L’Italia unita alla ricerca di un pasto gratis

In questo tempo di conflitto e incertezza, in cui il nostro paese sembra dividersi su tutto, in realtà qualcosa su cui sembra possibile raggiungere un’unità di intenti c’è. Segnali diversi eppure convergenti mi fanno ritenere che questo “qualcosa” non sia, come forse potreste pensare, la Nazionale di calcio, ultimamente così malconcia, bensì un concetto allo stesso tempo elusivo e riconoscibilissimo, che assume mille forme diverse senza per questo cambiare la sua essenza: la ricerca di quello che gli anglosassoni chiamano il free lunch, il pasto gratis. There’s no such thing as a free lunch, dice un proverbio inglese: i pasti gratis non esistono. Purtroppo, qui da noi questo proverbio non è mai arrivato.

Ovviamente, il festival del pasto gratis è stato celebrato nella recente campagna elettorale, la cui sintesi potrebbe essere “pasti gratis per tutti”. Il notevole successo raccolto da questa formula tra gli elettori ha condotto alla redazione del ben noto Contratto per il Governo del Cambiamento che è un vero e proprio inno al pasto gratis (addirittura, c’è chi facendone un’analisi testuale ha concluso che il documento “suggerisce che la cifra determinante del futuro governo sarà il tentativo di intercettare la crescente domanda di assistenzialismo in Italia”). Senza pretendere di indicarli tutti, provo a segnalare alcuni degli esempi più significativi.

Sei un lavoratore ultracinquantenne? Per te c’è la promessa di abolire “gli squilibri del sistema previdenziale introdotti dalla riforma delle pensioni cd. Fornero”. Non importa se i contributi che hai versato non bastano per pagarti la pensione.
Sei un povero disoccupato? Per te c’è il Reddito di cittadinanza. Per pagarlo, basterà chiedere all’UE di dedicare a questo scopo “l’utilizzo del 20% della dotazione complessiva del Fondo Sociale Europeo (FSE)”.
Sei un lavoratore che non ha ancora l’età per sperare di andare in pensione a ufo? Per te c’è la flat tax, con “due aliquote fisse al 15% e al 20%”.
Sei un evasore fiscale, e quindi la flat tax non ti interessa? Per il passato, avrai un bel condono sotto il nome di pace fiscale; per il futuro, puoi contare sull’abolizione di spesometro e redditometro.
Sei un pescatore? Un agricoltore? Un magistrato? Un risparmiatore incauto? Tranquillo: ce n’è anche per te. Leggi con attenzione, e vedrai.

Ma sarebbe sbagliato pensare che la ricerca del pasto gratis sia un’esclusiva della costituenda alleanza grilloleghista. La “soluzione” tipica per le crisi delle grandi aziende, ad esempio, in Italia è costituita dall’apertura di altrettanto grandi cucine da campo per sfornare pasti gratis. L’Alitalia non è altro che un cucinone di pasti gratis camuffato da linea aerea, ma non è la sola: nessuno ne parla, ma la TIM / Telecom Italia, mentre pubblica un bilancio del primo trimestre 2018 profittevole e in crescita, annuncia contestualmente 4.500 esuberi e un programma di Cassa Integrazione Straordinaria, erogata ovviamente dalle Cucine Pubbliche di Stato. Vedrete che a breve gli esuberi di TIM diventeranno magicamente posti di lavoro pubblici grazie alla nazionalizzazione di fatto della rete di accesso. Ho volutamente citato prevalentemente argomenti che abbiamo trattato qui su Hic Rhodus per consentirvi di recuperare i nostri articoli su di essi, ma praticamente ovunque vi voltiate troverete cacciatori di pasti gratis, ovviamente a spese altrui.

Cos’hanno in comune questi, e altri mille esempi di ricerca spasmodica di un pasto gratis? A me pare che tutti questi casi, e molti altri che apparentemente non sembrano riconducibili al “liberopastismo”, si fondino su una modalità di pensiero essenzialmente infantile. Un bambino sa forse quanto costa il pranzo che la madre gli prepara? Si chiede quali problemi sia necessario risolvere per procurarlo, o quanto lavoro occorra? Conosce la complessità della realtà? Ovviamente no: ha fame e il pasto gli viene servito. Cosa c’è da chiedersi?
Affrontare i problemi complessi del mondo reale, e dedicare preparazione, fatica e lavoro alla loro risoluzione, è un compito degli adulti. E se in un paese i politici (e la classe dirigente di altissimo livello) impersonano gli adulti, e il loro rapporto coi cittadini non consiste in altro che nel chiedere una delega in bianco a gestire la cosa pubblica, si ritroveranno a mal partito quando tenteranno di spiegare al popolo che i problemi sono complessi, e che i pasti gratis non esistono. A quel punto è ovvio che i cittadini troveranno più attraente e paradossalmente anche più vero, perché meno contraddittorio, il messaggio di chi dice loro che il mondo in realtà non è complesso e che è possibilissimo ricevere pasti gratis. Se vogliamo, anche chi propone di “rimpatriare gli immigrati clandestini” offre un pastogratis, nel senso che promette un risultato facile e immediato senza l’onere di approfondire una situazione complessa e fare i conti con i vincoli reali imposti dai dati di fatto. In un certo senso, è forse l’assenza di partecipazione dei cittadini all’amministrazione della cosa pubblica, anche a livelli locali, la vera causa di questo infantilismo collettivo del nostro popolo. Anche ai bambini, per far loro capire com’è la realtà, si fanno svolgere piccoli compiti e gestire piccole somme, e progressivamente essi comprendono che dietro quel piatto fumante in tavola c’è del lavoro e ci sono dei vincoli di realtà. Questa presa di consapevolezza sviluppa (e, circolarmente, è sviluppata da) quel senso di cittadinanza di cui siamo singolarmente privi, e anzi, ultimamente, orgogliosamente privi, pur invocando una ritrovata sovranità che forze malevole e insidiose (non, semplicemente, l’affacciarsi alla ribalta della Storia di dinamiche su scala tale da rendere risibile questa nostra sovranità) ci avrebbero sottratto. Paradossalmente, costoro che invocano la “sovranità” non aspirano già ad essere dei cittadini, bensì dei clientes come quelli della Roma antica, perché nihil sub sole novi.

L’immagine di apertura è il manifesto del film Free Lunch Society, del regista austriaco Christian Tod, sul reddito universale di cittadinanza.

7 commenti

  • Caro ottonieri,

    Tutto vero, ma il problema sta soprattutto nel metodo più che nel merito del singolo provvedimento. Se no etichettiamo come “pasto gratis” qualsiasi forma di stato sociale e di assistenza, nello stile dei più liberististi. E visto che dopo questi, con la scusa dei “mercati” verranno quelli, bisognerà vigilare anche su questo punto.

    Cordialità

    Novat

  • Sottoscrivo in pieno. Ma come è possibile per dei movimenti che si proclamano pieni delle migliori menti che la condizione del TANSTAAFL non salti mai all’occhio? Io purtroppo non credo sia impreparazione o avventurismo, ma autentica malafede.
    Sul parallelismo con i clientes dell’antica Roma direi che non è azzeccato (v. La caduta della Repubblica Romana di Peter Brunt, Laterza, con ottimi spunti sul funzionamento delle clientele a Roma) perché la coscienza di cittadinanza (e dei suoi diritti e doveri) degli antichi romani a me sembra superiore a quella di molti nostri contemporanei. Quello che è simile è invece il fatto che il voto popolare si basasse molto allora come oggi su fattori emozionali (un bel discorso urlato) e non su attente analisi razionali.
    È un clientelismo più moderno e più feroce il nostro, e forse nemmeno la partecipazione locale alla cosa pubblica può aiutare a prendere coscienza della complessità dei problemi che il governo comporta.
    Sul punto sollevato da Novat direi che siamo d’accordo che si debba continuare a garantire attraverso lo stato sociale il presidio contro le esternalità create dai mercati e dalle dinamiche socio-demografiche, e che questo avvenga sulla base di strumenti ponderati e di un contratto sociale che abbia senso. Sono felice di finanziare attraverso le tasse la sanità pubblica gratuita o la scuola pubblica e cosí via; anzi, questi non credo neanche siano configurabili come free lunch perché rappresentano veri e propri servizi universali alla base di un’uguaglianza sostanziale.
    Ma sarei cosí entusiasta di finanziare una splendida sforbiciata alle aliquote dei redditi alti? O strumenti ambigui come il reddito di cittadinanza? O una controriforma pensionistica per arraffare voti?

  • Il problema non sta tanto nel metodo, quanto nei conti. Lo Stato può anche regalare pasti a destra e sinistra, se vuole, ma prima o poi finiscono. Il problema è tutto lì.

  • Pingback: La società del pasto gratis – hookii

  • Claudiofederer

    Un post ultra liberista dal contenuto vagamente pregiudiziale nei confronti dei soliti noti.La critica a senso unico e senza costrutto non porta da nessuna parte.La nostra carta costituzionale è facilissima da leggere ed è stata scritta da intellettuali e personaggi illustri che concepivano come prioritario il benessere (anche quello minimo) per tutti.
    Il free lunch society è il prodotto di questo neo liberismo fallimentare con tutti i suoi attori e commensali sempre più baciaculo.
    Occorre intensificare la lettura della nostra Carta Costituzionale che io amo sempre di più.

    • Credo che non cogliere la differenza tra lo stato sociale a sostegno degli svantaggiati e il clientelismo dei “pasti gratis” sia il principale motivo che favorisce l’ultraliberismo di chi vorrebbe smantellare del tutto il primo.
      L’equità sociale si fa con la sanità pubblica, con la scuola pubblica, con un’assistenza minima a chi è davvero bisognoso.
      Invece, flat tax e prepensionamenti vanno a favore di chi è sempre stato favorito, e n reddito minimo da 780 euro al mese non va a favore di nessuno perché semplicemente non si può fare, e quindi è anch’esso una proposta agli antipodi di un welfare che combatta concretamente la povertà.

  • La parte finale dell’articolo mi è sembrata estremamente rivelatoria e trovo quantomeno interessante che nessun commento l’abbia considerata. È come siamo cresciuti, da infanti a cittadini, che diventiamo ‘clientes’, dipendenti dal pasto gratis. Un infantilismo protratto proprio perché mai abbiamo dovuto prenderci le nostre responsabilità della cosa comune (res pubblica). Talmente dipendenti da non essere neppure più capaci di leggere l’articolo nella sua interezza.

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