una tale inflazione di corpi nudi che riesce ormai difficile leggere come provocatorio il flash mob nudista, la ripetitiva sceneggiata delle Femen o la biciclettata tutti nudi contro il traffico, mentre il corpo nudo femminile riesce ancora a creare provocazione in società patriarcali connotate dalla bigotteria religiosa, e proponevo due esempi specifici: quello delle musulmane Elmahdy e Sboui e quello delle donne mormoni (rimando al mio post precedente per precisazioni e spiegazioni).

Smettetela di mettere le foto dei bambini su Facebook

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C’è un problema che giudico importante e riguarda i bambini: la loro privacy che genitori orgogliosi violano continuamente riempiendo la bacheca Facebook (ma il discorso vale anche per Instagram e un po’ tutti i social) dei visi gioiosi dei loro pargoletti. NON VA BENE. Ci sono pochi e precisi motivi per i quali non va bene: il problema della privacy e quello della sicurezza personale dei bambini. Non solo infatti – primo problema – i bambini si troveranno una massa di loro informazioni personali che una volta divenuti adulti potrebbero aspramente rinfacciarvi ma – secondo e assai più grave problema – le foto e le informazioni dei bambini su Internet sono una ghiotta fonte di approvvigionamento di foto da parte di pedofili e malintenzionati.

L’invasione degli ultracorpi

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I mostri sono fra noi, aumentano costantemente nello sbigottimento dei più anziani, e si preparano a prendere il potere. Sono coloro che modificano il proprio corpo in forme sostanziali, spesso radicali, con la pittura, col piercing, con la chirurgia. I loro corpi assomigliano sempre meno ai nostri (quanto meno al mio!) e la cosa mi causa qualche turbamento. Sappiamo bene che abbiamo da sempre cercato di camuffare il nostro corpo: le donne con colori sul viso e vestiti pensati per esaltare determinate forme legate alle caratteristiche sessuali secondarie (seno, fianchi…) allo scopo di segnalarsi al maschio e contribuire alla prosecuzione della specie; gli uomini con tatuaggi e marchingegni (relativi all’abbigliamento, specie militare) per spaventare il nemico e segnalare aggressività. Non credo di dover mostrare un granché di questa premessa, se anche storia, archeologia e antropologia (ed etologia) non dovessero bastare, una banale storia dell’arte vi mostrerà questa evoluzione dei camuffamenti (qualche illustrazione l’ho messa anch’io, come vedete).