Io sono complesso

Chi legge frequentemente HR avrà notato un discreto uso del concetto di Complessità nell’analisi politica e sociale. È un concetto chiave, imprescindibile, che ci aiuta ad affrontare la globalizzazione, ad analizzare lo scenario politico, a districarsi nella geopolitica. Il concetto di complessità è già stato adeguatamente sviluppato in QUESTO post, almeno a livello teorico e generale. Oggi vorrei mostrarvi il livello “micro” della complessità, il suo mattoncino di base che, riprodotto miliardi di volte, rende la complessità un Moloch difficile da affrontare. Questo permetterà di leggere con una visuale più ampia alcuni recenti post politici apparsi su questo blog.

Come mattoncino di base prendo, come esempio, me stesso, e vi faccio vedere quanto è complesso un singolo individuo. Io sono:

  • un essere umano, con una storia, una genetica e una specifica relazione col mondo (qui sfioriamo la filosofia quindi passo subito oltre);
  • un maschio, con specifici modi coi quali mi relazione ad altri uomini e altri modi per le donne (nessun dubbio su questo, credo, quindi passo oltre);
  • adulto, con specifici modi di relazione coi minori, i giovani, gli anziani e, insomma, con le diverse fascie d’età (per esempio: scherzoso coi bimbi, attento con gli adulti, pacato con gli anziani…);
  • eterosessuale;
  • coniugato civilmente (che è una sottospecie; oggi molti “si accompagnano”; altri si sposano in chiesa…);
  • padre;
  • nonno;
  • zio, nipote e con parentele varie anche acquisite;
  • italiano;
  • originario della Romagna (con tutti i cliché incorporati);
  • residente in Umbria (con tutti i relativi vincoli e vantaggi);
  • laureato;
  • sociologo;
  • libero professionista;
  • valutatore di politiche (è un di cui di “professionista” ma non un doppione del concetto);
  • autore (sì, due mediocrissimi libri di racconti);
  • saggista;
  • blogger;
  • formatore (non come attività principale);
  • ex socio dell’associazione professionale A. (con la quale ho litigato e alimento relazioni un filino negative);
  • socio dell’associazione M.;
  • sostenitore dell’associazione LC;
  • laico, agnostico, quasi ateo o forse del tutto, non approfondiamo;
  • ordoliberista mandrakista;
  • vegetariano;
  • animalista;
  • canaro;
  • con due ernie discali estruse (e quindi oggetto di fisioterapisti e posturologi);
  • autista (patente B, niente di che);
  • socio PAM;
  • twitterer, facebooker, youtuber, linkediner…

E poi un po’ mi sono stufato e un po’ non mi ricordo. È abbastanza probabile che diversi fra voi lettori abbiate un elenco più lungo: atleti, appassionati di calcio, membri di più associazioni, partiti e sindacati, di gruppi Whatsapp, sindacati, bocciofile e così via.

Proposto questo contesto possiamo vedere, anche con l’aiuto di un paio di figure, dov’è la complessità. Ovviamente, se la complessità fosse rappresentabile con un disegnino, non sarebbe poi così complessa; la prossima figura quindi si limita ad alcuni dei primi concetti, principalmente relativi alla sfera sessuale e affettiva.

Complessità.001.jpeg

Cosa ci dice questa figura? Che già a partire da “io” persona arrivo più o meno subito al “noi” famiglia. Le relazioni di genere sono già complicate di loro e, nell’ipotesi standard, coi figli si aprono universi: la scuola e le relazioni con altri minori e loro genitori, da gestire coi rapporti professionali, associativi e così via. Io, quindi, potrei essere un “certo tipo di marito” (o compagno) più o meno sensibile e rispettoso, e trovarmi ad agire un ruolo in un organo collegiale (per esempio il ruolo di moderato, o di rompicoglioni), mentre al lavoro, ipotizziamo, posso essere ligio e preciso ma non particolarmente arrembante scaricando tutta la mia aggressività nell’associazione dei super ultrà di calcio e infine, nelle relazioni amicali, essere affidabile coi più, né molto né poco considerato, e cascamorto con le mogli degli amici. Sintesi: io agisco più ruoli: sono sempre Bezzicante, eppure sono persone diverse in contesti diversi come molti “micro-sociologi” (a partire da Goffman) hanno mostrato. Ogni mia relazione (e già vedete che sono molteplici) manifesta una pluralità di Bezzicanti che non sono necessariamente coerenti uno con l’altro. Aggressivo in un contesto e remissivo in un altto, con valori inclusivi in politica ma tendenzialmente esclusivi difendendo i diritti di mio figlio a scuola, disponibile nell’associazione di volontari ma scansafatiche in casa.

La prossima figura amplia la precedente.

Complessità.002.jpeg

In maniera incrementale con l’età, con la costruzione di un nucleo familiare, con l’ingresso nel mondo del lavoro, le relazioni aumentano, le interazioni si moltiplicano, i ruoli sociali si differenziano. Provate ora a immaginare di inserire queste figure nel contesto istituzionale, nelle preferenze sociali e culturali, ripercorrendo anche l’elenco sopra.

La complessità sociale, di cui così spesso mi faccio scudo qui su HR, è dunque questo: un indefinibile (sicuramente vasto, non enumerabile) numero di relazioni con altri individui, gruppi di individui ed Enti, relazioni che si differenziano continuamente nel modo di agire i ruoli, che cambiano costantemente nel tempo, rendendo il quadro “tremolante”, più che opaco; la complessità ci rende miopi e astigmatici, impossibilitati a vedere con chiarezza il quadro nella sua interezza, a prevederne flussi, relazioni e retroazioni, a immaginarne con ragionevole sicurezza gli sviluppi.

Complessità.003.jpeg

Come hanno notato alcuni autori ‘complessità’ è il nome che i sociologi danno alla loro incapacità di analisi, alla loro resa di fronte alla pluralità dei soggetti sociali, al labirinto delle loro interazioni e alla rinuncia di essere, la sociologia, una scienza previsiva, condizione principe per annoverarla in quelle scienze “esatte” che il positivismo ingenuo voleva considerare le uniche vere.

Sociologia a parte, questo mondo tremolante, vibrante, continuamente cangiante nel suo costituirsi come inenarrabile formicaio, è il mondo del nostro agire sociale. È qui che operiamo, amiamo, lavoriamo. È qui che ci confrontiamo, cerchiamo di progettare brani di futuro, programmiamo, facciamo politica, verifichiamo il nostro operare.

È assolutamente chiaro che se la complessità è tale per chiunque, la possibilità di compenetrarla almeno in parte, di cogliere elementi di senso sia pure parziale (condizione preliminare dell’agire politico) riguarda un numero limitato di persone, che alla ricerca (meglio dire: alla ricostruzione) di questo senso non dedicano risorse sporadiche. Dovrebbero essere, costoro, i nostri politici e governanti, i nostri docenti, giornalisti e intellettuali, in un confronto continuo di ricostruzioni (parziali) di senso. Questa considerazione, per quanto mi riguarda, taglia in modo definitivo la possibilità di ragionare con chi usa la scorciatoia del pensiero semplificato, dell’ideologia, dei cliché, delle stereotipie, delle verità aprioristiche.

3 commenti

  • Nemo 72 123stella

    Stranamente sul tema ho scritto stamani una riflessione ad un amico. La rigiro pari pari.

    La scienza come atto di scoperta che evolve nello stesso modo con cui evolviamo noi è un argomento affascinante ma rimane confinato a coloro che lo trattano o ne prendono coscienza.
    E dialogano.

    La scienza è di per sé la storia di dialoghi svelati.

    La chimica è rapporto tra elementi che dialogano tra loro e formano nuovi composti.

    L’elettronica l’ho già descritta.

    La medicina è la scoperta di come il corpo umano e composto nelle varie parti in relazione tra loro nella salute come in una situazione differente da essa.

    Eccetera.

    È evidente invece quanto noi popolo bue
    “Utilizziamo” i prodotti scoperti o inventati di sana pianta dalla scienza. Senza comprendere.

    Fino a che la scienza inventava utensili il rapporto uomo/invenzione era sottoposto alla natura del corpo. Non posso usare un rastrello per più tempo di quanto il mio corpo lo permette.
    E utensili semplici hanno bisogno di poco tempo per essere conosciuti.

    Da un certo momento in poi la scienza sforna prodotti complessi.
    Molto più difficili da gestire.
    Ma facili da usare.

    Per cui. Se per usare un utensile semplice ho bisogno per forza di applicazione e allenamento. Come per usare un martello. O un coltello per tagliare cibi.
    O una falce per falciare il fieno.

    Dopo un Po di tempo sino apparsi strumenti come.

    La radio
    La televisione.
    Il computer.
    Lo smartphone.

    Sono tutti strumenti di facile uso.
    Accendi e impari ad usarli . Semplici perché fanno quasi tutto loro.
    Semplici da imparare ad usare tranne per quelle persone che scelgono di essere a loro modo arretrate e si impuntanonche tra loro e la tecnologia non esiste rapporto.

    Ma.

    È evidente che la fatica che ci vuole per imparare ad usare uno scalpello. E la fatica Che occorre per usarlo una volta imparato. È molto maggiore della fatica Che fa una persona media per imparare ad usare un cellulare.
    Lo scalpello Che di per se è solo un pezzo di metallo con impugnatura di legno, quindi, è un utensile semplice nella sua natura. Complesso nel suo utilizzo. Ma anche naturale nel rapporto uomo lavoro.

    Un cellulare è Un oggetto fatto di parti complesse e misteriose.
    Intuitivamente lo si apprende in modo veloce.
    Ma non è naturale.
    Genera dipendenza.
    Mai sentito dire che uno scalpello. Un rastrello. Una forchetta creino dipendenza.
    Mai.

    Questo mi porta a riflettere su quanto noi siamo in un mondo fatto di cose complesse. Facili da usare.
    Molto difficili da imparare a gestire.

    Quindi possiamo dire che siamo in un mondo complesso.
    Abbiamo desideri complessi di cose complesse.
    Siamo lontani dalla semplicità. Di un martello.
    Ma siamo dentro alla “facilità ” con cui impariamo e diventiamo schiavi di oggetti tecnologici.

    Quindi.

    Realtà complessa.
    Persone complesse.

    Poca semplicità vera.

    Molta … facilità.

    Per fare un paragone pecoreccio e sessista:

    La donna facile è colei che te la da … in modo veloce e senza senso .

    La donna complessa è quella che te la da… ma le devi dimostrare un sacco di cose. Spesso complesse in loro stesse. Cultura status modo di vedere la vita…

    La donna semplice è una donna che .. Non sai.
    Ma se la da.
    O meno.
    È… perché sa.
    Quindi è semplice nella sapienza e nella chiarezza con cui agisce in modo differente dalle altre.

    Credo di sapere di essere un uomo complesso.
    Sto lavorando per diventare semplice. Attraversando la complessità.

    Ma… facile… mai 😎
    Forse.

    San Francesco nella sua strada verso Dio è stato aiutato dal fatto che ha risolto velocemente la realtà mondana in cui viveva.
    Perché era una realtà ancora poco scientifica.

    Tutto attorno a lui era semplice.
    La sola complessità era l’umano che viveva nel suo contesto.

    Non aveva computer. Telefoni. Televisione. Non aveva tutta una serie di milioni di cose complesse che adesso a noi paiono scontate.

    Penso che la sua strada sia stata meravigliosa e difficile.

    Ma non si doveva confrontare con oggetti complessi che annebbiano la coscienza. Spezzano il dialogo interiore ed esteriore. E generano dipendenza in modo naturale nonostante siano usati da tutti apprezzati dalla massa.

    Credo che la sua strada verso Dio fosse. Nel contesto in cui ha vissuto… meno complessa. Più semplice.

    Perché non faceva una vita facile .

    Chissà….

    In fondo…

    Io attraverso la complessità cercando la semplicità. Cosa difficoltosa.

    Se la faccio In mezzo a persone che vivono di osè facili. Pensieri e risposte facili. Apprese da strumenti complessi.

    Beh.

    Almeno ora comprendo la fatica che faccio a stabilire un dialogo 😊🙏

  • Nemo 72 123stella

    D’altra parte non è possibile nasconderci dietro alla complessità per sempre.

    La semplicità nasce da una mappa condivisa. E da un lessico condiviso.

    Abbiamo una costituzione . E per legge dovrebbe essere la nostra mappa e lessico condivisa.
    Quante leggi creiamo che sono anticostituzionali?

    Che cosa è?
    Segno Che siamo ignoranti?
    Cioè… Abbiamo la crema della crema del paese . Perone con dei curriculum da paura… E ancora non sappiamo leggere ne comprendere una mappa che esiste da qualche decennio?

    Vogliamo continuare ad aggrapparci alla complessità di un testo.. alle sue difficilissime interpretazioni?

    Oppure ci diciamo una buona volta che spesso della costituzione ce ne sbattiamo i coglioni . Non la leggiamo nemmeno.
    E facendo come sempre i cazzi nostri … inventiamo leggi per i nostri comodi.
    Senza nemmeno conoscere cosa dice la costituzione?

    Credo che la complessità sia un coltello a due lame.

    In parte è connaturata in noi. E se appresa ci fa crescere e scoprire il bello dentro e fuori da noi.

    In parte è data dal fatto che non vogliamo avere ne una mappa comune. Ne un lessico comune.

    Prendiamo per il culo chiunque tenti di creare mappe e lessico da sempre. Evitando di leggerle. E di accettarle.

    Forse sulla scia di una presupposta libertà totale nata negli anni 60. Dove abbiamo buttato nel cesso la cultura dei nostri padri e nonni che Almeno tentavano di avere una visione comune.

    Oggi…
    Ognuno parla la sua lingua?
    Bene.
    Ognuno vede le cose a modo suo?
    Bene.
    Ognuno… da ai termini il significato libero che più crede migliore per sé?
    Bene.

    Almeno in questo mare di cacca che è attorno a noi. Una parola per descrivere tutto questo me la concedete?

    Non posso chiamare tutto questo il risultato di una democrazia. Ne di un tentativo di Repubblica. Fondata non so più su cosa.

    A tutto questo la parola che io do è anarchia.

    Anarchia nata da un predeterminato caos culturale. Apparentemente studiato a tavolino.

    Cordialità… mista a una domenicale sana incazzatura.

    Quando ce vo. Ce vo.

  • Nemo 72 123stella

    Nella complessità intrinseca e voluta come strategia, la generazione successiva a quella che ha portato il mondo nel caos agli inizi del 1900 sta vivendo la stessa dinamica.

    Ieri una elite di persone ha sfruttato le crisi economiche, il dolore di alcuni popoli, la voglia di benessere e di riscatto, per creare un caos imperialista che ha portato milioni di persone a morire malamente.
    Sfruttando l’ignoranza di persone spesso prive di qualsiasi istruzione.

    Oggi i figli di quella elite sfruttano le stesse identiche spinte.
    Ma hanno a che fare con popoli scolarizzati.
    Quindi era inevitabile creare lo stesso grado di ignoranza ma in altri modi.
    Continuando una tradizione imperialista di conquista e sfruttamento.

    Cambiando una cosa fondamentale.

    Ieri si moriva male di guerra, violenza, bombe, lager, propaganda, discriminazione.

    Oggi si muore malamente di economia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.